Caritas: al via a Cipro il percorso PeaceMed per formare operatori e operatrici di pace che lavorino con i giovani. Presenze da 18 Paesi

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Al via in questi giorni a Cipro il percorso di formazione del progetto PeaceMed. Sull’isola si danno appuntamento persone, Caritas nazionali e organizzazioni della società civile provenienti da Tunisia, Marocco, Egitto, Spagna, Malta, Grecia, Cipro, Turchia, Libano, Terra Santa, Siria, Giordania, Iraq, Iran, Somalia, Gibuti, Mauritania e Italia che, con Caritas italiana, (presenti anche le Acli) è capofila del progetto. “Mentre la guerra non fa che devastare le comunità e l’ambiente, senza offrire soluzioni ai conflitti, la diplomazia e le organizzazioni internazionali hanno bisogno di nuova linfa e credibilità. Le religioni, inoltre, possono attingere alle spiritualità dei popoli per riaccendere il desiderio della fratellanza e della giustizia, la speranza della pace”. PeaceMed è una risposta a questo appello di Papa Francesco che chiede inoltre di “disarmare le parole, per disarmare le menti e disarmare la Terra”.
A fare gli onori di casa Danilo Feliciangeli, responsabile dei PeaceMed per Caritas italiana, e Elisabeth Kassinis, direttrice di Caritas Cipro. L’obiettivo di Peacemed, ha spiegato Feliciangeli, è formare persone attive nelle Caritas e in altre organizzazioni ad essere operatori e operatrici di pace, in grado di lavorare soprattutto con le nuove generazioni. Un secondo obiettivo è la creazione di un gruppo di lavoro permanente che, dopo la formazione, riesca a collaborare al di là dei confini del proprio Paese a progetti di promozione della pace e della riconciliazione con popolazioni ferite dalla guerra e dalla violenza.

Della formazione si fa carico Rondine – Cittadella della pace, presente a Cipro col direttore Mauro D’Andrea e con l’educatrice Sharizan Shinkuba. Il “metodo Rondine” prevede un percorso di trasformazione creativa dei conflitti, puntando a decostruire la logica del “nemico”, e a trattare i conflitti come opportunità generative piuttosto che come semplici problematiche da risolvere. “Quella di riunirsi proprio qui, a Larnaca, a Cipro”, ha detto Silvia Sinibaldi, vice direttrice di Caritas Italiana, “è una bella scelta. Siamo nel mezzo del mare Mediterraneo, su un’isola con una storia e una cultura mista, molto vicini alla Turchia, alla Siria, al Libano, alla Terra Santa, ma sempre in Europa. Se l’Unione europea fosse un porto, questo sarebbe il suo faro e il suo avamposto. La mano tesa, appunto. Ci troviamo in un luogo che conosce bene la fatica della convivenza, l’impossibile normalizzazione delle armi, la fatica di trovare un modo per mantenere la coesione, la stabilità e persino l’entusiasmo”.
Presenti al momento inaugurale l’arcivescovo maronita Selim Jean Sfeir e il vescovo Bruno Varriano, Vicario patriarcale latino, rispettivamente presidente e vice presidente di Caritas Cipro. Con loro l’ambasciatrice Federica Ferrari Bravo (il progetto è finanziato dal Ministero degli Affari Esteri), mons. Giorgio Chezza, per la Nunziatura apostolica, e Sotiris Christofi per il ministero degli Esteri cipriota. Per Caritas italiana sono presenti i vice direttori Silvia Sinibaldi e Paolo Valente, il coordinatore dell’unità Studi e advocacy Massimo Pallottino, il responsabile del servizio Medio Oriente Nord Africa Danilo Feliciangeli, la coordinatrice del progetto Benedetta Matterazzo, le operatrici e gli operatori attivi nella regione. Per la Caritas regionale partecipa Laith Bsharat e per Caritas Europa Eva Reina. L’incontro di formazione si protrae fino a mercoledì 26 marzo. Seguiranno momenti formativi online e poi un nuovo incontro in Italia alla fine di giugno.

Fonte: Agensir
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