Chiesa e Società, ecco tutte le notizie del 15 Maggio 2026

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Ecco il resoconto dei principali fatti di oggi, venerdì 15 maggio 2026, che riguardano la vita istituzionale a la vita ecclesiale del nostro Paese. Le notizie sono ordinate in ordine cronologico, dalla più recente alla più datata.


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Editoria: Uccellatore (Uelci), “nel 2025 circa 2 milioni di copie complessivamente vendute coprendo un’offerta variegata”

(Torino) “Nel 2025 sono state circa 2 milioni le copie complessivamente vendute coprendo un’offerta variegata che va dal Vangelo tascabile alla saggistica religiosa e teologica di rilievo. Gli editori cattolici restano stabili per quote di marcato rispetto all’anno precedente con un fatturato al prezzo di copertina di oltre 40 milioni di euro”. Sono alcuni dei numeri forniti oggi da Rosario Uccellatore, tesoriere della Uelci, nel corso dell’assemblea di editori e librai cattolici che si è svolta a Torino nel contesto della XXXVIII edizione del Salone internazionale del Libro.
Complessivamente, il mercato italiano nel 2025 ha perso il 3% di copie comprate rispetto al 2024, pari 32,6 milioni euro in meno di fatturato. Le libreria online hanno diminuito ulteriormente le quote di mercato (-3,9%) mentre le librerie fisiche hanno perso solo lo 0,7%. “Questo – ha spiegato Uccellatore – significa che le librerie fisiche stanno pian piano recuperando quote di mercato che avevano perso durante la pandemia a favore dell’online”.
Tra la saggistica degli editori cattolici nella classifica 2025 dei primi 20 titoli più venduti in Italia a carattere religioso ci sono “Ma anche no” (Fabio Rosini), “Nell’attesa di un nuovo inizio” (Angelo Scola), “E pace sia!” (Leone XIV), “La pratica della presenza di Dio” (fra Lorenzo della Risurrezione), “L’incontro che accende la speranza” (Luigi Giussani), “Gesù veramente” (Luigi Maria Epicoco) e infine “La forza del Vangelo” (Leone XIV). Per quanto riguarda i canali di vendita, Uccellatore ha rilevato che “nonostante la crisi e le difficoltà delle librerie cattoliche in Italia, queste rimangono ancora il punto di riferimento per le vendite dei libri degli editori cattolici con un peso di circa il 35% del mercato religioso”.

Editoria: Di Girolamo (Uelci), “quella cattolica è parte della missione culturale della Chiesa”

(Torino) “L’editoria e la libreria cattolica non sono strumenti accessori ma parte della missione culturale della Chiesa. Senza editoria la parola si indebolisce, senza librerie la parola non arriva”. Lo ha affermato oggi Crispino Di Girolamo, presidente della Uelci, nel corso dell’assemblea di editori e librai cattolici che si è svolta a Torino nel contesto della XXXVIII edizione del Salone internazionale del Libro.
In una riunione molto partecipata, alla quale è stato presente anche il card. José Tolentino de Mendonça, sono state esposte “le fatiche e le preoccupazioni ma anche la passione con cui continuiamo a fare questo lavoro”. “Non ho trovato rassegnazione”, ha commentato Di Girolamo: “C’è fatica ma non resa. È un segno che, nonostante tutto, crediamo ancora in quello che facciamo”. Richiamando le parole rivolte da Papa Leone alla Lev e al Salone del Libro, il presidente della Uelci ha sottolineato che “ci interrogano anche come soci. Il nostro lavoro non riguarda soltanto la produzione e la diffusione di libri ma la custodia di uno spazio di libertà, di pensiero e di formazione umana in un tempo segnato dalla velocità”. “Il libro – la convinzione – continua ad essere uno strumento capace di educare al discernimento, al dialogo e alla profondità. Per questo sentiamo come nostra la responsabilità di continuare a pubblicare, promuovere e diffondere libri che aiutino le persone a pensare, crescere e aprirsi con intelligenza e speranza”. “La nostra – ha aggiunto – non è solo un’attività è una missione”. “Siamo più forti di quanto sembriamo ma meno compatti di quello che dovremmo essere”, ha osservato: “Non saremo mai forti fuori se siamo divisi dentro, dobbiamo camminare insieme o il futuro lo subiremo da soli”. Da Di Girolamo l’indicazione a “tornare ad essere presenza riconosciuta, autorevole nei luoghi dove si decide”. Alla Conferenza episcopale italiana Uelci “non chiede assistenzialismo, ma alleanza” a partire dal “riconoscimento del valore culturale ed ecclesiale del nostro lavoro”. È stato proposto un “tavolo permanente stabile con la Cei” e “annunciato per ottobre un Patto per la lettura cattolica rimettendo il libro al centro della vita ecclesiale”. Anche perché le “librerie sono presidi di evangelizzazione; se ne chiude una è una luce che si spegne”. Infine, dal card. Tolentino de Mendonça – ha spiegato Di Girolamo – abbiamo ascoltato “parole che ci hanno incoraggiato e orientato, hanno aperto spazi interiori, hanno dato respiro al nostro lavoro”. “Gli abbiamo chiesto di riunirci in autunno a Roma per i nostri 80 anni in un momento di cultura e spiritualità”.

Profezia: Bruni, “don Milani patrimonio dell’umanità, la sua profezia resta scomoda”

“La profezia non è scomparsa, ma spesso non si trova più nei luoghi dove eravamo abituati a cercarla”. È uno dei passaggi dell’intervento di Luigino Bruni alla presentazione del libro “Abbasso le guerre. Rileggere don Milani nell’epoca della terza guerra mondiale a pezzi”, svoltasi nello Spazio Media Cei e Uelci del Salone Internazionale del Libro di Torino 2026. Accanto al curatore Sergio Tanzarella e a Maria Paola Azzario, Bruni ha proposto una rilettura di don Milani come figura capace di mettere radicalmente in discussione il rapporto tra patria, potere e coscienza. “Don Milani è uno dei patrimoni dell’umanità – ha affermato – non una semplice vicenda italiana”. Il riferimento è alla scelta del priore di Barbiana di condividere la vita degli ultimi, trasformando il “confino” imposto dalla Chiesa in una vocazione educativa e civile. Il confronto si è concentrato soprattutto sull’attualità delle lettere ai cappellani militari e ai giudici, pubblicate sessant’anni fa ma ancora in grado di “mettere con le spalle al muro”. Tanzarella ha sottolineato come quei testi siano oggi spesso citati superficialmente ma raramente letti davvero, mentre il dibattito pubblico appare dominato da slogan e indignazioni “a comando”. Ampio spazio anche al tema della pace e della teologia della nonviolenza. Secondo i relatori, la Chiesa stessa è chiamata a un esame di coscienza sulla propria storia e sul rapporto con il militarismo. “Non basta dirsi favorevoli alla pace – ha osservato Tanzarella – occorre assumere fino in fondo la scelta della nonviolenza”. In conclusione, Azzario ha rilanciato la responsabilità educativa verso le nuove generazioni: “I giovani cercano verità e consapevolezza. Quando vengono aiutati a uscire dalle semplificazioni, sanno riconoscere il valore della pace”.

Pace: Tanzarella, “Siamo ancora dentro la logica della guerra giusta”

Nel pieno dei conflitti internazionali e del riarmo globale, il pensiero di don Lorenzo Milani torna al centro del dibattito culturale e civile. Al Salone Internazionale del Libro di Torino 2026 è stato presentato il volume “Abbasso le guerre. Rileggere don Milani nell’epoca della terza guerra mondiale a pezzi” (Il Pozzo di Giacobbe), con gli interventi del curatore Sergio Tanzarella, dell’economista Luigino Bruni, di Maria Paola Azzario e Lilli Genco. Al centro dell’incontro le celebri lettere di don Milani ai cappellani militari e ai giudici, definite da Tanzarella “un manifesto della libertà di coscienza e dell’antimilitarismo”. Il docente ha denunciato il permanere di una cultura politica e religiosa incapace di superare davvero la teoria della guerra giusta: “Continuiamo a usare categorie nate prima della polvere da sparo, mentre oggi esistono armi atomiche e conflitti devastanti”. Nel confronto è emersa anche una critica alla trasformazione della Festa della Repubblica in parata militare e al linguaggio bellico ancora presente nella società e nelle istituzioni ecclesiali. Bruni ha parlato della necessità di una “patria aperta, senza confini”, ricordando come don Milani abbia scelto di condividere la vita dei poveri di Barbiana. “Le radici sono importanti – ha osservato – ma a volte impediscono di volare”. Azzario ha richiamato il ruolo dell’educazione come antidoto alla guerra: “Le guerre nascono nel cuore degli uomini ed è lì che bisogna costruire la pace”. Da qui il richiamo all’Unesco, alla cultura, alla comunicazione e alla scuola come strumenti concreti di nonviolenza. Un’eredità che, secondo i relatori, interpella ancora oggi Chiesa, politica e mondo educativo.
(Foto Calvarese/SIR)

Memoria: Tanzarella, “le lettere di don Milani fanno ancora paura”

“Le lettere di don Milani fanno ancora paura, soprattutto se finiscono nelle mani dei giovani”. È uno dei passaggi centrali del discorso di Sergio Tanzarella nell’incontro ospitato nello Spazio Media Cei e Uelci del Salone Internazionale del Libro di Torino 2026 per la presentazione del volume “Abbasso le guerre. Rileggere don Milani nell’epoca della terza guerra mondiale a pezzi” (Il Pozzo di Giacobbe), curato dallo storico della Chiesa Sergio Tanzarella. Accanto a lui, Luigino Bruni, Maria Paola Azzario e Lilli Genco hanno riletto l’attualità delle lettere ai cappellani militari e ai giudici, testi che il curatore definisce “tra i meno letti e meno citati del milanismo”. Tanzarella ha spiegato come la nuova edizione critica nasca dall’esigenza di restituire i testi originali, liberandoli dagli errori presenti nelle ristampe precedenti. Ma soprattutto dalla necessità di riportare al centro una riflessione sulla guerra, sulla coscienza e sulla responsabilità civile. “Viviamo schiacciati dal presentismo – ha osservato – mentre ai giovani viene consegnato il nulla della nostra storia civile”. Nel dibattito è emerso anche il tema della “guerra giusta”, tornato nel confronto pubblico e teologico contemporaneo. Bruni ha denunciato il rischio di un uso ideologico della religione e della tradizione cristiana per giustificare i conflitti, ricordando come don Milani abbia scelto di “cambiare patria”, mettendosi dalla parte dei poveri e degli oppressi. Per Maria Paola Azzario, presidente del Club Unesco di Torino, la sfida educativa resta decisiva: “La scuola non ha bisogno di nuove menzogne sulla storia e sulle guerre, ma di testimonianze di nonviolenza”. Un richiamo che attraversa l’intero volume e che, a sessant’anni di distanza, continua a interrogare il presente.
(Foto Calvarese/SIR)

Stupore: dialogo tra card. Tolentino Mendonça e psicanalista Lingiardi. “Restare umani, conservare una quota di infinito”

(Torino) “Un ingrediente per credere in ciò che facciamo” (Vittorio Lingiardi). “Una riserva emozionale per la costruzione di sé e delle relazioni interpersonali” (José Tolentino Mendonça). Il Salone internazionale del libro di Torino ha ospitato oggi un dialogo serrato tra lo psicanalista e fine intellettuale e il cardinale-poeta, responsabile della cultura per la Santa Sede. Nella Sala Viola del Lingotto, affollatissima, il titolo dell’incontro era “Lo stupore salverà il mondo?”, a partire dal volume “Coltivare l’arte interiore” (Libreria Editrice Vaticana) dello stesso Tolentino Mendonça. “Nell’epoca delle intelligenze artificiali, in cui gli scenari futuri s’incupiscono, l’alleanza tra fede e cultura può generare spazi nuovi per l’umano?”, una delle premesse del confronto. Per Lingiardi lo stupore “ha a che fare con la curiosità, ma ne è il principio ispiratore”. Lingiardi ha poi richiamato “il valore del silenzio”, così pure del “rispetto” e della “riservatezza”: elementi attinti dalla professione di psicanalista. Ci si è poi portati sullo stupore “come principale risorsa della poesia, soprattutto come “stato della mente”.
(Foto Calvarese/SIR)
“Avverto lo stupore – ha quindi osservato il porporato – come una emozione, qualcosa in noi che ci apre a una sorta di contatto, di intercessione verso la realtà”. Tolentino Mendonça, dopo aver affermato che “i libri creano legami”, osservazione apprezzata dal pubblico in sala, ha spiegato come “nella vita esistano momenti di grazia”. A suo avviso occorre “cercare e trovare una finestra per osservare mondi diversi, fuori e dentro di noi”.
Gli interventi hanno poi toccato diversi altri argomenti, fra cui il senso della vita, il “mistero”, la “Bibbia come scuola di stupore”. Secondo il cardinale nella Bibbia, attraverso storie e volti “si rompono i nostri schemi”. Lingiardi ha aggiunto: “C’è uno stupore legato all’inatteso, qualcosa che ti taglia la strada. Nel libro in questione colgo una spiritualità incarnata e sono stato richiamato al mio rapporto con la fede”.
Il cardinale ha poi sostenuto di essersi tante volte sul valore del dialogo culturale tra credenti e non credenti, “trovandovi un territorio di frontiera, uno spazio di incontro”. “Si tratta – ha concluso – di riconoscere che la nostra umanità è una risorsa, ci fa trovare più vicini di quanto pensiamo”. Fino all’appello a “conservare inquietudine” a “restare umani”, a “conservare la nostra quota di infinito che caratterizza ogni donna e ogni uomo”.
(Foto Calvarese/SIR)

Letteratura: Auci (scrittrice), “ogni cosa, anche la più terribile o dura, può essere raccontata, basta avere la parole giuste”

(Torino) “Ogni cosa, anche la più terribile o dura, può essere raccontata, basta avere la parole giuste”. Lo ha affermato oggi pomeriggio Stefania Auci, insegnante e scrittrice, intervenendo all’evento “Se non ritornerete come i bambini” nello stand dei media Cei-Uelci alla XXXVIII edizione del Salone internazionale del Libro di Torino.
In dialogo con il card. José Tolentino de Mendonça, l’autrice ha spiegato che “i libri sono figli di carta; c’è la fatica, l’aspettativa, il bisogno di crescerli”. “C’è una relazione che nasce sulla carta, una creatura che non è ancora libro ma è già una storia”, ha proseguito parlando del “bisogno umano di raccontare”. Auci ha richiamato “l’innocenza dei bambini nell’usare parole, una purezza che poi si perde crescere”. E ha sottolineato l’importanza di “ricominciare ad usare le parole senza averne timore; come adulti abbiamo paura delle parole così come del silenzio”. In questo senso, “dovremmo rimbambinirci” come le era stato detto da un francescano. La scrittrice ha poi parlato di “cuori inquieti che trovano ristoro e pace nel silenzio, che non è rassegnazione ma accettazione che siamo creature finite e che allungando il dito possono sfiorare l’eternità”. “A guardare il mondo con gli occhi dei bambini – ha aggiunto – ti rendi conto che suscita meraviglia. Una meraviglia che con l’adultità non proviamo più”.
Moderando il dialogo, Alessandro Zaccuri, giornalista e scrittore, ha evidenziato che “oggi abbiamo paura delle parole semplici e incomplete, tipiche dell’infanzia. Nell’incompletezza dell’infanzia c’è un grande tesoro che va riscoperto”.

Famiglia: Florio (Elfac), “quelle numerose stanno sparendo. Aiutarle significa investire poco, ma con un ritorno considerevole”

“Le famiglie numerose stanno scomparendo. E con loro stiamo perdendo fratelli, sorelle, zii, zie e cugini. Così scompare una rete di relazioni salda e di supporto, che non può essere sostituita da impiegati statali o amicizie occasionali”. Così, in una nota, Regina Florio, mamma di prole numerosa e vicepresidente di Elfac (Confederazione europea delle famiglie numerose), che invita la Commissione Ue ad includere la famiglia tra i pilastri Ue dei diritti sociali, come segno di riconoscimento del suo valore e del suo ruolo.
“Oggi in Europa – si legge nel documento – si parla di famiglia solo con accezione negativa: sui nostri giornali si legge di omicidi, violenze e litigi. Come se la maggior parte dei bambini che vivono con i loro genitori non fossero al sicuro (nonostante le indagini statistiche dicano che non è così). Come se fosse meglio avere bambini da soli, senza un partner (nonostante diversi studi dimostrino gli effetti drammatici delle rotture familiari). Come se il matrimonio fosse un’inutile forma di prevaricazione (nonostante i dati dimostrino il contrario). L’articolo 16 della Dichiarazione universale dei diritti umani afferma: ‘La famiglia è il nucleo naturale e fondamentale della società e ha diritto ad essere protetta dalla società e dallo Stato’. Ciononostante, non c’è spazio per la famiglia tra i 21 punti del Pilastro europeo dei diritti sociali”.
Ci sono, però, anche buone notizie: “La famiglia – osserva Florio – rimane il desiderio numero 1 dei giovani, rimane il miglior luogo dove nascere e crescere e la miglior forma di protezione (come dimostrato, per esempio, dalla recente esperienza del lockdown nel periodo Covid). E nonostante inferiori di numero, le famiglie numerose esistono ancora e accolgono più di 1/4 dei bambini europei. Ciò dimostra che pure nella società odierna è possibile avere figli, e anche più di uno. In questo tempo di crisi demografica, di incertezza, invecchiamento e solitudine, aiutare e supportare coloro che vogliono avere figli è una soluzione di grande buon senso”.
È forse troppo costoso? “Abbiamo una soluzione: sostenere le famiglie con 5 e più figli. Non compaiono nei dati Eurostat, non compaiono nelle indagini statistiche locali (dato che rappresentano una piccolissima minoranza), ma rappresentano un ampio numero di bambini. Aiutarle significa investire poco, ma con un ritorno considerevole. Esenzioni fiscali per i genitori lavoratori, assicurazione sulla vita, sostegno all’abitazione, agevolazioni per l’acquisto di mezzi di trasporto e una carta per famiglie numerose per garantire l’accessibilità ad attività culturali, sportive e ricreative. Quanto potrebbe costare per una media di massimo 100.000 nuclei familiari?”.
Le famiglie, e quelle numerose in particolare, non sono un fardello per lo Stato. Investire in esse significa investire per il progresso economico, umano e sociale dell’intera comunità. “Perché, proprio come un diamante – conclude la vicepresidente di Elfac – la famiglia è per sempre”.

Letteratura: card. Tolentino de Mendonça, “è l’inizializzazione all’empatia”

(Torino) “Viviamo in un’epoca nella quale abbiamo bisogno di imparare l’empatia. La letteratura è l’inizializzazione all’empatia perché ci si mette nei panni degli altri e con una maturazione di noi stessi impariamo che la diversità non è una minaccia e che la vita può essere veramente un luogo di incontro e la cultura una tessitura di dialogo”. Lo ha affermato oggi pomeriggio il card. José Tolentino de Mendonça, prefetto del Dicastero per la Cultura e l’evangelizzazione della Santa Sede, intervenendo all’evento “Se non ritornerete come i bambini” nello stand dei media Cei-Uelci alla XXXVIII edizione del Salone internazionale del Libro di Torino.
Il porporato ha anche evidenziato che “il libro è uno spazio di silenzio, di una certa qualità di silenzio. Uno spazio che si apre ad una comunicazione più profonda, un dialogo con noi stessi. Di questo silenzio abbiamo tanto bisogno” perché “ci permette l’ascolto”.
Riguardo al tema dell’incontro Tolentino de Mendonça ha osservato che “oggi c’è considerazione dei bambini e della protezione dei loro diritti. Nel mondo antico, invece, il bambino era una figura non difesa, non protetta. Rappresentava la figura degli ultimi”. “Nelle Beatitudini – ha proseguito – c’è l’elogio del piccolo, dell’ultimo. Possedere il Regno dei cieli è cercare un grado di purezza nel nostro sguardo e nei nostri gesti che ci fa dipendere da Dio e non da noi stessi. I bambini ci ricordano la condizione di figli. Possiamo non essere padri o madri, ma siamo tutti figli”. “Dobbiamo avere la consapevolezza che siamo figli, cioè siamo amati perché la vita è un dono ricevuto da Dio”. Il cardinale ha poi evocato l’immagine della pietra che gettata nel mare fa nascere cerchi nell’acqua: “A volte riceviamo parole nel cuore che come la pietra fa nascere circoli di silenzio. Mi auguro che le parole possano avere questo effetto”. Il porporato ha concluso osservando che “l’infanzia è il grande segreto dentro di noi; con l’infanzia che ci abita in profondità con dolore o con felicità ci confrontiamo, non ci abbandona mai. Avanzando negli anni ci sentiamo più vicini all’infanzia, che acquisisce chiarezza nel nostro cuore”, ha spiegato: “C’è un ritorno all’infanzia nella vita adulta, abbiamo bisogno di una riconciliazione con la nostra infanzia. A una certa età apprezziamo meglio l’eroismo dei nostri genitori, capiamo che hanno fatto per noi cose straordinarie, che ci hanno aperto mondi”.

Diocesi: Potenza, la Caritas lancia il cantiere dei “Co-costruttori di bene comune”

Costruire un nuovo “Patto di rete e di comunità”. È questo ciò che è emerso dal convegno “Co-costruttori di bene comune”, che si è svolto ieri nel Centro polifunzionale di Tito Scalo della Caritas diocesana di Potenza -Muro Lucano – Marsico Nuovo. L’evento ha sancito la volontà di superare la logica assistenziale del “welfare delle prestazioni” per abbracciare un approccio multidimensionale, fondato sulla partecipazione e sulla corresponsabilità. Il direttore della Caritas diocesana, Marina Buoncristiano, ringraziando tutto il gruppo di lavoro, ha tracciato l’orizzonte operativo del convegno, annunciando i dettagli del Patto che sarà sottoscritto tra gli attori del bene comune presenti sul territorio. Un documento che nasce per rispondere alle fragilità strutturali della Basilicata: spopolamento, difficoltà occupazionali, invecchiamento della popolazione e bassi livelli di reddito pro-capite. “Il bene comune non è la semplice somma di servizi o prestazioni individuali – ha spiegato Buoncristiano-. L’approccio riparativo o i trasferimenti monetari non bastano più a garantire il superamento delle fragilità. Con questo Patto vogliamo condividere strumenti e ‘pensare insieme’ prima ancora del ‘fare insieme’, rimettendo al centro la dignità e la particolarità di ogni singola persona”. Al convegno era presente anche don Marco Pagniello, direttore di Caritas italiana, che ha sottolineato: “Progettare il bene comune in un’epoca complessa come la nostra richiede il coraggio di passare dalla sola risposta all’emergenza a un’azione politica e sociale che incida sulle decisioni, sulle leggi e sui sistemi di welfare a partire da quelli locali”.

Letteratura: card. Tolentino de Mendonça, “le parole servono per trasmettere informazioni ed emozioni. Ma anche per organizzare il proprio mondo interiore”

(Torino) “Noi esseri umani siamo animali di parole e le parole servono per trasmettere informazioni, emozioni. Ma anche per sistemare, organizzare il proprio mondo interiore. Parliamo con noi stessi, anche se nel silenzio sono parole”. Lo ha affermato oggi pomeriggio il card. José Tolentino de Mendonça, prefetto del Dicastero per la Cultura e l’evangelizzazione della Santa Sede, intervenendo all’evento “Se non ritornerete come i bambini” nello stand dei media Cei-Uelci alla XXXVIII edizione del Salone internazionale del Libro di Torino.
“Con le nostre prime parole abbiamo incominciato a parlare con una lingua ignota, lo abbiamo fatto per catturare l’interesse e costruire la compagnia degli altri”, ha osservato il porporato, aggiungendo che “servono per avere altri vicini a noi, vincere la solitudine o la paura dell’abbandono che i bambini provano”. “Anche noi adulti le usiamo per conservare l’attenzione, il calore e l’amore degli altri”, ha proseguito prima di rilevare che “i grandi scrittori alla fine sono bambini che raccontano il grande romanzo del mondo” e “desiderano la compagnia, una cosa bella che fonda la letteratura: una sorta di comunità utopica che si raduna intorno all’evento della parola”. Per il cardinale, “la letteratura è un modo di arrivare alla nudità della vita, viene in soccorso alla difficoltà di dire della vita senza paura o vergogna”; per questo serve “rompere con i consensi, le frasi fatte, l’artificialismo del linguaggio e capire che la verità del linguaggio, dell’uso della parola che è associata ad un’etica ad una morale”. Tolentino de Mendonça ha poi richiamato l’importanza di “descrivere la vita in tutta la sua complessità, senza territori filtrati o vietati”.

Letteratura: card. Tolentino de Mendonça, “c’è un magistero delle storie” per “il bisogno profondo di consolazione, le storie sono una farmacia dell’anima”

(Torino) “Oggi viviamo la catastrofe, tutti abbiamo consapevolezza di quanto sta accadendo intorno a noi; c’è una durezza, una ferita, un’ingiustizia che ci offre il senso intenso e tragico di una catastrofe in corso. Penso che questo ci ridia la consapevolezza del bisogno profondo di consolazione. Possiamo farlo a vicenda raccontando storie. C’è un magistero delle storie, le storie sono una farmacia dell’anima”. Lo ha affermato oggi pomeriggio il card. José Tolentino de Mendonça, prefetto del Dicastero per la Cultura e l’evangelizzazione della Santa Sede, intervenendo all’evento “Se non ritornerete come i bambini” nello stand dei media Cei-Uelci alla XXXVIII edizione del Salone internazionale del Libro di Torino.
Il porporato ha sottolineato come “l’umiltà sia un atteggiamento e un modo di vita molto importante; l’etimologia è quella di ‘humus’”. “I bambini sono maestri di questo modo semplice”, ha osservato, sottolineando che “noi dobbiamo recuperare questo nella vita. Non nasciamo innocenti ma possiamo morire innocenti”. Una seconda riflessione è stata dedicata al verbo nascere: “Lo coniughiamo tutti i giorni della nostra vita, nasciamo e rinasciamo tante volte”, ha rilevato il cardinale, riferendosi “ai grandi sentimenti e alle grandi esperienze della vita”. Un terzo passaggio ha riguardato lo stupore: l’invito è a “ripartire con occhi nuovi, cercando di guardare il mondo come fosse la prima volta”. “Ogni libro – ha spiegato – è come fosse una sala parto, perché un libro nasce con il dolore e la fatica dello scrivere”. Da qui “lo stupore di mettere qualcosa nel mondo che non c’era e che è un pezzo di noi stessi”. Tolentino de Mendonça ha poi richiamato il “bisogno fisiologico di sentire e raccontare storie” attraverso “le parole che sono un laboratorio, uno strumento di ricerca. Lo sono perché qualcosa precede le parole stesse”. “Forse – ha ipotizzato – è per il silenzio della acque materne, forse perché la vita è un dono”. “L’elemento primordiale precede e fonda gli alfabeti”, la convinzione del cardinale.

Salone del libro: dialogo tra card. Tolentino Mendonça e psicanalista Lingiardi. “Restare umani, conservare una quota di infinito”

(Torino) “Un ingrediente per credere in ciò che facciamo” (Vittorio Lingiardi). “Una riserva emozionale per la costruzione di sé e delle relazioni interpersonali” (José Tolentino Mendonça). Il Salone internazionale del libro di Torino ha ospitato oggi un dialogo serrato tra lo psicanalista e fine intellettuale e il cardinale-poeta, responsabile della cultura per la Santa Sede. Nella Sala Viola del Lingotto, affollatissima, il titolo dell’incontro era “Lo stupore salverà il mondo?”, a partire dal volume “Coltivare l’arte interiore” (Libreria Editrice Vaticana) dello stesso Tolentino Mendonça. “Nell’epoca delle intelligenze artificiali, in cui gli scenari futuri s’incupiscono, l’alleanza tra fede e cultura può generare spazi nuovi per l’umano?”, una delle premesse del confronto. Per Lingiardi lo stupore “ha a che fare con la curiosità, ma ne è il principio ispiratore”. Lingiardi ha poi richiamato “il valore del silenzio”, così pure del “rispetto” e della “riservatezza”: elementi attinti dalla professione di psicanalista. Ci si è poi portati sullo stupore “come principale risorsa della poesia, soprattutto come “stato della mente”.
“Avverto lo stupore – ha quindi osservato il porporato – come una emozione, qualcosa in noi che ci apre a una sorta di contatto, di intercessione verso la realtà”. Tolentino Mendonça, dopo aver affermato che “i libri creano legami”, osservazione apprezzata dal pubblico in sala, ha spiegato come “nella vita esistano momenti di grazia”. A suo avviso occorre “cercare e trovare una finestra per osservare mondi diversi, fuori e dentro di noi”.
Gli interventi hanno poi toccato diversi altri argomenti, fra cui il senso della vita, il “mistero”, la “Bibbia come scuola di stupore”. Secondo il cardinale nella Bibbia, attraverso storie e volti “si rompono i nostri schemi”. Lingiardi ha aggiunto: “C’è uno stupore legato all’inatteso, qualcosa che ti taglia la strada. Nel libro in questione colgo una spiritualità incarnata e sono stato richiamato al mio rapporto con la fede”.
Il cardinale ha poi sostenuto di essersi tante volte sul valore del dialogo culturale tra credenti e non credenti, “trovandovi un territorio di frontiera, uno spazio di incontro”. “Si tratta – ha concluso – di riconoscere che la nostra umanità è una risorsa, ci fa trovare più vicini di quanto pensiamo”. Fino all’appello a “conservare inquietudine” a “restare umani”, a “conservare la nostra quota di infinito che caratterizza ogni donna e ogni uomo”.

Diocesi: Treviso, riapre la mensa della Casa della carità

Riaprirà martedì sera, 19 maggio, la mensa della Casa della carità di Treviso, dopo la chiusura di una settimana, in seguito all’episodio di violenza ai danni di un operatore, ferito da un ex ospite. Don Bruno Baratto, direttore della Caritas di Treviso, ha commentato in una nota: “Vista la disponibilità della Prefettura di garantire, in via eccezionale e per alcuni giorni, un presidio di forze dell’ordine per il tempo di apertura della mensa, riapriremo il servizio a partire da martedì 19 sera. Nel frattempo, ci stiamo attivando per garantire la sicurezza di operatori, volontari e ospiti nel tempo successivo. Ringraziamo il Prefetto e tutti coloro che si sono attivati per la sensibilità dimostrata. Per noi è prioritario riuscire a continuare questo servizio aperto a chi più ne ha bisogno, tenendo conto anche del fatto che è l’unica iniziativa in città in grado di fornire ogni sera un pasto caldo”.

Diocesi: mons. Massara (Fabriano-Matelica), “le imprese vanno incentivate a rimanere in un territorio colpito dalle crisi industriali”

“Desidero esprimere il mio più sincero plauso per la scelta di responsabilità e fiducia nel territorio che l’azienda Panatta ha dimostrato in questo delicato frangente. Abbiamo appreso che, per ragioni legate alla burocrazia, non sarà possibile realizzare i due nuovi stabilimenti ad Apiro”. Così mons. Francesco Massara, arcivescovo di Camerino e S. Severino Marche e vescovo di Fabriano-Matelica, commenta la scelta dell’azienda marchigiana di spostare le sue attività da Apiro (Mc), sede storica della società leader nella produzione di attrezzature sportive, a Monte Roberto (An). “È una battuta d’arresto – continua l’arcivescovo – che avrebbe scoraggiato molti, ma non l’imprenditore Rudy Panatta. Che ha scelto di non rinunciare, ma investire in un nuovo polo industriale mantenendo radicamento e impegno verso la comunità locale”. E sottolinea: “Questo atteggiamento è un esempio di quella imprenditorialità sana di cui il nostro territorio ha bisogno capace di affrontare gli ostacoli senza perdere una visione di prospettiva, di trasformare una difficoltà in un’opportunità, di mettere al centro di nuovo le persone e il lavoro”. Massara ricorda: “L’impegno a continuare a investire nella zona è un segnale forte per i giovani, per gli altri imprenditori e per tutta la comunità. Le imprese vanno sostenute e incentivate attraverso normative che devono favorire la loro crescita e permanenza in una regione già duramente colpita da una grande crisi industriale. Incoraggio – conclude – a proseguire su questa strada. Il territorio vi sostiene e ha bisogno di realtà come questa che uniscono innovazione, qualità del lavoro, fedeltà alle proprie radici, senza scappare alla prima difficoltà, mettendo a repentaglio l’occupazione e la serenità dei propri cittadini”.

Diocesi: Rossano-Cariati, domani il terzo convegno pastorale su “Lievito di santificazione. La Comunità che celebra”

“Lievito di santificazione. La Comunità che celebra”. Questo il tema del terzo convegno della diocesi di Rossano-Cariati che si svolgerà domani alle ore 15.30 nella Chiesa Parrocchiale San Giovanni XXIII a Corigliano-Rossano. L’appuntamento vedrà riuniti, sacerdoti, religiosi e religiose, operatori pastorali e fedeli laici intorno all’arcivescovo, mons. Maurizio Aloise, per riflettere sul terzo ambito di impegno e di rinnovamento della vita ecclesiale diocesana, frutto del cammino sinodale, fin qui svolto. A sostegno del tema che riguarderà la vita liturgica delle comunità della diocesi interverranno don Giovanni Di Napoli, vice presidente del Cal (Centro di Azione Liturgica) e il segretario del Cal don Mauro Dibenedetto. A don Di Napoli è stata chiesta – fa sapere la diocesi – una Lectio biblica sul brano degli Atti degli Apostoli che riporta il profilo delle prime comunità cristiane e la loro pratica liturgica fondata su assemblee di preghiera, lettura delle Scritture, insegnamenti degli Apostoli e segni di fraternità. A don Dibenedetto il compito di aiutare le comunità a riflettere sull’arte del celebrare, oggi, tra tradizione e innovazione. L’incontro si aprirà con l’accoglienza dei partecipanti e si concluderà con le indicazioni che gli stessi relatori consegneranno alla Chiesa diocesana e ai gruppi liturgici “che più di altri saranno chiamati a trovare strade per tradurle in pratica”.

Giustizia e pace: Roma, il 20 maggio alla Gregoriana un incontro con il card. Zuppi

“Giustizia, verità e pace in un mondo diviso”. E’ il titolo dell’incontro che avrà luogo mercoledì prossimo, 20 maggio, a Roma (ore 17, Aula magna della pontificia Università gregoriana)  nell’Aula magna della Gregoriana. All’evento parteciperanno il card. Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, il giurista Gustavo Zagrebelsky, professore emerito della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Torino, e Martín María Morales, direttore dell’Archivio Storico della  Pontificia Università Gregoriana. “Attraverso il confronto tra la pace come ‘ordine cristiano’ del Medioevo, la pace legata al diritto della modernità statale e l’incertezza della società contemporanea, l’evento – si legge nella presentazione – mira a esplorare una nuova dimensione della responsabilità. In un mondo che non dispone più di un centro egemonico capace di  ricomporre i conflitti, la pace non può essere il ritorno a un’unità perduta o un silenzio imposto, ma deve diventare l’arte difficile della convivenza tra le differenze”. Modererà il dialogo Manfred Posani Löwenstein, della Scuola Normale Superiore di Pisa. L’incontro sarà accompagnato da un’esposizione documentaria allestita per l’occasione. Saranno esposti due preziosi testimoni provenienti dal fondo di San Roberto Bellarmino: il codice autografo del suo commento al Salmo 84 (85) – dove “giustizia e pace si baceranno” – e un volume delle sue Controversie.

Accoglienza: card. Bassetti, “abbracciare le fragilità estreme come fossero le proprie”

“Accogliere e servire nello spirito di San Francesco”. Questo il tema di un convegno, promosso da Uneba Nazionale insieme alle Federazioni regionali di Umbria e Abruzzo, nell’ambito delle celebrazioni per gli 800 anni dalla nascita di San Francesco che si è svolto ad Assisi. Due giornate di confronto e approfondimento dedicate al presente e al futuro dei servizi sociosanitari, socioassistenziali e educativi rivolti alle persone fragili, con l’obiettivo di rafforzare l’identità e la collaborazione delle realtà associative di ispirazione cristiana, impegnate quotidianamente nella cura e nell’accoglienza. Ad aprire il convegno, ieri mattina, Vincenzo Cappannini, presidente di Uneba Umbria, e Germana Sorge, presidente di Uneba Abruzzo. Successivamente il presidente nazionale Uneba, Franco Massi, ha sollecitato la convergenza e la crescita delle realtà associative, in attuazione dell’ispirazione cattolica che accomuna tutti. Massi ha rilevato come “siamo in un momento di regresso dell’impegno delle realtà cattoliche nel settore”, sottolineando la necessità di “rafforzare la collaborazione e la partecipazione attiva anche degli istituti religiosi, evitando di andare ognuno per conto proprio”. Poi è stata la volta del Ministro per le Disabilità, Alessandra Locatelli, che ha salutato i presenti con un messaggio dal quale è emerso l’apprezzamento del Governo verso l’impegno delle realtà associative, considerato determinante per il bene pubblico. Parole di riconoscimento sono arrivate anche dall’Assessore alle Politiche della Salute, Famiglia e Pari Opportunità della Regione Abruzzo, Nicoletta Verì. Il card.  Gualtiero Bassetti, già presidente della Conferenza Episcopale Italiana, ha ricordato l’importanza della dottrina sociale. “A salvare la società – ha detto – non saranno le misure tecniche o burocratiche messe in atto, bensì la santità. Solo i santi conoscono e comprendono le verità ultime sull’uomo che possono far rifiorire la casa comune. E San Francesco, con la sua testimonianza di vita, ci indica meglio di tutti che il santo è colui che abbraccia le fragilità estreme come fossero le sue”. È seguita una tavola rotonda di approfondimento sulle buone pratiche e sulle prospettive valoriali di come attuare oggi lo spirito francescano nella cura dei minori e degli anziani non autosufficienti. A intervenire sono stati anche i vertici di tre associazioni di categoria del settore sociale e educativo di radici cristiane: padre Virginio Bebber, presidente di Aris; padre Francesco Ciccimarra, presidente di Agidae; e Luca Iemmi, presidente di Fism Nazionale.

Ucraina: Yurash (ambasciatore), “tra i 205 soldati liberati anche quelli presi a cuore dal card. Zuppi”

(Foto dal profilo X di A.Yurash)
“Sono profondamente lieto che tra i 205 soldati tornati oggi in Ucraina ci siano quelli per i quali il cardinale Matteo Zuppi si è preso cura con tanto affetto: Artem Vyshniak, la cui madre Tetyana ha incontrato Sua Eminenza in diverse occasioni, e Ivan Zakharov, la cui liberazione è stata resa più agevole grazie all’altruismo di sua zia Tetyana Rakk”. E’ quanto scrive  Andrii Yurash, ambasciatore ucraino presso la Santa Santa Sede sul suo profilo X. “Questa è la prima fase dello scambio 1.000 a 1.000”, ha scritto sempre su X il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Tra i liberati – ha aggiunto Zelensky – ci sono soldati semplici, sergenti e ufficiali. La maggior parte era prigioniera in Russia dal 2022. Erano di stanza a Mariupol e ad Azovstal, nei settori di Donetsk, Luhansk, Kharkiv, Kherson, Zaporizhzhia, Sumy e Kiev, e presso la centrale nucleare di Chernobyl. “Ringrazio tutti coloro che lavorano per riportare a casa i nostri concittadini”. “Ringrazio tutti i partner che contribuiscono a liberare gli ucraini dalla prigionia. Continueremo a lottare per ogni singola persona che si trova ancora in ostaggio”.

(Foto dal profilo X di A.Yurash)
Il 18 febbraio scorso, il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei e inviato del Papa per la pace, aveva incontrato a Roma una delegazione di donne ucraine, tra cui madri, mogli e sorelle di prigionieri e dispersi di guerra. Un simile incontro si era svolto il 14 settembre 2025 sempre a Roma. Accompagnate dall’ambasciatore ucraino Yurash, in entrambe le occasioni, le donne avevano consegnato  nelle mani del card. Zuppi, una lista dei nomi dei prigionieri portati dai russi nelle prigioni.  Le donne, vestite di nero, avevano chiesto al cardinale di essere la voce dei soldati e civili catturati e di proteggerli, definendolo un “baluardo di salvezza”. Il cardinale si è intrattenuto, in entrambe le occasioni, ad ascoltare ad una ad una le storie dei familiari di queste donne, raccontate tra le lacrime e con in mano la foto dei loro cari. “Vi ringrazio – disse loro a febbraio Zuppi – perché nelle vostre storie avete parlato tanto di preghiera. La preghiera, è vero, può darci tanta forza. Dio ascolta la nostra preghiera e troverà la via perché si possa realizzare. Siate certi che anche noi con voi contiamo i giorni. I vostri mariti, i vostri figli, i vostri fratelli sono anche i nostri. Ogni numero è un nome. Ogni nome è una persona. Ogni persona è un mondo intero. Per questo preghiamo per voi e faremo tutto il possibile perché venga presto la Pasqua della pace”.

Diocesi: mons. Massara (Fabriano-Metalica), “le imprese vanno incentivate a rimanere in un territorio colpito dalle crisi industriali”

“Desidero esprimere il mio più sincero plauso per la scelta di responsabilità e fiducia nel territorio che l’azienda Panatta ha dimostrato in questo delicato frangente. Abbiamo appreso che, per ragioni legate alla burocrazia, non sarà possibile realizzare i due nuovi stabilimenti ad Apiro”. Così mons. Francesco Massara, arcivescovo di Camerino e S. Severino Marche e vescovo di Fabriano-Matelica, commenta la scelta dell’azienda marchigiana di spostare le sue attività da Apiro (Mc), sede storica della società leader nella produzione di attrezzature sportive, a Monte Roberto (An). “È una battuta d’arresto – continua l’arcivescovo – che avrebbe scoraggiato molti, ma non l’imprenditore Rudy Panatta. Che ha scelto di non rinunciare, ma investire in un nuovo polo industriale mantenendo radicamento e impegno verso la comunità locale”. E sottolinea: “Questo atteggiamento è un esempio di quella imprenditorialità sana di cui il nostro territorio ha bisogno capace di affrontare gli ostacoli senza perdere una visione di prospettiva, di trasformare una difficoltà in un’opportunità, di mettere al centro di nuovo le persone e il lavoro”. Massara ricorda: “L’impegno a continuare a investire nella zona è un segnale forte per i giovani, per gli altri imprenditori e per tutta la comunità. Le imprese vanno sostenute e incentivate attraverso normative che devono favorire la loro crescita e permanenza in una regione già duramente colpita da una grande crisi industriale. Incoraggio – conclude – a proseguire su questa strada. Il territorio vi sostiene e ha bisogno di realtà come questa che uniscono innovazione, qualità del lavoro, fedeltà alle proprie radici, senza scappare alla prima difficoltà, mettendo a repentaglio l’occupazione e la serenità dei propri cittadini”.

Festival biblico: Padova, nel programma di domani il limite declinato sotto le lenti dell’abuso, della guerra e dei talenti

Il terzo giorno del Festival biblico a Padova – sabato 16 maggio – vede la proposta concentrata nel contesto della chiesa di San Francesco Grande e della Scuola della Carità, entrambi in via San Francesco a Padova.
Sarà un pomeriggio in cui si affronterà il limite declinato sotto varie lenti: l’abuso, la guerra, i talenti. Si inizia alle ore 15.30 nella Scuola della carità con il dialogo “La verità vi farà liberi (Gv 8,32). L’abuso come ferita e come domanda”, che vedrà gli interventi del teologo moralista Antonio Autiero, del giurista Vartan Giacomelli e della biblista Marinella Perroni. Modera Patrizia Parodi, giornalista. A seguire, alle ore 17 sarà il filosofo Umberto Curi, nella stessa sede, ad affrontare il tema “Pace, guerra, politica. Alternativa tra pace e democrazia da un alto, guerra e tirannide dall’altro”. Introduce Sara Melchiori. A seguire, alle ore 18.30 l’ultimo dialogo si terrà nel chiostro della chiesa di San Francesco sul tema “Non c’è limite al talento” con la partecipazione di Talents Lab e il mondo dei Lego a superare le barriere architettoniche. Modera Luca Bortoli, direttore del settimanale La Difesa del popolo.
Chiuderà la serata padovana alle ore 21, nella Scuola della carità, lo spettacolo “A tutto c’è un limite. Appunti di biblico buon senso” con Alvise Torresin, la corale maggiore di Santa Maria delle Grazie di Este diretta da Donatella Berto e la scuola di danza Scarpette rosse.
Nel territorio, sempre domani, l’appuntamento è al Gabinetto di lettura di Este, con un dialogo in programma alle ore 18.00 che vedrà la partecipazione di Andrea Pase (docente) e del missionario p. Mauro Armanino, sul tema “Linee sulla sabbia. Provocazioni dal Sahel”.
Gli appuntamenti del Festival Biblico a Padova sono realizzati grazie al sostegno di Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, dell’associazione Noi Padova e del Comune di Padova che oltre al supporto tecnico patrocina l’iniziativa. Media partnership: il settimanale diocesano La Difesa del popolo e l’emittente Tv7 Triveneta.
Tutto il programma . Info: padova@festivalbiblico.it.

Comunicazioni sociali: mons. D’Ascenzo (Trani), “far affiorare il valore della dignità di ogni essere umano nelle relazioni personali”

“Le voci e i volti di tantissimi, ma proprio tantissimi, tra bambini, uomini, donne, anziani, sembrano aver perso valore e dignità soprattutto se si pensa ai diversi teatri di guerra in atto nel nostro mondo. È l’orizzonte che spesso smarriamo nelle nostre relazioni, e prima ancora nella nostra mente e cuore, nelle quali dimentichiamo l’altro, soprassediamo al compito di guardare negli occhi chi è accanto a noi, consegnandoci così all’indifferenza e alla irrilevanza”. È il monito contenuto nel messaggio per la LX Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali, che sarà celebrata domenica 17 maggio, dell’arcivescovo di Trani-Barletta-Bisceglie, mons. Leonardo D’Ascenzo. Nel testo, diffuso oggi dall’arcidiocesi, il presule rilancia il messaggio di Papa Leone XIV, riprendendone la provocazione, “Custodire voci e volti umani” invitando a far affiorare “il valore della dignità di ogni essere umano nelle relazioni personali, nella vita sociale, nella vita politica, nei rapporti tra i popoli”. Parimenti, il vescovo indica le attuali sfide del nostro mondo tecnologizzato: “Ma è anche l’orizzonte che va custodito e a cui va attribuito il primato dinanzi al dilagare delle tecnologie digitali”; esse chiamano a un atteggiamento maturo, nella umanità e nella fede: “Essere presenti in questo mondo, ma in atteggiamento critico al fine di evitare che alle nuove macchine vengano attribuite le competenze umane più fondamentali: la capacità di pensiero; di creatività; di empatia; di tessere relazioni vive, reali, profonde e autentiche; di responsabilità, cooperazione e educazione; ma soprattutto – conclude – di alimentare la nostra relazione con Dio, sorgente della nostra umanità”.
 
 

Leone XIV: “il nostro mondo ha bisogno di messaggeri che lo aiutino a ritrovare fiducia”

“L’impegno di diplomatico, e prima ancora di Pastore della Chiesa, hanno visto questo nostro fratello lavorare per tanti anni, con pazienza e abnegazione, al fine di raccogliere nella concordia i popoli che l’obbedienza ha affidato alla sua cura, affrontando anche gli ostacoli e le sfide che un rappresentante pontificio è chiamato ad abbracciare per il bene di tutti”. E’ l’omaggio del Papa al card. Paul Emil Tscherrig, nell’omelia dei funerali presieduti da Leone XIV nella basilica di San Pietro, insieme con i cardinali, gli arcivescovi e i vescovi presenti. Il card. Tscherrig, ha ricordato il Papa, ha “generosamente servito” il Signore, “per un’intera esistenza, più di metà della quale spesa a servizio della Sede Apostolica in varie Rappresentanze Pontificie e nella Segreteria di Stato”: “Ha contribuito, con il lavoro spesso non appariscente, ma nondimeno alacre e faticoso, tipico del ministero che ha esercitato, alla crescita di quel Regno in cui il mare del caos non c’è più e splende invece la nuova Gerusalemme, edificata sul fondamento degli apostoli, illuminata dalla luce dell’Agnello e impreziosita dai meriti dei santi”. “Il nostro mondo ha molto bisogno di messaggeri che lo aiutino a ritrovare fiducia, e la buona testimonianza di coloro che Dio ha scelto come suoi ministri ci può sostenere nella risposta a tale appello”, ha concluso il Papa.

Minori: Anci Abruzzo e Aibi, firmato un protocollo per il rilancio dell’affido familiare

Un’alleanza per il diritto alla famiglia Anci Abruzzo e Aibi Amici dei Bambini Ets hanno siglato un protocollo di collaborazione dedicato all’accoglienza familiare temporanea. L’accordo pone l’affido al centro delle politiche sociali regionali, riconoscendolo come strumento fondamentale per la prevenzione dell’abbandono e la tutela dei minorenni che si trovano fuori dalla propria famiglia d’origine. L’obiettivo primario è intensificare la sinergia tra enti del Terzo Settore, istituzioni e comunità educante per diffondere la cultura dell’accoglienza, favorendo la co-programmazione territoriale e l’emersione di buone prassi utili alla definizione di un nuovo Leps (Livello essenziale della prestazione sociale), in linea con il Piano nazionale degli interventi e dei servizi sociali 2024-2026.
I dati in Abruzzo evidenziano la necessità di un forte intervento sul territorio. Secondo il Quaderno di Ricerca sociale 66 del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali (fine 2024), in Abruzzo si contano 194 minorenni in affidamento familiare (1,1% del dato nazionale) e ben 622 accolti nei servizi residenziali (3,6% del totale italiano). Sul totale dei minori fuori famiglia nella regione, solo il 23% si trova in affido, un dato nettamente inferiore alla media nazionale del 34%. Un quadro complesso che coinvolge anche i minori stranieri non accompagnati (Msna): a fronte di un incremento dell’accoglienza in Abruzzo di oltre il 500% nel quadriennio 2020-2023, i dati aggiornati a giugno 2025 registrano 142 posti attivati nei progetti Sai e 86 Msna provenienti dall’Ucraina.
La collaborazione traccia una via chiara per lo sviluppo di politiche sociali in cui la comunità si mette al servizio dei bambini e delle famiglie in difficoltà. Pierluigi Biondi, presidente di Anci Abruzzo, commenta: “Un passo importante per diffondere la cultura dell’accoglienza centrata sulla relazione e sulla prossimità familiare. È un tema di grande sensibilità che vede nel ruolo dei servizi sociali dei Comuni un interlocutore attento e impegnato. Collaborare con il Terzo Settore, che si prodiga con attività di animazione e iniziativa sul territorio, è un ulteriore tassello per politiche pubbliche efficaci”.
Marco Griffini, presidente di Aibi-Amici dei Bambini Ets, aggiunge: “Siamo particolarmente lieti e onorati del protocollo che abbiamo firmato con Anci Abruzzo, essendo questa una regione amata in cui Aibi opera dal 2003 con tante iniziative orientate alla promozione dell’accoglienza e al contrasto della povertà educativa. I dati sull’affido ci dicono quanto questo strumento sia ancora tutto da esplorare: intendiamo, con spirito di servizio, essere a disposizione per lavorare in rete”.

Diocesi: Cagliari, domani un convegno per parlare di tutela dei minori e mondo digitale

Sviluppo dell’identità dei minori nell’era digitale, con particolare attenzione ai rischi connessi all’uso dei social media. È questo il tema del convegno interdisciplinare “Immagine, identità e vulnerabilità digitali del minore – Sviluppo dell’identità, accettazione di sé e strategie di prevenzione degli abusi tra diritto, sanità e tecnologia”, che si svolgerà sabato 16 maggio, dalle 9.15 alle 13.00, nell’Aula “Aldo Marongiu” dell’Ordine degli avvocati di Cagliari (Palazzo di Giustizia, Piazza Repubblica,1). L’iniziativa è promossa dal Servizio regionale per la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili della Conferenza episcopale sarda, in collaborazione con l’Ordine degli avvocati di Cagliari. Al centro del dibattito, la necessità di un cambio di paradigma nella tutela dei minori: non più soltanto interventi successivi al danno, ma un approccio fondato su prevenzione, consapevolezza e responsabilità condivisa. Nell’era digitale, proteggere un minore significa anche garantirgli il diritto a crescere senza essere trasformato precocemente in immagine, dato o contenuto. Ad aprire i lavori sarà Valeria Aresti, coordinatrice regionale Srtm-Ces, che introdurrà il convegno. Interverranno Marco Pitzalis e Gian Luca Marcialis, dell’Università di Cagliari, Stefano Vicari, neuropsichiatra infantile, e Luisella Fenu, Procuratrice della Repubblica del Tribunale per i minorenni di Sassari. Modera la giornalista Susi Ronchi.

San Francesco e l’economia: mons. Accrocca, “rimettiamo il debito ai Paesi strozzati e da Assisi si riaccenda l’attenzione sui valori di pace e solidarietà”

La contemporaneità del pensiero di Francesco e il ruolo di Assisi nel formare le coscienze sull’importanza della pace e della solidarietà: di questo si è discusso nel corso del convegno “Se i soldi non fanno la felicità. Dall’economia di Francesco a quella contemporanea, come ripensare lo sviluppo globale” che si è svolto nel pomeriggio di giovedì 14 maggio nell’ambito della festa del santuario della Spogliazione ad Assisi. Mons. Felice Accrocca, vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino e di Foligno, suor Raffaella Petrini, presidente del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, Carlo Cottarelli, economista e docente all’Università Cattolica del Sacro Cuore, rispondendo anche alle domande di Eugenio Bonanata e Marina Rosati, hanno evidenziato la necessità di ripensare l’economia nell’ottica francescana. Mons. Accrocca ha richiamato l’attualità del pensiero del Santo (“quanto mai necessario”) nato dall’incontro con i lebbrosi che segna l’inizio del “percorso di revisione: Francesco sceglie di essere povero e dà inizio a un percorso radicale. Nella sua comunità i ricchi sono fratelli dei poveri, le classi non esistono più ed è un concetto rivoluzionario per il Medioevo, come fu rivoluzionario l’insegnamento e il pensiero economico di Francesco: bisogna realizzare un’economia partendo dal bene comune”. Nel luogo in cui Francesco fece riconciliare il vescovo e il podestà, mons. Accrocca ha anche lanciato un invito a “perdonare in senso economico, cioè rimettere il debito ai Paesi strozzati da gravissime crisi economico-finanziarie: non so come si possa fare, ma sarebbe un buon obiettivo da perseguire”. Il presule ha anche auspicato che “da Assisi parta un insegnamento sull’importanza di parole come pace e solidarietà”. Suor Petrini ha posto invece l’accento su quello che potrebbe sembrare il “contributo paradossale” di Francesco e del francescanesimo all’economia “mettendo al centro la povertà. Ma i francescani parlano anche del credito inteso come prestito e non come usura, per una finanza che sia un collegamento ‘buono’ politico e monetario, con una circolarità virtuosa e non speculativa. Il capitalismo ha bisogno di ethos, ossia che il benessere non sia solo del singolo privato ma anche del pubblico, in un servizio che sia vocazione di cura e solidarietà”. È seguito poi l’intervento di Cottarelli, che ha ricordato come in un mondo che viene da 80 anni di crescita e globalizzazione, “non ci sia più la paura della guerra e per questo si parla di corsa agli armamenti”. Ma anche la crescita e lo sviluppo non sono stati solo positivi: “Sicuramente alcuni paesi si sono aperti al resto del mondo e questo ha creato un cambiamento economico positivo: oltre un miliardo di persone viveva con meno di due dollari al giorno e ora sono usciti dalla povertà assoluta, ma per esempio negli Stati Uniti la riduzione della povertà generale ha creato anche un reddito più diseguale, con i ricchi sempre più ricchi. Ricchi che sono anche più difficili da tassare, si veda i tanti paesi che offrono incentivi – che spesso significa meno tasse – alle grandi aziende”.

Diocesi: Salerno, stasera a Baronissi la lezione conclusiva del ciclo di incontri “Ad ottanta anni dalla Costituzione”

Stasera, alle ore 18.30, a Baronissi, presso il Convento della Santissima Trinità, si terrà la lezione conclusiva di Gianfranco Macrì del primo ciclo di incontri dal titolo “Ad ottanta anni dalla Costituzione”, promossi dal “Laboratorio per l’Amore politico”.
L’iniziativa, che ha già visto gli interventi di Luca Castagna e Alfonso Conte (Unisa), rappresenta un significativo percorso di approfondimento culturale e sociale, nato dalla collaborazione tra realtà ecclesiali, associative, accademiche, istituzionali e del terzo settore.
Il “Laboratorio per l’Amore politico”, promosso dall’Ufficio pastorale sociale e del lavoro dell’arcidiocesi di Salerno-Campagna-Acerno, intende favorire una rinnovata sensibilità alla Dottrina sociale della Chiesa, mettendo in rete esperienze, competenze e buone prassi territoriali, per promuovere la cultura del dialogo, dell’amicizia sociale e del bene comune.
Come ci ricorda Papa Francesco nella Fratelli tutti,
“la vita politica autentica, che si fonda sul diritto e su un dialogo leale tra i soggetti, si rinnova con la convinzione che ogni donna, ogni uomo e ogni generazione racchiudono in sé una promessa”. E ancora:
“La buona politica cerca vie di costruzione di comunità nei diversi livelli della vita sociale”.
Anche l’arcivescovo di Salerno-Campagna-Acerno, mons. Andrea Bellandi, ha recentemente ricordato che
“la carità sociale e politica è il fondamento dell’impegno dei cristiani nel mondo”. “Siamo tutti invitati a partecipare e a condividere questo importante momento di formazione e riflessione, nella consapevolezza che l’Amore politico non riguarda solo gli ‘addetti ai lavori’, ma costituisce una vocazione alta e concreta al servizio della comunità e del bene comune”, spiega l’Ufficio pastorale sociale e del lavoro dell’arcidiocesi.

Caritas Europa: il vescovo inglese di Salford mons. John Arnold eletto Presidente. Subentrerà a mons. Landau nel maggio 2027

Il vescovo inglese di Salford, mons. John Arnold, è stato eletto Presidente di Caritas Europa e ricoprirà la carica per un mandato di quattro anni, a partire da maggio 2027, continuando a svolgere anche il suo ruolo di vescovo. E’ la Conferenza episcopale di Inghilterra e Galles ad annunciarlo. Le elezioni per le posizioni chiave dell’organizzazione si sono svolte durante la Conferenza Regionale, tenutasi a Zagabria, in Croazia, dal 4 al 7 maggio. Caritas Europa è una rete di 49 organizzazioni provenienti da 46 paesi e il Segretariato Regionale è il suo principale organo decisionale statutario. È uno dei sette organi regionali della confederazione Caritas Internationalis. “Mi sento privilegiato di poter assumere un ruolo nell’operato di Caritas a livello europeo”, ha detto mons. Arnold. “Sono da tempo consapevole dell’efficace collaborazione che esiste tra le agenzie Caritas in tutto il mondo e dell’impatto che Caritas ha su molte delle questioni urgenti che il nostro mondo si trova ad affrontare oggi. Strettamente legata ai valori del Vangelo e alla Dottrina Sociale della Chiesa, Caritas si impegna a contrastare la povertà e i conflitti che colpiscono la vita di così tante persone. Spero di poter contribuire a promuovere quest’opera”. Alistair Dutton, Segretario Generale di Caritas Internationalis, si è congratulato con il vescovo, ricordando il suo impegno da presidente di Cafod, per constatare la devastazione causata dal ciclone Haiyan e la risposta di Caritas Filippine. “È un grande piacere dargli il bentornato nella nostra famiglia nel suo nuovo ruolo. Non vedo l’ora di collaborare nuovamente con lui in occasione dell’Assemblea Generale di Caritas Internationalis il prossimo maggio”. Il vescovo Arnold succederà al presidente mons. Michael Landau quando assumerà l’incarico nel maggio 2027. Il prossimo mandato di governo della rete si estenderà dal 2027 al 2031.

Haiti: Unicef: negli ultimi giorni uccisi 7 bambini e feriti 176. Nell’area della capitale attivo solo l’11 per cento delle strutture sanitarie

Almeno sette bambini sono stati uccisi e altri 176 feriti nelle violenze che stanno sconvolgendo l’area metropolitana di Port-au-Prince da domenica scorsa, secondo i dati forniti dal Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia (Unicef), citati dall’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (Ocha), in un rapporto datato 13 maggio 2026. Secondo l’agenzia online AlterPress, che ha consultato il rapporto Onu, diverse famiglie rimangono bloccate nei quartieri colpiti, secondo quanto riferiscono organizzazioni umanitarie locali. Decine di persone sarebbero state uccise, sebbene non sia stato ancora confermato ufficialmente alcun bilancio complessivo delle vittime.
Nell’attuale contesto, solo l’11% delle strutture sanitarie con capacità di ricovero rimane pienamente operativo nell’area metropolitana di Port-au-Prince, compromettendo l’accesso alle cure vitali per le popolazioni esposte alle violenze, secondo l’Ocha.

Guatemala: vescovi, scenario ancora allarmante per la tenuta della democrazia, appello per sistema giudiziario “indipendente e trasparente”

Al termine della propria assemblea plenaria, la Conferenza episcopale del Guatemala (Ceg) ha diffuso un messaggio in cui ha invitato le nuove autorità del sistema giudiziario ed elettorale a esercitare le proprie funzioni “con indipendenza, trasparenza e senso di responsabilità”, a seguito delle recenti elezioni dei magistrati del Tribunale supremo elettorale e della Corte costituzionale, il cui iter ha confermato la difficile convivenza tra poteri, nel Paese e la fragilità del sistema istituzionale e democratico. La Chiesa ha esortato i funzionari recentemente eletti negli organismi giudiziari ed elettorali ad agire con onestà, “lontani da interessi settoriali o senza lasciarsi influenzare da gruppi di pressione”, con l’obiettivo di ristabilire la credibilità delle istituzioni pubbliche. I vescovi hanno sottolineato che il Paese ha bisogno di funzionari impegnati in un esercizio responsabile e consapevole delle loro cariche, basato sul pieno rispetto della “giustizia, del diritto e della dignità delle persone”. Allo stesso modo, hanno sottolineato che l’esercizio dell’autorità deve promuovere la stabilità democratica del Paese. Nel loro comunicato, la Ceg sottolinea che il Guatemala ha bisogno di “sforzi autentici per costruire un sistema giudiziario migliore”, senza manipolazioni politiche né uso improprio dei meccanismi giudiziari per punire gli avversari, azioni che hanno portato “all’esilio o all’incarcerazione di alcuni operatori della giustizia, giornalisti e leader delle popolazioni indigene”, uno scenario che considerano allarmante per la democrazia guatemalteca.

America Latina: Università cattoliche, “vogliamo essere al servizio di cultura della pace, in comunione con Papa Leone XIV”

L’Organizzazione delle Università cattoliche dell’America Latina e dei Caraibi (Oducal), in un messaggio pubblicato in occasione della Giornata internazionale dell’Educazione cattolica, ribadisce il proprio impegno a favore della costruzione di una cultura di pace, dialogo e fraternità nel continente. Intitolato “Università per la pace”, il comunicato, diffuso da Rio de Janeiro, sottolinea il ruolo delle università cattoliche come spazi di incontro di fronte alle attuali sfide della polarizzazione e della violenza. Nel suo messaggio, l’Oducal afferma che il continente e il mondo stanno attraversando “un momento difficile, segnato da “polarizzazioni, discorsi di odio e frammentazione del tessuto umano”. Di fronte a questo scenario, le università cattoliche ritengono che la loro identità e missione le chiamino a diventare “vere case comuni di pace”. Il testo sottolinea che educare alla pace implica formare persone capaci di promuovere “giustizia, memoria, riparazione e riconciliazione”. Le istituzioni universitarie esprimono il proprio impegno a mettere le proprie capacità accademiche e formative “al servizio della cultura della pace”, sia attraverso la ricerca sulle cause della violenza e dell’esclusione, sia mediante la formazione di persone impegnate nel dialogo e nell’uso etico delle tecnologie. Le università riunite nell’Oducal hanno inoltre manifestato la loro vicinanza e comunione con Papa Leone XIV, assicurando di voler lavorare insieme al Santo Padre per una pace “disarmata e disarmante, umile e perseverante”.

Lotta alla mafia: Arzuffi (La Tela), “se coinvolti, l’interesse nei ragazzi c’è”. Don Mapelli (Libera Masseria), “insieme si può, questo vince”

(Torino) Giovani generazioni protagoniste della lotta alla mafia costruendo una cultura di legalità. È quanto emerso in mattinata all’evento “Dire, fare e lottare contro la mafia oggi” nello stand dei media Cei-Uelci alla XXXVIII edizione del Salone internazionale del Libro di Torino.
Giovanni Arzuffi, presidente della cooperativa sociale La Tela di Rescaldina (Mi), ha spiegato com’è nato il volume “La mafia porta via vite innocenti” (Itl/In dialogo), frutto di un concorso tra gli studenti di 10 scuole del Legnanese ai quali è stato chiesto di raccontare la storia delle vittime di mafia. L’iniziativa è stata promossa da La Tela Osteria sociale del Buon essere, bene sequestrato alla mafia, uno spazio diventato ora punto di aggregazione sociale e culturale. Dai testi raccolti – oltre a disegni e fumetti – sono emersi “impegno, interesse, creatività dei ragazzi nel raccontare le storie”. “Abbiamo visto che se con le nuove generazioni riusciamo ad affrontare argomenti che li coinvolgono e se le scuole fanno un lavoro di educazione contro la mafia il terreno c’è, l’interesse nei ragazzi c’è”.

Anche don Massimo Mapelli, sacerdote della diocesi di Milano, fondatore dell’associazione “Una casa anche per te” e responsabile Caritas, ha illustrato i contenuti del volume “Insieme si può” (Itl/In dialogo) dedicato all’esperienza di Libera Masseria, bene confiscato alla ’ndrangheta a Cisliano e oggi trasformato in spazio di comunità, inclusione e solidarietà. “Lo sguardo verso la realtà ce l’ha donato il lavoro di accoglienza che facciamo”, ha spiegato il sacerdote, aggiungendo che “c’è 1 bene confiscato alla mafia ogni 1.000 abitanti” nella zona che segue per Caritas. Don Mapelli ha raccontato l’impegno profuso, il lavoro fatto, le persone e le realtà coinvolte: “In 11 anni sono passate 15mila persone a formarsi, a lavorare”, avendo come obiettivo quello di “passare l’educazione alla giustizia, che è diversa dalla legalità. Perché esistono cose legali ma ingiuste. Un esempio è il gioco d’azzardo”. “La giustizia esiste”, ha assicurato, parlando di un “messaggio troppo grande che va fatto assaporare come un sentimento”. “Il grande lavoro di educazione fatto ha contribuito a cambiare il territorio – ha spiegato –; resta certo contaminato dalla mafia ma oggi c’è una società civile che ha rialzato la testa, si è messa insieme”. “E questo vince!”, ha esclamato parlando di un “posto che è diventato bene comune; ciò utile al più fragile, all’ultimo”. Dopo essersi dedicati ai temi dell’immigrazione, della violenza contro le donne, del carcere, dall’estate la Libera Masseria avvierà un progetto sul gioco d’azzardo. “Non solo perché la famiglia che prima era proprietaria di questo bene aveva l’azzardo come business ma perché si rivolgono a noi molte vittime del gioco d’azzardo, che si sono impoverite cercando nella disperazione la fortuna”.

Lotta alla mafia: Dalla Chiesa, “c’è bisogno di costruire una cultura tra i bambini che sia funzionale alla realizzazione di una giustizia più avanzata”

(Torino) “Abbiamo il bisogno di costruire una cultura tra i bambini che sia funzionale alla realizzazione di una giustizia più avanzata. Per questo dobbiamo trovare delle modalità di incontro, di formazione”. È la convinzione espressa da Nando Dalla Chiesa, intervenendo in mattinata all’evento “Dire, fare e lottare contro la mafia oggi” nello stand dei media Cei-Uelci alla XXXVIII edizione del Salone internazionale del Libro di Torino.
“Gli strumenti sono molti di più di quello che si pensa”, ha spiegato il professore che ha voluto elogiare “la forza creativa che gli insegnanti trasferiscono agli studenti”. “I bambini – ha osservato – hanno una capacità di mettersi in sintonia con la giustizia che noi non immaginiamo”. “I principi ce li trasmettono anche loro”, ha proseguito prima di raccontare un piccolo episodio domestico: “Ero in bagno per lavarmi i denti quando ho sentito bussare alla porta mio nipote che mi ha rimproverato: ‘Nonno, stai sprecando troppa acqua’”. “A scuola qualcuno gli ha insegnato che l’acqua è un grande valore essendo un bene scarso. Alla sua età non avrei mai avuto il coraggio di dire ad una persona adulta che stava sbagliando”, ha commentato per poi sottolineare “la sensibilità delle nuove generazioni, dei bambini”. Con loro “dovremmo lavorare molto di più; nelle scuole elementari si ha modo di mettere le radici al sentimento di legalità che ti prepara ad accogliere le spiegazioni più complicate”. “Facciamo educazione alla legalità ed educhiamo anche al principio secondo cui ogni cittadino deve contribuire al benessere del Paese in ragione dei mezzi che ha, però nei fatti questo poi non avviene perché il sentimento che ti induce a praticare un principio giusto è quello di solidarietà senza il quale il principio giusto non si applica”. “È come se uno seminasse su un terreno arido o sulla roccia; dobbiamo invece mettere in condizione il predicatore di buoni principi a seminare su un terreno fertile”. E il terreno fertile è quello dei bambini: “Per questo sono grato a chi lavora su un terreno che sembra lontano dalla giustizia”. Un’ultima considerazione Dalla Chiesa l’ha rivolta al fatto che di “bambini ce ne sono pochi. E laddove ce ne sono molti li vanno a uccidere, a sterminare. Non se ne può più. Dobbiamo mettere i bambini al centro della nostra prospettiva”.

Salute orale e fragilità: Sioh, domani a Rimini un convegno sull’integrazione tra cura e inclusione sociale

Esiste un “paradosso” nel mondo scientifico: mentre i numeri della disabilità crescono globalmente, gli aspetti clinici legati alla salute orale di questi pazienti restano “spesso confinati in un’area di ‘invisibilità’”. Per colmare questo vulnus, la Sioh (Società Italiana di Odontostomatologia Speciale) promuove i convegni che si terranno presso l’Expo Dental Meeting di Rimini domani, sabato 16 maggio sul tema “Fragilità che uniscono: l’Odontoiatria speciale diventa luogo d’incontro” (alle 10) e “La correlazione tra Salute Orale e Salute Sistemica” alle 14 a Rimini. La Sioh propone una visione “cruciale: la bocca è una finestra sulla salute sistemica. Per i pazienti fragili, che spesso non riescono a comunicare i propri sintomi in modo convenzionale, l’odontoiatra diventa un presidio diagnostico fondamentale, capace di intercettare segnali precoci di malattie cardiache, diabete e altre patologie correlate”. “Dobbiamo trasformare l’odontoiatria speciale da settore di nicchia a pilastro della medicina integrata”, sottolineano gli organizzatori. “Parlare di ‘Odontoiatria dell’Invisibilità’ significa denunciare la scarsa attenzione clinica riservata a questa popolazione e proporre soluzioni concrete basate su prevenzione, formazione e tecnologie innovative”. L’obiettivo finale è l’adozione di un “Protocollo di Salute Orale Integrata”. La Sioh agisce come “voce per chi non ne ha, influenzando le politiche sanitarie affinché le strutture odontoiatriche siano dotate di attrezzature adeguate e il personale riceva una formazione specializzata per accogliere ogni unicità”. I lavori, moderati da Paolo Ottolina e Marco Magi, si apriranno con i saluti istituzionali seguiti da alcuni esperti su Protesi e Riabilitazione che approfondiranno la pianificazione e la gestione protesica nei pazienti con disabilità, portando in primo piano esperienze cliniche concrete. Nel pomeriggio la presentazione del Progetto Hibiscus, una ricerca innovativa sull’uso degli spazzolini sonici nei pazienti con limitata mobilità manuale. L’obiettivo dell’incontro è quello di dimostrare come l’impiego di tecnologie avanzate possa migliorare l’autonomia del paziente e supportare concretamente il ruolo fondamentale di famiglie e caregiver.

Amore: “Passi a due”. Fra Pasolini, “amare è rendere duraturo uno stato di destabilizzazione. Incontrarsi e crescere per volersi bene”

(Torino) Alla presentazione del volume “Passi a due”, nel contesto del Salone del libro di Torino, interviene, oltre agli autori Anna Ballatore e Luca Lazzari, fra Roberto Pasolini che li ha accompagnati lungo il cammino di fidanzamento, fino al matrimonio. “Avevamo il desiderio di scrivere un libro – spiegano gli autori – che raccogliesse la nostra esperienza e gli scambi epistolari del lungo periodo, due anni, in cui per ragioni di studio e di lavoro abbiamo abitato in città lontane. Ebbene il sogno si è avverato, e il libro è diventato la bomboniera delle nostre nozze”.
(Foto Calvarese/SIR)
Interviene fra Roberto Pasolini: “Il libro sorge dall’esigenza di ricomprendersi meglio. Nel racconto ci sono momenti in cui i passi si inceppano, le difficoltà emergono. L’amore, se resta una teoria, un’astrazione, non basta. Richiede di ricominciare sempre, di procedere l’uno verso l’altra e viceversa”. Quindi aggiunge: “Con l’amore arriva una destabilizzazione continua. Occorre farsi provocare dall’altro, bisogna perdere vecchi equilibri per trovarne di nuovi. Ecco, direi che l’amore richiede di rendere duraturo uno stato di destabilizzazione. È un crescere, un evolversi, per incontrarsi e volersi bene”.
Sullo sfondo del libro c’è Milano. Anna Ballatore: “La grande città è un’opportunità, è veloce e per questo ti dà l’impressione di restare sempre indietro, soprattutto per chi, come me, viene da un paesino delle montagne piemontesi. Eppure, senza Milano la nostra storia e queste pagine non sarebbero state scritte”. Luca Lazzari aggiunge: “Milano è come una grande rotonda, con centinaia di uscite. Rischi di continuare a girare in tondo, a vuoto, entusiasmandoti di tante cose ma senza mai decidere. La sfida, anche della vita, è quella di vivere il tempo che ti è dato, trovando il momento giusto e la volontà di scegliere. E di vivere”.
I due autori confessano infine il desiderio, costante di “rallentare, di trovare il tempo per noi. Superando possibili contraddizioni tra lavoro e carriera e la relazione d’amore”.

Ipertensione: Iss, in Italia livelli di pressione ancora elevati in una larga parte degli adulti

Nonostante si osservi un tendenziale miglioramento rispetto a 15 anni fa, una quota significativa della popolazione adulta italiana continua a presentare valori elevati di pressione arteriosa o è in trattamento per l’ipertensione. Si tratta di circa la metà degli uomini e circa due donne su cinque tra i 35 e i 74 anni, secondo i nuovi dati preliminari del “Progetto Cuore” dell’Istituto superiore di sanità diffusi in occasione della Giornata mondiale dell’ipertensione del 17 maggio. Dai dati preliminari 2023–2025, relativi a 17 Regioni distribuite nel Nord, Centro e Sud, emerge una media della pressione massima pari a 134 mmHg negli uomini e 126 mmHg nelle donne e quella minima 79 mmHg negli uomini e 75 mmHg nelle donne. La percentuale di adulti con pressione arteriosa elevata (uguale oppure superiore a140/90 mmHg) resta significativa: 37% degli uomini e 23% delle donne. “Una quota consistente della popolazione adulta – osserva Chiara Donfrancesco, ricercatrice del Dipartimento malattie cardiovascolari, endocrino-metaboliche e dell’invecchiamento dell’Istituto superiore di sanità e responsabile dell’indagine – convive con valori di pressione arteriosa elevati, spesso senza che ne sia consapevole. Per questo è fondamentale promuovere un monitoraggio periodico della pressione arteriosa e sensibilizzare la popolazione a seguire i suggerimenti sugli stili di vita e le prescrizioni farmacologiche del medico”. Dai dati emerge un ulteriore elemento critico: una parte rilevante delle persone ipertese non è trattato o se trattato risulta avere comunque pressione elevata. Tra coloro che hanno pressione elevata o sono in terapia una quota consistente non è consapevole di poter avere problemi di controllo della pressione (41% degli uomini e il 31% delle donne), una parte è consapevole ma non è in trattamento farmacologico (il 12% degli uomini e il 15% delle donne), un’altra parte è in trattamento ma presenta comunque livelli di pressione elevati (il 23% degli uomini e il 35% delle donne), e solo una quota minoritaria degli ipertesi risulta avere livelli pressori non elevati (il 24% degli uomini e il 19% delle donne). La Giornata mondiale dell’ipertensione ha l’obiettivo di sensibilizzare sull’ipertensione, promuovere la prevenzione e la diagnosi precoce ed incoraggiare azioni a livello individuale, comunitario e del sistema sanitario. L’ipertensione rimane la principale causa prevenibile di morte prematura in tutto il mondo. Si stima che 1,4 miliardi di persone nel mondo convivano con questa condizione. Nonostante la disponibilità di trattamenti efficaci e accessibili, molte persone non sono consapevoli della propria condizione e solo circa una persona su quattro con ipertensione ha la pressione adeguatamente controllata.

Diocesi: Ragusa, domani la Giornata per le comunicazioni sociali con un incontro dedicato alla stampa locale

La diocesi di Ragusa, attraverso l’Ufficio per le comunicazioni sociali, promuove la 60ª Giornata per le comunicazioni sociali, che si terrà sabato 16 maggio, dalle 10 alle 13, presso la Sala Fondo antico della Biblioteca diocesana “Mons. Francesco Pennisi” in via Roma 109, a Ragusa. Il tema scelto per l’edizione di quest’anno “La stampa locale per custodire l’identità del territorio” richiama il valore della comunicazione come strumento di coesione, memoria e responsabilità civile. “Abbiamo bisogno di custodire il dono della comunicazione – afferma Emanuele Occhipinti, direttore dell’Ufficio per le comunicazioni sociali – come la più profonda verità dell’uomo, alla quale orientare anche ogni innovazione tecnologica”. Interverranno Concetto Mannisi, presidente dell’Ordine dei giornalisti della Sicilia; Marilisa Della Monica, giornalista e delegata regionale della Fisc-Federazione italiana settimanali cattolici. Concluderà mons. Giuseppe La Placa, vescovo di Ragusa. L’evento è accreditato per la formazione professionale giornalistica. Al termine degli interventi il vescovo consegnerà gli attestati agli operatori diocesani della comunicazione che hanno partecipato al corso di formazione, come riconoscimento del loro servizio e del loro impegno; sarà distribuito anche un gadget ai partecipanti. Seguirà un aperitivo nel giardino del vescovado, occasione di incontro e dialogo tra operatori della comunicazione, giornalisti e comunità ecclesiale.

Sindone: oggi a Limana giornata di studi su “Specchio del Vangelo e provocazione all’intelligenza”

Si tiene oggi alle 18, nella Sala Azzurra del ristorante Piol di Limana (Belluno), la giornata di studi “Alla scoperta della Sacra Sindone tra scienza e miracolo”, organizzata dal Comune di Limana, dalla Pro Loco e dalla Parrocchia locale. Ad aprire i lavori sarà un videosaggio di 13 minuti realizzato dagli studenti del Dams dell’Università di Padova, con la supervisione del regista Antonello Belluco, che sta ultimando un nuovo film sulla Sindone coprodotto da Rai Cinema, in uscita nel prossimo autunno. Protagonisti del convegno saranno Giulio Fanti, ingegnere e docente di Misure meccaniche e termiche all’Università di Padova, da anni impegnato nello studio scientifico della Sindone, e mons. Dario E. Viganò, preside di Uninettuno, vicecancelliere della Pontificia Accademia delle scienze e della Pontificia Accademia delle scienze sociali e presidente della Fondazione Mac (Memorie audiovisive del cattolicesimo). “Il fascino della Sindone – afferma mons. Viganò – è il medesimo che san Giovanni Paolo II aveva riassunto in maniera esemplare: è ‘specchio del Vangelo e provocazione all’intelligenza’”. Il presule ricorda che gli studi del 1977 hanno escluso “nella maniera più totale che si trattasse di un manufatto realizzato con tecniche note” e che “quello che rimane un grosso mistero è come possa essersi formata questa impronta”. La giornata nasce anche in relazione alla presenza, nella chiesa parrocchiale di Limana, di un disegno in formato originale della Sindone donato dallo studioso privato Cesare Maria Glori.

Cibo: Banco alimentare, circa 25 tonnellate di alimenti donate dagli espositori di Tuttofood

Circa 25 tonnellate di alimenti sono state donate dagli espositori e destinate a più di 200.000 persone in difficoltà in Lombardia: è avvenuto in questi giorni, al termine di Tuttofood, nel contesto milanese della Fiera internazionale dell’alimentare e dell’indotto, che si è svolta a Milano dall’11 al 14 maggio. Sono oltre 600 le aziende che hanno generosamente scelto di aderire e di donare le proprie eccedenze alimentari, permettendo di destinare alimenti ancora in perfetto stato ad oltre 1.000 organizzazioni partner territoriali convenzionate (mense, centri di accoglienza, case-famiglia, etc.) con il Banco alimentare della Lombardia a beneficio di oltre 200.000 persone in difficoltà in regione. “In un contesto internazionale di eccellenza alimentare come Tuttofood, trasmettere il messaggio che il cibo è prima di tutto un valore è fondamentale perché è ciò che muove l’azione quotidiana di Banco alimentare – ha dichiarato Marco Piuri, presidente di Fondazione Banco alimentare – Il recupero delle eccedenze aumenta di anno in anno grazie anche ad una accresciuta sensibilità delle aziende espositrici presenti. A loro va il nostro ringraziamento per aver scelto di donare ed avere aderito a Tuttofood Food Saving, ai numerosi volontari che ne hanno reso concretamente possibile il recupero e a Number 1 per il suo prezioso supporto”. Nell’attività di recupero sono stati impegnati 123 volontari coordinati dal Banco Alimentare della Lombardia, di cui 18 dipendenti di Fondazione Banco alimentare, 18 dipendenti di Number 1 Logistic Group e i volontari di alcune organizzazioni partner territoriali beneficiarie degli alimenti raccolti. Banco alimentare dal 1989 risponde alla povertà alimentare in Italia attraverso il dono di cibo, in parte anche salvato dallo spreco.
 

Media Cei: Martinelli (Avvenire), “usare la parole giuste è un modo per rispettare le persone”

(Torino) “Quando il 23 marzo 1996 uscì il primo numero di ‘Popotus’ ci davano già per spacciati, nessuno credeva saremmo sopravvissuti più di un anno perché si pensava che i bambini non fossero interessati a un giornale per loro. Oggi avvertiamo tutta l’attualità di questo progetto perché i bambini sono immersi in un flusso di notizie che non sono in grado di decifrare”. Lo ha affermato Nicoletta Martinelli, vicecaporedattore di “Avvenire” e dell’inserto “Popotus”, intervenendo questa mattina all’evento “Popotus, notizie che fanno crescere – Trent’anni di giornalismo per l’infanzia” alla XXXVIII edizione del Salone internazionale del Libro di Torino.
La giornalista ha spiegato l’idea alla base del progetto: “Prendiamo i bambini sul serio, non usiamo infantilismi; scriviamo non storielle ma di fatti che gli stessi colleghi di ‘Avvenire’ traducono su ‘Popotus’ in un linguaggio semplice ma non banale per i nostri lettori”. Martinelli ha osservato che “il giornale di carta dà la possibilità di scegliere i tempi della lettura; non sei obbligato all’immediatezza, alla velocità che chiedono i nuovi media”. “Le parole – ha spiegato – sono sempre state le nostra passione, usare la parole giuste è un modo per rispettare le persone”, convinti che “l’evoluzione della lingua è l’evoluzione della democrazia”.
(Foto Calvarese/SIR)
A tal proposito, la linguista e italianista Valeria Della Valle, che collabora con “Popotus” dal 2006, ha rilevato che “l’utilizzo della lingua deve servire per aiutare – soprattutto dalla prima infanzia – ad usarla rispettosamente nei confronti degli altri, diventando così protagonisti di una cittadinanza attiva e inclusiva”. Dopo aver elogiato “Popotus” perché i testi non sono scritti in “bambinese”, Della Valle ha rivelato che “attraverso la scrittura su ‘Popotus’ ho imparato tantissimo. Si utilizza una lingua chiara, limpida, che può essere capita dai bambini ma va benissimo per gli adulti”. Inoltre, ha proseguito, “ho imparato ad identificarmi in chi legge ciò che scrivo”. “Un esercizio che è tornato utile nella redazione di un dizionario rivolto ai ragazzi dai 9 anni 16 anni”. La linguista ha evidenziato l’importanza di utilizzare una “lingua rispettosa da tutti i punti di vista, nei confronti della diversità, del genere”. “Non è facile” ma bisogna “raccontare anche problemi complessi usando le parole in modo corretto dal punto di vista grammaticale”.
(Foto Calvarese/SIR)
Dal 2022 “Popotus” viene stampato in “alta leggibilità” grazie al font “Leggimi”. Della Passarelli, direttrice editoriale della Sinnos Editrice, dopo aver spiegato le origini e le finalità ha ammonito: “Dobbiamo fare di più per ‘Popotus’, serve una campagna anche degli editori perché arrivi sempre di più nelle scuole e nelle famiglie. È necessario davvero, perché il momento è complesso”. “Siamo orgogliosi e grati della collaborazione con ‘Avvenire’”, ha continuato, sottolineando l’importanza di “crescere bambini e bambine capaci di prendersi tempo attraverso la lettura; è il regalo più grande che possiamo fare loro”. “Dobbiamo ostinarci – ha concluso – a seminare come fa ‘Popotus’ sapienza e conoscenza per discernere e anche per essere un po’ più felici e sorridenti”.

Media Cei: Girardo (Avvenire), “oggi un giornale è uno strumento cognitivo. ‘Popotus’ è un argine al dilagare dello scroll”

(Torino )“‘Popotus’ è un valore aggiunto per ‘Avvenire’. Siamo immersi nel mondo dello scroll, tutto intorno a noi scorre e va veloce. ‘Popotus’ è una diga, un argine a questo: è un invito a fermarsi, sfogliare, sostare, dare valore al tempo presente. Un’indicazione anche per ‘Avvenire’, considerando che oggi un giornale è un strumento cognitivo, perché consente di riorganizzare in maniera attiva il flusso di pensiero”. Lo ha affermato Marco Girardo, direttore di ‘Avvenire’ e dell’inserto per bambini ‘Popotus’, intervenendo questa mattina all’evento “Popotus, notizie che fanno crescere – Trent’anni di giornalismo per l’infanzia” alla XXXVIII edizione del Salone internazionale del Libro di Torino.
Il direttore ha ricordato che quando nacque, “Popotus” fu cocepito anche come “un investimento sul futuro”. E ha sottolineato che “oggi ci sono lettori di quotidiani che hanno imparato a leggerli formandosi con ‘Popotus’”. Girardo ha sottolineato come in questi decenni ci sia “un’educazione all’informazione che parte da ‘Popotus’” che si attua “coinvolgendo l’intero corpo nella lettura”. Per questo “‘Popotus’ è un esempio anche per ‘Avvenire’” perché “propone ai lettori di fermarsi, usare la testa, pensare”. Il direttore si è detto poi convinto che “scrivere per bambini dev’essere un esercizio obbligatorio per chi fa il nostro mestiere. Perché serve semplicità e non semplificazione, che vuol dire chiarezza”.
(Foto Calvarese/SIR)
Alessandro Zaccuri, giornalista e scrittore che collabora con “Popotus” fin dalla nascita, ha parlato della “lettura non come una cosa virtuosa ma un diritto che dà cittadinanza”. Per questo l’inserto è stato concepito pensando alla “lettura dei ragazzi dando loro qualcosa che fosse riconoscibile come un diritto e non imposto come un dovere”. “Un diritto – ha osservato – che era più facile da mostrare 30 anni fa, perché la lettura del quotidiano aveva ancora un ‘prestigio’”. Oggi, invece, “il digitale ha privatizzato la lettura e non c’è più il rapporto con l’oggetto”. Lo scrittore ha anche evidenziato che per “rispettare i bambini”, “Popotus” è stato concepito per voler “dare loro un oggetto che fosse loro e che avesse del contenuto”. E che è scritto “facendo lo sforzo di usare la parole giusta che dice quello che deve dire, senza ambiguità”.

Ascensione: mons. Spinillo (Aversa), “Gesù manda i discepoli a immergere l’umanità intera nella grazia della vita nuova”

“Gesù sale al cielo al compimento della sua missione e ne annuncia un’altra ai suoi discepoli: con il dono dello Spirito, li manda a immergere l’umanità intera nella grazia della vita nuova”. Lo dice mons. Angelo Spinillo, vescovo di Aversa, commentando il Vangelo di domenica 17 maggio.
“È salito al cielo siede alla destra del Padre”. Così recitiamo nel Credo, quando annunziamo l’Ascensione al cielo di Gesù che, 40 giorni dopo la Pasqua, conclude la sua presenza sulla Terra. “È il compimento pieno della sua missione”, sottolinea il presule.
“Ma – avverte mons. Spinillo – Gesù affida un’altra missione ai suoi discepoli: andare nel mondo, predicare il Vangelo, immergere l’umanità nella grazia che il Signore è venuto a donarci”. Gesù, dunque, annunzia in maniera definitiva il regno di Dio nel cuore dell’umanità, e il dono dello Spirito Santo che “trasforma pienamente i discepoli, rendendoli capaci di condividere la grazia di Dio col mondo intero. Ecco allora che Egli sale al cielo e lascia a noi questa missione intensa, gioiosa: la missione di chi ha incontrato la vita nuova e la condivide con tutta quanta l’umanità”.
Così, conclude il vescovo di Aversa, l’Apostolo Paolo nella seconda lettura ci invita a contemplare la presenza del Cristo che siede alla destra del Padre: “A Lui sono sottoposte tutte le forze, le potenze, le dominazioni: nella sua carità soltanto noi confideremo, perché è questo che salva davvero l’umanità”.

Cinema: Lecco Film Fest, alla settima edizione ospite internazionale il regista Stéphane Brizé

La settima edizione del Lecco Film Fest, in programma dal 2 al 7 luglio, si prepara ad accogliere un ospite internazionale di rilievo nel panorama cinematografico contemporaneo: Stéphane Brizé, autore tra i più intensi e rigorosi del cinema europeo.
Regista capace di coniugare profondità umana e sguardo sociale, il francese Brizé ha costruito nel tempo una filmografia potente e coerente, attraversata da una costante attenzione alle fragilità dell’esistenza e alle tensioni del mondo del lavoro. Le sue opere, presentate nei principali festival internazionali e più volte premiate, si distinguono per uno stile essenziale, quasi invisibile, che lascia emergere con forza la verità dei personaggi e delle loro storie.
La sua presenza al festival, promosso da Confindustria Lecco e Sondrio e organizzato dalla Fondazione Ente dello Spettacolo, rappresenta un momento di grande valore artistico e culturale, che sarà ulteriormente arricchito da una omaggio di quattro titoli a lui dedicato. Per tutta la durata del festival, il pubblico avrà infatti la possibilità di immergersi nel suo cinema attraverso un percorso quotidiano che ne restituisce la cifra autoriale e la profondità tematica.
“La presenza di Stéphane Brizé al Lecco Film Fest – dichiara mons. Davide Milani, presidente della Fondazione Ente dello Spettacolo e direttore artistico del festival – offre l’occasione di confrontarsi con un autore che, nel panorama del cinema europeo contemporaneo, ha sviluppato un percorso coerente e riconoscibile, fondato su un’attenzione costante alla realtà sociale e alla condizione umana. La sua filmografia si distingue per la capacità di coniugare rigore formale e profondità etica, mantenendo uno sguardo essenziale. L’omaggio a lui dedicato consente di ripercorrere alcune tappe significative del suo itinerario autoriale, evidenziando la continuità di una ricerca che attraversa generi e registri diversi, ma resta saldamente ancorata a una precisa idea di cinema come strumento di osservazione e interpretazione del reale. Accogliere un autore come Brizé conferma inoltre il percorso di crescita internazionale che il Lecco Film Fest sta consolidando edizione dopo edizione, rafforzando la capacità del festival di aprirsi sempre più al dialogo con alcune delle esperienze più autorevoli del cinema contemporaneo internazionale”.
Per Marco Campanari, presidente di Confindustria Lecco e Sondrio, “Lecco Film Fest è patrimonio prezioso per l’intero territorio: genera visibilità, intercetta un pubblico variegato, attento e consapevole, e contribuisce a costruire l’identità culturale della Città. Prima di tutto, infatti, è stato pensato per la nostra comunità, per chi vive e abita questo territorio, per i giovani. È questo il senso di un impegno che non si esaurisce in una singola edizione, ma si rinnova e si rafforza ogni anno”.
In programma, alcuni dei lavori più emblematici di Brizé: “Je ne suis pas là pour être aimé”, “Una vita”, “Le occasioni dell’amore” e “La legge del mercato”.

Fine vita: mons. Pegoraro, “la deriva porta a una medicalizzazione dell’esistenza”

“Un rischio reale e documentato, dai dati provenienti da Belgio e Paesi Bassi, è quello del cosiddetto ‘pendio scivoloso’, ovvero una progressiva estensione dell’applicazione eutanasica che arriva a includere minori, malati psichiatrici e persone con sofferenze esistenziali, arrivando persino a ipotizzare l’eutanasia non volontaria per chi non è in grado di esprimersi. Il controllo sulle procedure appare spesso problematico e insufficiente, specialmente in Belgio, dove un unico comitato nazionale esamina a posteriori migliaia di casi in modo burocratico, con il rischio concreto di abusi o di procedure eseguite senza un reale consenso del paziente”. Lo ha detto mons. Renzo Pegoraro, arcivescovo titolare di Gabi e presidente della Pontificia Accademia per la vita, parlando delle normative europee su suicidio medicalmente assistito ed eutanasia durante l’incontro organizzato oggi a Roma dalla Lumsa. L’evento ha approfondito il volume di John Keown, “Euthanasia, Ethics and Public Policy. An argument against Legalisation”. “La deriva – continua il presule – porta a una medicalizzazione dell’esistenza, in cui la medicina tenta di fornire risposte tecniche a problemi di natura esistenziale, come nel caso del concetto di ‘vita conclusa’ per le persone molto anziane, trasformando una scelta estrema in una pratica burocratizzata. Il legislatore dovrebbe quindi – conclude – evitare di creare norme basandosi esclusivamente sui casi pietosi ed emotivi”.

Associazioni: Ainc, al via stamattina ad Assisi il IX congresso nazionale sul ruolo del notaio come pilastro nella costruzione di modelli di convivenza solidali

Prende il via oggi, venerdì 15 maggio, presso l’Istituto Serafico di Assisi, il IX congresso nazionale dell’Associazione italiana notai cattolici (Ainc). Al centro del dibattito, il ruolo del notaio come pilastro sociale e tecnico nella costruzione di modelli di convivenza solidali. Il congresso esplorerà strumenti giuridici innovativi per rispondere alle sfide della solitudine e della vulnerabilità, promuovendo un dialogo tra diritto, etica e solidarietà intergenerazionale. Come sarà sottolineato dal vice presidente e fondatore dell’Ainc Roberto Dante Cogliandro – nel corso della sessione pomeridiana moderata da Angela Caputo in un confronto anche con esponenti del governo, dell’Autorità garante per i diritti delle persone con disabilità e del Senato, per discutere dell’impegno del notariato nei progetti di welfare nazionale – si approfondirà in particolare il ruolo sociale che deve acquisire sempre più il notariato. I lavori della due giorni, moderati nella sessione mattutina di oggi da Andrea Dello Russo, presidente dell’Ainc, si apriranno con i saluti del sindaco di Assisi, Valter Stoppini, del presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti, del presidente del Serafico di Assisi, Francesca Di Maolo e del presidente del Consiglio notarile di Perugia, Grazia Cherubini. previsti, in tarda mattinata, anche i saluti del vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino e di Foligno, mons. Felice Accrocca.
Tra i momenti di rilievo gli interventi di mons. Cristiano Antonietti e di mons. Vincenzo Paglia che approfondiranno il legame tra lo spirito francescano e l’impegno sociale contemporaneo. Numerosi i temi in discussione con il confronto tra Giuseppe Trapani e Francesco Petrera sul co-housing intergenerazionale, analizzando profili giuridici e modelli attuativi per la tutela delle parti; la tutela della persona con Stefania Stefanelli (Università di Perugia) che illustrerà l’evoluzione dell’amministrazione di sostegno. L’evento gode del patrocinio del Consiglio  nazionale del Notariato, della Cassa nazionale del Notariato e della Fondazione italiana del Notariato. Il Congresso non è solo un momento di aggiornamento professionale ma anche un percorso culturale e spirituale. Sabato 16 maggio si terrà una riflessione guidata da mons. Domenico Sorrentino, vescovo emerito di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino e di Foligno, seguita da un cammino verso la chiesa di San Damiano.

Leone XIV: a Tawadros II, “impegnarsi per la piena unità, in un mondo afflitto da tanti conflitti”

“In un’epoca in cui il nostro mondo è afflitto da tanti conflitti, soprattutto in Medio Oriente, i cristiani devono, più che mai, impegnarsi per la piena unità, affinché possiamo testimoniare insieme il Principe della Pace”. Lo scrive il Papa, nella lettera, in inglese, inviata a Tawadros II, Papa di Alessandria e Patriarca della Sede di San Marco, in occasione della Giornata dell’amicizia copto-cattolica. “Così facendo, possiamo confidare nella potente intercessione e nell’esempio degli innumerevoli martiri che hanno sofferto per il nome di Cristo”, scrive Leone XIV, ricordando che “per noi cristiani, l’amicizia non è un vago sentimento, ma è al cuore della nostra vita e della nostra fede”. “È attingendo all’amicizia di Cristo con noi che potremo rafforzare l’amicizia tra noi e tra le nostre Chiese, continuando a testimoniare insieme la filantropia divina per tutta l’umanità”, afferma il Papa: “Questo pellegrinaggio di amicizia ha permesso alle nostre Chiese, separate da secoli di incomprensioni, di impegnarsi in un dialogo teologico estremamente fecondo, avviato oltre cinquant’anni fa da San Paolo VI e da Sua Santità Papa Shenouda III”.

Diocesi: Pozzuoli, stasera al cimitero di Fuorigrotta la veglia “Funamboli” dedicata alle famiglie che hanno sofferto la perdita di un figlio

Oggi, venerdì 15 maggio, alle ore 20.30, all’interno del cimitero di Fuorigrotta (c0omune di Napoli, ma diocesi di Pozzuoli), si terrà la veglia “Funamboli”. “Dopo essere stata proposta in molte parrocchie italiane, la veglia si svolgerà per la prima volta in un luogo così intenso e significativo come un cimitero”, si legge su “Segni dei tempi”, giornale di attualità sociale, culturale e religiosa della diocesi di Pozzuoli.
L’incontro, guidato da don Francesco Fiorillo della Fraternità Monastero di San Magno a Fondi, in provincia di Latina, sarà un momento di preghiera, ascolto e speranza, dedicato in particolare alle famiglie che hanno vissuto il dolore della perdita di un figlio. Attraverso le parole del suo libro, don Francesco accompagnerà i presenti in una riflessione sul lutto, invitando a non cedere alla disperazione, ma a trasformare il dolore in amore e cammino. La meditazione sarà accompagnata con sobrietà da voce e musica, per favorire il raccoglimento e la riflessione personale. La serata sarà arricchita da un accompagnamento artistico: Sandro Sposito alla chitarra e Antonietta Caporiccio alla voce.
Il titolo “Funamboli – genitori che camminano sul filo dell’oltre” richiama l’uomo in equilibrio tra terra e cielo, gioia e dolore, fede e dubbio: un cammino fragile ma possibile.

Leone XIV: colloquio telefonico con il patriarca Tawadros II

Questa mattina, il Papa ha avuto una conversazione telefonica con Sua Santità Tawadros II, Papa d’Alessandria e Patriarca della Sede di San Marco. “Il colloquio – informa la Sala stampa della Santa Sede – si è svolto in un clima cordiale e fraterno, con il desiderio di ridare impulso alla celebrazione della Giornata per l’amicizia tra copti e cattolici, cercando di superare ogni eventuale ostacolo al dialogo della fede e della carità. Si è espressa la consapevolezza della comune responsabilità per l’annuncio del Vangelo e la promozione della pace e della riconciliazione, specialmente nel tanto provato Medio Oriente”.

Diocesi: Asti, domani convegno “Dilexi te: il primato dell’amore per i più poveri nella Chiesa che cura e che serve”

Sarà dedicato al tema “Dilexi te: il primato dell’amore per i più poveri nella Chiesa che cura e che serve” il convegno che si terrà nella mattinata di domani, sabato 16 maggio, ad Asti per iniziativa di Caritas diocesana, Ufficio della Pastorale della Salute, Associazione cattolica Operatori sanitari e Associazione medici cattolici italiani. L’evento rappresenta il traguardo di un originale percorso di lettura condivisa online, iniziato lo scorso novembre in occasione della Giornata mondiale dei poveri.
Dalle 9, nell’ex refettorio del Seminario vescovile di Asti, dopo il saluto del vescovo Marco Prastaro, è prevista l’introduzione di Tiziana Stobbione, referente della Pastorale della salute. Il cuore della mattinata prevede due interventi: Alessandro Mastinu, diacono, con una relazione dal titolo “Passi di carità nella terra di Asti: ministri e volontari nel segno dell’accoglienza e della speranza”, approfondirà il legame tra fede vissuta e prossimità; la relazione principale, affidata a Maria Dolores Sánchez Galera e presentata da Beppe Amico, direttore della Caritas diocesana, avrà come tema “La cura dei poveri: la vera ricchezza della Chiesa”. L’incontro – viene spiegato in un comunicato della diocesi di Asti – non sarà solo un momento di ascolto, ma prevederà anche uno spazio di discussione in plenaria alle 11.20, per permettere ai partecipanti di dialogare con i relatori e condividere le esperienze maturate sul campo.
“In un’epoca segnata dalla frammentazione, la diocesi di Asti sceglie di rimettere al centro la “grammatica del cuore”, per rispondere con concretezza e tenerezza alle fragilità del territorio”, spiegano gli organizzatori.

Giornata della famiglia: Fish, “le famiglie con disabilità chiedono che lo Stato non le lasci sole”

“Celebrare la famiglia oggi significa guardare in faccia la realtà di chi assiste un figlio, un coniuge o un genitore con disabilità. Queste famiglie chiedono che lo Stato non le lasci sole a gestire sfide economiche, psicologiche e sociali che dovrebbero essere collettive”. Lo afferma Vincenzo Falabella, presidente della Fish (Federazione italiana per i diritti delle persone con disabilità e famiglie), in occasione della Giornata internazionale della famiglia. L’associazione riporta al centro del dibattito le migliaia di famiglie italiane che vivono quotidianamente la disabilità: per le persone con disabilità, la famiglia rappresenta spesso l’unico e insostituibile pilastro del welfare, un ruolo che viene però troppo frequentemente svolto in solitudine, senza supporti adeguati. Un’attenzione particolare viene rivolta ai caregiver familiari, figure quasi sempre invisibili ma essenziali per la tenuta del sistema sociale. La Fish continua a monitorare l’iter del Ddl caregiver, in particolare per quanto riguarda il riconoscimento giuridico, l’accesso a tutele previdenziali e il diritto al riposo. “La Giornata internazionale della famiglia deve essere un memento dell’importanza per passare dalle celebrazioni a impegni normativi concreti”, conclude Falabella.

Diocesi: Nocera Inferiore-Sarno, il Premio Euanghelion 2026 al giornalista Andrea Rustichelli

Ad Andrea Rustichelli il Premio Euanghelion 2026. Il riconoscimento ai testimoni della Buona Notizia compie 18 anni. Il 22 maggio, presso la curia vescovile di Nocera Inferiore, la consegna dell’angelo al giornalista del Tg3 autore dei libri: “Senza biglietto. Viaggio nella carrozza 048” e “Superluna. Nella cucina di un telegiornale”. La serata si inserisce nel programma del Maggio della Cultura. Il cronista accompagnerà alla maturità il premio istituito nel 2006 dalla diocesi di Nocera Inferiore-Sarno e organizzato dall’Ufficio diocesano per le comunicazioni sociali e dal mensile Insieme. L’iniziativa è patrocinata dall’Assostampa Campania Valle del Sarno e dalla Pro Loco Nocera di Tutti. L’angelo della Buona Notizia, che è stato realizzato per l’occasione dagli studenti del Liceo artistico “A. Galizia” di Nocera Inferiore, sarà assegnato al volto del Tg3 esperto di temi esteri e vaticani. Il 22 maggio, alle 18, presso la curia vescovile di Nocera Inferiore, dopo i saluti del vescovo Giuseppe Giudice, ci sarà un momento di dialogo sul tema “La Buona Notizia vale un’edizione speciale?”. Moderati dal direttore di Insieme, Salvatore D’Angelo, la comunicatrice Annamaria Barbato Ricci e il docente Antonio Ferrentino, responsabile diocesano dell’Irc, si confronteranno con il premiato alla luce della sua esperienza giornalistica e di scrittore.
Sempre il 22 maggio, in mattinata ci sarà un’anteprima del Premio Euanghelion. Alle 11, Andrea Rustichelli sarà al Liceo scientifico “Nicola Sensale” di Nocera Inferiore per rispondere alle domande e confrontarsi con gli studenti che hanno partecipato al laboratorio di comunicazione istituzionale tenuto dalla redazione di Insieme durante l’anno scolastico 2025/2026. Il giornalista del Tg3 sarà accolto dal dirigente scolastico Rosario Pesce, dalla docente referente del laboratorio di comunicazione istituzionale, Concetta Citarella, e dal direttore dell’Archivio e della Biblioteca diocesana, Giuseppe Palmisciano.

Diocesi: L’Aquila, da sabato i festeggiamenti per il compatrono San Bernardino da Siena

Iniziano i solenni festeggiamenti in onore di san Bernardino da Siena a L’Aquila. La diocesi, la famiglia francescana dei Frati Minori e la società civile sono coinvolte nella programmazione degli eventi. Apertura il prossimo sabato 16 maggio con una conferenza su “La comunicazione da Bernardino ai social. Umano, IA, socialità”. Al Palazzo Spaventa, a partire dalle ore 10.00, interverranno Andrea Bizzozero e Carlotta Ciarrapica, entrambi docenti della Pontificia Università Antonianum. La storia, le tradizioni, l’eredità spirituale legate al Santo senese si intrecceranno – dunque – con le attuali e urgenti sfide di oggi. Particolarmente, la mattinata vedrà ruotare gli approfondimenti intorno ai temi della comunicazione e della Intelligenza Artificiale. La sera di sabato 16 maggio, alle ore 21.00, nella Basilica di san Bernardino, con il Patrocinio del Comune dell’Aquila, ci sarà l’Omaggio a San Bernardino. Spettacolo musicale con i Divivaluce. Grazie al sostegno del Banco Marchigiano, la musica e il canto arricchiranno le riflessioni intorno ai due Santi. Sappiamo che Bernardino fu un discepolo del carisma di san Francesco; primieramente nella diffusione del Vangelo per mezzo della predicazione itinerante, e nella difesa dei più poveri e sfruttati attraverso la costituzione dei monti di frumento e di pietà.

Dialogo: card. Vesco, “la Chiesa sia una comunità di fratelli”

“‘Non desidero essere chiamato padre: il mio titolo più bello è quello di fratello’”. Al Salone Internazionale del Libro di Torino 2026 il card. Jean-Paul Vesco ha riflettuto sul significato della fraternità nella Chiesa e nella società contemporanea durante l’incontro “La fraternità è gente coraggiosa”, nato attorno al volume “L’audacia della fraternità” della Libreria Editrice Vaticana. Con lui Tomaso Montanari, che ha collegato il tema della fraternità alla custodia del creato, alla giustizia sociale e al dialogo tra culture. Per Vesco, la Chiesa è chiamata a vivere relazioni meno segnate dal modello patriarcale e più fondate sulla reciprocità. “Ho bisogno anch’io che qualcuno si prenda cura di me”, ha spiegato, sottolineando come l’autorità cristiana non nasca dal potere ma dalla relazione. L’arcivescovo di Algeri ha indicato nella sinodalità “una Chiesa sempre più di fratelli e sorelle”, capace di testimoniare il Vangelo anche attraverso la fragilità e l’ascolto reciproco. “Quando si è con i cristiani, ci si dovrebbe sentire davvero fratelli e sorelle”, ha osservato. Nel confronto è emerso anche il valore del dialogo interreligioso, vissuto quotidianamente dalla Chiesa in Algeria. Vesco ha ricordato il Documento sulla fratellanza umana firmato ad Abu Dhabi da Papa Francesco e dal grande imam di al-Azhar come segno concreto della possibilità di “fare del bene insieme” tra cristiani e musulmani. “Mettere in dubbio che i musulmani possano vivere pienamente la democrazia significa fare il gioco degli estremismi”, ha ammonito. Montanari ha invece richiamato il legame tra “Fratelli tutti” e “Laudato si’”, spiegando come la fraternità sia prima di tutto custodia: “Non dominio ma cura”. Citando Santa Caterina da Siena e l’articolo 9 della Costituzione italiana, ha evidenziato come il compito della politica e della società sia trasmettere il mondo alle generazioni future, custodendo insieme persone, memoria e ambiente.
(Foto Calvarese/SIR)

Fraternità: card. Vesco, “potrei essere io a Gaza”

“‘Io avrei potuto essere al loro posto e loro al mio. Questa è la fraternità’”. Al Salone Internazionale del Libro di Torino 2026 il card. Jean-Paul Vesco, ha affidato a questa immagine il cuore del suo intervento durante l’incontro “La fraternità è gente coraggiosa”, organizzato in occasione della presentazione del libro “L’audacia della fraternità”, pubblicato dalla Libreria Editrice Vaticana. Dialogando con Tomaso Montanari, l’arcivescovo di Algeri ha raccontato l’esperienza della Chiesa algerina accanto ai migranti e il cambiamento interiore maturato incontrando “volti e storie” invece di numeri. Vesco ha ricordato in particolare Josiane, migrante camerunese laureata in giurisprudenza, costretta a lasciare il proprio Paese e passata attraverso violenze e sofferenze. “Io avevo studiato diritto e avevo potuto diventare avvocato. Lei aveva fatto gli stessi studi, ma erano diventati la strada della migrazione”, ha raccontato il cardinale. Da quella consapevolezza è nata la convinzione che “una sola persona basta” per cambiare lo sguardo sul fenomeno migratorio. “Potrei essere io a Gaza. Potrei essere io dall’altra parte”, ha aggiunto, denunciando una cultura che rischia di ridurre le persone a statistiche o emergenze. Anche Montanari ha insistito sul tema della prossimità e della responsabilità reciproca, richiamando il Mediterraneo come luogo simbolico del nostro tempo: “Nel mare in cui facciamo il bagno d’estate affogano migliaia di persone”. Per il rettore dell’Università per Stranieri di Siena, il vero nodo è superare la contrapposizione tra “noi e loro”: “Il prossimo è l’altro in quanto diverso”. Da qui l’invito a riconoscere nei migranti non un problema da gestire ma “una grande occasione per diventare più umani”.
(Foto Calvarese/SIR)

Papa a Lampedusa: mons. Perego (Cemi), “due Papi figli dell’emigrazione parlano all’Europa”

Il 4 Luglio Papa Leone XIV sarà a Lampedusa, 13 anni dopo la visita del predecessore Papa Francesco, che aveva programmato il suo primo viaggio proprio nell’isola delle Pelagie. È “una visita nell’isola di due Papi figli dell’emigrazione: Papa Leone con i nonni che raggiungono gli Stati Uniti dalla Sicilia e dalla Normandia e Papa Francesco con i nonni che arrivano in Argentina dal Piemonte”, ricorda oggi mons. Gian Carlo Perego,. Presidente della Commissione Cei per le Migrazioni alla redazione multimediale “Agorà Spazio Migrante(S)” formata, su iniziativa dell’Ufficio Migrantes della diocesi di Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela, da un gruppo di giovani cronisti italiani e con background migratorio. Nell’omelia durante la S. Messa, con altare la prua di un barcone, Papa Francesco aveva invitato “le nostre città, in Italia, in Europa a non chiudere la porta, alzare nuovi muri, essere indifferenti, ma imparare dai lampedusani la solidarietà e l’ospitalità semplice e familiare, dice ancora il presule secondo il quale “nessuno può fingere anche oggi, mentre continuano i viaggi della speranza e, con essi, i morti nel Mediterraneo, di non ascoltare la domanda di Dio a Caino: ‘Dov’è tuo fratello?’. Le comunità cristiane sono chiamate continuamente a custodire e ripetere, nella Liturgia, nella catechesi e nei gesti di ospitalità che i migranti sono nostri fratelli, partecipano all’ ‘unica famiglia umana’”. Mons. Perego ricorda anche l’esortazione di Papa Leone XIV dove, dopo aver ricordato che “la sfida posta dalle migrazioni si può riassumere in quattro verbi: accogliere, tutelare, promuovere e integrare” riprende le parole di Papa Francesco del 2013 sull’ impegno “di vedere noi per primi e di aiutare gli altri a vedere nel migrante e nel rifugiato non solo un problema da affrontare, ma un fratello e una sorella da accogliere, rispettare e amare, un’occasione che la Provvidenza ci offre per contribuire alla costruzione di una società più giusta, una democrazia più compiuta, un paese più solidale, un mondo più fraterno e una comunità cristiana più aperta, secondo il Vangelo”. Nel migrante – sottolinea il presidente della Commissione Cei per le Migrazioni – entrambi i Papi, ci consegnano il volto di ‘Cristo stesso che bussa alle porte della comunità’”. Il viaggio di Papa Leone a Lampedusa riporta “al centro la necessità di ripartire dagli ultimi, dalla povera gente per rileggere non solo i confini dell’Europa, dell’Italia, ma anche il valore di una civiltà europea fondata sulla tutela della dignità di ogni persona. In questo senso, il ritornare ‘al largo del mare Mediterraneo’ a Lampedusa di Papa Leone assume da una parte un chiaro valore politico e, dall’altra, indica nelle migrazioni di oggi un luogo in cui riconoscere la presenza di Dio nel fratello, un ‘sacramento’”.

Diocesi: Savona, incontro il 20 maggio su “Cercando la libertà… dal pregiudizio”

Prosegue il ciclo di incontri “Cercando la libertà”, promossi dalla diocesi di Savona-Noli nell’ambito del progetto “AB” della Conferenza episcopale italiana. Il prossimo appuntamento sarà mercoledì 20 maggio alle ore 17 nell’Oratorio del Cristo Risorto con Giuseppe Testa, il quale parlerà del tema “Cercando la libertà… dal pregiudizio”, in particolare dell’Inquisizione e della “caccia alle streghe”. “Il pregiudizio è la molla che muove le accuse e le indagini quando il popolo vive momenti di difficoltà, che possono essere carestie o fame, ed emargina il diverso, cioè coloro che vivono da soli, spesso se donne, anziane e non di bell’aspetto – spiega Testa – La voce di popolo è quella che dà il via alle denunce e per gran parte alle indagini contro la stregoneria”. “Cercando la libertà” ha lo scopo di approfondire il bisogno di libertà dell’essere umano dalle costrizioni fisiche e della necessità di essere liberi per realizzare sé stessi. Si traccerà l’evoluzione del concetto di libertà, che dal corpo passa al pensiero e arriva all’anima. Durante gli incontri ci saranno letture di documenti tratti dall’ Archivio Storico e Biblioteca della diocesi.

Leone XIV: all’Osce, “prevenire e contrastare la crimimalità organizzata”, omaggio “a tutti gli agenti e i magistrati che hanno sacrificato la propria vita”

“Prevenire e contrastare la criminalità organizzata è essenziale per costruire società sicure, giuste e stabili”. Ne è convinto il Papa, che, ricevendo in udienza i partecipanti alla Conferenza interparlamentare sulla lotta alla criminalità organizzata nella regione Osce, ha reso omaggio “a tutti gli agenti delle forze dell’ordine e ai membri della magistratura che hanno sacrificato la propria vita o subito lesioni nell’adempimento coraggioso del loro dovere. La loro testimonianza dovrebbe suscitare in noi sentimenti di gratitudine, responsabilità e rinnovata determinazione”. “La Chiesa cattolica, attraverso le sue numerose istituzioni in tutto il mondo e forte della sua lunga esperienza nell’accompagnamento di coloro che sono afflitti dalla dipendenza, è pronta ad approfondire ulteriormente il suo legame di proficua collaborazione con la società civile”, ha assicurato Leone XIV: “Insieme, in uno spirito di reciproco rispetto e responsabilità condivisa, possiamo promuovere politiche che servano realmente il bene comune e l’inalienabile dignità di ogni essere umano”.

Leone XIV: all’Osce, “social media fuorvianti”, serve “educazione in famiglia e a scuola” su “effetti devastanti delle droghe”

“L’educazione è la chiave della prevenzione”, poiché “costituisce il fondamento dello sviluppo umano integrale e fornisce a bambini e giovani gli strumenti per riconoscere la profonda devastazione causata dalle droghe”. Ne è convinto il Papa, che, ricevendo in udienza i partecipanti alla Conferenza interparlamentare sulla lotta alla criminalità organizzata nella regione Osce, ha auspicato “un approccio multidisciplinare” per la lotta alle droghe, “al di sopra di misure puramente repressive e soluzioni permissive, entrambe incapaci di liberare gli individui dalle catene della dipendenza”. “Nel nostro tempo, in cui i social media diffondono così spesso informazioni fuorvianti che banalizzano questi rischi, l’educazione deve iniziare in famiglia e rafforzarsi a scuola – il suggerimento di Leone XIV – trasmettendo conoscenze scientifiche accurate sugli effetti devastanti delle droghe sul cervello, sul corpo, sulla condotta personale e sul bene comune della comunità”.

Diocesi: Bologna, sabato la camminata “Run for Mary” con partenza da Piazza Maggiore

Sabato 16 maggio si svolgerà la “Run for Mary” in occasione della visita in città, a Bologna, della Madonna di San Luca. La camminata ludico-motoria di 5 chilometri, aperta a tutti, percorrerà le vie del centro storico e partirà alle 9 da Piazza Maggiore e si concluderà nel cortile dell’arcivescovado con un momento conviviale. Quest’anno la “Run for Mary” è intitolata “Fratello vento, sorella strada” in occasione dell’800º anniversario della morte di San Francesco d’Assisi, Patrono d’Italia, e del centenario della nascita della “Ducati”, azienda
motociclistica bolognese a cui è ispirata la maglietta fornita ai partecipanti. La “Run for Mary” è proposta dall’Ufficio diocesano per la Pastorale dello Sport, Turismo e Tempo Libero in collaborazione con Uisp, Csi, Aics, e Usacli. Il percorso della camminata attraverserà i luoghi nei quali sono collocate le opere d’arte restaurate negli anni scorsi grazie a “P’Arte la Run”, progetto gemello alla “Run for Mary”,
sostenuto anche attraverso le iscrizioni alla camminata. Quest’anno l’obiettivo di “P’Arte la Run” sarà il ripristino della statua della Vergine di via Santo Stefano, 38, e dell’icona della Madonna con Bambino in via Cartolerie, 2. “Ogni anno – afferma don Massimo Vacchetti, Direttore dell’Ufficio diocesano per la Pastorale dello Sport, Pellegrinaggi e Tempo Libero – la “Run” è una grande occasione per onorare, da sportivi, la Madonna di San Luca. Quest’anno, poi, vogliamo stringerci a Lei con ancora più affetto dopo il furto dello scorso febbraio che ha riguardato l’Icona, e parte del ricavato dell’iscrizione alla Run sarà impiegato per un gesto di riparazione. I partecipanti riceveranno al traguardo un braccialetto con la scritta ‘Io sono un suo gioiello’. Vogliamo onorarla con la nostra appassionata partecipazione”. La “Run for Mary” – dice Claudio Domenicali, Amministratore Delegato di “Ducati” – è “una bellissima occasione per ritrovarsi come città, unendo sport, tradizione e un forte senso di comunità”.

Leone XIV: all’Osce, “no” a pena di morte e tortura, “prevenire e contrastare nla produzione e il traffico di stupefacenti”

“La Santa Sede sostiene con tutto il cuore ogni iniziativa volta a istituire un sistema di giustizia penale efficace, giusto, umano e credibile, capace di prevenire e contrastare la produzione e il traffico di stupefacenti”. Lo ha ribadito il Papa, ricevendo in udienza i partecipanti alla Conferenza interparlamentare sulla lotta alla criminalità organizzata nella regione Osce. “Riconoscendo che la vera giustizia non può essere soddisfatta con la sola punizione, tali sforzi devono altresì abbracciare approcci improntati alla perseveranza e alla misericordia, finalizzati alla rieducazione e al pieno reinserimento dei condannati nel tessuto sociale”, l’indicazione di rotta di Leone XIV, secondo il quale “lo stesso rispetto per l’intrinseca dignità di ogni persona, compresi coloro che hanno commesso reati, esclude l’uso della pena di morte, della tortura e di ogni forma di punizione crudele o degradante”. Al contrario, per il Papa, “sono necessari programmi completi per raggiungere coloro che sono schiavi della tossicodipendenza, offrendo loro cure mediche, sostegno psicologico e un percorso di riabilitazione duraturo”.

Leone XIV: all’Osce, “nessuna persona o gruppo può mai arrogarsi il diritto di violare la dignità e i diritti altrui”

“La Santa Sede è fermamente convinta che lo Stato di diritto, la prevenzione della criminalità e la giustizia penale debbano procedere di pari passo e in unità”, perché “l’autentica attuazione dello Stato di diritto rimane indispensabile per lo sviluppo umano integrale”. Lo ha detto il Papa, nel discorso, in inglese, pronunciato durante l’udienza concessa ai partecipanti alla Conferenza interparlamentare sulla lotta alla criminalità organizzata nella regione Osce. “Nessuna società veramente giusta può perdurare se non rimane sovrana la legge e non la volontà arbitraria dei singoli, e nessuna persona o gruppo, a prescindere dal potere o dallo status, può mai arrogarsi il diritto di violare la dignità e i diritti altrui o delle proprie comunità”, il monito del Papa, secondo il quale “la prevenzione e la repressione delle attività criminali sono strettamente connesse al rispetto e alla tutela dei diritti umani”: “Ciò richiede non solo l’impegno delle forze dell’ordine, ma anche la partecipazione della società nel suo complesso, sia a livello nazionale che internazionale”.

Consiglio d’Europa: Berset, “importanza strategica di diritti sociali, salute, istruzione e fiducia nelle istituzioni”

Il Segretario generale del Consiglio d’Europa, Alain Berset, sottolinea nel suo rapporto presentato oggi ai ministri che “l’importanza strategica dei diritti sociali, della salute, dell’istruzione e della fiducia nelle istituzioni è stata per troppo tempo sottovalutata e liquidata come ‘sicurezza morbida’. Ma questa distinzione, sostiene, appartiene al secolo scorso. “Non è più adeguato all’Europa in cui viviamo”. “La vera sicurezza inizia con istituzioni di cui le persone si fidano e democrazie sufficientemente resilienti da resistere alle pressioni”, sottolinea. La relazione fornisce un quadro aggiornato del Nuovo Patto democratico per l’Europa, il processo strategico e politico avviato dal Segretario generale nel 2025 “per individuare risposte integrate all’arretramento democratico e per rinnovare la governance democratica in tutta Europa”. Durante la prima fase del Patto, che si concluderà a dicembre 2026, è in corso un processo di consultazione. La relazione annuale del Segretario generale per il 2026 è strutturata in sei capitoli: Contrastare la manipolazione e la disinformazione delle informazioni e rafforzare la resilienza; Promuovere i diritti sociali come fattore di resilienza democratica; Difendere la parità dei diritti e promuovere l’uguaglianza di genere e l’inclusione; Salvaguardare le elezioni e i processi democratici; Partecipazione inclusiva, spazio civico e libertà fondamentali; Uso positivo delle tecnologie digitali e dell’intelligenza artificiale, compreso il contrasto alle minacce informatiche.

Consiglio d’Europa: Berset, “la sicurezza del continente inizia con la democrazia. La forza non è sufficiente”

“L’Europa non deve scegliere tra sicurezza e democrazia. Non l’ha mai fatto e non può permettersi di farlo ora”. Nella sua relazione annuale 2026, intitolata “Il nuovo Patto democratico per l’Europa in tempi di crisi”, il Segretario generale del Consiglio d’Europa, Alain Berset, auspica un quadro giuridico e democratico su cui possa basarsi “una sicurezza europea duratura e la ricostruzione della fiducia dei cittadini nelle istituzioni”. Berset presenta la relazione ai ministri degli Affari esteri dei 46 Stati membri del Consiglio d’Europa durante la sessione annuale del Comitato dei ministri a Chișinău il 15 maggio. Nel rapporto, il Segretario generale avverte che “mentre l’Europa si riarma su una scala mai vista dalla Guerra fredda, dovremmo chiederci cosa stiamo realmente difendendo e se la sola forza sarà mai sufficiente. È qui che l’attuale modello di sicurezza europeo si rivela inadeguato, ed è qui che deve iniziare la sicurezza democratica”. Sottolinea i danni causati dall’invasione su vasta scala dell’Ucraina da parte della Russia e da altre crisi internazionali. “Ogni minaccia o uso della forza non contrastato spinge l’ordine giuridico internazionale più vicino al baratro”. La manipolazione e l’interferenza straniera nell’informazione, insieme all’erosione della fiducia nei sistemi democratici, “minano sia lo stato di diritto che la stabilità sociale, mettendo a repentaglio le democrazie europee dall’interno”, sostiene. Sottolinea inoltre la necessità che “le garanzie a tutela dei diritti umani e dei principi democratici siano al passo con il rapido cambiamento tecnologico, in particolare nel campo delle tecnologie digitali e dell’intelligenza artificiale”.

Persone con disabilità: Uildm, a Padova le manifestazioni nazionali “Da 65 anni, insieme”

L’Unione italiana lotta alla distrofia muscolare dà di nuovo appuntamento ai soci e agli amici dell’associazione il 22 e il 23 maggio per l’annuale momento delle manifestazioni nazionali, “Da 65 anni, insieme”. L’edizione 2026 si terrà a Padova, nella cornice dell’Hotel Crowne Plaza (Via Po, 197). La scelta del luogo non è casuale. L’Uildm ha un legame speciale con Padova, città in cui si trova la sede nazionale e dove è ancora vivo il ricordo della presenza di Federico Milcovich, che nel 1961 ha fondato l’associazione.
“Le manifestazioni nazionali sono l’appuntamento più importante per la nostra associazione perché si riunisce la comunità Uildm, composta da persone con malattie neuromuscolari, familiari, volontari, clinici, ricercatori e partner. Sarà un’occasione preziosa per rafforzare i legami con le realtà con cui collaboriamo e con i rappresentanti delle Istituzioni, condividere visioni e continuare a costruire inclusione. Quest’anno abbiamo un motivo in più per celebrare: festeggiamo infatti i 65 anni di Uildm al fianco delle persone con distrofie e altre patologie neuromuscolari”, dichiara Stefania Pedroni, presidente nazionale dell’Uildm.
Le manifestazioni nazionali si presentano come un evento articolato, costituito da sessioni dedicate ai temi sociali e legislativi, legate all’esperienza delle persone con malattie neuromuscolari e delle famiglie; accanto a esse, verranno proposte sessioni di carattere medico – scientifico.
Si parte venerdì mattina con la cerimonia di apertura per celebrare i 65 anni di Uildm. Seguirà il panel “Insieme per il diritto alla mobilità, anche in aereo” alla presenza dei rappresentanti di Enac e Fish; nel pomeriggio l’incontro del Gruppo Giovani Uildm con Lisa Noja, consigliera regionale della Lombardia.
Successivamente “Sostegninrete, la piattaforma che crea indipendenza”, momento che racconterà i numeri e i risultati della piattaforma nata per facilitare l’incontro tra persone con disabilità e assistenti personali, lanciata da Uildm nell’ottobre 2025.
In programma anche una sessione scientifica sugli aspetti cardio respiratori con esperti e specialisti di respiro internazionale; seguiranno approfondimenti medico-scientifici sul ruolo dei registri di patologia in ambito neuromuscolare e sulla gestione del dolore.
Sabato la giornata si apre con il momento “Confindustria Dispositivi medici e accesso agli ausili” alla presenza dell’Associazione ausili di Confindustria Dispositivi medici. A seguire uno spazio dedicato a Fondazione Telethon e alle strategie e azioni per l’anno 2026/2027.
Nella stessa mattina, sarà proposta una sessione scientifica di aggiornamento su temi legati alla gestione dell’insufficienza respiratoria, nuove terapie, screening neonatali e tecniche diagnostiche di ultima generazione, nuovi Lea, nuovi ausili, dispositivi “wearable” e intelligenza artificiale. Al termine, si svolgerà la tavola rotonda “Il paziente al centro della valutazione del farmaco: che valore dare a innovatività, benessere e qualità della vita?”. Il pomeriggio conclusivo è dedicato all’Assemblea dei soci Uildm.

Rai Tre: “Sulla via di Damasco”, nella puntata di domenica riflettori puntati “sulla cura dell’amore”

Quando una comunità sceglie di non lasciare indietro nessuno, anche il peso delle prove più dure cambia volto. La fragilità smette di essere qualcosa che riguarda “gli altri” e diventa una domanda rivolta a tutti da cui sboccia la vita. Nella prossima puntata di “Sulla via di Damasco”, in onda domenica 17 maggio, alle ore 7.30, su Rai Tre, riflettori puntati “sulla cura dell’amore”, attraverso le testimonianze di Alessandro Ludi, padre di Lorenzo, e di Renzo Lumachelli, amico storico della famiglia e presenza fedele accanto a Lorenzo. Dal racconto di un padre prende forma un cammino segnato dalla scoperta della grave disabilità del figlio e da incontri straordinari, capaci di trasformare per sempre una famiglia. E sarà proprio Lorenzo, con la forza silenziosa della sua pittura e il suo modo unico di abitare il mondo, a parlare più di ogni parola, trasformando l’arte in voce. In puntata anche le testimonianze dei volontari e degli amici, tutti di La Spezia, la stessa città della famiglia Ludi: una rete di persone che, giorno dopo giorno, ha scelto di condividere il peso della fragilità trasformandolo in legame, responsabilità e speranza concreta. In coda al programma di Vito Sidoti, Eva Crosetta, Emiliano Fiore, spazio al racconto di Concezio e di suo figlio Daniele, protagonisti di una storia fatta di amore, sacrificio e straordinaria forza quotidiana. Regia di Alessandro Rosati.

Salone del Libro: Torino, gli appuntamenti in programma oggi nello stand Media Cei e Uelci

(Torino) Prosegue la XXXVIII edizione del Salone internazionale del Libro di Torino, ospitato fino a lunedì 18 maggio al Lingotto Fiere sul tema “Il mondo salvato dai ragazzini”.
Ricco anche oggi il programma degli incontri a cura dei media Cei – Avvenire, agenzia Sir, Tv2000 e inBlu2000 – e Uelci (Unione editori e librai cattolici italiani) per la giornata: di particolare interesse l’appuntamento “Se non ritornerete come i bambini” con l’intervento del card. José Tolentino de Mendonça, prefetto del Dicastero per la Cultura e l’educazione della Santa Sede, ospitato dalle 16.30 nello stand V101/U102 presso il Padiglione Oval. In questo stesso spazio, nel corso della giornata, si terranno gli incontri “L’amore basta?” (ore 10.30), “Dire, fare e lottare contro la mafia oggi” (ore 11.30), “Ad Haiti sognavo la neve di Richardson Viano” (ore 12.30), “Tutta colpa di Lucy – Indagine sul male e su un’umanità interrotta” (ore 13.30), “Abbasso tutte le guerre – Rileggere don Milani nell’epoca della terza guerra mondiale a pezzi” (ore 14.30), “Un uomo per bene – Lo spirito carmelitano e francescano di Gino Bartali” (ore 15.30), “Ministero Pace. Dalla visione alla governance. Le cinque rotte – La vera strada è un’altra: se vuoi la pace, prepara la pace. Non basta invocarla, bisogna costruirla” (ore 17.30), “Quando la vita riparte cento volte” (ore 18.30) e “Le emozioni possono aiutare la crescita spirituale” (ore 19.30).
In collaborazione con il Salone del Libro di Torino, alle 10.30 nella Sala Bianca del Piazzale Oval si terrà l’incontro “Popotus, notizie che fanno crescere – Trent’anni di giornalismo per l’infanzia”.

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