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Un calo di attenzione importante dice il presidente della Federazione italiana comunità terapeutiche

Squillaci (Fict): bassa percezione del rischio dell’uso di droghe

di Redazione Web 11/11/2020

“La sensazione è che, in Italia, si sia abbassata notevolmente la percezione del rischio dell’uso di sostanze e questo è dovuto alla carenza di percorsi di prevenzione educativi strutturati". Lo denuncia Luciano Squillaci, presidente della Federazione italiana comunità terapeutiche (Fict), dopo la Relazione al Parlamento 2020 sul fenomeno delle tossicodipendenze in Italia. Per questo, evidenzia, "c’è necessità di risorse ma, negli ultimi dieci anni, "c’è stato un forte disinvestimento in questo settore e ora ne paghiamo evidentemente le conseguenze. Lo ribadiamo: occorre rifinanziare immediatamente il Fondo nazionale per la lotta alla droga”.

Nei centri di aggregazione, nei servizi di prevenzione nelle scuole e nei territori, "le strutture della Fict raggiungono circa 35.000 minori ogni anno, così intercettiamo diverse migliaia di casi che fanno uso strutturale di sostanze. Numeri enormi - dice Squillaci - che fanno pensare ed ai quali si aggiungono ulteriori elementi dettati dall’esperienza quotidiana dei servizi. È evidente a tutti l’aumento dei consumatori di cannabinoidi, superiore al 30% negli ultimi 7 anni, e i minori in carico al servizio sanitario per problemi di dipendenza, negli ultimi 5 anni, sono più che raddoppiati. L’European Monitoring Centre for Drugs and Drug Addiction mette gli adolescenti italiani al primo posto in Europa per il policonsumo”.

Si registra poi "il trend in costante aumento del consumo di cocaina, che si riflette sulle richieste di trattamento confermate dai dati dei servizi della Fict: nel 2019, secondo l’osservatorio raccolta dati della Federazione, sull’utenza totale inserita nelle nostre strutture, circa il 37% ha richiesto il trattamento terapeutico per cocaina e crack come sostanza di abuso primario, seguito dal 27% da eroina e dal 14% da cannabis…”

Conclude il presidente della Fict: “Il sistema ufficiale dei servizi (servizio pubblico e comunità terapeutiche) ha una grande difficoltà ad intercettare il fenomeno giovanile delle dipendenze. Sono pochi i giovani che spontaneamente si rivolgono ai servizi. Il sistema dei servizi è tarato ancora sull’eroinomane classico, secondo una normativa, la 309/90, ormai inadeguata a rispondere ai nuovi bisogni e alle nuove tendenze giovanili”.

“Il dato che più inquieta – continua Squillaci – è l’aumento di morti per droga: nel 2019 sono stati registrati 373 casi di decesso per overdose, l’11% in più rispetto lo scorso anno e addirittura il 39% in più di decessi rispetto ai dati del 2016. Ma questi non sono numeri, sono persone! Donne ed uomini che forse avrebbero potuto avere una chance diversa se qualcuno si fosse in qualche modo preoccupato per loro…”.

Al primo posto come causa di morte “c’è sempre l’eroina, ma molto preoccupante è la percentuale del 30,8% di morti per sostanze imprecisate: probabilmente, come afferma la stessa relazione, si tratta delle nuove sostanze psicoattive (Nps) più di 100 censite ogni anno”.

Ma, denuncia il presidente della Fict, “se continuiamo a lanciare allarmi che non vengono mai presi sul serio, rischiamo di contribuire a normalizzare la questione droga, a rendere tutto drammaticamente ‘consueto’. Allora stavolta niente allarmi, prendiamo atto che si tratta di una tragedia ormai strutturale, che la politica, il governo, la società civile hanno ormai deciso che di queste persone non ci si vuole occupare. Quasi 400 morti e 7.800 ricoveri ospedalieri evidentemente non sono sufficienti per scuotere le coscienze”.

Così come evidentemente, prosegue Squillaci, “non ci scuotono i 660.000 giovani, 1 su 4 dei nostri figli, che ogni giorno mandiamo a scuola e che dichiarano di fare uso di sostanze illegali. Dati confermati in trend costante negli ultimi anni. E purtroppo la rete dei servizi pubblico e del privato sociale ci racconta anche di numeri ancora più grandi”. Nei centri di ascolto della Fict, racconta il presidente, “riceviamo quotidianamente, famiglie che ci chiedono aiuto per i propri figli: e parliamo di bambini di 12/13 anni che scoprono di avere problemi di dipendenza”.

fonte Agensir

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