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La crisi causata dalla pandemia di Covid-19 ha ridimensionato tante altre emergenze umanitarie che affliggono milioni di persone

Diritto d’asilo, Migrantes: «Europa e Italia sempre più chiuse»

di Redazione Web 03/12/2020

di Patrizia Caiffa* - Un'Europa e un'Italia sempre più chiuse ai richiedenti asilo, anche a causa (o con la scusa) della pandemia di Covid-19. Mentre le persone in fuga sono sempre di più: una persona su 100 nel mondo, quasi 80 milioni. E cresce la domanda globale di protezione dovuta a guerre, crisi, violazioni dei diritti, disuguaglianze economiche, mancato accesso al cibo o all’acqua, land grabbing, desertificazione, disastri ambientali e attacchi terroristici. È quanto emerge, con dati, studi e considerazioni, dal report 2020 su “Il diritto d’asilo” curato dalla Fondazione Migrantes, giunto alla quarta edizione e presentato oggi on line. La pandemia di Covid-19, denuncia il report, ha fornito “i pretesti per una serie di misure ‘difensive’”.

nche nel nuovo progetto di “Patto europeo per la migrazione e l’asilo”, ad esempio, uno dei pochi obiettivi condivisi “non è tanto proteggere le persone costrette a fuggire o agire sulle cause che le obbligano alla partenza – si legge nel rapporto - ma farne entrare nel continente (e nel nostro Paese) il minor numero possibile”. Negli ultimi cinque anni sono entrati irregolarmente nel territorio dell’Ue circa 2 milioni di persone. Nello stesso periodo gli arrivi attraverso una forma di ammissione umanitaria sono stati circa 100mila, solo il 5%. A fine settembre, solo 24 Paesi nel mondo risultano senza restrizioni all’ingresso correlate al Covid-19. In 77 Paesi si applicano restrizioni, sia pure con eccezioni per i richiedenti asilo: nell'elenco si trovano quasi tutti gli Stati europei, compresa l'Italia. In 72 Paesi l'accesso è invece negato, tra i quali gli Stati Uniti e la Russia. Su 22 Paesi non si hanno informazioni. Alla fine di maggio 2020 i Paesi con restrizioni all'accesso senza eccezioni per i richiedenti asilo sono arrivati a 100.

Nel 2020 i richiedenti asilo in Italia sono ai minimi degli ultimi anni. Il lockdown della “prima ondata” di Covid-19 ha paralizzato per mesi anche le procedure d’asilo: al 30 settembre sono stati registrati circa 16.855 richiedenti (dato provvisorio), due terzi rispetto allo stesso periodo nel 2019. Quest’anno fra i 10 Paesi d’origine con il maggior numero di richiedenti asilo in Italia, 4 sono tra i Paesi più insicuri al mondo: Pakistan, Nigeria, Venezuela e Somalia. Nel 2020, sulle richieste d’asilo nell’Unione europea (196.620 mila fra gennaio e giugno, - 31% rispetto allo stesso periodo 2019) hanno pesato le restrizioni e i lockdown per la pandemia di Covid-19. Nel 2019 l’Ue ha garantito protezione a 295.785 persone (status di rifugiato, protezione sussidiaria o umanitaria), con percentuali di riconoscimento molto basse: il 38% in sede di “prima istanza” e il 31% in “istanza finale”. Il tasso di riconoscimento italiano in prima istanza è del 20%, sotto la media europea. Nei primi otto mesi del 2020 sono stati riconosciuti in Italia circa 5.900 benefici fra status di rifugiato, protezione sussidiaria e protezione speciale: ha ottenuto uno dei tre riconoscimenti appena un richiedente asilo su 5. Fra gli esiti delle richieste d’asilo in Commissione territoriale, nel 2020 hanno fatto il loro “esordio” i numeri della protezione speciale introdotta dal primo “decreto sicurezza” (che aveva abolito la protezione umanitaria, ora ripristinata). La protezione speciale è stata concessa a 616 richiedenti, meno dell’1% di tutti quelli esaminati. Tra gennaio ed agosto 2020 ci sono state solo 204 concessioni.

Solo fra gennaio e settembre 2020 sono stati 9.000 (poco meno di tutto il 2019) i rifugiati e migranti riportati in Libia dalla Guardia costiera libica, con nuove forme di abuso come il trasferimento “in luoghi di detenzione non ufficiali e la loro successiva sparizione, o l’espulsione di migliaia di rifugiati e migranti dall’Est del Paese”. In un anno solo uno su 140 tra i migranti in Libia raggiunge l’Europa via mare e solo due su 140 sono respinti. Gli altri 137 al mare nemmeno arrivano. Nei centri di detenzione “governativi” sono trattenuti altri due migranti su 140. Anche nel 2020, “nonostante martellanti dichiarazioni politiche circa il ritorno di un’ondata di sbarchi indiscriminati”, rileva il report, si è comunque a livelli minimi rispetto agli anni precedenti, a parte il blocco dovuto alla politica dei “porti chiusi” nel 2018 e 2019: 23.720 gli arrivi nel nostro Paese a fine settembre 2020, contro i 132.043 nello stesso periodo del 2016 e i 105.417 del 2017. Meno di un migrante su 5 è stato soccorso dalle navi delle Ong. Fra gennaio e settembre 2020, le rotte migratorie mediterranee e interne all’Europa hanno contato almeno 672 morti/dispersi in mare e 76 in percorsi via terra. La rotta del Mediterraneo centrale verso l’Italia continua ad essere la più pericolosa, con il 70% di tutti i morti e dispersi stimabili per difetto.

A fine settembre 2020 il totale di migranti, richiedenti asilo e rifugiati nei servizi di accoglienza italiani è di circa 82.100 persone, il minimo degli ultimi sei anni. Rispetto al valore massimo di fine 2017 (quasi 184.000 persone), oggi l’accoglienza si è più che dimezzata. Fra i “luoghi di accoglienza” nel 2020 sono da inserire anche le discusse navi quarantena anti Covid-19. A fine settembre erano già cinque, con oltre 2.200 migranti a bordo. Sono invece 562.000 a fine 2019 gli immigrati in situazione di irregolarità in Italia, secondo la stima dell’Ismu fornita dalla Fondazione Migrantes nel report sul diritto d'asilo presentato oggi. L’Ispi ha invece stimato il numero di “nuovi irregolari” prodotti dal primo “decreto sicurezza” del 2018: oltre 37.000 persone fino al luglio 2020; se li si somma ai nuovi “irregolari” che si sarebbero comunque prodotti in Italia anche se il decreto non fosse stato emesso, circa 82.000, si ottiene un totale di quasi 120.000 persone. Nonostante tutte le difficoltà, rileva il report, il numero di casi positivi di coronavirus riscontrati nei centri d’accoglienza è stato basso. Focolai significativi solo nei grandi Cas (Centri di accoglienza straordinaria) o in strutture per senza dimora, “a conferma della necessità di riformare il sistema d’accoglienza - sottolineano - a favore dell’accoglienza diffusa”.

Il report dedica poi un focus alla rotta balcanica e alle diffuse prassi di respingimento dai Paesi Ue verso quelli non Ue, “attuate in modo violento e ricorrendo a procedure interamente extra legem”. In particolare, la “catena” delle cosiddette “riammissioni” che coinvolge Slovenia e Croazia per impedire ai richiedenti asilo di entrare nella Ue. Nella primavera 2020 si è aggiunta anche l’Italia. Le situazioni di maggiore difficoltà si vivono al confine tra Bosnia e Croazia, nelle città di Bihać e Velika Kladuša. Gli attraversamenti delle frontiere esterne dell’Ue dai Paesi dei “Balcani occidentali” nel 2020 sono in aumento rispetto al 2019: 13.345 gli arrivi nei primi otto mesi dell’anno.

"Non vogliamo vedere sempre più l’Unione europea e l’Italia come una sorta di fortezza che si deve proteggere da chi è stato più sfortunato ed è nato in un Paese diverso, ma vogliamo che questo continente e questo Paese siano abitati da persone che testimonino concretamente, con politiche e pratiche, i valori fondamentali". Lo ha detto oggi mons. Guerino Di Tora, presidente della Fondazione Migrantes, durante la presentazione on line del report 2020 sul diritto d'asilo. "In questi mesi in cui tutti abbiamo dovuto rinunciare a persone care, spostamenti ed abitudini consolidate - ha osservato - stiamo anche avendo la possibilità preziosa di recuperare quel senso di precarietà e vulnerabilità che ci potrebbe rendere più facile capire cosa vuol dire perdere il proprio mondo dall’oggi al domani, perdere la capacità di fare piani e non essere più certi di quasi nulla".

È la stessa sensazione che vivono le persone in fuga, in cerca di protezione internazionale, di cui si parla nel report. Mons. Di Tora si è detto "rattristato" "dell’indifferenza che sembriamo dimostrare nei confronti di chi è in difficoltà" a causa delle "norme e leggi che i nostri Paesi portano avanti". "Mi piace sperare - ha auspicato - che forti della nuova empatia ed umanità guadagnata durante questa pandemia sapremo essere, più e meglio di prima, persone capaci di aiutare chi è in fuga". Ha invitato perciò a "rimuovere alcune delle arbitrarie ed ingiuste barriere che abbiamo posto": "Bisogna dare a chi è in fuga canali legali di ingresso: stanno già rischiando la vita, non la devono rischiare una seconda volta per riuscire a mettersi in salvo. Dobbiamo ripartire da un nuovo spirito e da una nuova mentalità. Bisogna rimettere in gioco davvero la solidarietà, ma non quella che porta ad unire i Paesi più fortunati per stabilire regole per tenere fuori o riportare indietro chi è in difficoltà, come purtroppo ancora sembra si stia facendo nell’Unione europea – basti guardare a tal proposito l’ultimo patto su asilo e immigrazione – ma quella reale che sa tendere una mano e si dimostra capace di aiutare chi è in fuga".

*Agensir

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