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L'iniziativa è stata presentata, nei giorni scorsi, attraverso un webinar a più voci

Progetto Confido, gioco di squadra tra Agape e Forum Famiglie

di Redazione Web 03/11/2020

Il progetto “Confido” è stato presentato in diretta Facebook dal Forum delle Famiglie Calabria. Un incontro organizzato e mediato dalla coordinatrice regionale del progetto, Giulia Melissari. ««Parlare di accoglienza è assolutamente necessario»», ha esordito così il primo relatore, Claudio Venditti, presidente regionale del Forum Famiglie Calabria, ribadendo che in un periodo storico come questo fare rete ed essere presenti sul territorio è indispensabile.

La Calabria è tra le dieci regioni che avvierà questo percorso ed insieme ad Forum delle Famiglie sarà affiancato sul territorio dal Centro comunitario Agape, storicamente impegnata nei temi che riguardano proprio l’accoglienza dei minori in difficoltà. «Un’iniziativa coraggiosa, perché non solo è un momento molto complicato per via della pandemia, ma anche per quello che abbiamo assistito negli ultimi anni con il caso Bibbiano, dove l’esperienza dell’affido e dell’adozione, in qualche modo sono stati messi sotto accusa, e non sarà facile riprendere le fila di questo discorso», spiega Mario Nasone, presidente di Agape: «Ma questo progetto arriva nel momento giusto proprio per rilanciare i temi della fraternità di cui in questo momento il maggiore interprete è Papa Francesco, di una fraternità che diventa corresponsabilità ». Importante è stato l’intervento della psicologa, Angela Madaffari (Cooperativa Marta) che con il suo intervento ha ribadito l’essenzialità del fare rete.

Il momento piu emozionante dell’incontro è stato sicuramente ascoltare le varie testimonianze; tre forme di accoglienza differenti ma con «l’amore incondizionato» come comune denominatore. Un passaggio molto importante sul concetto di identità, è stato quello della giornalista Paola Suraci con la sua storia di adozione, «i bambini che vivono già una fragilità,venendo, poi, accolti in una famiglia hanno bisogno di costruire una nuova identità che non vuol dire dimenticare le proprie radici ma essere consapevoli, riconoscere le origini ». Le famiglie non vanno lasciate sole, hanno la necessità di essere affiancate e questo percorso deve avvenire insieme alla scuola; poiché accogliere un bambino non deve essere fatto solo dalla famiglia, ma anche dalla società, la quale deve “sdoganare” quelli che sono i luoghi comuni su questi temi.

Una storia di accoglienza ampia è stata proprio quella di Moussa, minore straniero non accompagnato preso in affido da Angela Branca, un ragazzo che vede in Angela la sua “mamma italiana”. Angela, infatti, non si è mai sentita da sola, proprio come Nuccio ed Elisa Vadalà che con la loro storia di affido, iniziata 40 anni fa, ha potuto contare sulla presenza costante di don Italo Calabrò e dell’Agape. Un’esperienza di accoglienza, quella della famiglia Vadalà, che si è rivolta maggiormente sui soggetti fragili con disabilità e che ha avuto per loro un risvolto terapeutico «donare amore, per ricevere altrettanto amore».

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