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L’intuizione di ''Insieme'': c’è qualcosa di nuovo? Sembra di sì

L'analisi del professore Daniele Cananzi (Isesp) che qualche mese fa ha promosso in riva allo Stretto un momento di riflessione proprio sull'impegno dei cattolici in politica

di Daniele Cananzi * 28/10/2020

C’ è qualcosa di nuovo nel panorama politico? A detta del gruppo di Insieme, una formazione politica di recente costituzione che trova nel manifesto di Bacchetti e Zamagni un primo momento di proposizione, sembrerebbe proprio di sì. Andando a cercare un posto in quel centro nel quale gli eredi della Democrazia Cristiana si contendono porzioni, più o meno ampie, di territorio, anche Insieme vuole costruire un soggetto che si richiami alla Dottrina sociale della Chiesa: un partito laico, orientato da valori costituzionali, dai diritti umani e ispirato dal pensiero cattolico.

Molto condivisibile sia l’idea sia i contenuti che sono posti al centro dell’azione: trasformare la società puntando sugli obiettivi di Agenda 2030, sulla centralità della persona e della famiglia, per la pace, e assumendo una collocazione europeista. Sta di fatto che, dalla fine della grande esperienza del “partito di massa” della Dc, nessun tentativo fin qui posto in essere è riuscito a veramente coagulare quel consenso necessario per eccedere l’idea di un “partito di quadri”, un club che raccoglie una cerchia ristretta di persone. Questo (forse) non per mancanza di idee, e (forse) neanche di persone, ma perché si scontra con la crisi del partito di massa, da un lato, e con la difficoltà di una esplicita identità cattolica, dall’altro lato.

In realtà sembra quasi che, perduta l’unità – raggiunta con un processo che affonda nel Partito popolare, che passa per personalità come Sturzo, Dossetti e De Gasperi, che si forgia nell’esperienza bellica, e che dunque arriva a costruire qualche cosa capace di reggere da sola – non si riesca a canalizzare non solo consensi (dal punto di vista elettorale) ma un forte senso di appartenenza. In questo quadro, la domanda che ci si deve porre è: fino a che punto l’idea di costituire una nuova Dd – naturalmente calibrata nei nuovi tempi e nel diverso contesto storico – è un tentativo che può riuscire?

Lo dico subito, l’idea non solo è da ritenersi positiva, ma quasi necessitata da una certa coerenza con la Dottrina sociale della Chiesa e con l’operato di papa Francesco che dalla Laudato sii’alla recente Fratelli tutti spinge i cattolici verso un ecologismo sociale, che significa prendersi cura dell’ambiente politico nel quale la vita si svolge. Nulla di più politico, e con la P maiuscola. L’interrogativo posto vale non tanto sul fronte dell’offerta quanto su quello della domanda.

Un antico ma splendido testo ci può forse essere da guida: la Lettera a Diogneto nella quale si precisa chi è il cristiano: «I cristiani né per regione, né per voce, né per costumi sono da distinguere dagli altri uomini. Infatti, non abitano città proprie, né usano un gergo che si differenzia, né conducono un genere di vita speciale». Il profilo qui è chiaro: i cristiani «nel mondo sono cristiani» ma con l’elementare prossimità solidale. «Sono nella carne, ma non vivono secondo la carne», in diretta emanazione della comunione nel Corpo di Cristo.

Ecco, sempre da più parti strattonati, ma solo in prossimità di appuntamenti elettorali, spesso disincantati verso una vita politica che fanno fatica a riconoscere come propria, i cattolici che seguono con maggiore osservanza la descrizione riportata a Diogneto, si sono dedicati al sociale soprattutto con l’associazionismo e il volontariato. Così in parte mantenendo la missione di essere nel mondo ma non del mondo, di vivere nella carne ma non secondo la carne, in parte però disperdendo la specificità di un’azione che non è solo sociale, o – meglio – è sociale perché è di comunione eucaristica. A mutate condizioni storiche, un nuovo soggetto politico che intende aggregare come partito di massa, deve riuscire in una impresa complicata; un’impresa la cui riuscita però non è tanto nell’offerta politica di una casa comune dei cattolici, quanto proprio nel recupero da parte della base di un desiderio di fare gruppo. Un’offerta che deve tenere in conto – come ha rilevato Papa Francesco nel Discorso natalizio 2019 – che “non siamo nella cristianità, non più!”

Su questo – che significa riflettere sulla dimensione pubblica della fede – si dovrebbe svolgere un’attenta riflessione che magari rimediti, proprio a partire dalla lettera a Diogneto, l’essere cristiani nel mondo. Allora, col Poeta: c’è qualcosa di nuovo, anzi d’antico.

* Isesp

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