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Si fa sempre più plausibile l'ipotesi che tanti uscenti (Muraca, Neri, Marino e Zimbalatti) non verranno confermati nei ruoli di comando, in attesa della sentenza sul caso-Miramare

Giunta comunale, tanti «fedelissimi» resteranno ai box?

di Federico Minniti 12/10/2020

La composizione della nuova Giunta comunale è un puzzle complicato per Giuseppe Falcomatà. Non si tratta, soltanto, di discernere bene le scelte – specialmente per gli esterni – ma anche di equilibrare col bilancino politico, pesi e contrappesi dei risultati elettorali.
 
Il caso-Miramare. A questo solito rituale della politica si aggiunge un’altra variabile: il 29 ottobre, infatti, è fissata la nuova udienza rispetto al caso–Miramare. Falcomatà, Muraca, Neri, Marino e Zimbalatti, in caso di condanna – inferiore ai 24 mesi – rischiano la sospensione per un anno e mezzo dalla carica pubblica per effetto della legge Severino. I ben informati, quindi, credono che Falcomatà varerà una prima Giunta «a scadenza», proprio per superare l’ostacolo della sospensione. Un’amministrazione a tappe che, in attesa del secondo grado di giudizio, potrebbe prevedere un rimpasto “calcolato”. Per questo, tanti degli uscenti potrebbero trovare casa alla Città metropolitana. Tenendo presente la spada di Damocle del 29 ottobre, il sindaco dovrà accelerare i tempi. Superati gli adempimenti di rito nella settimana appena conclusa, l’obiettivo di Falcomatà è di dettare il ritmo in modo serrato. La presentazione della Giunta e la convocazione del primo Consiglio comunale (con l’urgenza di approvare il bilancio previsionale) non dovrebbe attardarsi. Il primo cittadino ha detto che si prenderà più tempo rispetto al 2014, quando sciolse le riserve in una settimana. Plausibile che entro sabato 17 ottobre si possa giungere all’ufficialità. Rispetto alla Città metropolitana, il sindaco del capoluogo ha sessanta giorni per convocare l’elezione di secondo livello per i consiglieri. La corsa contro il tempo vedrebbe Falcomatà intenzionato a dimezzare i tempi e giungere a questo appuntamento entro fine mese.

Le mosse dei partiti. In questo contesto, molto simile a un ginepraio, si sta muovendo Falcomatà per le sue consultazione. I primi giorni, a dire il vero, sono stati alquanto blandi e un’accelerazione dovrebbe arrivare già da domani. Partiamo dalle certezze: dei nove assessori che il sindaco potrebbe/dovrebbe nominare, almeno 4 dovranno essere donne. Quattro, pure, può essere il numero massimo degli incaricati esterni. Difficile che Falcomatà replichi la scelta di sei anni fa di affidare gli incarichi, fuori dagli eletti, a sole donne. Così sembrano certi di un ruolo in Giunta, le uscenti Calabrò (Psi) e Nucera (Pd). La nomina della democrat, potrebbe rimescolare le carte interne al Pd: Castorina avrebbe chiesto, da primo degli eletti, la vice–presidenza della Città metropolitana; mentre Albanese – che gli succede per numero di voti – non avrebbe nascosto la velleità di essere il nuovo presidente del Consiglio comunale. In quota Pd, resterebbe soltanto un posto da attribuire tra Sera, Marra e Marino. Quest’ultimo è a rischio sospensione e potrebbe optare per il Consiglio metropolitano come Neri (Reset), Muraca (La Svolta) e Zimbalatti (Psi). Sembrano sicuri dei posti in esecutivo anche Brunetti (Italia Viva) e Delfino (Articolo Uno). Per il vicesindaco, circola da giorni la voce di Giordano (Reset), ma non confermata dai diretti interessati. Tra gli esterni si potrebbe pescare Palmenta, prima dei non–eletti in S’intesi. All’appello mancano gli altri tre esterni, di cui una donna i cui nomi più dibattuti, in queste ore, sembrano essere l’uscente Mariangela Cama, il dottore Lino Caserta e il professore Tonino Perna

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