In Calabria oltre 40 milioni di euro investiti fino al 2027 per il riuso sociale degli immobili confiscati alla criminalità organizzata

La strategia regionale guidata dall’assessore Filippo Pietropaolo punta su occupazione, coesione territoriale e nuova cittadinanza attiva

Restituire i beni confiscati alle mafie significa restituire dignità ai territori. In Calabria questa operazione è diventata una strategia strutturale che coniuga legalità, sviluppo e partecipazione civica, trasformando luoghi di illegalità in spazi di speranza, comunità e impegno sociale.

Beni confiscati in Calabria, dalla Regione un investimento educativo e civile sul territorio

Restituire ai territori i beni confiscati alla criminalità organizzata rappresenta uno strumento educativo di alto valore, perché questi immobili possono essere convertiti in spazi di lavoro, accoglienza e inclusione sociale. Non solo generano beni e servizi di pubblica utilità, ma stimolano anche la partecipazione attiva dei cittadini, rafforzano la coesione e costruiscono comunità solidali.



È in questa prospettiva concreta e pedagogica che si inserisce l’azione dell’assessorato regionale all’Organizzazione, Risorse Umane, Transizione digitale, sicurezza e legalità e valorizzazione ai fini sociali dei beni confiscati alla criminalità organizzata, guidato da Filippo Pietropaolo.

Oltre 40 milioni di euro investiti fino al 2027

Negli ultimi anni, la Regione Calabria ha ottenuto risultati importanti in termini di rifunzionalizzazione dei beni confiscati, messi a disposizione dei comuni e della collettività.


PER APPROFONDIRE: Reggio Calabria celebra l’anniversario della strage di Capaci con la consegna di nuovi beni confiscati


Sono stati investiti 32 milioni di euro attraverso il POR Calabria e 12 milioni di euro dai Fondi di sviluppo e coesione, destinati a sostenere gli enti locali nella riqualificazione degli immobili confiscati, per attribuire loro una finalità sociale concreta e duratura.

Una strategia regionale per la legalità diffusa

L’amministrazione ha definito una Strategia regionale per la valorizzazione dei beni confiscati alla criminalità organizzata attraverso le politiche di coesione, con l’obiettivo di rendere le azioni di recupero più sistematiche e strutturate. Il percorso mira a garantire continuità nella gestione dei beni e ad accompagnarne il riuso con strumenti amministrativi e finanziari chiari, coordinati e partecipati.

Numeri e distribuzione dei beni in Calabria

Secondo i dati aggiornati, sono 3.137 i beni confiscati presenti sul territorio calabrese. Di questi, 254 si trovano nella provincia di Cosenza, 105 in quella di Crotone, 206 in provincia di Vibo Valentia, 372 in provincia di Catanzaro e 2.200 nella provincia di Reggio Calabria, che da sola ospita la quota più alta del patrimonio sottratto alle mafie.

In 30 comuni sono stati avviati interventi per il risanamento, la rifunzionalizzazione e la gestione di questi beni, mentre in altri 12 sono stati attivati progetti legati alla videosorveglianza e alla sicurezza urbana.

Dalle case rifugio ai centri di accoglienza: i beni diventano spazi di vita

Le destinazioni d’uso sono tra le più varie, a dimostrazione di come questi spazi possano adattarsi alle esigenze concrete delle comunità. A Pellaro (RC) uno degli immobili è stato trasformato in una struttura antiviolenza. A San Calogero, in provincia di Vibo Valentia, è sorto un parco urbano con micro aree di verde produttivo.



A Sellia Marina, nel catanzarese, i locali confiscati sono stati convertiti in un centro di accoglienza e aggregazione per persone con disabilità, mentre a Melissa, in provincia di Crotone, l’area esterna dell’ex Palazzo Mangeruca, un ecomostro abbattuto, è diventata una funzionale area camper.

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