Avvenire di Calabria

La crisi di identità della scuola: tra Dad e burocrazia, i prof non insegnano più. Sul tema, il Pastore non cela profonda preoccupazione per i giovani di oggi. Nuova fatica editoriale per monsignor Vincenzo Bertolone.

Bertolone: «La vera emergenza è la sfida educativa»

di Redazione Web

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Un diario per continuare a raccontare gli ultimi due anni: «il problematico 2019 e lo sconvolgente 2020». Lo sguardo è quello di monsignor Vincenzo Bertolone, arcivescovo di Catanzaro-Squillace e presidente della Conferenza episcopale calabra che ha pubblicato una nuova edizione di “Briciole di Speranza”. Il sottotitolo scelto dal presule “...per guardare oltre” è già un incipit che l’autore vuole lanciare ai lettori: nel ripercorrere gli editoriali che ha scritto nel corso del biennio 20192020, Bertolone mantiene dritta la barra della fede, ponendo fine al «compromesso cristiano borghese».

La prefazione è affidata ad Armando Vitale, già segretario regionale della Cgil, preside di lungo corso e attuale presidente dell’associazione “Gutenberg Calabria”, il quale ripercorrendo i temi affrontati da monsignor Bertolone evidenzia come «la pandemia che ha esasperato le povertà di vario ordine e i problemi della società mondiale, richiede per l’arcivescovo una terapia globale e innovatrice, capace di investire tutti i campi della vita associata».

Chiaramente il coronavirus, sfogliando le pagine di “Briciole di Speranza”, è il tema che catalizza l’attenzione del presule siciliano, ormai calabrese d’adozione. In un editoriale del 10 maggio 2020, Bertolone parla delle «madri che combattono la pandemia»; una riflessione legata al mese mariano che, però, l’arcivescovo di Catanzaro-Squillace declina al presente: «La pandemia ci ha sorpreso con la violenza di una grandinata estiva, portandosi via la libertà e lasciandoci in cambio il tempo. Tanto, come mai prima, e da trascorrere a casa. Una prova ardua: sopportare delle privazioni impiegando bene il tempo. Una sfida che più di tutti ha visto in prima linea proprio le mamme, costrette ogni dì a ricercare soluzioni per mitigare gli effetti dell’isolamento e della convivenza ». Un’attenzione alla genitorialità, spesso “ostaggio” dell’incedere del tempo, che per via del Covid-19 è diventata centrale nel dibattito pubblico.

Al pari della scuola. Sempre Bertolone parlando della didattica a distanza (Dad) ha spezzato una lancia in favore dei prof: «Insomma, è il momento di fidarsi come non mai di insegnanti e dirigenti scolastici, accordando loro le dovute garanzie a prova di azzeccagarbugli e creando le condizioni per un nuovo inizio: nelle aule la battaglia contro la pesante eredità del coronavirus potrà dirsi vinta solo trasformando la scuola da burocrazia fondata sul mantenimento della disciplina e dell’arte di comporre gli orari a comunità educativa».

E proprio il tema dell’educazione è il grande filo rosso che lega tutti gli editoriali pubblicati nel biennio dall’arcivescovo Bertolone: «Occorre recuperare il coraggio di educare nell’orizzonte di un umanesimo cristiano. L’invito è a rinnovare la passione per un’educazione più aperta ed inclusiva, capace di ascolto paziente, dialogo costruttivo e mutua comprensione. È impresa ardua e faticosa, ma irrinunciabile: come osservava Carlo Maria Martini, “educare è come seminare: il frutto non è garantito e non è immediato, ma se non si semina è certo che non ci sarà raccolto». Questa peculiarità del libro, poi, non passa inosservata agli occhi di Armando Vitale, autore della prefazione che a tal proposito scrive: «A me, a lungo uomo di scuola, piace molto l’attenzione che le “Briciole” riservano al mondo giovanile, alla scuola, al tema della lettura e dei libri. Condivido la diagnosi dell’arcivescovo.

Un processo di impoverimento, che può diventare drammatico, investe la scuola e lo stesso principio educativo. Mesi e mesi di didattica a distanza hanno messo a dura prova gli studenti, giovani e bambini. L’emarginazione delle relazioni dirette, la comunicazione posticcia, senz’anima e corpo, che produce danni all’intelligenza e alle emozioni, tende a cancellare l’esperienza vera e profonda di un’intera stagione della vita. La scuola è fatta di vita comunitaria, di relazione maestri-allievi, di confronto fra diversi, di parole, sguardi, di cadute e rinascite». Un’emergenza, quella educativa, che non è per nulla inferiore a tutti gli altri “effetti collaterali” del coronavirus nelle nostre vite.

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