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Un ragazzo poco più che adolescente tra cocaina e spaccio, poi l’arresto. Oggi ha ripreso la sua vita in mano con abnegazione: «Quest’anno mi diplomerò»

Via dalla droga: «Finalmente sono rinato»

di Federico Minniti 25/12/2020

Un confronto a testa alta. Incontriamo Francesco quando mancano pochi mesi alla fine del suo percorso di riabilitazione col Cereso, l’ente reggino che aiuta in tantissimi a tirarsi fuori dalle dipendenze. È un ragazzo, quasi ventenne, che ha deciso di riprendere in mano la propria vita. Da qualche anno, infatti, ha deciso di tagliare con un passato che - seppure in età precoce - gli aveva già fatto toccare il fondo. L’arresto, le droghe, lo sconforto.

«Ho iniziato a 14 anni fumando erba, mentre due anni dopo ho provato la cocaina di cui poi sono diventato dipendente. Inizialmente era solo un modo per rilassarsi e togliersi qualche problema dalla testa. Di certo, i problemi seri sono iniziati con la cocaina: ogni mattina mi svegliavo col rimorso di averne consumata, ma la sera ricominciavo. È impossibile uscirne senza aiuto», racconta, «prima di essere stato arrestato mi sentivo “intoccabile”: in realtà ero ignaro di cosa volesse dire spacciare, soprattutto rispetto agli effetti che avrebbe provocato sulla mia vita».

Sono fotogrammi che lo hanno segnato, ma che oggi guarda voltandosi indietro. A testa alta, come dicevamo, ha deciso di ripartire. Dopo aver abbandonato lo studio in quegli anni caratterizzati dalla solitudine, adesso, è alle prese con le lezioni online (dovute all’emergenza Coronavirus) per raggiungere un risultato insperato, quello del diploma. Quando si pensa ad un adolescente tra carcere minorile e comunità di recupero, ad alcuni può sembrare una storia da stropicciarsi gli occhi. Ma così non è: la vicenda di Francesco è tristemente comune tra i suoi coetanei, ma ha una nota positiva. La volontà del ragazzo di intraprendere un cammino di vero cambiamento.

Finisce dentro per spaccio. La sua detenzione la sconta nella Comunità ministeriale presso il Tribunale di Reggio Calabria dove incontrerà il presidente Roberto Di Bella, l’ideatore del protocollo “Liberi di Scegliere” destinato ai figli di ‘ndrangheta per offrire loro un futuro migliore. «Il tempo in Comunità ministeriale è stato sicuramente duro- dice Francesco - avevo tanti “paletti” che mi hanno fatto cambiare strada, purtroppo o per fortuna è stata un’esperienza che è servita soprattutto per ripulirmi dalle sostanze».

Era finito in un giro di micro-criminalità, soffocato dalla sua dipendenza, non riusciva ad uscirne fuori. Così i due anni in Comunità ministeriali hanno avuto un’appendice: il centro diurno “Don Tonino Bello” del Cereso. Uno spazio in cui mettersi in gioco nonostante i periodi di scoraggiamento superati grazie al supporto delle due équipe educative (Comunità ministeriale e Cereso) e della sua famiglia che è stata accompagnata in un percorso di ritrovata genitorialità. «Durante i permessi potevo ricadere nell’uso di droga, ma notavo che la mia testa mi diceva di non farlo. Probabilmente all’inizio questo “evitare” scaturiva dalla paura: adesso è quasi un anno che sono a casa e sono pulito. Una vittoria incredibilE fino a poco tempo fa» evidenzia il ragazzo. Durante i quasi due anni di cammino, Francesco ha intrecciato la sua strada con quella di altri coetanei, riuscendo ad aprirsi all’altro, parlando dei suoi sentimenti ed evitando di rifugiarsi nelle droghe.

Positivo anche il rapporto con gli adulti coi quali ha instaurato un continuo confronto per prepararsi alle prove della vita che lo attendono. Nel frattempo ha macinato chilometri sia durante le esperienze di volontariato, i seminari informativi, ma anche le attività culturali tra cui quelle vissute insieme a Libera, l’associazione fondata da don Luigi Ciotti. «Sono una persona nuova, lo vedono i miei genitori e le persone che mi sono restate accanto - conclude Francesco - oggi mi auguro di costruire il mio futuro passo dopo passo. Al mio arresto non frequentavo la scuola, dopo la bocciatura in primo superiore: oggi sono all’ultimo anno per raggiungere il diploma. La speranza è quella di provare qualche concorso come vigile del fuoco. Ai miei coetanei dico: “Chiedete aiuto, non pensate di uscirne da soli”». Il carattere introverso è rimasto, ma adesso è spuntato un sorriso.

«Spesso le paure giovanili non sono che vecchie speranze tradite in passato » ho letto qualche tempo fa sul libro In viaggio con Lloyd. Una frase che ben si concilia con questa storia. Quel adolescente dalle spalle fragili, oggi sta diventando un uomo capace di riconoscere i propri errori e di proiettarsi al futuro. A testa alta.

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