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Fino a pochi giorni fa consigliera delegata alla problematica amianto, la dottoressa Serranò ci offre una riflessione medica e la sua esperienza istituzionale

Amianto, Paola Serranò: ecco perchè è stata persa un'occasione

di Tatiana Muraca 14/10/2020

La presenza di amianto sul territorio calabrese provoca una serie di conseguenze per la salute dell’uomo. Rischi che abbiamo approfondito con la dottoressa e politica Paola Serranò, fino alla settimana scorsa consigliera delegata alla problematica amianto. Da una sua riflessione professionale, maturata anche attraverso la sua esperienza istituzionale, emerge che la malattia più frequente correlata all’amianto è denominata «asbestosi o pneumoconiosi», e provoca fibrosi polmonare ed insufficienza respiratoria grave. «Il nostro Paese – afferma Paola Serranò – solo nel 1992 con la Legge numero 257 del 12 marzo, ha bandito l’uso dell’amianto. È stato dimostrato che questo minerale produce nell’uomo carcinomi del polmone, i mesoteliomi della pleura e del peritoneo, nonché un aumento di carcinomi delle prime vie respiratorie (laringe), dello stomaco e più raramente del carcinoma dell’ovaio e delle vie biliari, del rene, dei linfomi, e secondo alcuni autori, probabilmente anche l’aumento di leucemie. La cancerogenicità dell’amianto è stata anche confermata da dati sperimentali». Il rischio di contrattare una malattia stando a contatto con l’amianto, come ci specifica Paola Serranò, dipende da una serie di fattori, come la quantità ed il tipo di fibre inalate, la stabilità chimica e la predisposizione individuale. Le categorie più a rischio sono senza dubbio i lavoratori, ed un’aumentata incidenza di malattie legate all’asbesto è stata riscontrata tra i familiari di quei lavoratori a contatto con l’amianto e tra quelli impiegati in vicinanza di altri a diretto contatto con il minerale, «tanto da portare alla coniazione del termine “aspirazione passiva” o “esposizione indiretta”». In riferimento al nostro territorio, la dottoressa Serranò ricorda che la Calabria si è dotata del Piano Amianto nel 2015, provvedendo alla quantificazione dei manufatti in amianto mediante la misurazione aerea. Da lì, una serie di interventi e di iniziative anche in collaborazione con enti territoriali e forze dell’ordine. Per quanto riguarda il bando regionale pubblicato a febbraio 2020, per lo smaltimento dell’amianto dagli immobili pubblici, Paola Serranò, ci parla della mancata occasione da parte del Comune di Reggio Calabria di aderirvi: «I tecnici dipendenti non hanno offerto la disponibilità e la società Castore, che avrebbe potuto mettere a disposizione un suo tecnico, è stata interpellata troppo tardi per garantire l’espetamento della documentazione richiesta dalla Regione. C’è da auspicare – continua Paola Serranò – che la nuova amministrazione avvalendosi della collaborazione preziosa del gruppo di coordinamento delle associazioni ambientaliste iscritte all’albo comunale e parte integrante dello sportello comunale ambiente, sappia fare tesoro dei progetti sin qui realizzati e promuova iniziative per incentivare l’autosmaltimento di piccole superfici, dotandosi di impianti di vetrificazione dell’amianto e promuovendo il riuso del materiale inerte. Occorre approfittare degli incentivi governativi nell’odierno periodo storico condizionato dalla pandemia per l’edilizia, i cosiddetti Ecobonus per la riqualificazione energetica e le ristrutturazioni delle abitazioni. Sono strumenti efficaci anche per la rimozione di tale materiale dagli edifici (presente in pannelli, pavimenti, rivestimenti di camini, tubazioni, lastre di copertura, canne fumarie, serbatoi idrici, guarnizioni stufe, intonaco). La problematica può trovare una soluzione definitiva solo attraverso una piena presa di posizione da parte della giustizia internazionale disposta a sanzionarne il suo uso considerandolo un delitto contro l’umanità».

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