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La filosofa Maria Francesca Carnea riflette sul valore della politica, «non una cosa dei partiti», ma che si alimenta solo dei suoi stessi riti

Caos-commissari. Il dubbio: a chi deve essere «gradito»?

di Redazione Web 18/11/2020

di Maria Francesca Carnea * - Ancora fumata nera per un Commissario che sia gradito. A chi? Intuiamo non alla serietà! La chiara lotta di potere, da decenni silenziata, che evidentemente non giunge a compromesso al ribasso, grazie a Dio, mentre il Governo centrale gioca a 'prova e vero', incurante della gravità che il sistema sanitario calabrese vive, rende il nostro territorio lo zimbello d'Italia! Ma attenzione: ne Il giorno della civetta di Sciascia, il commissario Bellodi riporta alla luce il sistema di corruzione e connivenze che permette ai tanti don Mariano Arena di prosperare sul 'bosco di corna' dell'umanità. Esistono Uomini, i mezz'uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà. Oggi, di Uomini nemmeno l'ombra, degli altri soggetti c'è l'invasione. 

Ma, alla larga alla stretta c’è Pinocchio in bicicletta. Già, la politica non è cosa dei partiti, ma è il proprio della Polis, è partecipazione, appartiene alla vita comune, sociale. E, come ha rilevato Sartori, quando Aristotele diceva che l'uomo era un politikon zoon, un animale sociale, o socievole, o politico e sociale -la presenza dei due significati nella stessa parola è rilevata da Tommaso d'Aquino-, esprimeva una concezione che faceva della Polis l'unità costitutiva, non scomponibile, la dimensione compiuta dell'esistenza. C'è commistione fra politico e sociale, sono la stessa cosa. È, dunque, la Politica non una categoria vincolata alle tessere di partito, è evidente questione che afferisce ogni cittadino della Comunità, che vi si addentra però con competenza e formazione, circa la gestione della cosa pubblica. Ergo: la politica è del popolo, è sostanza popolare non populista, né sovranista! 

I tempi hanno dimostrato chiara l'incapacità d'agire dei partiti/movimenti, in un sistema con perdita di autonomia, di senso di opportunità, di responsabilità etica che, tradotto in dato empirico, significa che se nella polis i cittadini hanno una automomia di pensiero variegato e interagente, i partiti, i movimenti, come corporazioni, intasati da pigliainculo e quaquaraquà, hanno perso questa facoltà di autonomia, si sono resi dipendenti, asserviti a sistemi economici, massonici, mafiosi e, quindi, non sono più espressione di servizio al bene comune della polis ma autoreferenziali all'interesse privato dei tanti don Mariano Arena, prosperanti sul 'bosco di corna'! Ergo: dubito che in Calabria esistano realtà politiche non attraversate da fili tiranti. Il sistema è corrotto, e ogni sussurro di moralità, di competenza, non ha cittadinanza se non è funzionale al sistema. In questo degenerato metodo, ancora oggi, non vi sono assunzioni di responsabilità, ci sono troppo onorevoli, senatori, assessori, presidenti, sindaci, consiglieri, dirigenti, imprenditori del nulla fare, fagocitati dall'esuberante ego, e incapacità, perché un barlume di coscienza fuoriesca ad affrontare, con sensatezza, coscienza, la gravità del dato attuale, meglio buttarla in sterile ciarliera polemica, scarica barile, quando invece serve impegno di pensiero politico cui non mi sottraggo. 

Ed è girogirotondo senza fine mentre viviamo desolati il vuoto istituzionale della Regione Calabria, di una classe dirigente politica fallita, inattendibile. Già dal 'sistema malato' dei piccoli Comuni si possono capire i complessi girogirotondi, e rimanerne disgustati; per non parlare degli organi di stampa pilotati ad hoc, o delle plateali strumentalizzazioni. Le corporazioni di destra, centro, sinistra, piene di immacolate/i mascherati di perbenismo, vestiti di vigliaccheria, sono così insulse che anche un ratto scapperebbe da quanto fetore emanano! Occorre animarsi di severità, serietà nell'amministrare la cosa pubblica, caratteri, ahimé, di cui è stata spogliata. È pur vero che non si può chiedere dignità a chi ne ha svenduto valore, a chi come Pinocchio confonde il falso con il vero, ma occorre non girarsi dall'altra parte se vogliamo una Calabria migliore. L' ipocrita di turno, come narra la filastrocca, è tempo che cada dalla bicicletta! 

Le riforme sono il nettare di ogni stato democratico, che se ingessato sul prosperoso 'bosco di corna' dei sistemi clientelari, giunge a morte certa. In una società civile il fine non è vincere o perdere battaglie, il fine è il Bene Comune che non ha bandiere, del tutto eluso da corruttori, corrotti, affaristi di ogni specie, gente che si vende per un piatto di lenticchie, per un posto da trovare al figlio, mentre altri figli piangono la disperazione di lasciare la propria terra, #sedicenti imprenditori che pur di concludere affari chiedono soldi alla 'ndrangheta, o quando teste di legno, per vincere elezioni, prima del tempo preposto, si accordano con le 'famiglie locali' a supporto e scambio voti. Tutto questo non deve più esistere, va estirpato!!! Si levi alto il grido per innovare il nostro territorio con impegno civico. Il male parte da dentro! 

E, nel merito, la cultura contadina offre un grande insegnamento che porto sempre ad esempio: per l'estirpazione di un vigneto, e reimpianto sullo stesso terreno, la prima cosa da fare è l’eliminazione totale del vecchio vigneto, sia delle radici delle piante sia dei materiali usati per la struttura, pali, fili e accessori. In particolare è necessario sterrare in profondità per eliminare completamente le vecchie radici perché potrebbero essere veicolo di funghi, virus e tossine che comprometterebbero la salute e lo sviluppo delle nuove piantine. Ecco che, per analogia possiamo parlare di estirpazione e reimpianto del sistema socio-politico in Calabria: occorre eliminare totalmente l'incapace, tossica, classe politica alla radice del sistema, sia nel metodo imposto, settario, clientelare e degenerante, sia strutturale, pali, fili, accessori. Rompiamo la dipendenza con il malaffare! Naturalmente è necessario sterrare in profondità, eliminare totalmente ogni ombra di radice nel terreno, veicolo di funghi, virus, tossine, capaci di infettare le nuove generazioni. È opportunità di scelta: o vino nuovo, o tanfo d'aceto!!! 

Il reimpianto di un vigneto, faccia riflettere, come il prosperare sul 'bosco di corna' dell'umanità; si abbia il coraggio di allontanare i quaquaraquà; cresca la determinazione di innovare con Verità la cultura politica di Calabria, affinché sia d'esempio, sobbalzo di giustizia sociale nella giovane Italia! Emergano competenze, senso etico, senso di Comunità. Si ritorni a pensare, a Rispettare, si operi realmente la partecipazione civile di servizio alla Calabria e sua brava gente. Ciò che ci fa grandi non sono le risposte che ahimé, con dolore, troviamo, ma le domande che poniamo. Duc in altum terra mia di CALABRIA, sapere aude! (rep)

* Filosofa e docente

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