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La riproposizione degli Aprocrifi e delle Scritture nei dipinti su tela o nelle sculture che interpretano le testimonianze e i vari racconti legati all’Avvento

Le icone della Natività, un significato di fede

di Redazione Web 26/12/2020

Con il termine icona, riferita al simbolismo cristiano, si intende una raffigurazione sacra dipinta su tavola, prodotta dalla cultura bizantina e slava. Il bisogno dei devoti di contemplare un’immagine è da sempre esistito, così come quello degli artisti di rappresentare l’oggetto della propria fede. L’opera in questione, dunque, riproduce un momento legato alla religione cristiana, e racchiude un mondo misto tra l’ideale e l’atemporale. Non bisogna dimenticare, però, anche l’aspetto artistico delle icone sacre, quello puramente estetico, che nella cultura orientale è sempre strettamente legato alla fede: l’icona, infatti, funge da strumento per conoscere Gesù, Dio, Maria e i santi e, a seconda dei casi, riproduce un particolare momento riferito a tali figure sacre. Le icone bizantine possiedono un carattere teologico unico, con una visione bidimensionale che mostra i soggetti rappresentati all’interno di un’area mistica: un effetto creato dalle linee di forza che si dirigono in uno o più centri situati davanti e all’esterno dell’icona stessa, in direzione di coloro che guardano. I fedeli, in questo modo, contemplano la raffigurazione sacra ripercorrendo anche le varie tappe che hanno fatto la storia della religione cristiana, dalla nascita alla morte di Gesù, fino alla sua resurrezione. In questo periodo, i devoti di tutto il mondo si stanno apprestando a vivere la gioia della notte in cui il Bambino giunse sulla terra, dentro la grotta di Betlemme. Nella tradizione bizantina e occidentale, la Sacra Famiglia viene riprodotta seguendo quasi sempre i medesimi schemi, mostrando il duplice aspetto del nucleo familiare legato a Dio e all’umanità. A sinistra Maria che abbraccia Gesù, dono del Signore concepito senza peccato, e a destra san Giuseppe, che incarna la figura di marito e padre per eccellenza, che contempla la scena della nascita. 

L’aspetto umano della nascita di Gesù è più volte sottolineato nelle Scritture: il Bambino che nasce nella povertà tra i poveri della terra, e viene accolto con doni, amore e devozione. La famiglia sacra per eccellenza, da dove tutto inizia. Così l’icona del Natale racchiude al tempo stesso il prodigio di Dio e la semplicità di un evento che caratterizza la vita di tutte le persone, avvicinando sia la cultura occidentale che punta sull’aspetto devozionale del Natale con l’aspetto della grotta, dei pastori e dei magi, sia  quella orientale che ponte l’accento sul mistero di Dio che si avvicina come non mai all’uomo.

Altri elementi ricorrenti in questa icona sono quelli degli animali (il bue e l’asino), della luce della stella e degli angeli che portano il lieto annuncio della nascita del figlio di Dio, il Salvatore. 

L’iconografia della Natività, come detto, ha origini antichissime: nel corso dei millenni sono stati riprodotti i personaggi principali collocati in maniera diversa, ma lo schema è sempre risultato costante; l’ispirazione di talune scene trae la sua origine dagli Apocrifi, e non dai racconti evangelici come in molti credono. Letti e commentanti anche in Chiesa, questi racconti tramandano proprio le immagini del Bambino fatto uomo, accolto dai doni dei magi e degli degli angeli che gli offrono il canto, i cieli e la stella, la meraviglia dei pastori, e poi ancora una grotta, il deserto e una mangiatoia. Tutto il Creato è partecipe al lieto evento, e ogni elemento dipinto sulle icone assume un significato ben definito.

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