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Cristo è la luce, è astro del ciel, è l’oriente che sorge. Coesistono il gelo e l’allungarsi delle giornate

Come vivere il Natale oggi? La riflessione di don Nino Pangallo

di Antonino Pangallo 25/12/2020

Natale e crisi. Sembrano due realtà così differenti, eppure siamo dinanzi ad una opportunità unica. Di crisi sentiamo parlare in tutte le salse tanto da esserci assuefatti da tempo. Una parola che acuisce il senso di ansia e di angoscia. Eppure, è un termine che chiede di essere scandagliato nel profondo, con gli occhi della fede, per rintracciare l’azione dello Spirito Santo che, oggi e qui, agisce come e dove vuole.

Come cogliere l’opportunità nella crisi? Come vivere il Natale in questo tempo? Siamo ormai adusi a distinguere kronos da kairos, ripetendo che solo il kairos è tempo di grazia. In realtà, facciamo enorme fatica a sintonizzarci con il kairos senza soccombere al kronos.

Il Natale arriva e le giornate si allungano. Unitamente all’incedere dell’inverno, la luce avanza. Cristo è la luce, è astro del ciel, è l’oriente che sorge. Coesistono il gelo e l’allungarsi delle giornate. Ci ritroviamo dibattuti tra vecchio e nuovo, tra aperture e resistenze.

Il discorso di auguri di Papa Francesco alla Curia romana dello scorso 21 dicembre appare illuminante e vorrei ritornare su alcuni dei contenuti: “La crisi è un fenomeno che investe tutti e tutto. È presente ovunque e in ogni periodo della storia, coinvolge le ideologie, la politica, l’economia, la tecnica, l’ecologia, la religione. Si tratta di una tappa obbligata della storia personale e della storia sociale. Si manifesta come un evento straordinario, che causa sempre un senso di trepidazione, angoscia, squilibrio e incertezza nelle scelte da fare”.

Vale qui bene ricordare la radice etimologica “del verbo krino: la crisi è quel setacciamento che pulisce il chicco di grano dopo la mietitura. Anche la Bibbia è popolata di persone che sono state “passate al vaglio”, di “personaggi in crisi” che però proprio attraverso di essa compiono la storia della salvezza”.

E così vengono ripercorse le esistenze di Abramo, Mosè, Elia, Giovanni Battista, Paolo, e lo stesso Gesù, al fine di mostrare come a partire dalle situazioni che diremmo “sotto sforzo”, si aprano nuove vie e si generi vita. Il bambino nasce sempre tra le doglie del parto. Oggi si abusa del taglio cesario: non accettiamo di entrare nel travaglio e preferiamo l’indolore o insceniamo gravidanze isteriche, come ricorda il profeta: “Come una donna incinta che sta per partorire si contorce e grida nei dolori, così siamo stati noi di fronte a te, Signore. Abbiamo concepito, abbiamo sentito i dolori quasi dovessimo partorire: era solo vento; non abbiamo portato salvezza al paese e non sono nati abitanti nel mondo” (Is 26, 17-18).

I giorni che abbiamo davanti rimettono in discussione l’abituale scintillio natalizio, rimettono al centro l’importanza dello stare tra le mura domestiche con gli affetti intimi, la liturgia della vita nell’essenziale. Questo è il tempo di lasciarci metter in crisi.

 “E’ il Vangelo che ci mette in crisi. Ma se troviamo di nuovo il coraggio e l’umiltà di dire ad alta voce che il tempo della crisi è un tempo dello Spirito, allora, anche davanti all’esperienza del buio, della debolezza, della fragilità, delle contraddizioni, dello smarrimento, non ci sentiremo più schiacciati, ma conserveremo costantemente un’intima fiducia che le cose stanno per assumere una nuova forma, scaturita esclusivamente dall’esperienza di una Grazia nascosta nel buio. «Perché l’oro si prova con il fuoco e gli uomini ben accetti nel crogiuolo del dolore» (Sir 2,5)”.

Dovremmo veramente prendere ad esempio papa Francesco che conclude il discorso così: “Pregate sempre per me perché io abbia il coraggio di rimanere in crisi”.

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