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L’ordinario di statistica della Lumsa analizza la situazione attuale e i rischi sui cosiddetti casi «d’importazione»

Esodo dei fuorisede, l'esperto: «Servono prudenza e rispetto»

di Redazione Web 16/12/2020

di Antonello Maruotti * - Il Natale è ormai alle porte. Molti tra i nostri amici e parenti torneranno a casa, in Calabria, per abbracciare gli affetti più cari. Le restrizioni introdotte per contenere la diffusione dell’epidemia renderanno questo prossimo Natale diverso, lo sappiamo bene. C’è un motivo per cui è necessaria la massima attenzione in questi giorni di gioia e convivialità, il virus ancora circola, le conseguenze sanitarie legate al virus non sono ancora sotto controllo. I numeri fotografano la situazione attuale e ci consento di capire meglio il contesto in cui andremo a festeggiare il Natale.

Cosa dice il rapporto settimanale basato sul sistema di monitoraggio? Sappiamo che esistono due grandi gruppi di indicatori che possiamo sintetizzare in indicatori di rischio di diffusione dell’epidemia e indicatori di capacità gestionale dell’epidemia. Sin dall’inizio dell’epidemia, nella prima ondata, la Calabria è stata sfiorata dal Covid-19, con focolai ben localizzati all’interno di piccole comunità, prontamente chiuse. L’incidenza cumulata da inizio epidemia (per 100mila abitanti) è la più bassa d’Italia; negli ultimi 14 giorni solo la Sardegna ha incidenza inferiore. Questo non ha evitato comunque la perdita di vite e molte conseguenze economiche. La situazione attuale ci di dice che il tasso di positività giornaliero (nuovi casi su casi testati) è attualmente circa il 7%, tra i più bassi in Italia, e in continua discesa; così come sta diminuendo, anche se lentamente, la pressione sul sistema sanitario. Nell’ultima settima il numero di persone ricoverate con sintomi è diminuito del 10% rispetto alla settimana precedente, cioè il numero di pazienti dimessi dai reparti di medicina generale è superiore al numero di nuovi ricoveri, un chiaro segnale di miglioramento.

Tutti gli indicatori legati al rischio di diffusione dell’epidemia non sono preoccupanti, anche il famoso Rt (riferito, però, a due settimane fa) non è significativamente diverso da 1; la diffusione dell’epidemia rallenta, favorendo una migliore gestione dei casi da parte del sistema sanitario. E allora perché la Calabria è stata classificata zona rossa per lungo tempo? E’ possibile far in modo che non riaccada? Purtroppo, gli indicatori che si riferiscono alla capacità gestionale dell’epidemia non sorridono alla Calabria. C’è un forte ritardo nel comunicare/notificare i dati. Questo rappresenta un rischio molto elevato laddove la diffusione dell’epidemia tornasse a correre, perché non si potrebbe intervenire tempestivamente con misure restrittive e di contenimento. Ancora più allarmante è l’indicatore che misura il tempo trascorso tra il manifestarsi dei sintomi e la diagnosi. In più del 50% dei casi di positività sono necessari 6 o più giorni per avere una diagnosi dall’insorgere dei sintomi, decisamente troppo per tenere sotto controllo la diffusione dell’epidemia, decisamente troppo per non vedere ricadute sul sistema sanitario.

È questo il momento in cui non dobbiamo abbassare la guardia. I casi di importazione, cioè casi positivi provenienti da fuori regione, saranno più frequenti durante le prossime feste natalizie. La gestione dell’epidemia sintetizzata dagli indicatori non ci consente di stare sereni. I nostri comportamenti faranno la differenza tra il veder ripartire, a breve, l’economia in sicurezza e il dover andare incontro ad una terza ondata, che colpirà in una situazione di gestione dell’epidemia già alla soglia di allerta. I test rapidi sono un primo strumento per proteggere gli altri, una volta tornati a casa, ma la mascherina è e deve continuare ad essere la nostra amica più fidata, anche a casa, per rispetto dei nostri affetti più cari.

* ordinario di Statistica - Lumsa

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