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"Come pellegrini e mendicanti, ci incamminiamo verso il Natale del Signore, opportunità di rinascita per ciascuno", la lettera del vescovo

L'Avvento, monsignor Satriano: "È tempo di speranza"

di Redazione Web 03/12/2020

Dalla diocesi di Rossano-Cariati, giunge il messaggio per questo tempo di Avvento da parte dell'arcivescovo, monsignor Giuseppe Satriano. Il presule scrive ai fedeli alla vigilia della sua partenza per la Chiesa di Bari-Bitonto:

«Siamo entrati in Avvento - esordisce monsignor Satriano - tempo denso di grazia, proiettato verso l’incontro con Cristo Gesù che, nel mistero di un amore grande e insondabile, torna a incontrare l’umanità per aprire i nostri orizzonti di vita a quella luce che viene dall’alto e che sola può orientare i cammini alla vita vera. Come pellegrini e mendicanti, ci incamminiamo verso il Natale del Signore, opportunità di rinascita per ciascuno.
Figli della cultura dell’effimero
Questo tempo difficile ci ha spogliato di certezze fragili. Per troppo tempo fuorviati da una cultura dell’effimero e dell’apparenza, siamo invitati a guardare dentro il mistero della vita, dove tutto è dono: le persone, la natura, l’aria che respiriamo, l’acqua che beviamo, la realtà che ci circonda.
Abbiamo concesso troppo spazio a ciò che non è essenziale ed oggi ci manca tutto. Ci ritroviamo esistenze piene di cose ma vuote di relazioni, sempre più povere di abbracci veri. Capaci di connetterci con il mondo intero, non ci accorgiamo di chi soffre sull’uscio delle nostre case. Viviamo in un territorio segnato da ferite antiche che oggi sono insopportabili. La pandemia sta evidenziando i mali del nostro vivere e, al tempo stesso, sta esaltando le scelte coraggiose e ricche di umanità, che diversi tra noi sono ancora capaci di compiere.
Avvento come ritorno alle origini
In questo contesto siamo chiamati ad entrare nell’Avvento del Signore come ritorno alle origini della bellezza del vivere. Celebrare la Sua nascita tra noi è ritrovare quella dignità, propria di ogni uomo, capace di restituire a ciascuno il contatto più autentico con ciò che nutre l’umano: la consapevolezza di essere figli di Dio e figli amati.
L’Avvento diviene, dunque, tempo di speranza, non perché proiettati verso visioni ottimiste del futuro ma in quanto possiamo ricostruire percorsi nuovi a partire da ciò che è fondamento per l’esistenza di tutti. La speranza ha un nome: Gesù, il Dio vivente; Egli attende ancora di essere accolto nelle nostre esistenze, nelle scelte che operiamo quotidianamente.
Avvento tempo di Speranza
Paolo, nel rivolgersi al suo fedele discepolo Timoteo, scriveva: “Abbiamo posto la nostra speranza nel Dio vivente” (1 Tm 4,10).
Per l’Apostolo delle genti, la speranza non è solo un ideale o un sentimento, ma una persona viva: Gesù Cristo, il Figlio del Dio vivente. È Lui che nato, morto e risorto, cammina per le strade del mondo. È Lui la vera speranza: l’Emmanuele, il Cristo che vive con noi e in noi e che ci chiama a partecipare alla sua stessa vita eterna, donandoci la forza di resistere al male.
L’Avvento, nell’orientare il nostro sguardo al Natale del Signore, ci pone dinanzi una certezza che alimenta la speranza per i giorni tristi e bui della vita. Gesù non ci lascia soli, Egli viene e passa in mezzo a noi, continuando a bussare alla porta del cuore di ciascuno, cercando ospitalità, accoglienza, per poter seminare in tutti il sogno di Dio, quello di una umanità che ritrovi se stessa a partire dalla bellezza della vita e dal valore degli altri, del fratello che ogni giorno incontriamo sul cammino.
Chiamati ad aprire i cuori a Cristo
Ancora una volta l’invito è aprire i cuori a Cristo - continua monsignor Satriano - per liberare le nostre misere esistenze da quei legami sottili che ci imprigionano e che mortificano la vita. Basta osservare il contesto esistenziale del territorio in cui viviamo per comprendere con quale rassegnazione e superficialità vengono affrontate le fatiche e le sofferenze di un popolo. La nostra amata terra calabra merita di più, a partire dal nostro impegno.
I due verbi che, segnano i primi passi dell’Anno Liturgico, vegliare e vigilare, sono gli atteggiamenti essenziali per la riuscita della nostra vita credente. Coniugati con il verbo amare, essi incarnano quell’attenzione al vivere che ci fa percepire i movimenti della storia, le sofferenze della gente, il passaggio del Dio vivente e anche le ostilità dei nostri sensi, spesso ripiegati nella ricerca egoistica di se stessi e che ci impediscono di percepire le necessità del mondo.
La sfida del Natale: liberare la speranza.
Il cammino verso il Natale ci pone dinanzi a una sfida: liberare la speranza per ridare respiro e futuro al mondo. Vegliando e vigilando con amore, possiamo sprigionare energie, progettualità nuove, protese a rinnovare strutture e stili di vita, troppo spesso ancorati a un passato sterile, che ha perso di vista Dio e l’uomo.
Ridare audacia alla speranza è l’impegno di un cuore che si è lasciato toccare dall’Amore di Dio e diviene seminatore instancabile di fiducia ma anche di denunce chiare nei confronti di quelle scelte che uccidono la speranza e adombrano la vita dei piccoli della storia. Il Signore che viene e si fa compagno del nostro cammino, sia l’unica e certa speranza di questo tempo. Solo in Lui, nostra salvezza, ritroveremo la dimensione più vera di noi stessi e la gioia del vivere.
Vi scrivo questo alla vigilia della mia partenza per la Chiesa di Bari-Bitonto - conclude monsignor Satriano - con il cuore colmo di tristezza per dovervi lasciare e di fiducia nel Signore. L’affetto grande e la forza che ho ricevuto da tutti voi, mi accompagneranno nei giorni a venire. Vi chiedo scusa per il poco che abbiamo costruito insieme e vi affido alle braccia misericordiose del Bambino Gesù, che dalla mangiatoia di Betlemme, ci benedice con tenerezza».


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