Il teologo e scrittore Curtaz ha invitato i partecipanti a incuriosirsi come Mosé «Osare è la via che conduce alla salvezza»
Un tempo si era soliti ripetere, per mezzo di un antico adagio, che «Tutti i salmi finiscono in Gloria», per sottolineare la linearità di determinate situazioni, che si concludono con un esito felice e degno di nota. Questa massima ben rappresenta i sentimenti, le emozioni e le gioie che hanno caratterizzato la Giornata diocesana giovani, curata dall’Ufficio di pastorale giovanile, guidato da Suor Giuliana Luongo e don Vincenzo Attisano.

L’appuntamento, come ogni anno, ha rappresento un’occasione di comunione, di conoscenza e di fraternità, confermandosi, perciò, come tanto atteso e partecipato. Quest’anno la Giornata si è svolta con modalità inedite quanto ai tempi, all’ospite e all’ubicazione giacché l’Ufficio di Pastorale giovanile ha scommesso su una proposta diversa che, a ben vedere, ha prodotto i frutti sperati. In primo luogo l’equipe di lavoro, composta da giovani di diversa estrazione e provenienza, ha inteso dare luogo a un vero e proprio percorso spirituale di preparazione all’incontro, offrendo la possibilità di potersi preparare a questo appuntamento con due giorni di riflessione, preghiera e condivisione.
Paolo Curtaz dialoga con i ragazzi
Al contempo, si è scelto di “decentrarsi per ricentrarsi”, preferendo al consueto centro cittadino i boschi aspromontani nella bella cornice del Soggiorno Sociale di Cucullaro. Per l’occasione, inoltre, è stato scomodato un ospite d’eccezione: Paolo Curtaz. Lo scrittore, teologo e – come lui stesso ama definirsi – cercatore di Dio, ha ben gradito l’invito a lasciare la natia Valle d’Aosta e raggiungere le pendici dell’Aspromonte, a ben 1.600 km di distanza, per incontrare i giovani reggini. Dopo aver brevemente raccontato la sua personale esperienza, Curtaz ha commentato la prima lettura della III Domenica di Quaresima, tratta dal terzo capitolo del Libro dell’Esodo, in cui il Signore si rivela a Mosè.
Il grande sogno di Dio
Il grande liberatore d’Israele – come ha detto il teologo parafrasando un artista contemporaneo – «voleva essere un duro» ma è costretto a scappare, deluso e ripiegato su sé stesso perché il sogno di aiutare il suo popolo si infrange miseramente. Lui, che desiderava essere un liberatore, è costretto ad accantonare i suoi sogni perché essi sono divenuti impossibili…sino a quando l’incontro con un roveto che arde e non si consuma cambia radicalmente la sua vita. La curiosità di Mosè, dunque, diviene la sua salvezza perché, ascoltando il proprio cuore, egli decide di avvicinarsi e fa un incontro che muterà radicalmente le sorti del suo popolo. Dio si rivela a Mosè e lo invita ad andare dagli Israeliti perché il Signore lo conosce bene, e ha un sogno per lui.
Dio ha un sogno per ciascuno di noi che lo scrittore riassume nel «liberare l’umanità da tutto ciò che non è umanità» ma affida a noi, alle nostre mani, il compito di realizzare il suo sogno perché «Dio conosce le sofferenze e chiede a noi di intervenire». Mosè non si fida di sé stesso ma Dio si rivela come Colui che è presente, che non abbandona mai e che esorta all’azione che, poi, ha tappa obbligata nel sogno. Nel concludere la condivisione, Curtaz ha citato Camus, esortando i partecipanti a sognare: «Siate realisti: chiedete l’impossibile».
L’intervento di monsignor Morrone
La Giornata dei Giovani è stata, anche, l’occasione per rinnovare il paterno abbraccio del Pastore con la gioventù a lui affidata. Monsignor Fortunato Morrone, con autentica gioia, ha preso parte alla Giornata presiedendo la celebrazione eucaristica e regalando importanti spunti di riflessioni ai convenuti. Il vescovo ha spronato i giovani alla corresponsabilità, a mettere in circolo i tanti doni ricevuti, perché Dio fa la sua parte ma chiede a tutti noi di fare la nostra.
Dopo il pranzo a sacco, consumato nel cortile della casa, sono seguite le attività del pomeriggio volte a far conoscere tra loro i giovani, facendoli riflettere nei vari gruppi di lavoro. L’impressione è che la Giornata sia andata proprio bene e per questo è doveroso ringraziare il Buon Dio che è provvidente verso di noi e che opera per mezzo di coloro cui affida il compito di confermare i fratelli, nella fede. Esempio tangibile di ciò si è rivelato il percorso realizzato dall’equipe di PG che si è strutturato in diversi incontri e che ha messo insieme i contributi di ciascuno, fondendoli al meglio e concretizzando una vera fucina di pensiero e di azione.
I ringraziamenti e la vicinanza
Un sincero grazie a Suor Giuliana e a don Enzo per la sollecitudine e la passione con le quali hanno saputo organizzare, strutturare e, soprattutto, credere in una bella e autentica Giornata di preghiera e di festa.
A don Vincenzo, poi, si rinnova la vicinanza dei giovani reggini dopo il vile gesto a danno della sua autovettura che, di recente, lo ha visto coinvolto. Il forte vento che è spirato nella notte che ha preceduto l’evento diocesano non lasciava presagire nulla di buono e, al contrario, induceva a pensare che pochi avrebbero preso parte alla Giornata. Come spesso accade, però, la finitudine del pensiero umano è presto smentita dagli eventi poiché a soffiare, in realtà, è stato il vento dello Spirito, capace di condurre sul monte oltre 200 giovanissimi e giovani provenienti dalle tante e belle parrocchie, dai movimenti e dalle associazioni che, da Palizzi a Bagnara, compongono la nostra arcidiocesi.
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È proprio vero, allora, che «Tutti i salmi finiscono in Gloria»: bisogna crederci e agire poiché a tutti noi – giovani e meno giovani – è affidato il compito di alimentare la speranza, il sogno e l’entusiasmo che albergano nel profondo di ciascuno, divenendo realisti e, perciò, chiedendo l’impossibile!













