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Massimo Alampi, responsabile Ona (Osservatorio nazionale amianto) Reggio Calabria ci delinea uno scenario cittadino altamente emergerziale

Amianto, persistente rischio tossico nella Città metropolitana

di Tatiana Muraca 14/10/2020

Il rischio concreto di ammalarsi, tutt’oggi, a causa di quella che Massimo Alampi, responsabile Ona Reggio Calabria, definisce «fibra killer», è davvero alto. Il periodo di latenza nell’organismo delle patologie correlate all’esposizione all’amianto è noto che vari dai 15–20– 35 anni, per non contare poi le zone agricole inquinate dove il minerale si deposita sui vegetali che si consumano nelle case quotidianamente. «In Italia si contano circa 100mila chilometri di condotte di amianto per il trasporto di acqua potabile nelle nostre case», ci segnala ancora Alampi, focalizzandosi sulla situazione reggina. A Reggio e provincia, infatti, ci sono alcuni siti che destano non pochi timori, dove le coperture di eternit sono ormai in matrice friabile ed il rilascio tossico è costante. «È il caso dell’ex Italcritruc a Catona, ad esempio – sempre parole di Alampi – così come dell’ex Aranca (Salice Calabro) o delle vecchie case popolari di Trunca, di alcune scuole comunali, e di tanto altro ancora. Il dato comico– drammatico è che tutte queste strutture di proprietà pubblica potevano essere bonificate con i fondi del bando regionale; nonostante le priorità dettate dal regolamento, comunque sarebbero rientrate nel piano di bonifica, proprio per la loro criticità e per la vicinanza a centri abitati». Ancora una volta, Alampi ribadisce il fatto che sarebbe bastato applicare il Prac (Piano regionale amianto Calabria). «Nessuno si deve inventare nè progettare nulla. È tutto scritto benissimo, nero su bianco: chi deve fare e cosa deve fare. Peccato che ancora oggi troppo poco è stato fatto e moltissime prescrizioni a carico dei comuni e delle amministrazioni pubbliche restano disattese».

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