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Sono passati più di tre anni dalla notte della violenta aggressione a don Giorgio Costantino: la decisione del tribunale di Reggio Calabria

Aggredì il sacerdote dopo un rimprovero, condannato a 12 anni

di Redazione Web 11/11/2020

Condannato a 12 anni di carcere per tentato omicidio, è questa la decisione presa dal Tribunale di Reggio Calabria nei confronti di Giacomo Gattuso, il 28enne che nella notte tra il 23 ed il 24 maggio del 2017 aggredì don Giorgio Costantino, allora parroco della Chiesa del Divin Soccorso, a Reggio Calabria.
Sei mesi, con la sospensione condizionale della pena, sono stati inflitti a Simone Liconti accusato di favoreggiamento. Assolto, invece, Agostino Marco Ceriolo.
Gattuso era stato arrestato proprio nel maggio del 2017, subito dopo il pestaggio ai danni del sacerdote, avvenuto sotto le telecamere della parrocchia, che don Giorgio aveva fatto istallare a causa di diverse azioni di vandalismo da lui subite per anni.
Il piazzale della chiesa nel quartiere del Gebbione fu teatro di violenza: tutto iniziò quando don Giorgio, svegliato dal vociare proveniente dalla piazza, uscì a rimproverare i ragazzi riuniti sul posto; la loro risposta si espresse in una vera e propria aggressione con calci e pugno nei confronti del sacerdote.
Le immagine registrate dalle telecamere mostrano proprio il gruppo dei ragazzi che, una volta richiamati dal parroco, lo affrontano a viso aperto. Dopo averlo circondato, alcuni di loro iniziano a picchiarlo. Probabilmente don Giorgio aveva minacciato di avvertire le forze dell’ordine per quegli schiamazzi notturni. L’aggressione andò avanti fin quando da qualcuno partì l’idea di fuggire, pensando forse di avere ucciso il sacerdote. L'aggressore fu poi catturato nell'arco di 24 ore.
Don Giorgio subì un forte trauma che portò alla formazione di un ematoma per cui si rese necessario un delicato intervento chirurgico che lo costrinse a due giorni di coma farmacologico. Un accaduto che scosse molto non solo la comunità del Soccorso, ma l'intera cittadinanza di Reggio Calabria. Da subito, però, da quando fu dimesso, don Giorgio esprime l’intenzione di non costituirsi parte civile, volendo anzi perdonare i suoi aggressore e avendo fiducia nel loro pentimento.

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