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Nonostante la pandemia, il ''Pasquale Raffa'' non ha interrotto i suoi servizi dedicati ai «senza voce» della sanità

L’impegno del Consultorio diocesano per i lungodegenti

di Redazione Web 08/04/2021

di Roberto Pennisi * - Viviamo un tempo di ambasce, sanitarie e sociali, economiche ed educative. Come sempre, però, non faremo certo a meno della speranza, che, lo sappiamo bene, non ci deluderà. La pandemia, ancora oggi, non si ferma, ma accanto alle diagnosi di Covid-19, vi sono, evidentemente, tutte le altre diagnosi che, pur indipendenti dal diffondersi del virus, non sono, certo, di serie B. In particolare, non possono passare in secondo piano le patologie che lasciano senza parole e con le gambe tremanti, perché si accompagnano ad una prognosi infausta.

In questi casi, come andare avanti, quando sembra che non ci sia più nulla da fare Sicuramente, non ci aspetteremo mai che sia il medico a gettare la spugna. Al contrario, sappiamo che sarà proprio il medico a rassicurarci, dicendoci, con le parole del prof. Vittorio Ventafridda, pioniere della terapia del dolore e delle cure palliative, già direttore, nel lontano 2001, del Progetto “Ospedale senza dolore”: « Quando non c’è più niente da fare, c’è ancora molto da fare».

In Consultorio, anche in tempo di pandemia, la linea telefonica è sempre attiva. Così, si registrano, tra le altre, frequenti richieste di aiuto che riguardano la Malattia di Alzheimer o, comunque una delle forme di demenza. In questo caso, a chiedere sostegno, non è il paziente ma sono i suoi familiari. Sono loro che, ricevuto il responso del Neurologo o dello Psichiatra, si ritrovano dentro ad un labirinto e, grazie ad un passa-parola, si rivolgono al Consultorio.

Subito, entra in campo l’équipe multidisciplinare, pronta ad accogliere, ascoltare ed accompagnare la persona malata, la sua famiglia e, in particolare, il caregiver, ovvero colui che diverrà l’alter ego del malato. Il primo passo è attivare la rete di sostegno gestita, con grande impegno, dai numerosi volontari dell’Associazione “Allegra-mente”, che, attraverso consulenze gratuite, si avvarrà di medici specialisti, dello psicologo, del terapista occupazionale, dell’assistente sociale e, ancora, dell’esperto in materie giuridiche. Tutti hanno il compito preciso di preparare la famiglia ad affrontare il carico dell’assistenza, che porterà, anche, a fornire notizie utili sulle risorse del nostro territorio.

Il passo più delicato è il supporto alle difficoltà del care-giver. Sono di tutti i tipi: organizzative, economiche, cliniche (ovvero gli aspetti cognitivi, comportamentali e funzionali della malattia) e sociali. Diventare care-giver è un duro lavoro che nessuno insegna. Ci si ritrova gravati dal peso psico-fisico di un malato che deve, assolutamente, affidarsi al care-giver e che rischia di corrodere quest’ultimo, quando egli vorrebbe delle risposte che, sovente, non trova nel sistema socio-sanitario del territorio.

Ma sentiamo i Volontari del “Caffè Alzheimer”: «Un approccio delicato e sensibile, parole di conforto e di fiducia, possono contribuire alla risposta positiva della persona malata. Tutti abbiamo bisogno di speranza e il malato deve sperare più di ogni altro. Coltivare la speranza diviene possibile trovando chi accoglie la tua sofferenza, chi ti permette di conservare il tuo altissimo valore di persona umana, quando la malattia minaccia di toglierti tutto, finanche la tua dignità. Il medico, come lo vediamo noi, aiuta a comprendere quello che succede ed aiuta ad accettare la malattia che, lo sappiamo bene, fa parte della condizione umana. La speranza la vediamo nell’accompagnamento, per cui il malato non si sentirà mai solo, ma sa che ci sarà sempre qualcuno pronto a capirlo, che resterà al suo fianco, che farà squadra con la famiglia, per far sì che ogni istante conservi tutto il valore di essere vissuto».

* Consultorio diocesano “P. Raffa”

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