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L’esperienza di Sara Fayache , battezzata a 27 anni in Cattedrale dall'arcivescovo Giuseppe Fiorini Morosini

Reggio: «Così, ho scelto liberamente di credere nel Signore»

di Antonia Cogliandro 05/04/2021

Quando la fede è «la certezza di un Dio che ti ama». A sintetizzare così l’esperienza di fede di Sara Fayache è il catechista, Domenico Battaglia, che insieme a sua moglie Antonella l’ha accompagnata nel percorso di preparazione ai sacramenti del battesimo, della confermazione e dell’eucaristia, con i quali Sara è diventata cristiana a 27 anni, nella celebrazione presieduta dall’arcivescovo Morosini in Cattedrale il 30 ottobre scorso. I suoi genitori, la madre, che lei definisce «fortemente cristiana» insieme al marito di fede musulmana, sono stati concordi che decidesse da sola una volta raggiuta la maggiore età.
«Mio padre mi ha invitato a studiare tutte le religioni, cosa che ho fatto prima di fare la mia scelta definitiva» - spiega Sara, che dal canto suo si è sempre sentita cristiana: «Il mio rapporto con la fede è maturato nel corso dei miei 27 anni. Sin da piccola ho frequentato la mia chiesa, cantavo nel coro, e sino al liceo ho fatto parte del gruppo degli araldi della parrocchia». La “sua” chiesa è quella di San Luca Evangelista: Sara lo ripete più volte, perché davvero ne sente l’appartenenza. Anche quando parla del “suo” parroco, don Bruno Cipro, e racconta di come, una volta che si è ritrovata a parlare con lui, poco più di tre anni fa, è nata l’occasione per concretizzare la sua scelta. Don Bruno non si aspettava che non fosse battezzata, proprio perché l’aveva sempre vista frequentare la parrocchia, ed è stato lui a suggerirle di iniziare il percorso del catecumenato quando lei gli ha manifestato la volontà di arrivare ad una decisione consapevole: «Lì per lì non la vedevo come una cosa necessaria, proprio perché avevo vissuto tutti i miei anni frequentando attivamente, non pensavo che sarebbe stato il sacramento a cambiarmi».
Si è però lasciata convincere dalle sue motivazioni e ha iniziato il cammino di formazione all’interno della parrocchia. Adesso riconosce che questo è stato un tempo utile per la sua crescita, oltre che per il bellissimo rapporto instaurato con i catechisti, dai quali ha avuto uno stimolo molto forte a rapportare i contenuti del Vangelo alla propria vita e con i quali si è creato un legame che dura ancora. Antonella e Mimmo, inseriti nel cammino catecumenale, veterani in parrocchia ma alla loro prima esperienza di accompagnamento alla fede di un adulto, hanno saputo creare un clima di accoglienza, di conoscenza reciproca, di dialogo, che ha aiutato Sara ad aprirsi di più e a crescere e maturare nel confronto in gruppo, anche con l’altra ragazza, Vanessa Grillo, con cui ha condiviso in parrocchia il cammino del catecumenato. «Abbiamo cercato di rendere vivo nella nostra realtà ciò che annunciavamo – dicono i catechisti - di farle sperimentare l’amore di Dio: l’amore non è qualcosa che si insegna, ma viene come dono». Hanno fatto sentire a Sara tutto l’amore di Dio di cui aveva bisogno, le hanno fatto assaporare la gioia di scoprirsi amati da Lui oltre ogni fragilità e insicurezza.
«Abbiamo cercato di farle capire che Dio ti ama per quello che sei … e lei si è sentita una “perla” agli occhi di Dio». «Il giorno del mio battesimo ero talmente emozionata che solo quando sono uscita fuori dalla Cattedrale ho realizzato quello che era successo», rievoca Sara, che sente di avere finalmente messo a fuoco una scelta importante per la sua vita. Quel giorno al suo fianco, come madrina, c’era la sua migliore amica, Giovanna Andrea Barillà, con la quale ha condiviso tutto sin dall’adolescenza, ed adesso anche gli studi di scienze sociali all’università “Dante Alighieri”. «Una lunga e sincera amicizia - racconta Giovanna - che l’ha portata a scegliere me per accompagnarla in questo percorso. Questo era già per me motivo di grande gioia e gratificazione, tuttavia man mano che il percorso andava avanti si sono aggiunte mille altre emozioni. Non avevo mai fatto un’esperienza del genere e mi sono ritrovata ad essere nutrita e incuriosita dalla dedizione di Sara, che mi ha portato a chiedermi quanto ben radicata fosse in me la fede e quanto stessi continuando a coltivarla nella mia vita. È stato fonte di riflessione che mi ha portato a riscoprire la parte più pura ed essenziale, che spesso viene a mancare in tutti i noi. Continueremo a vicenda a coltivare questa parte più profonda, portando sempre con noi il ricordo di quest’esperienza di fede autentica che abbiamo condiviso».

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