accedi | registrati | 11-4-2021

Stasera, alle 21, si conclude il ciclo di meditazioni che monsignor Fiorini Morosini ha condiviso coi fedeli dell'arcidiocesi di Reggio Calabria - Bova

Quaresima digitale, oggi l'ultimo incontro con la Caritas

di Redazione Web 31/03/2021

Ultimo appuntamento con la catechesi online di monsignor Giuseppe Fiorini Morosini che stasera, 31 marzo dalle 21, sarà in diretta streaming sulla fanpage Facebook della diocesi (https://www.facebook.com/reggiobova/videos).
 
All'interno delle "stanze virtuali" di Facebook, ci saranno gli operatori e la direzione della Caritas diocesana di Reggio Calabria. Con loro, monsignor Morosini rifletterà su un brano dell'evangelista Marco sull'episodio del "sepolcro vuoto".
 
Si conclude, quindi, il ciclo di meditazioni che monsignor Fiorini Morosini ha condiviso coi fedeli dell'arcidiocesi di Reggio Calabria - Bova. In queste settimane, infatti, l'amministratore apostolico ha incontrato tante realtà operanti nei diversi ambiti pastorali della Chiesa locale per meditare insieme a loro lungo il cammino verso la Pasqua di Resurrezione.

Durante la diretta di mercoledì scorso, monsignor Giuseppe Fiorini Morosini si è rivolto alla comunità del Seminario arcivescovile di Reggio Calabria - Bova "Pio XI". Ecco il testo della catechesi:
 
Obbediente sino alla morte di croce
 
È impossibile poter commentare, nel tempo che mi è concesso, il racconto della Passione di Gesù, fatto nel Vangelo di Marco. Mi limito, pertanto, a solo suggerirvi alcune riflessioni a partire da una lettura dei comportamenti di alcuni protagonisti di questo racconto.

È opportuno ricordare che la nostra è una lettura della Passione fatta non da esegeti, o da storici, o da curiosi, ma da discepoli che voglio imparare dal maestro. Che cosa ha da insegnarci Gesù attraverso la sua passione? I primi cristiani, quando ascoltavano il racconto degli apostoli, che cosa decidevano per la loro vita?

Ricordiamo che in tutta la passione di Gesù la vera figura del discepolo viene rappresentata da tre persone: la donna di Betania, forse la prostituta redenta, che spezza il vasetto per profumare Gesù; il Cireneo, che aiuta Gesù a portare la croce; il centurione che esce in quel grido, che verrà considerato poi come il primo atto di fede ne Figlio di Dio crocifisso.

Cominciamo dal protagonista per eccellenza, Gesù. La Chiesa, facendoci leggere in questa domenica come seconda lettura il testo di Paolo ai Filippesi, ha voluto orientarci per come riflettere sulla passione; ha voluto consegnarci per la meditazione personale una chiave di accesso per entrare nel mistero della passione di Gesù.

Ai Filippesi San Paolo rievoca il mistero dell’incarnazione e quindi invita tutti noi a considerare in Gesù il Figlio di Dio, che ha rinunziato ad apparire come Dio in mezzo a noi, ed ha accettato di condividere con umiltà la nostra condizione umana, soffrendo come noi e con noi tutte le situazioni dell’umana natura. Paolo afferma che questo è stato il disegno di Dio per la salvezza dell’uomo, che il Verbo di Dio ha accettato ed è entrato nel mondo come uomo, con tutte le fragilità, che questa natura comporta, tranne il peccato.

Nella Passione, perciò, dobbiamo vedere soprattutto il compimento del progetto di Dio per la salvezza dell’uomo: si è fatto obbediente per noi sino alla morte e alla morte di croce. E credere che nella realizzazione di questo progetto si verifica la glorificazione stessa di Gesù. Questo è molto importante, se vogliamo poi partecipare anche noi al mistero di questa passione, perché il discepolo non è chiamato solo a contemplare e ad ammirare il maestro, ma soprattutto a seguirlo, quindi a credere che anche la nostra salvezza (=glorificazione) passa attraverso la croce.

Mc 14.21: Il Figlio dell'uomo se ne va, come sta scritto di lui.

Mc 14.36: E diceva: «Abbà, Padre! Tutto è possibile a te, allontana da me questo calice! Però non ciò che io voglio, ma ciò che vuoi tu»

Mc 14,41-42 Venne la terza volta e disse loro: «Dormite ormai e riposatevi! Basta, è venuta l'ora: ecco, il Figlio dell'uomo viene consegnato nelle mani dei peccatori. Alzatevi, andiamo! Ecco, colui che mi tradisce è vicino».

Mc 15,29-34: I passanti lo insultavano e, scuotendo il capo, esclamavano: «Ehi, tu che distruggi il tempio e lo riedifichi in tre giorni, [30]salva te stesso scendendo dalla croce!». Ugualmente anche i sommi sacerdoti con gli scribi, facendosi beffe di lui, dicevano: «Ha salvato altri, non può salvare se stesso! Il Cristo, il re d'Israele, scenda ora dalla croce, perché vediamo e crediamo». E anche quelli che erano stati crocifissi con lui lo insultavano. Alle tre Gesù gridò con voce forte: Eloì, Eloì, lemà sabactàni?, che significa: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?

La donna di Betania. Un posto importante occupa, nel racconto della passione fatto nel Vangelo di Marco, la donna che spande profumo sul capo di Gesù. Un racconto ricco di particolari, come quello riferisce che la donna, nell’entusiasmo di poter compiere il gesto che desiderava fare, ruppe il vasetto, perché il profumo scendesse abbondante sul capo di Gesù. (14,3-9).

L’evangelista pone questo episodio tra due riferimenti alla passione: la decisione dei sommi sacerdoti di ucciderlo (14,1-2) e la decisione di Giuda di consegnarlo ai capi (14,10-11).

Cosa intravediamo in questo episodio che i primi cristiani ascoltavano assieme al racconto della passione? Posto tra questi due richiami, che cosa voleva sottolineare l’evangelista con la menzione di questo gesto, che poteva sembrare secondario, rispetto alla drammaticità del racconto della passione? Marco vuole sottolineare ci troviamo davanti ad una persona straordinaria, che sta per compiere un’azione straordinaria, per cui vale la pena far passare tutto al secondo posto, anche i poveri, e concentrarsi su questa persona, che domani potrebbe non esserci più.

Gesù stesso, permettendo alla donna di versare questo prezioso profumo, accetta il gesto e le intenzioni con le quali veniva fatto e, riprendendo gli scandalizzati che parlavano di poveri, fa capire che essendo sul punto di morire bisognava cogliere questa occasione per rendergli quell’onore per l’opera straordinaria che stava per compiere. Esalta questo gesto, che sarebbe stato ricordato sempre nella storia.

Mc 14,6-9: Allora Gesù disse: «Lasciatela stare; perché le date fastidio? Ella ha compiuto verso di me un'opera buona; i poveri infatti li avete sempre con voi e potete beneficarli quando volete, me invece non mi avete sempre. Essa ha fatto ciò ch'era in suo potere, ungendo in anticipo il mio corpo per la sepoltura. In verità vi dico che dovunque, in tutto il mondo, sarà annunziato il vangelo, si racconterà pure in suo ricordo ciò che ella ha fatto».

Questa donna intuisce profondamente l’assoluta preminenza di Gesù al di sopra di tutto e di tutti: di fronte a lui che , andando in croce, sta compiendo il più grande gesto d’amore, non bastano i comuni criteri di comportamento.

Altrettanto insolito, e mosso dalla stessa intuizione profonda, sarà il proposito delle donne che la mattina di pasqua si dirigeranno al sepolcro per ungere il corpo di Gesù (Mc 16,1).

Tutto il racconto della passione è posto da Marco tra questi due gesti di unzione, pieni di fede e di amore, che esaltano la ‘compassione’, che durante la passione è tutta al femminile.

Mc 14,6-8: Allora Gesù disse: «Lasciatela stare; perché le date fastidio? Ella ha compiuto verso di me un'opera buona; …  ungendo in anticipo il mio corpo per la sepoltura.

Gesù esalta in questa donna la compassione che chiede al credente di tutti i tempi perché comprenda il senso della sua passione e perché abbia la forza di partecipare ad essa.

Gesù pretende dal discepolo l’imitazione di questa opera buona della donna. La passione va letta con l’interiore volontà di viverla per ‘compatire’ (patire con) il Signore, stargli accanto e condividere. Dobbiamo essere come le donne che sono lì presenti a condividere la sofferenza di Gesù anche se da lontano, impotenti dinanzi al mistero che si compie, ma ricche di fede e di amore:

Mc 15,40-41: C'erano anche alcune donne, che stavano ad osservare da lontano, tra le quali Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo il minore e di Ioses, e Salome, che lo seguivano e servivano quando era ancora in Galilea, e molte altre che erano salite con lui a Gerusalemme.

Giuda, Pietro, gli altri apostoli: l’infedeltà e il perdono. È un’altra prospettiva dalla quale leggere la Passione: quella degli apostoli. A noi che stiamo leggendo la Passione da discepoli, quindi dal punto di vista della sequela, è un’importante lettura, che ci propone il tema dell’infedeltà del discepolo, che viene riscattata dalla Passione. Una infedeltà sul cui rischio di cadervi bisogna vigilare sempre. Nessuno può essere mai sicuro di sé. Nessuno può esporsi alla tentazione senza il rischio di cadervi. Anche se riusciamo ad alzarci la caduta lascia un’amarezza indescrivibile, che bisogna necessariamente assaporare, perché non si può tornare indietro, dopo che non si è stati vigilanti e si è ceduti.

Mc 14, 26-31: E dopo aver cantato l'inno, uscirono verso il monte degli Ulivi. Gesù disse loro: «Tutti rimarrete scandalizzati, poiché sta scritto: Ma, dopo la mia risurrezione, vi precederò in Galilea». Allora Pietro gli disse: «Anche se tutti saranno scandalizzati, io non lo sarò». Gesù gli disse: «In verità ti dico: proprio tu oggi, in questa stessa notte, prima che il gallo canti due volte, mi rinnegherai tre volte». Ma egli, con grande insistenza, diceva: «Se anche dovessi morire con te, non ti rinnegherò». Lo stesso dicevano anche tutti gli altri.

Mc 14,33-34…38: Prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e cominciò a sentire paura e angoscia. Gesù disse loro: «La mia anima è triste fino alla morte. Restate qui e vegliate». Vegliate e pregate per non entrare in tentazione; lo spirito è pronto, ma la carne è debole».

Mc 14,50: Tutti allora, abbandonandolo, fuggirono.

Mc 14,66-72. Mentre Pietro era giù nel cortile, venne una serva del sommo sacerdote e, vedendo Pietro che stava a scaldarsi, lo fissò e gli disse: «Anche tu eri con il Nazareno, con Gesù». Ma egli negò: «Non so e non capisco quello che vuoi dire». Uscì quindi fuori del cortile e il gallo cantò. E la serva, vedendolo, ricominciò a dire ai presenti: «Costui è di quelli». Ma egli negò di nuovo. Dopo un poco i presenti dissero di nuovo a Pietro: «Tu sei certo di quelli, perché sei Galileo». Ma egli cominciò a imprecare e a giurare: «Non conosco quell'uomo che voi dite». Per la seconda volta un gallo cantò.

Ma, accanto all’infedeltà, c’è la prospettiva del pentimento e del peccato perdonato fino al punto da dimenticare la colpa. Se pentiti, Gesù ci riabbraccia.

Pietro tradisce, ma si pente, e chiede perdono. Gesù non gli ritira per punizione la promessa, ma lo conferma nella funzione di essere la roccia sulla quale egli costruisce la sua Chiesa. Anzi, raccomandandogli di confermare i suoi fratelli dopo la sua conversione (Lc 22,32), gli vuole sottolineare che l’esperienza del peccato perdonato lo deve rendere capace di compassione verso i fratelli, come le fragilità della condizione umana hanno reso lui capace di comprensione di misericordia (Eb 2,18).

Mt 14,72: Per la seconda volta un gallo cantò. Allora Pietro si ricordò di quella parola che Gesù gli aveva detto: «Prima che il gallo canti due volte, mi rinnegherai per tre volte». E scoppiò in pianto.

Anche Giuda si pente ma, profondamente umiliato del gesto compiuto, non riesce ad incrociare come Pietro lo sguardo di Gesù per chiedergli perdono, e si suicida. Non ha avuto fiducia nel Signore, perché troppo chiuso nel suo egoismo.

Mt 27,3-5: Allora Giuda, il traditore, vedendo che Gesù era stato condannato, si pentì e riportò le trenta monete d'argento ai sommi sacerdoti e agli anziani dicendo: «Ho peccato, perché ho tradito sangue innocente». Ma quelli dissero: «Che ci riguarda? Veditela tu!». Ed egli, gettate le monete d'argento nel tempio, si allontanò e andò ad impiccarsi.

La differenza tra i due pentimenti è tutta qui. In Pietro c’è l’apertura a Gesù, in Giuda c’è la chiusura in se stesso. Leggere la passione deve aprirci alla speranza e alla fiducia per noi stessi, ma anche per il futuro della nostra società, che può ripartire ad ogni livello sulla base del perdono e della riconciliazione. Il discepolo che legge la Passione deve trovare in essa le radici della sua missione di speranza nel mondo.

Il Cireneo. Un contadino sul quale si è abbattuta, allora, la disavventura di essere costretto dai militari di Roma ad aiutare un condannato a morte stremato e barcollante, quando sospirava già il riposo in famiglia dopo una dura giornata di lavoro.

Egli è diventato per la storia dell’umanità l’emblema di tutte quelle persone semplici e generosa sulle quali si abbatte, senza averlo cercato o meritato, il dramma di portare una croce non voluta, non generata da lui, spesso violentemente e subdolamente caricata da altri sulle sue spalle.

Mc 15,21: Allora costrinsero un tale che passava, un certo Simone di Cirene che veniva dalla campagna, padre di Alessandro e Rufo, a portare la croce.

Inconsapevolmente egli è diventato il modello di chi legge la passione di Cristo e guarda alla sua croce e comprende che Gesù non può essere lasciato solo lì. Deve aiutarlo. Aiutare lui; aiutare tutti crocifissi del mondo a portare la propria croce. Questo è la grande lezione che il discepolo impara dal Cireneo e che annunzia in un mondo che non vuole avere a che fare con la sofferenza. Quando si imbatte in essa, la elimina in tutti i modi. Il discepolo non elimina la sofferenza distruggendo la vita, la l’accompagna con amore.

Le persone presenti sul Golgota. Alla fine del nostro itinerario quaresimale noi prendiamo coscienza che ancora una volta in questa Pasqua, il mondo si troverà a guardare verso questo crocifisso e dovrà prendere posizione. Una scelta che si tradurrà in decisioni importanti per la propria vita.

Mc 15,29-32: I passanti lo insultavano e, scuotendo il capo, esclamavano: «Ehi, tu che distruggi il tempio e lo riedifichi in tre giorni, [30]salva te stesso scendendo dalla croce!». Ugualmente anche i sommi sacerdoti con gli scribi, facendosi beffe di lui, dicevano: «Ha salvato altri, non può salvare se stesso! Il Cristo, il re d'Israele, scenda ora dalla croce, perché vediamo e crediamo». E anche quelli che erano stati crocifissi con lui lo insultavano.

Mc 15,39: Allora il centurione che gli stava di fronte, vistolo spirare in quel modo, disse: «Veramente quest'uomo era Figlio di Dio!».

Mc 15,40-41: C'erano anche alcune donne, che stavano ad osservare da lontano, tra le quali Maria di Màgdala, Maria madre di Giacomo il minore e di Joses, e Salome, che lo seguivano e servivano quando era ancora in Galilea, e molte altre che erano salite con lui a Gerusalemme.

A noi la decisione, dopo aver letto la passione, da che parte stare. Abbiamo fatto una scelta definitiva della sua persona? Significato di: i poveri li avete sempre con voi. A noi la decisione: accettiamo il tipo di salvezza che Cristo ci ha portato con la sua incarnazione. A noi la decisione se accogliamo il mistero pasquale di Cristo come chiave interpretativa del senso della nostra vita. A noi la decisione se abbiamo il coraggio, come Paolo, di annunciare Cristo e Cristo crocifisso, scandalo per i giudei e follia per i pagani. 

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