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L'allarme lanciato da Alda Cappelletti: «Dei crimini commessi sulle donne in molte situazioni di guerra si parla ancora troppo poco»

Violenza su donne, Intersos: «Stop a stupro come arma di guerra»

di Patrizia Caiffa 25/11/2020

In occasione della Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne che ricorre oggi, 25 novembre, Intersos lancia un allarme «sulle molte situazioni di guerra nelle quali lo stupro è utilizzato in modo sistematico da gruppi armati come uno strumento per terrorizzare e punire i civili. Di questi crimini di guerra - sottolinea Alda Cappelletti, direttrice dei programmi di Intersos – si parla ancora troppo poco. Mentre i nostri operatori, insieme a quelli di altre organizzazioni, sono sul campo per assistere le donne sopravvissute alla violenza, c’è un estremo bisogno da parte nostra e della comunità internazionale di strappare queste donne al silenzio, all'isolamento e allo stigma al quale sono condannate, perché è nel silenzio e nella solitudine che la violenza trova alimento». La prevenzione della violenza di genere e il supporto alle sopravvissute è parte integrante dell’intervento umanitario e del lavoro di Intersos. Assistenza medica e psicosociale e reinserimento socio-economico (con gruppi di supporto e training vocazionali) sono le attività che l'organizzazione porta avanti per ridare dignità alle donne nei Paesi in cui opera.Tra le situazioni più drammatiche c'è il caso della Repubblica democratica del Congo. Da gennaio a settembre 2020 gli operatori di Intersos hanno documentato 716 episodi di violenza di genere nella Provincia di Ituri. Nel Sud Kivu, a settembre 2020, il numero di casi di violenza registrati è 920 di cui 475 sono casi di stupro. Per il Nord Kivu, al 30 settembre 2020 sono stati documentati 957 casi di violenza di genere con 667 casi di stupro, tutti dati in netto aumento.

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