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Dopo diversi anni a Milano come farmacista ha fatto ritorno a casa per inseguire il suo sogno

Torna nella sua terra a caccia di fragranze

di Redazione Web 10/10/2020

Di fatto fino all’altro ieri, farmacista con un buon lavoro a Milano. Nel cuore: la Calabria e l’inquietudine dei suoi figli purosangue. Come per altri, in campi diversi: presto diventa ritorno e una missione contro ogni logica che è forse semplicemente Amore. La sua storia passata, racconta nel tempo sospeso lontano dal camice bianco, di una ricerca continua tra quei libri che lo avevano visto specializzarsi in Fitoterapia e Aromaterapia. Anni passati a ricreare tra le ampolle quel profumo di mare e fiori che adesso lo hanno riportato indietro nella sua terra. Le mani stavano solo seguendo il cuore che già conosceva la sua destinazione.

Antonio Gabriele Familiari è l’anima del progetto Amuà – profumi di Calabria, figlio dell’associazione culturale Amè – essenza – benessere – salute, «un’esperienza di “fitoesteceutica applicata”, la cui finalità è quella di diffondere la cultura del bello attraverso l’idea di benessere inteso come cura della propria persona, seguendo un percorso igienico-salutistico di tipo olistico». Nasce così la prima fragranza Taerre, “l’essenza della ricerca” dedicata agli uomini ed alle donne dallo spirito audace ed avventuroso. Una fragranza che «incarna l’elemento fuoco, il rosso della viva terra. Simboleggia forza fisica, tenacia, fierezza, determinazione.

Pensata per tutti coloro che sono attratti dal respiro incontaminato della natura». Un esordio che è anche la mappa olfattiva della provincia reggina, «mirato all’esaltazione dell’energia del bergamotto calabrese e della vivacità dell’arancio amaro, stemperate dalla solare luminosità del mandorlo in fiore. Il cuore, una raffinata fioritura di violaciocche e siconi di caprifico meridionale, si fonde con un bouquet incisivo ed armonioso di bacche di ginepro e di radice liquirizia, per esaltare l’intensità aromatica dei capolini di finocchio selvatico. Nel finale, si avvertono morbidi tocchi di resine di cisto e muschio di quercia».

Insomma, il padre che giocava con lui da piccolo quando si faceva bendare per riconoscere i profumi dei fiori e delle piante, sembra averci visto giusto incoraggiandolo a seguire quella sua dote innata. Il senso estetico di sua madre ha fatto il resto, rivivendo in questa fragranza che non è solo “profumo” ma “evocazione” di una terra antica e mistica. Qualcuno dice di aver visto recentemente questo giovane “alchimista” moderno tra Pentedattilo sua terra d’origine e i borghi dell’Area grecanica. Forse il vento d’autunno insieme ai suoi colori custodirà il seme di un germe nuovo per la prossima primavera.  

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