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L'analisi del professore Domenico Marino: «La Calabria ha oggi un tasso di riempimento delle terapie intensive intorno al 22%, tra i più bassi in Italia»

I numeri contro il Governo: Zona Rossa immotivata

di Redazione Web 05/11/2020

di Domenico Marino * - La Calabria è stata inserita tra le regioni con più alto rischio epidemiologico e con un inasprimento delle misure standard prese a livello nazionale. Premetto per sgombrare il campo da ogni equivoco che non mi dispiace che la Calabria abbia un regime di contenimento dell’epidemia più rigido di altre regioni. Dato che non si è stati in grado di attivare gli strumenti tecnologici di contenimento dell’epidemia, la sana e vecchia quarantena medioevale resta l’unico strumento sicuro per abbassare la curva dei contagi e salvare la vita di tanti anziani a cui ci lega un debito di riconoscenza intergenerazionale e che non possiamo abbandonare al loro destino semplicemente perché non sono più la parte produttiva del paese.

Però non si può non notare che, se la notizia venisse confermata, si starebbe consumando una grande ingiustizia per la Calabria. Mi sarei aspettato che ci fossero delle rivolte da parte della politica di fronte a queste notizie, ma tutto tace. Per controbattere ci vogliono capacità politica e/o competenze e forse, oggi, dopo la prematura scomparsa della Santelli, queste sono carenti nella gestione della sanità calabrese.
Infatti, gli indicatori della Calabria riguardo all’epidemia non sono tanto negativi. Lo certifica il teutonico Istituto Robert Koch (RKI) che, appena 4 giorni fa, ha indicato come obbligatoria la quarantena per i viaggiatori provenienti da tutte le regioni italiane con l’esclusione della Calabria. Sarò poco patriottico, ma se dovessi scegliere se fidarmi delle stime italiane o di quelle del prestigioso RKI, non avrei dubbio a scegliere la competenza teutonica.

Anche perché, ed è il nocciolo del mio ragionamento, voler utilizzare solo il parametro Rt per gestire le misure di contenimento è un errore abbastanza marchiano. In primo luogo perché il calcolo del parametro Rt dipende dall’istante t scelto come istante iniziale e in secondo luogo perché non tiene conto dei livelli. Se i contagi aumentano da 10 a 20 o da 10.000 a 20.000 o da 1 milione 2 milioni in una settimana avremo un Rt identico, ma sfido chiunque a dire che la situazione è uguale.
La Calabria ha oggi un tasso di riempimento delle terapie intensive intorno al 22%, tra i più bassi in Italia, (dato Agenas), un rapporto fra tamponi e contagiati che è inferiore al 10% (in Italia è intono al 15%) abbiamo un tasso di mortalità (morti su 1.000.000 abitanti) che è intorno a 63 (per l’Italia è pari a 646, 10 volte superiore!). Il numero di contagiati di abitanti è in Calabria pari 2,8 per mille abitanti a fronte di un 12,2 per mille abitanti dell’Italia. Basta solo un Rt sopra la soglia di 1,5, con tutti i limiti di calcolo già evidenziati, a mandare la Calabria nel gruppo delle regioni a più alto tasso di contagi?

Sorge spontaneo il dubbio che la Calabria sia stata considerata, a fronte della debolezza politica attuale, l’agnello sacrificale da associare a Piemonte e Lombardia nell’imposizione di un lockdown duro, anche per non far passare un messaggio (forse considerato pernicioso da alcuni) che le regioni meridionali, tra cui la Calabria, abbiamo gestito meglio l’epidemia della tanto decantata sanità lombarda. Del resto se la tanto bistrattata Calabria finisce tra le regioni a più alto rischio, chi potrebbe avere il coraggio di ribellarsi? Poiché questa ingiustizia si trasformerà in un vantaggio fra qualche settimana per la Calabria, non è il caso di fare le barricate, ma è anche opportuno che sottolineare che la decisione presa sulla Calabria non ha alcuna base statistica che possa avvalorarla.

* docente Universtà Mediterranea

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