Ecco il resoconto dei principali fatti di oggi, mercoledì 10 giugno 2026, che riguardano la vita istituzionale a la vita ecclesiale del nostro Paese. Le notizie sono ordinate in ordine cronologico, dalla più recente alla più datata.
Papa in Spagna: Sagrada Familia, “è la chiesa più alta del mondo non per primeggiare in classifiche mondane”
“Come architetto ardente di fede, il venerabile Antoni Gaudì pensò questi spazi volendo raccontare i misteri della vita del Signore: in tal modo ci ha proposto un pellegrinaggio spirituale, che porta all’incontro con Cristo nato, morto e risorto per noi”. E’ questa, per il Papa, la sintesi del messaggio della Sagrada Familia. “Insieme a Gaudì, commemorando il centenario della sua morte – ha detto nell’omelia della messa da lui presieduta – ricordiamo e ringraziamo questa sera tutti i promotori e i benefattori, gli artisti e le maestranze che cooperano a edificare un capolavoro architettonico che è anche una eloquente catechesi fatta di pietre, di colori e di luce”. “In questo tempio d’immagini appare ancor più evidente come l’arte e la bellezza siano eminenti canali di evangelizzazione”, ha affermato Leone XIV: “Nella sua saggezza, la Chiesa rinnova così la Biblia pauperum delle antiche cattedrali, che sono in sé stesse ricchissimi messaggi di evangelizzazione”. “La bellezza di questo tempio ci sproni ad imparare sempre più dal nostro Maestro e Signore l’arte di vivere secondo il suo Vangelo”, l’auspicio finale: “Mentre alziamo lo sguardo a lui, il Crocifisso Risorto, impegniamoci a sollevare il viso di chi è nella polvere. E dimostriamo così che la Sacra Famiglia è la chiesa più alta del mondo non per primeggiare in classifiche mondane, ma per guidare i passi del popolo di Dio pellegrino in questa terra di Catalogna, con la croce che illumina il cammino, come lampada accesa nell’attesa del ritorno dello sposo”.
Papa in Spagna: Sagrada Familia, “la fede dà forma alle pietre”
“La luce di Cristo brilla nelle tenebre, anche se le tenebre non l’hanno accolta”. Lo ha ricordato il Papa, che nell’omelia della messa presieduta nella basilica della Sagrada Familia si è riferito alla croce che la sovrasta, e che “brilla di giorno, riflettendo la luce del sole, e brilla di notte, illuminando la città come faro aperto sul Mediterraneo”. “Occorre passare attraverso la passione del Crocifisso, per essere illuminati dalla gloria del Risorto”, ha osservato Leone XIV: “Ecco perché la Croce è il segno luminoso del suo amore. Quando Cristo viene innalzato, la sua magnifica umanità risplende e le nostre opere glorificano Dio. Sono le opere della fede, e l’arte eccelle tra queste. Proprio la fede dà forma alle pietre e senso all’edificio che stiamo abitando insieme”. “Nella nostra preghiera scopriamo perciò l’originario legame delle cose con Dio, creatore del cielo e della terra”, ha spiegato il Papa: “Egli è l’artista che ha impresso il suo splendore nel cosmo. Creato a sua immagine, l’uomo corrisponde all’opera di Dio col proprio ingegno: è così che l’artista fa del talento una lode e della creatività la testimonianza del Creatore stesso”.
Papa in Spagna: Sagrada Familia, “non possiamo credere in Gesù e fare guerra”
“Non possiamo credere in Gesù e fare guerra. Non possiamo credere in Gesù e uccidere l’innocente. Non possiamo credere in Gesù e abbandonare chi soffre, chi piange, chi fugge dalla miseria”. E’ il monito del Papa, che dalla basilica della Sagrada Familia ha offerto una sorta di compendio della fede in Cristo. “Questa sera ricordiamo che la Croce di Cristo, posta in cima a questa Basilica, è la Croce degli ultimi che diventano primi, dei peccatori che diventano santi, dei morti che risorgeranno. Tutte e tre le facciate della Sacra Famiglia lo attestano: il Primo si fa ultimo per noi nella Natività; col suo Sacrificio ci redime mediante la Passione; la sua morte ci dona vita eterna facendoci partecipi della gloria divina. Ammirando la torre di Gesù Cristo, alziamo a Lui lo sguardo, a Lui che solo ci svela la verità di Dio e la verità di noi stessi”. “Guardando a Cristo possiamo vedere il mondo con occhi rinnovati”, ha assicurato Leone XIV: “la torre della Croce diventa allora vessillo di carità, perché Dio ci ama così, trasformando uno strumento di morte in segno di speranza. Nella Croce di Gesù la nostra fede raggiunge il vertice, come professa l’iscrizione che è posta alla base della guglia: ‘Tu solus Sanctus, Tu solus Dominus, tu solus Altissimus”.
Papa in Spagna: Sagrada Familia, “davanti alla minaccia del male il Signore è sempre con noi”
“Davanti alla minaccia del male, il Signore è sempre con noi, sempre per noi”. Lo ha detto il Papa, nell’omelia della messa presieduta nella basilica della Sagrada Familia a Barcellona. “Io Sono”: questo, ha ricordato Leone XIV, è il nome santissimo che Dio consegnò a Mosè dal roveto ardente, rivelando la propria indistruttibile fedeltà. Fatto uomo, egli diventa per noi l’Emmanuele, sorgente di grazia e di perdono, di salvezza e di vita nuova”. “La Scrittura ci insegna che non siamo noi a dare un posto a Dio, come se fosse l’elemento di una serie o la parte di un tutto più grande di lui”, ha spiegato il Papa: “È invece Dio che dà posto a noi, e il posto che ci dona è il suo cuore: il posto del Figlio, per noi che eravamo estranei; il posto dell’Amato, per noi che siamo peccatori. Questa sua volontà si compie mediante Gesù: possiamo allora cogliere il senso di quel che abbiamo ascoltato nel Vangelo, quando il Signore dice ai farisei: ‘Se non crederete che Io Sono, morirete nei vostri peccati’. Parole forti, che non sono affatto minacce, né un ricatto. Sono un invito di salvezza, cioè un appello alla libertà da parte di Cristo, che vuole per noi il bene definitivo, eterno”.
Papa in Spagna: Sagrada Familia, “segno di unità e di concordia per tutta la Spagna”
Un “segno di unità e di concordia per tutta la Spagna”: “segno visibile del Dio invisibile, per la cui gloria svettano le sue torri”. Così il Papa ha definito la basilica della Sagrada Familia, nell’omelia della messa al termine del quale benedirà la Torre più alta, quella di Gesù Cristo: 172,5 metri, che fanno del tempio costruito da Antoni Gaudì, di cui quest’anno si celebra il centenario della morte, la chiesa più alta del mondo. “Questa chiesa è un unico edificio, composto di molte pietre”, ha detto Leone XIV: “Una casa che cresce con costanza negli anni, secondo un identico progetto. Noi tutti siamo le pietre vive di quest’opera, che ha Cristo per fondamento e culmine, inizio e fine. Molto più di un monumento, la Basilica della Sacra Famiglia è ancora oggi un cantiere, che ci ricorda come la vita cristiana sia sempre un cammino, perché si tratta di un progetto, che Dio porta a compimento”. “Non abitiamo dunque un’opera incompiuta, ma un tempio ancora in costruzione”, ha precisato il Papa: “La sua imperfezione non è un difetto, perché attesta un desiderio; non significa una mancanza, ma esprime una promessa, che vogliamo onorare con coerenza. Poiché siamo tempio dello Spirito Santo, quest’opera coincide con la nostra vita, che Dio pensa come un capolavoro da realizzare insieme”.
Papa in Spagna: arrivato alla Sagrada Familia, bagno di folla lungo il percorso
Il Papa è arrivato alla basilica della Sagrada Familia, dove presiederà la messa e benedirà la Torre di Gesù Cristo, nel centenario della morte dell’architetto catalano, oggi Venerabile, Antoni Gaudì. Nel suo tragitto in papamobile, Leone è stato amabilmente circondato da una folla sterminata di persone, lungo le transenne: caratteristica, questa, che ha marcato finora tutto il viaggio apostolico in Spagna. Al suo arrivo, il Papa è stato accolto dal Re di Spagna, Felipe VI, e dalla Regina Letizia. Prima di recarsi in sagrestia, Leone XIV visita la cripta e la tomba di Antoni Gaudì. Poi la celebrazione eucaristica, in catalano e spagnolo, al termine della quale il Pontefice raggiunge l’esterno della basilica per l’inaugurazione della Torre di Gesù Cristo e per la benedizione dei fedeli. Quindi il Papa assiste a uno spettacolo di luci e fuochi d’artificio e, prima di congedarsi dal Re di Spagna, svela una targa commemorativa.
Aree interne: Mcl Toscana e Pistoia, sabato a Pavana convegno per elaborare e lanciare proposte operative
“La crisi delle aree interne della Toscana, come del resto d’Italia, non è rappresentata solo dal preoccupante spopolamento e quindi dal calo demografico ma anche da un progressivo vuoto di valori, di tradizioni, di vita comunitaria, per non parlare del sempre più accentuato rischio idrogeologico. Insomma le aree interne soffrono, e molto è strettamente collegato, della mancanza di lavoro, soprattutto stabile, del progressivo ma inesorabile taglio del welfare e del trasporto locale, della progressiva riduzione degli stimoli culturali e, assieme a tutto questo si aggiunge quello che viene giustamente definito lo spopolamento valoriale”. È quanto osserva la Presidenza regionale del Movimento cristiani lavoratori della Toscana in vista del convegno “La sfida delle aree interne tra lunghe attese e voglia di riscatto: spopolamento, giovani, servizi e lavoro” che si terrà sabato 13 giugno, a Pavana, nell’Appennino tosco-emiliano. Per il secondo anno consecutivo Mcl Toscana e quello di Pistoia promuovono questo appuntamento “non tanto per fare un esame dei molti e complessi fattori di crisi di queste aree, quanto per elaborare e lanciare proposte operative alla base di nuove strategie che, appunto, non siano frammentate ed episodiche come spesso accade oggi, ma coinvolgano davvero tutti i soggetti interessati e siano mirate a nuove possibilità di sviluppo”.
Durante l’incontro – sottolineano il presidente regionale di Mcl, Pierandrea Vanni, e il presidente provinciale di Pistoia, Luca Tognozzi – si “cercherà di battere strade nuove e quindi nuove proposte, nella consapevolezza che la partita per le aree interne si gioca nel giro di pochi anni e, soprattutto, andando al di là del pur importante tema dello spopolamento, che è molto ma non tutto”. Le conclusioni della giornata di lavori sono affidate al presidente nazionale di Mcl, Alfonso Luzzi.
Diocesi: Tivoli e Palestrina, sabato in Brasile la beatificazione di don Nazareno Lanciotti
Sabato 13 giugno, a Jauru, nello Stato del Mato Grosso, in Brasile, sarà beatificato il servo di Dio don Nazareno Lanciotti.
Nato a Roma il 3 marzo 1940, don Nazareno – ricorda in una lettera il vescovo di Tivoli e Palestrina, mons. Mauro Parmeggiani – fu ordinato sacerdote per l’abbazia territoriale di Subiaco il 29 giugno 1966. Fino al 1971 svolse il ministero pastorale nella parrocchia di San Giovanni Crisostomo in Roma. Dopo aver conosciuto l’Operazione Mato Grosso si recò in Brasile e il 12 gennaio 1972 si stabilì nel villaggio di Jauru, nell’estremo Nord-Ovest del Brasile, ai confini con la Bolivia. Qui, per trent’anni svolse un lavoro missionario, sostenuto dall’Eucaristia e dalla devozione alla Vergine Maria. Con molte opere apostoliche e sociali contrastò la criminalità e lottò contro varie forme di ingiustizia, come l’oppressione dei padroni nei confronti dei contadini o i progetti dei mercanti della prostituzione e dei trafficanti di droga.
La sera di domenica 11 febbraio 2001, entrarono nella sua casa due malviventi con le pistole in pugno che dichiararono il loro odio per lui e per il suo impegno cristiano. Ferito mortalmente, venne trasferito nell’ospedale di San Paolo dove morì il 22 febbraio, perdonando i suoi uccisori e offrendo la vita per il Brasile, il Papa e il Movimento sacerdotale mariano.
Papa Francesco il 14 aprile 2025 ha firmato il decreto per il riconoscimento del martirio in odio alla fede.
Chi volesse assistere da remoto al rito di beatificazione, a partire dalle 15 di sabato 13 giugno potrà seguirlo in o su .
Alla stessa ora sarà possibile seguire il collegamento anche presso il Teatro Narzio di Subiaco messo cortesemente a disposizione dal Comune di Subiaco.
“Dopo l’estate troveremo il modo di celebrare insieme il nuovo martire della Chiesa durante una celebrazione eucaristica presso la basilica di Sant’Andrea Apostolo in Subiaco”, dice mons. Mauro Parmeggiani, che invita “tutti, sabato 13 giugno, ad elevare preghiere di ringraziamento a Dio per il nuovo beato che si è formato nella nostra diocesi e al quale chiediamo di intercedere per noi il dono del coraggio della testimonianza cristiana, lo zelo apostolico e il dono di numerose e sante vocazioni”.
Università Cattolica: solennità del Sacro Cuore di Gesù, domani mons. Peña Parra presiederà la messa nella sede romana
Giovedì 11 giugno alle 17.30 nella sede di Roma dell’Università Cattolica sarà celebrata la solennità del Sacro Cuore di Gesù, patrono dell’Ateneo. A celebrare la messa, nella chiesa centrale dell’Università, saranno mons. Edgar Peña Parra, nunzio apostolico in Italia e nella Repubblica di San Marino, e mons. Claudio Giuliodori, assistente ecclesiastico generale della Cattolica. A seguire, il rettore Elena Beccalli consegnerà l’omaggio dell’Ateneo “Dilexit nos” a mons. Peña Parra e a Federico Silvio Toniato, segretario generale del Senato della Repubblica. Come da tradizione, prima della celebrazione eucaristica, al centro congressi, verranno consegnati gli attestati di benemerenza al personale che ha compiuto 20 anni di servizio. La santa messa sarà trasmessa in diretta streaming e potrà essere seguita collegandosi alla homepage del sito internet del campus di Roma.
Diocesi: Caritas Perugia, venerdì 12 giugno sarà inaugurato il bar solidale della mensa “Don Gualtiero”
Sarà inaugurato venerdì 12 giugno, alle ore 16, il bar solidale della mensa “Don Gualtiero”, presso il Villaggio della Carità a Perugia, realizzato con il sostegno di Fondazione Perugia, nell’ambito del progetto 2025.0217 “Efficientamento energetico e ammodernamento al servizio della comunità”. Infatti, oltre ad inaugurare il bar solidale, che rende il luogo della mensa più accogliente, sostenibile e umano, si conclude il progetto di ammodernamento dell’intera struttura con spazi più moderni e funzionali. Nuovi armadi refrigeranti garantiscono una migliore conservazione degli alimenti e il bar offre un luogo di incontro e normalità per chi vive situazioni di fragilità. Due appartamenti del Villaggio della Carità, per famiglie in emergenza abitativa, sono stati rinnovati negli arredi. Gli interventi realizzati hanno inoltre ridotto i consumi energetici, migliorato la sostenibilità economica e ambientale e reso più agevole il lavoro quotidiano di volontari e operatori, rafforzando la capacità della mensa e del Villaggio della Carità di rispondere ai bisogni del territorio. Così anche l’Emporio della solidarietà “Siloe” dotato di un frigorifero murale per una migliore distribuzione dei prodotti freschi.
Il progetto, del valore complessivo di euro 57.616,21, “non è solo un insieme di lavori e attrezzature: è un investimento nelle relazioni, nella dignità delle persone e nella qualità dell’accoglienza”, afferma don Marco Briziarelli, direttore della Caritas diocesana di Perugia-Città della Pieve e presidente della Fondazione di Carità San Lorenzo – Ets, che aggiunge: “Il bar solidale è un segno semplice ma eloquente: qui nessuno è un numero, ognuno è una storia che merita ascolto e cura”.
All’inaugurazione interverranno, oltre il direttore della Caritas don Marco Briziarelli, il presidente di Fondazione Perugia, Alcide Casini, il vice presidente, Franco Moriconi, e il direttore della Fondazione di Carità San Lorenzo (organismo operativo della Caritas diocesana), Alfonso Dragone.
Pontificio Istituto Giovanni Paolo II: domani si chiude il ciclo “L’umano come eredità”. Si parlerà di “Un corpo per due. Una filosofia della gravidanza”
Sarà dedicato a “Un corpo per due. Una filosofia della gravidanza” l’ultimo appuntamento del ciclo di incontri “L’umano come eredità” della Cattedra Gaudium et spes in programma nel pomeriggio di domani presso l’auditorium del Pontificio Istituto teologico Giovanni Paolo II per le scienze del matrimonio e della famiglia. Dalle 17 dialogheranno la filosofa Marie Leborgne Lucas, autrice del libro “Un corpo per due. Una filosofia della gravidanza” tradotto in italiano da Vita e Pensiero, e mons. Pierangelo Sequeri, direttore della Cattedra Gaudium et spes, condotti dalla teologa Lucia Vantini.
L’incontro si terrà in lingua francese e sarà disponibile il servizio di traduzione simultanea in italiano.
Diocesi: Sant’Angelo dei Lombardi, domani un convegno per ricordare San Gerardo Maiella a 300 anni dalla nascita
Si terrà domani, giovedì 11 giugno, alle 16.30 un convegno per ricordare la figura di San Gerardo Maiella. A promuovere l’appuntamento l’arcidiocesi di Sant’Angelo dei Lombardi-Conza-Nusco-Bisaccia, la provincia Redentorista dell’Europa del Sud, il santuario di San Gerardo Maiella.
All’interno del folto programma predisposto a 300 anni dalla sua nascita, avvenuta a Muro Lucano (Pz) il 6 aprile 1726, tale iniziativa è volta a togliere il velo di polvere, dovuto a tempo e consuetudine, può celare alla vista la vita e le opere del “pazzerello di Dio”.
L’evento si svolgerà presso la Sala Teatro del santuario San Gerardo Maiella a Materdomini di Caposele (Av), nel luogo in cui il santo lucano visse all’interno dell’ordine religioso dei Redentoristi, fondato da Sant’Alfonso Maria de Liguori, morì e dove si trova la sua tomba.
Il tema scelto per il convegno è “San Gerardo Maiella: testimone del Redentore ed evangelizzatore degli abbandonati, nel solco del carisma alfonsiano”.
Dopo i saluti del rettore del santuario, padre Serafino Fiore, quattro relatori si alterneranno per approfondire altrettanti temi.
Inizierà Filomena Sacco, docente di Teologia morale sistematica presso l’Accademia Alfonsiana di Roma, che tratterà “L’ambiente storico sociale ed ecclesiale del tempo di San Gerardo, evangelizzatore degli abbandonati”.
Sarà poi la volta di mons. Antonio De Luca, vescovo di Teggiano-Policastro, cui spetterà “San Gerardo Maiella discepolo e testimone del Redentore”.
Seguirà il docente emerito di Sacra Scrittura, padre Antonio Di Masi, con “La risonanza della Parola di Dio nella vita e negli scritti spirituali di San Gerardo”.
Infine, “San Gerardo Maiella protettore della vita nella maternità e nella neonatalità” sarà il tema trattato da padre Sabatino Majorano, docente emerito di Teologia morale sistematica presso l’Accademia Alfonsiana di Roma.
A moderare gli interventi e a offrire le conclusioni sarà mons. Pasquale Cascio, arcivescovo di Sant’Angelo dei Lombardi-Conza-Nusco-Bisaccia.
Estate: mons. Pennacchio (Fermo) a operatori turistici e ospiti, “essere uomini e donne capaci di costruire una ‘pace disarmata e disarmante’”
“Quest’anno ricorrono gli ottocento anni dalla morte di San Francesco d’Assisi, una figura che continua ad illuminare il cammino della Chiesa e dell’intera famiglia umana con il suo messaggio di fraternità, pace e rispetto del Creato. La sua testimonianza indica ancora la via di una convivenza pacifica tra i popoli, le culture e le religioni e ci ricorda che la fraternità non è un ideale irraggiungibile, ma una possibilità concreta da costruire giorno dopo giorno”. Lo sottolinea l’arcivescovo di Fermo, mons. Rocco Pennacchio, che all’inizio della stagione estiva 2026, in un duplice messaggio, si rivolge agli operatori nel settore turistico e agli ospiti – turisti, viaggiatori o pellegrini –, ricordando come “il territorio dell’arcidiocesi di Fermo” conservi “numerose tracce” del passaggio di San Francesco e della sua presenza spirituale: conventi, chiese, tradizioni, racconti e luoghi che “custodiscono la memoria viva dell’incontro tra San Francesco e le nostre comunità”.
In particolare, nel messaggio agli operatori turistici, mons. Pennacchio, in questo anno giubilare francescano, desidera “incoraggiare ancora di più ad adottare uno stile di accoglienza sostenibile, autentico e rispettoso della dignità di ogni persona. In tal modo, il turismo diventa molto più di un settore economico, pur importante e necessario; può trasformarsi in un’esperienza di incontro autentico tra persone, culture e storie diverse. In quest’ottica, l’ospite non è soltanto un cliente e il collaboratore una risorsa economica. Le relazioni sane, corrette e rispettose che si instaurano tra imprenditori, lavoratori, amministratori, operatori e visitatori costituiscono il volto più bello della nostra terra e la migliore testimonianza della qualità della nostra accoglienza. L’Altro è un dono, un fratello e una sorella con cui condividere un tratto di strada”.
Un invito anche agli ospiti: “Lasciatevi ispirare dallo sguardo di San Francesco. Contemplate la bellezza del Creato con rispetto e gratitudine; adottate uno stile di viaggio e di vita sobrio e sostenibile, capace di custodire l’ambiente come dono affidato alla responsabilità di ciascuno. Ogni luogo che incontrerete, ogni paesaggio, ogni borgo, ogni persona è parte di quella fraternità universale che Francesco riconosceva come riflesso dell’amore del Creatore”.
In entrambi i messaggi, ricordando “un tempo segnato da guerre, divisioni e dalla tentazione di far prevalere logiche di prepotenza e di sopraffazione, estranee alla giustizia tra i popoli e alla fraternità dell’unica famiglia umana”, il presule evidenzia come risuoni “con particolare forza e urgenza ogni appello alla pace” e fa suo “l’auspicio indicato da Papa Leone XIV di essere uomini e donne capaci di costruire una ‘pace disarmata e disarmante’, fondata sul dialogo, sul rispetto reciproco e sulla dignità di ogni persona”.
Diocesi: Latina, domani assemblea ecclesiale di fine anno pastorale
Si terrà domani alle 18.30, nella Curia diocesana di Latina, l’assemblea diocesana di fine anno pastorale. Un appuntamento da non perdere anche per il tema che sarà affrontato: “Il cantiere dell’umano nell’epoca della Intelligenza artificiale – Alcuni spunti in linea con l’enciclica Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV”. Relatore dell’assemblea sarà Giovanni Tridente, docente dell’Università della Santa Croce, esperto nel dibattito contemporaneo che legano queste nuove tecnologie alla teologia. Partendo proprio dall’ultima enciclica di Papa Leone XIV, il relatore affronterà le implicazioni antropologiche, sociologiche che derivano dagli sviluppi del mondo dell’intelligenza artificiale e di come queste impattano anche nel mondo ecclesiale, specie se si pensa alle attività di apostolato o di pastorale. Senza dimenticare la possibilità di interrogarsi in questa assemblea su come la Chiesa può accompagnare i fedeli a vivere il periodo attuale segnato da forti innovazioni scientifiche e tecnologiche. Il vescovo Mariano Crociata invita tutti i fedeli a una numerosa partecipazione.
Maturità: Fano, questa sera il vescovo Andreozzi benedirà gli studenti che sosterranno l’esame
In occasione dell’ultimo appuntamento con #dimercoleditiascolto, questa sera il vescovo di Fano-Fossombrone-Cagli-Pergola, mons. Andrea Andreozzi, terrà la lectio divina e benedirà studenti e studentesse che si preparano ad affrontare l’esame di maturità. L’incontro, ospitato dalle 19 presso la Casa Giovani, a Fano, si concluderà con un momento di fraternità e condivisione.
Diocesi: Casale Monferrato, questa sera don Peyron parlerà di come “Abitare il cambiamento: fede, innovazione e intelligenza artificiale”
Sarà dedicato a come “Abitare il cambiamento: fede, innovazione e intelligenza artificiale” l’incontro che si terrà nella serata di oggi, mercoledì 10 giugno, a Casale Monferrato, nell’ambito del ciclo “Cantiere Speranza” promosso dai Servizi diocesani per la Pastorale della Cultura, Scolastica, Giovanile, Famiglia, Sociale e del lavoro, Salute e Anziani, Ecumenismo e dialogo interreligioso.
Dalle 21, presso la sala Cavalla del Seminario vescovile, interverrà don Luca Peyron, docente dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, membro del Comitato buone pratiche dell’Istituto italiano per l’Intelligenza artificiale, fondatore e responsabile del Servizio per l’Apostolato digitale e incaricato per la Pastorale della cultura tecno scientifica dell’arcidiocesi di Torino. L’appuntamento – spiegano i promotori – si svolge nella scia della pubblicazione dell’enciclica “Magnifica Humanitas” di Papa Leone XIV. “Sarà un’occasione per riprendere i contenuti del documento e tradurli in una riflessione concreta sulle implicazioni etiche, sociali e spirituali di queste tecnologie”.
Papa in Spagna: incontro realtà caritative, “lo sport fa bene a tutti, a calcio non segnavo tanti gol”
“Qui mi sento a casa”. Sono le prime parole pronunciate, a braccio, dal Papa, incontrando nella chiesa di Sant’Agustì di Barcellona, che si trova a Raval, uno dei quartieri più poveri e disagiati della capitale della Catalogna, le realtà di carità e associative diocesane. “La prima volta che sono venuto in questa chiesa era il 1984, stavo facendo viaggio da Roma a Leòn”, ha raccontato Leone XIV: “È bello trovare una chiesa con una comunità di agostiniani e con tante persone che lodano Dio, che fanno un lavoro per l’integrazione”. Rispondendo, poi, alle domande del piccolo Renzo, 6 anni, che gli aveva chiesto se amasse il calcio, il Papa, ancora a braccio, ha detto: “Tutti sanno che io gioco a tennis, con i seminaristi ho giocato a calcio, in difesa, non segnavo tanti gol. Lo sport fa bene a tutti, aiuta a mantenere una buona salute, nel corpo nella mente e nel Papa”. “Il calcio ci ricorda qualcosa che non dobbiamo dimenticare”, ha proseguito: “la vita non è una carriera da vivere in modo solitario, è qualcosa che si gioca in squadra, occorre imparare a correre insieme. Uno può essere anche una stella, ma se non possa la palla e non fa entrare gli altri nel gioco probabilmente perderà”.
Papa in Spagna: incontro realtà caritative, “la carità è il più grande comandamento sociale”
“La carità è il più grande comandamento sociale”, ed ogni comunità ecclesiale diocesana “è chiamata ad avvicinarsi, secondo le proprie possibilità e capacità, con discrezione, delicatezza e perseveranza alle ferite e ai bisogni dei più piccoli e vulnerabili per alleviare le loro sofferenze e porre rimedio alla loro povertà”. Lo ha detto il Papa, incontrando, nella chiesa di Sant’Agustì, le realtà di carità e di assistenza diocesane. “Voi tutti lo fate”, l’omaggio ai presenti, che, in modi diversi, si dedicano “all’assistenza, all’accompagnamento e alla promozione di coloro che ne hanno più bisogno”, compito importante “soprattutto nei tempi che stiamo vivendo, nei quali sembra essersi perso il senso della sacra dignità della persona umana”. “La dignità inalienabile di ogni essere umano non dipende dalle capacità che possiede, dalle ricchezze che accumula o dal ruolo che svolge, ma dal dono che lo precede e lo eccede, dato da Dio come espressione del suo amore che non viene mai meno”, ha ricordato Leone XIV sulla scorta della sua prima enciclica.
Divina Misericordia: a Vilnius quarto giorno del congresso, il potere trasformante della preghiera
La quarta giornata del Congresso apostolico mondiale sulla Misericordia, in corso a Vilnius, ha riunito relatori provenienti da tutto il mondo che hanno condiviso esperienze personali su come la preghiera apra i cuori alla misericordia di Dio nei momenti difficili e dolorosi della vita.
I partecipanti hanno ascoltato la teologa Donna Orsuto della Pontificia Università Gregoriana di Roma, la famiglia Kissel dagli Stati Uniti, la coordinatrice dell’apostolato della Divina Misericordia in Indonesia, Cynthia Leowardy, il missionario della Misericordia p. Pasqualino di Dio dall’Italia e il sacerdote mariano p. Chris Alar. Ad aprire la giornata, il missionario della Misericordia p. Michel Remery del Dicastero per la Comunicazione del Vaticano ha incoraggiato i presenti a non tenere per sé il dono della Divina Misericordia. Attingendo a un esempio quotidiano, ha osservato che le persone condividono naturalmente una ricetta fantastica o raccomandano un ottimo ristorante agli altri: “Oggi qui a Vilnius, vogliamo condividere la migliore notizia con il mondo intero», ha detto. «Tutti voi siete missionari della misericordia di Dio”. Ha ricordato ai partecipanti che la preghiera raggiunge luoghi dove gli sforzi umani non possono arrivare.
Una delle testimonianze più commoventi della giornata è stata quella della famiglia Kissel, proveniente dagli Stati Uniti, che ha partecipato al congresso tramite un videomessaggio registrato. David e Kristy Kissel hanno raccontato la storia del loro figlio Carson, affetto da una malattia genetica rara che provoca lacerazioni e vesciche sulla pelle anche al minimo sfregamento. A due dei loro tre figli è stata diagnosticata questa malattia. “Quando abbiamo ricevuto questa diagnosi per la prima volta, eravamo completamente distrutti”, ha ricordato David Kissel. “Eravamo devastati, confusi, e abbiamo gridato a Dio chiedendo: ‘Perché la nostra famiglia?’”. Durante quel periodo difficile, la famiglia ha scoperto il Diario di Santa Faustina e la Coroncina della Divina Misericordia. Anche Cynthia Leowardy, coordinatrice dell’Apostolato della Divina Misericordia in Indonesia, ha condiviso una testimonianza personale sul potere della preghiera.
Padre Pasqualino ha esortato i partecipanti a non fermarsi al ricevere il perdono di Dio, ma a lasciare che quell’esperienza si trasformi in un servizio concreto verso gli altri. L’intervento conclusivo della giornata è stato tenuto da padre Alar, superiore provinciale dei Padri mariani negli Stati Uniti e autore di diversi libri di successo sulla Divina Misericordia.
Terzo settore: Fism, importante correttivo alla disciplina Irap
La Federazione italiana scuole materne (Fism), che in Italia rappresenta circa 9.000 realtà educative, si dice “soddisfatta” per l’introduzione dell’articolo 82-bis nel Codice del Terzo Settore, disposizione che regolamenta l’applicazione dell’Irap nel passaggio, negli Enti del Terzo settore, da ente commerciale a ente non commerciale. Si tratta di un “primo importante risultato per tutte le realtà educative e sociali” che hanno scelto l’iscrizione al Registro unico nazionale del Terzo settore, spiega una nota della Federazione diffusa oggi. La nuova norma stabilisce che, ai fini dell’applicazione dell’Irap, la qualificazione fiscale dell’attività svolta dagli Enti del Terzo settore venga determinata secondo le disposizioni del Testo Unico delle Imposte sui Redditi. In concreto, viene “corretto un effetto penalizzante che rischiava di colpire numerosi enti nel passaggio da ente commerciale a ente non commerciale a seguito dell’iscrizione al Runts. La Federazione ringrazia il Governo per aver “accolto una richiesta più volte rappresentata dal mondo del Terzo Settore” e in particolare dalle scuole dell’infanzia paritarie. “Si tratta di una misura particolarmente attesa che si inserisce nel percorso di attuazione della delega fiscale, ormai giunto quasi a conclusione”, dichiara il presidente nazionale della Fism, Luca Iemmi: “Un intervento necessario perché evita che gli enti siano fiscalmente penalizzati per il solo fatto di aver aderito al percorso previsto dalla riforma del Terzo settore. Con questa modifica, l’applicazione dell’Irap mantiene criteri coerenti con quelli precedentemente applicati agli enti che svolgevano attività commerciale, consentendo di continuare a considerare la deduzione del costo del lavoro a tempo indeterminato e scongiurando un aggravio fiscale ingiustificato”. “Si tratta – conclude Iemmi – di un primo risultato importante, perché l’iscrizione al Runts non può tradursi in una penalizzazione fiscale per gli enti. Resta però aperto il tema dell’esenzione totale dell’Irap che Fism continuerà a sostenere con determinazione, soprattutto per le scuole dell’infanzia che svolgono ogni giorno un essenziale servizio educativo di sussidiarietà per le famiglie e le comunità di tutto il Paese”.
Sport paralimpico: Cip, a Lamezia Terme nascerà la Cittadella, polo di riferimento per il Sud Italia
Lamezia Terme ospiterà il nuovo Centro dello sport paralimpico per il Sud Italia, annunciato dal presidente del Cip-Comitato italiano paralimpico, Marco Giunio De Sanctis, d’intesa con il ministro per lo Sport e i giovani, Andrea Abodi, e il presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto. La struttura sorgerà nell’area dello stadio Carlei e del palazzetto dello sport, già sede dei recenti Campionati italiani di para archery, e sarà ampliata con nuovi campi sportivi, una foresteria e servizi dedicati. Il progetto, che interesserà circa 20mila metri quadrati, rappresenterà il secondo polo nazionale d’eccellenza dopo quello in fase di completamento a Pergine Valsugana e si affiancherà al Centro di preparazione paralimpica di Roma. Per Abodi la nuova cittadella sarà “un punto di riferimento nazionale capace di generare inclusione, cultura sportiva e sviluppo”, oltre che “uno spazio di socialità, relazioni e futuro”. De Sanctis parla di “un risultato storico” che offrirà “opportunità di sport e integrazione a tantissime persone con disabilità” e che costituirà “un vero motore di sviluppo per l’intero quadrante sud della nostra Penisola”. Soddisfazione anche da parte di Occhiuto, che definisce l’opera “un’eccezionale opportunità di riscatto e di crescita sociale, infrastrutturale e sportiva” per Lamezia Terme e per l’intera Calabria.
Diocesi: Genova, dalla Cei oltre 3,1 milioni di euro dall’8xmille destinati a carità, pastorale e tutela del patrimonio
Nel 2025 l’arcidiocesi di Genova ha ricevuto dalla Conferenza episcopale italiana 3.188.811,06 euro provenienti dai fondi dell’8xmille, destinati a interventi caritativi, esigenze di culto e pastorale e altri contributi per la tutela del patrimonio ecclesiastico. Secondo il rendiconto reso noto dalla diocesi, 1.171.705 euro sono stati impiegati per attività caritative, di cui 388.005 euro destinati ai Centri di ascolto vicariali e 783.700 euro ad altri enti impegnati nell’assistenza e nel sostegno alle persone in difficoltà. Per le esigenze di culto e pastorale sono stati stanziati complessivamente 1.240.000 euro: 649.000 euro a favore di parrocchie e altri enti ecclesiali, 423.500 euro per attività e iniziative diocesane e 167.500 euro per ulteriori attività pastorali. A questi si aggiungono 785.769,87 euro di altri contributi, così ripartiti: 68.135 euro per impianti di sicurezza, 44.914,80 euro per musei, archivi e biblioteche, 51.081 euro per il restauro degli organi a canne, 606.715 euro per il restauro dei beni culturali e 14.924,07 euro per altre destinazioni. “Il contributo destinato alla carità è il punto di partenza su cui fondare tante iniziative di aiuto, prossimità e condivisione”, spiega mons. Andrea Parodi, economo diocesano, sottolineando il ruolo svolto quotidianamente dai Centri di ascolto e il sostegno garantito dalla diocesi alle parrocchie, soprattutto per gli interventi di manutenzione straordinaria degli edifici di culto. Sul tema della rendicontazione interviene anche la vice economa Daniela Diano, che richiama l’impegno alla trasparenza: “L’impiego dell’8xmille da parte della Chiesa cattolica è tracciato e consultabile”, un elemento che consente di conoscere in modo puntuale le opere e i servizi realizzati grazie alle risorse affidate dai contribuenti.
Libano: Acs, allarme per Tiro. “Proteggere civili e presenza cristiana nel quartiere storico”
Aiuto alla Chiesa che soffre (Acs) esprime “profonda preoccupazione” per il rapido deterioramento della sicurezza nella città di Tiro, nel sud del Libano, facendo eco all’appello urgente lanciato dall’arcivescovo greco-melchita mons. Georges Iskandar. In una dichiarazione diffusa oggi della sua presidente esecutiva, Regina Lynch, la Fondazione di diritto pontificio, manifesta la propria vicinanza alla Chiesa locale e a tutti i civili che hanno scelto di rimanere in città, con un’attenzione particolare alle famiglie, ai bambini, agli anziani e alle persone più vulnerabili, esposte a una crescente incertezza.
Particolare apprensione viene espressa per lo storico quartiere cristiano della città, una presenza radicata fin dai tempi apostolici e parte integrante del patrimonio spirituale e culturale del Libano. “Tiro occupa un posto unico nella storia del cristianesimo”, sottolinea Acs, ricordando come le sue chiese e le sue comunità rappresentino una testimonianza viva di fede, convivenza e resilienza lungo i secoli. Per questo motivo, qualsiasi minaccia che incombe sui civili, sui luoghi di culto o sull’identità storica della città desta “grave preoccupazione”. L’organizzazione ricorda inoltre il proprio impegno concreto a sostegno delle comunità locali, accompagnate nel corso degli anni attraverso visite, preghiera e aiuti diretti. “Conosciamo personalmente queste famiglie – si legge nella nota – e abbiamo visto la loro determinazione a mantenere una presenza cristiana in questa città, nonostante le difficoltà”. Acs si unisce quindi all’appello della Chiesa locale e invita la comunità internazionale e tutti coloro che hanno responsabilità e influenza ad agire con urgenza per prevenire ulteriori sofferenze, sfollamenti e distruzioni. L’organizzazione esorta tutte le parti coinvolte a rispettare la dignità umana, a salvaguardare i non combattenti e a proteggere i siti religiosi e il patrimonio storico.
Papa in Spagna: incontro realtà caritative, “lo sport fa bene a tutti, a calcio non segnavo tanti gol”
“Qui mi sento a casa”. Sono le prime parole pronunciate, a braccio, dal Papa, incontrando nella chiesa di Sant’Agustì di Barcellona, che si trova a Raval, uno dei quartieri più poveri e disagiati della capitale della Catalogna, le realtà di carità e associative diocesane. “La prima volta che sono venuto in questa chiesa era il 1984, stavo facendo viaggio da Roma a Leòn”, ha raccontato Leone XIV: “E’ bello trovare una chiesa con una comunità di agostiniani e con tante persone che lodano Dio, che fanno un lavoro per l’integrazione”. Rispondendo, poi, alle domande del piccolo Renzo, 6 anni, che gli aveva chiesto se amasse il calcio, il Papa, ancora a braccio, ha detto: “Tutti sanno che io gioco a tennis, con i seminaristi ho giocato a calcio, in difesa, non segnavo tanti gol. Lo sport fa bene a tutti, aiuta a mantenere una buona salute, nel corpo nella mente e nel Papa”. “Il calcio ci ricorda qualcosa che non dobbiamo dimenticare”, ha proseguito: “la vita non è una carriera da vivere in modo solitario, è qualcosa che si gioca in squadra, occorre imparare a correre insieme. Uno può essere anche una stella, ma se non possa la palla e non fa entrare gli altri nel gioco probabilmente perderà”.
Sant’Antonio da Padova: dal 31 maggio a ieri sera 23.363 passaggi alla Cappella del Tesoro nella Basilica del Santo
Oggi, mercoledì 10 giugno, è atteso nella Basilica del Santo, a Padova, il patriarca di Venezia, mons. Francesco Moraglia, che presiederà la liturgia delle 18, accompagnato dai fedeli della diocesi di Venezia. Sempre alle 18 arriverà anche il card. José Tolentino de Mendonça che celebrerà una liturgia nell’oratorio di San Giorgio, gioiello trecentesco affacciato sul sagrato della Basilica, accompagnato da un gruppo di pellegrini giunti dal Portogallo, la terra di sant’Antonio.
Si avvicina la Festa di Sant’Antonio animata da una fede autentica, forte, ancorata alla vita dei fedeli nelle piccole cose di ogni giorno come nei grandi avvenimenti sia gioiosi che dolorosi.
Nel Libro delle Testimonianze sono riportati i sentimenti di gratitudine e le invocazioni di grazie e di protezione che i devoti rivolgono a Sant’Antonio: chi ringrazia per il felice esito di una lunga e complessa operazione chirurgica o di un trapianto d’organo e chi per lo scampato pericolo a seguito di un naufragio; chi offre la fede nuziale quale voto per chiedere la salute del proprio coniuge o di un familiare. Chi Gli affida le persone care; chi invoca aiuto per trovare un lavoro o ringrazia per averlo trovato; chi ancora chiede al Santo che lo aiuti a trovare l’anima gemella. E ancora, giovani sposi che chiedono la benedizione di un figlio. Sono i sentimenti che animano la vita di ciascuno e di tutti insieme. E tutti si rivolgono al Santo con affetto, fiducia, semplicità e gratitudine.
Proseguono gli arrivi dei gruppi: ieri mattina sono arrivati ancora gruppi dalla Francia, dalla Germania e dagli Stati Uniti. Il conteggio dei pellegrini che hanno sfilato al corridoio delle reliquie dal 31 maggio a ieri sera, martedì 9 giugno, è di 23.363 passaggi. Mentre prosegue la Peregrinatio delle reliquie all’estero: padre Mario Conte in questi giorni si trova a Cambridge in Ontario (Canada). “Sono moltissime le persone che si stanno recando qui in questa chiesta a salutare Sant’Antonio – racconta padre Mario – per un momento di pace, raccoglimento e per raccontare le loro storie di vita ai frati e al Santo e noi siamo felici di poterle accogliere”.
Ieri sera si è svolta per la “Notte di Miracoli”, serata di preghiera ed evangelizzazione dedicata ai giovani. Il santuario, affollatissimo, è rimasto aperto dalle 21 sino al termine dell’evento intorno alle 23.45 circa.
Dal 2015 questa serata organizzata dalla Pastorale giovanile dei Frati della Basilica è divenuta un appuntamento atteso e partecipato della Tredicina. Sono arrivati molti giovani e molte persone non attese che hanno approfittato della apertura serale per visitare la basilica e per venire a salutare frate Antonio.
Papa in Spagna: incontro realtà caritative, “la carità è il più grande comandamento sociale”
“La carità è il più grande comandamento sociale”, ed ogni comunità ecclesiale diocesana “è chiamata ad avvicinarsi, secondo le proprie possibilità e capacità, con discrezione, delicatezza e perseveranza alle ferite e ai bisogni dei più piccoli e vulnerabili per alleviare le loro sofferenze e porre rimedio alla loro povertà”. Lo ha detto il Papa, incontrando, nella chiesa di Sant’Agustì, le realtà di carità e di assistenza diocesane. “Voi tutti lo fate”, l’omaggio ai presenti, che, in modi diversi, si dedicano “all’assistenza, all’accompagnamento e alla promozione di coloro che ne hanno più bisogno”, compito importante “soprattutto nei tempi che stiamo vivendo, nei quali sembra essersi perso il senso della sacra dignità della persona umana”. “La dignità inalienabile di ogni essere umano non dipende dalle capacità che possiede, dalle ricchezze che accumula o dal ruolo che svolge, ma dal dono che lo precede e lo eccede, dato da Dio come espressione del suo amore che non viene mai meno”, ha ricordato Leone XIV sulla scorta della sua prima enciclica.
Papa in Spagna: incontro realtà caritative, “essere cristiani è un dono”, “incontrare tutti”
“Incontrare tutti”. E’ questa la chiamata del cristiano, che “oltre a essere gentile e amabile, deve essere compassionevole, amare senza interesse e cercare il bene degli altri, sapendo che in ogni fratello e sorella che soffre è lo stesso Signore a chiedere e ricevere, a essere accolto o rifiutato, amato o disprezzato”. Nella chiesa di Sant’Agustì a Barcellona, dove ha incontrato le realtà di carità e assistenza diocesane, il Papa è partito proprio dal vescovo di Ippona per ricordare che “essere cristiani è, innanzitutto, un dono, una grazia. Fondati in Cristo, che è la pietra viva, percepiamo l’azione dello Spirito Santo, con la convinzione che ogni sforzo compiuto sinceramente per cooperare con lui in favore del nostro prossimo sarà benedetto dal Padre celeste, nel quale poniamo la nostra speranza. Come membra del corpo mistico di Cristo, siamo realmente legati al destino di coloro che Dio ama e invita a condividere la sua vita”.
Papa in Spagna: incontro realtà caritative, “perdonare significa non lasciare che l’odio diventi padrone del nostro cuore”
“Perdonare non significa dire che il male è stato giusto, né permettere a qualcuno di continuare a fare del male. Non significa dimenticare per forza, come se nulla fosse accaduto. Perdonare significa non lasciare che l’odio diventi padrone del nostro cuore”. Lo ha precisato il Papa, incontrando, nella chiesa di Sant’Agustì a Barcellona, le realtà di carità e assistenza agli anziani. “Gesù ci chiede di perdonare perché è l’unico modo per sperimentare la pace di Dio e guarire le ferite spirituali”, ha spiegato: “Quando perdoniamo, imitiamo l’esempio di Gesù, che perdonò coloro che lo crocifiggevano. La nostra disponibilità a perdonare è condizione per il perdono che riceviamo da Dio”.
Papa in Spagna: incontro realtà caritative, “i nonni non dovrebbero mai restare soli”, “non permettiamo che la solitudine e l’abbandono diventino normali”
“I nonni sono molto importanti nella vita delle famiglie. Non dovrebbero mai restare soli”. Lo ha detto il Papa, incontrando, nella chiesa di Sant’Agustì a Barcellona, le realtà di carità e assistenza diocesane. “Spesso sono loro a prendersi cura dei nipoti mentre i genitori vanno a lavorare e così, con affetto e dedizione, aiutano i bambini a conoscere l’amore di Dio e del prossimo, affinché metta radici nei loro cuori e un giorno diventino uomini e donne buoni”, ha osservato Leone XIV: “E come dobbiamo ricambiare l’amore? Con amore. È quello che Gesù desidera che facciamo. Prendersi cura e accompagnare i nostri nonni nella loro vecchiaia, così come loro, un tempo, si presero cura di noi”. “Non permettiamo che la solitudine e l’abbandono diventino normali nella vita degli anziani”, l’’appello del Papa: “è qualcosa di molto triste. Teniamo il nostro cuore aperto a tutti loro. E anche se non sono i nostri nonni, non permettiamo che si sentano soli né indifesi. Perché, se non vogliamo la solitudine per noi stessi, non dobbiamo permetterla nemmeno per gli altri”.
Papa in Spagna: incontro realtà caritative, “da piccolo non volevo diventare papa”
“Ogni bambino è un sogno di Dio. Anche tu lo sei”. Con queste parole il Papa ha risposto alla lettera del piccolo Renzo, nella chiesa di Sant’Agustì di Barcellona, dove ha incontrato le realtà di carità e assistenza diocesane. “Mi chiedi se da piccolo volessi diventare Papa”, ha detto Leone XIV rivolgendosi a Renzo: “Credo di no. Credo di non averci mai pensato. Ma posso dirti questo: da piccolo sentivo il desiderio di dedicare la mia vita a Dio. Non sapevo ancora del tutto come, né dove mi avrebbe portato il Signore. Col tempo ho scoperto che Gesù mi chiamava a seguirlo come sacerdote, e che quel cammino passava per l’ordine di sant’Agostino”. “Dio desidera la felicità di tutti e vuole che, fin da piccoli e per tutta la vita, conserviamo un cuore come quello dei fanciulli: capace di fidarsi, pieno di bontà”, ha spiegato il Pontefice: “Il Signore vuole che siamo suoi amici e che non ci allontaniamo da Lui. Per questo motivo, più importante che chiedersi se uno sarà sacerdote, medico, maestro, padre di famiglia o altro, è essenziale chiedersi se vogliamo essere amici di Gesù. Perché l’amicizia con Gesù ci dà gioia, ci rende liberi e ci aiuta a vedere, passo dopo passo, la vocazione e il cammino che Dio ha pensato per ciascuno”.
Maturità: mons. Campiotti (vescovi Toscana), sia “l’inizio bello di un nuovo percorso di formazione e di vita”
“Un pensiero a tutti gli studenti con l’augurio che possano vivere al meglio il tempo della scuola, come un reale tempo di formazione e crescita, in tutti gli aspetti della loro persona. Un pensiero speciale ai maturandi perché questo esame possa realmente significare la fine di una pagina importante della loro esistenza, come le scuole superiori, ma anche l’inizio bello di un nuovo percorso di formazione e di vita”. Questo l’augurio di mons. Roberto Campiotti, vescovo di Volterra delegato della Conferenza episcopale toscana per l’educazione e la scuola, in un editoriale sul numero di “Toscana Oggi” in uscita in questi giorni, in concomitanza con la fine dell’anno scolastico.
La questione educativa, scrive il presule, è quanto mai cruciale: “Compito dell’educazione è far sì che l’uomo possa realizzare se stesso, e l’uomo non si realizza se non attraverso l’incontro con un’altra persona. Non si educa attraverso un libro o i mezzi digitali che ci sono oggi, ma attraverso un incontro personale”. Il vescovo ricorda anche le parole di Papa Leone sulla “centralità della scuola”, nella recente enciclica Magnifica Humanitas. “L’uomo – sottolinea mons. Campiotti – deve essere educato perché diventi più se stesso. L’uomo si sviluppa per rapporto, per contatto con qualcos’altro che è al di fuori di sé. L’altro è originariamente necessario perché l’uomo esista. Come, ad esempio, senza un padre e una madre non esisterebbe alcun soggetto umano, l’altro è altrettanto necessario perché l’uomo si avveri, perché l’uomo si inveri, diventi cioè sempre più se stesso”.
A pochi giorni dall’avvio degli esami di maturità il vescovo rivolge un pensiero a ragazzi e ragazze che hanno frequentato la quinta superiore: “Gli studenti che conseguiranno il diploma saranno pronti ad affacciarsi ed affrontare questa ‘realtà totale’, fatta di relazioni da scegliere, al di là dei compagni di classe, dei colleghi di lavoro o di università, di scelte da dover prendere sulla propria esistenza. Non a caso, l’esame che andranno ad affrontare viene detto di “maturità”. Maturità – conclude mons. Campiotti – intesa nel fatto che, il corso degli studi sinora intrapreso, dovrebbe conferire ai ragazzi quei criteri per poter affrontare la realtà che, dopo il diploma, si aprirà dinanzi a loro”.
Solidarietà: Fmsi, nel 2025 raggiunti 183.664 beneficiari diretti in 69 Paesi attraverso 695 progetti
Il della Fondazione marista per la solidarietà internazionale Ets (Fmsi) è un racconto collettivo dell’impegno che ha attraversato continenti e comunità: 69 Paesi, con 695 progetti.
Nel solo 2025, sono stati raggiunti 183.664 beneficiari diretti: bambini e bambine, giovani donne e uomini, insegnanti, personale scolastico e comunità mariste. Tra loro, 79.518 bambini e bambine sotto i 18 anni, di cui 1.397 con disabilità e 20.027 giovani ragazze e ragazzi.
I conflitti armati continuano a esporre bambini e bambine alla violenza, alla perdita dei propri cari, alla fuga forzata. La povertà li spinge alla migrazione, all’esclusione, alla precarietà. La crisi climatica minaccia il loro accesso al cibo, all’acqua, a comunità e affetti stabili. La mancanza di istruzione — causata da guerre, discriminazioni, povertà o pratiche come i matrimoni precoci e la tratta di esseri umani — continua a privare milioni di bambini e bambine del loro futuro. E anche gli spazi digitali, che dovrebbero essere luoghi di apprendimento e connessione, possono diventare contesti di abuso e sfruttamento. A queste sfide cerca di rispondere la Fmsi, mettendo al centro, sempre, i bambini e le bambine stessi come agenti di cambiamento e protagonisti.
Un capitolo importante di questo impegno si svolge nelle aule del sistema delle Nazioni Unite. Dal 2007 a oggi, Fmsi ha presentato 88 Epu (Esame periodico universale), il meccanismo con cui il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite valuta la situazione dei diritti in ogni paese del mondo.
Su 1.313 raccomandazioni presentate, 565 sono state accettate dagli Stati esaminati e 482 prese in considerazione. Dal 2019, questa attività è svolta in collaborazione con il Segretariato di Solidarietà – Cmi. Ciò che rende questo lavoro davvero distintivo è la partecipazione di 1.990 bambini e bambine al processo Epu.
Ordine di Malta: il Gran Maestro Dunlap in Lettonia, rafforzata la cooperazione umanitaria
Il Gran Maestro del Sovrano Militare Ordine di Malta, fra’ John T. Dunlap, è stato ricevuto ieri al Castello di Riga dal presidente della Repubblica di Lettonia, Edgars Rinkēvičs, in occasione della sua prima visita ufficiale nel Paese. Lo rende noto un comunicato dell’Ordine. Nel corso dell’incontro bilaterale, il Gran Maestro ha espresso soddisfazione per lo stato delle relazioni diplomatiche, avviate nel 1995, ribadendo la volontà di rafforzare ulteriormente la presenza e le attività umanitarie dell’Ordine, che nel 2021 ha istituito un corpo di volontari anche grazie al sostegno della propria ambasciata a Riga. Il presidente lettone ha manifestato profonda gratitudine per l’impegno trentennale dell’Ordine nel Paese e per l’azione svolta in diversi scenari di crisi, con particolare attenzione all’Ucraina e al Medio Oriente. Pur sottolineando i progressi economici e sociali compiuti dalla Lettonia, Rinkēvičs ha evidenziato come il contributo dell’Ordine resti fondamentale soprattutto a favore delle fasce più vulnerabili della popolazione. Il programma della visita è proseguito con l’incontro tra Dunlap e la presidente del Parlamento lettone, Daiga Mieriņa, che ha ringraziato l’Ordine per il sostegno assicurato nel tempo alle persone più fragili a livello globale. Durante il colloquio è stato ribadito il sostegno all’Ucraina e affrontati temi legati agli aiuti umanitari e alla cooperazione nel settore sociale. Nel pomeriggio, il Gran Maestro e il presidente Rinkēvičs hanno visitato il centro diurno “Sarah’s Garden”, impegnato nell’assistenza a persone affette da demenza. In questa occasione Dunlap ha espresso riconoscenza per il sostegno istituzionale alle iniziative dell’Ordine a favore dei più deboli e dei rifugiati ucraini. Questa mattina il Gran Cancelliere dell’Ordine, Riccardo Paternò di Montecupo, ha incontrato il ministro degli Affari esteri Baiba Braže, con cui ha avuto un ampio confronto sui principali dossier internazionali. Anche in questa sede è stata espressa gratitudine per l’azione umanitaria dell’Ordine in Lettonia e nei contesti di crisi.
Comece: lo spazio extra-atmosferico al centro di un evento di alto livello
“Non dobbiamo trasformare lo spazio in una giungla. Lo spazio non è terra di nessuno, non è una frontiera senza legge governata dal principio del chi prima arriva, meglio alloggia”. Lo ha dichiarato l’arcivescovo Ettore Balestrero, osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite e presidente della Fondazione Caritas in Veritate aprendo, ieri a Bruxelles, i lavori della conferenza di alto livello sul tema “Lo spazio extra-atmosferico: una nuova frontiera del bene comune”. Organizzato dalla Commissione delle Conferenze episcopali dell’Unione europea (Comece), in collaborazione con la Fondazione Caritas in Veritate, l’evento ha riunito rappresentanti della Chiesa cattolica e delle istituzioni dell’Ue, diplomatici, accademici ed esperti, che si sono confrontati sulle implicazioni etiche, politiche e strategiche della governance e della sostenibilità dello spazio extra-atmosferico. “L’Ue e le sue istituzioni hanno un ruolo significativo da svolgere nel guidare l’umanità ad affrontare con saggezza tali questioni”, ha richiamato il segretario generale della Comece, don Barrios Prieto. “Iniziative come la proposta di legge spaziale dell’Ue, lo sviluppo di uno Scudo spaziale europeo e gli investimenti in programmi di punta come Galileo, Copernicus e Iris², riflettono la crescente responsabilità dell’Ue nel plasmare la governance delle attività spaziali”. Durante i lavori anche la presentazione del volume “Spazio extra-atmosferico e umanità a un bivio: riflessioni su una nuova frontiera del bene comune”, della Fondazione Caritas in Veritate e una tavola rotonda a cui sono intervenuti Giancarlo Granero, capo unità “Economia spaziale” presso la Direzione generale per l’industria della difesa e lo spazio della Commissione europea, Jean-Pol Poncelet, già ministro della Difesa belga, Annick Castiaux, rettrice dell’Università di Namur, e Maria-Gabriella Sarah, esperta del Centro comune di ricerca dell’Unione Europea.
Lavoro: Anmil, “anche gli incidenti stradali entrino nel tema sicurezza”
La strada continua a mietere vittime e queste sono correlate alla vita lavorativa. Quattro vite spezzate in meno di ventiquattr’ore sulle strade del frusinate. Dopo il terribile impatto di ieri sulla Sora-Avezzano, costato la vita ad un imprenditore edile sessantaseienne e a due suoi giovani operai originari del Gambia e della Nigeria che rientravano dal cantiere, questa mattina la via Morolense si è trasformata nell’ennesimo scenario di morte per lo scontro tra un’auto e un autotreno, in cui ha perso la vita un cinquantenne di Veroli. Di fronte a questa scia di incidenti, l’Anmil chiede un cambio radicale di prospettiva, perché “non è possibile più scindere la sicurezza stradale dalla sicurezza sul lavoro”.
“Quando un furgone con tre operai si schianta mentre torna in sede dopo una giornata di fatica, o quando un mezzo pesante si scontra con un’auto su un rettilineo provinciale, non siamo di fronte a una tragica fatalità della viabilità – dichiara il presidente dell’Anmil, Amedeo Bozzer – siamo davanti a una vera e propria strage del lavoro in itinere. La logistica, gli spostamenti stanno sempre più mietendo vittime e a questo punto dobbiamo avere la consapevolezza di sostenere a gran voce che le nostre strade sono, a tutti gli effetti, i cantieri più pericolosi d’Italia e non si possono considerare queste tipologie di incidenti solo come un mero fattore di rischio secondario”.
“Avere il lavoro sotto casa – aggiunge Bozzer – per alcuni è possibile, ma chi si deve spostare assume un rischio maggiore, di cui il datore di lavoro dovrebbe tenere conto anche nel compenso. Ma al di là del punto economico, qui vogliamo parlare della vita lavorativa. Non possiamo nasconderci dietro a un dito perché dietro queste tragedie ci sono spesso turni massacranti, fretta stradale imposta dai ritmi di consegna, infrastrutture inadeguate e una stanchezza che uccide quanto la mancanza di un casco o di un’imbracatura. La vita è così frenetica che spesso ci si dimentica quanto sia doveroso rallentare per preservare la salute. Esprimo il dolore profondo di tutta l’Anmil alle famiglie delle vittime di Frosinone, Veroli e di quei due giovani ragazzi nigeriani e gambiani venuti in Italia per costruire un futuro e che invece hanno trovato la morte sull’asfalto. Alle istituzioni e alle associazioni di categoria chiediamo un tavolo urgente sulla sicurezza dei trasporti legati al lavoro. Se non mettiamo in sicurezza il viaggio dei lavoratori, ogni discorso sulla prevenzione nei cantieri o nelle fabbriche rimarrà parziale”.
L’Anmil continuerà a monitorare la situazione e a battersi affinché il viaggio da e per il luogo di lavoro riceva le stesse tutele, gli stessi controlli e gli stessi investimenti tecnologici e infrastrutturali di qualsiasi altro reparto produttivo. Gli incidenti avvengono nell’ora della massima congestione, quando pendolari e autotrasportatori percorrono le medesime strade: anche su quest’aspetto Anmil chiede che si possa urgentemente aprire un dibattito.
Eurostat: aumenta in Italia la presenza di persone fuggite dall’Ucraina. 4,37 milioni in Europa
Al 30 aprile 2026, c’erano 4,37 milioni di persone fuggite dall’Ucraina che risiedevano nei confini Ue grazie al meccanismo di protezione temporanea, con un aumento di 42.990 persone (+1%) rispetto al mese precedente. Si conferma il dato per cui i Paesi che ospitano il maggior numero di persone provenienti dall’Ucraina sono la Germania (1.279.660 persone; 29,3% del totale Ue), la Polonia (971.255; 22,2%) e la Repubblica Ceca (384.435; 8,8%). Ci sono stati però 24 Paesi, tra cui l’Italia in cui sono aumentati gli arrivi: in particolare in Italia c’erano al 30 aprile 40.740 ucraini, numero che rappresenta un aumento del 20,8% rispetto a marzo (quando erano 33.720). Secondo dati Eurostat, a fine maggio sarebbe ulteriormente salita a quota 46.990 la presenza di persone fuggite in Italia dall’Ucraina. I cittadini ucraini rappresentano oltre il 98,5% dei beneficiari di protezione temporanea nell’Ue. Le donne adulte sono il 43,4% del totale, gli uomini adulti il 26,7% e i minori quasi un terzo (29,9%) di tutti i beneficiari.
Diocesi: Lucca, morto il decano dei sacerdoti don Ilario Tomei. Aveva compiuto 101 anni a gennaio
Si è spento nella notte, all’età di 101 anni, don Ilario Tomei, decano dei sacerdoti della diocesi di Lucca. Ricoverato presso la Rsa “Don Gori” di Marlia, dove aveva trascorso gran parte dei suoi 65 anni di ministero, era nato il 13 gennaio 1925 a San Michele di Moriano ed era stato ordinato presbitero nel dicembre 1960. A ricordarlo con affetto è l’arcivescovo mons. Paolo Giulietti, che ne sottolinea la dedizione agli ospiti della struttura e alle loro famiglie: “Lascia un ricordo profondo di disponibilità e umana simpatia in chiunque lo abbia conosciuto”. Figura di riferimento per la comunità di Marlia, don Tomei si è distinto per il servizio agli anziani, l’attenzione ai più fragili e l’impegno nel promuovere il volontariato e contrastare la solitudine. La sua presenza, ricordano dalla diocesi, è stata preziosa per tutti gli ospiti della casa di riposo, “a prescindere dal credo religioso”. La salma sarà esposta da oggi nella chiesa parrocchiale di Marlia, dove domani pomeriggio saranno celebrati i funerali. La Chiesa lucchese si stringe ai familiari, al personale e ai volontari della Rsa, esprimendo gratitudine per la testimonianza sacerdotale e umana lasciata da don Ilario Tomei.
(Foto diocesi Lucca)
Sudan: Unicef, “istruzione compromessa per una generazione di giovani”
“I bambini in tutto il Sudan hanno lo stesso diritto fondamentale all’istruzione e dovrebbero poter sostenere gli esami nazionali in condizioni di sicurezza e regolarità, indipendentemente da dove si trovino”. Lo afferma Etleva Kadilli, direttrice regionale dell’Unicef per l’Africa orientale e meridionale, in una dichiarazione diffusa oggi sulla situazione dell’istruzione nel Paese segnato dal conflitto. L’Unicef sottolinea che molti studenti sudanesi hanno subito anni di interruzioni scolastiche e che centinaia di migliaia di giovani non hanno potuto completare gli esami a causa della guerra. Per questo, l’organizzazione ritiene essenziale garantire a tutti gli studenti l’accesso agli stessi esami riconosciuti a livello nazionale, sia nelle aree colpite dai combattimenti sia nei contesti di sfollamento o nei Paesi che ospitano rifugiati sudanesi. Secondo Kadilli, un esame unificato è fondamentale per assicurare pari opportunità, tutelare il valore dei titoli di studio ed evitare disparità che potrebbero compromettere il futuro educativo e professionale dei giovani. L’accesso agli esami e il completamento della scuola secondaria rappresentano infatti un passaggio decisivo verso l’istruzione superiore, l’acquisizione di competenze e l’ingresso nel mondo del lavoro. L’Unicef avverte inoltre che sistemi di certificazione frammentati rischiano di creare ostacoli destinati a perdurare oltre la fine del conflitto, limitando le prospettive di un’intera generazione. Per questo l’agenzia delle Nazioni Unite invita il governo e le parti coinvolte nella guerra a concordare misure concrete per consentire lo svolgimento degli esami in modo uniforme e sicuro su tutto il territorio nazionale, ribadendo la disponibilità dell’Unicef a sostenere tali sforzi. “L’istruzione deve rimanere uno spazio neutrale, protetto dalle divisioni e guidato dall’interesse superiore dei bambini”, conclude Kadilli. “Garantire che tutti gli studenti sudanesi possano sostenere lo stesso esame, ovunque si trovino, è essenziale per salvaguardare sia i loro diritti oggi sia le loro prospettive per il futuro”.
Educazione: Cefa e Faes, oggi pomeriggio a Roma e in streaming il convegno “Scuola e intelligenza artificiale: sfide e opportunità”
L’intelligenza artificiale è già dentro la scuola e sta cambiando il modo di insegnare e apprendere. Come vivere questa trasformazione da protagonisti, senza perdere il cuore dell’educazione, cioè la relazione e la crescita della persona? Quali innovazioni e opportunità, ma anche quali rischi, porta con sé questa nuova tecnologia? Per provare a dare risposte concrete ai mille dubbi che assillano docenti ed educatori, ma anche genitori, Scuole Cefa e Faes, da oltre 40 anni in prima linea in ambito educativo a Roma e Milano, organizzano per oggi, mercoledì 10 giugno, dalle 16.30 alle 19, il convegno “Scuola e intelligenza artificiale: sfide e opportunità”, che si terrà al Museo di Roma in Trastevere (piazza di San Egidio 1/b) ma si potrà anche seguire in streaming: in entrambi i casi occorre registrarsi su . Info e prenotazioni: .
Senza tralasciare il confronto e le esperienze dirette, i temi verranno affrontati da specialisti che porteranno diversi punti di vista. Nadia Sansone, professoressa ordinaria in Pedagogia sperimentale all’UnitelmaSapienza Università di Roma, specializzata in innovazione didattica e formazione attraverso le tecnologie digitali e l’intelligenza artificiale, parlerà per prima di quali strumenti sono oggi disponibili, in che contesti e modalità, e di quali scenari futuri si stanno delineando.
Seguirà Luca Botturi, professore in Media in educazione al Dipartimento formazione e apprendimento della Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana a Locarno, presidente della Fondazione San Benedetto di Lugano, che affronterà il tema dei rischi e delle opportunità legati all’uso dell’AI, approfondendo le implicazioni culturali e sociologiche della diffusione delle nuove tecnologie nella vita quotidiana: come possono essere utilizzate consapevolmente e in modo vantaggioso nei contesti educativi? Infine, Roberto Castaldo, professore associato di Filosofia politica all’Università eCampus, dove dirige il Centro di ricerca su processi d’integrazione e governance multilivello e il Centro d’eccellenza Jean Monnet sul futuro dell’Europa “fEUture”, interverrà sull’utilizzo dell’AI della didattica, portando esperienze e sperimentazioni.
Papa in Spagna: a Montserrat, “pongo il mio ministero petrino ai piedi della Mare de Déu”
“Pongo il mio ministero petrino ai piedi della ‘Mare de Déu’ di Montserrat, affinché la sua intercessione materna possa proteggere l’intera Chiesa. Con il mio affetto e la mia benedizione”. Sono le parole vergate a mano in spagnolo dal Papa, nel Libro d’Onore, al termine della recita del Rosario e del suo discorso nell’Abbazia di Montserrat, dove come aveva fatto ieri ha alternato il catalano allo spagnolo.
Mondiali di calcio: Gremsl (teologo tedesco), “la gioia del gioco dovrebbe essere prioritaria”
Secondo Thomas Gremsl, teologo e sociologo di Graz, l’espansione a 48 squadre partecipanti ai Mondiali di calcio che inizieranno domani, col conseguente aumento a 104 partite complessive, ha spinto i limiti morali molto in basso: “La questione cruciale è trovare il giusto equilibrio. Di cosa ha veramente bisogno il calcio? E cosa può tollerare, dal punto di vista economico, ecologico, sociale e sportivo? Stiamo assistendo a un’inversione di fini e mezzi. Il calcio dovrebbe essere un fine in sé: la gioia del gioco dovrebbe essere prioritaria. Invece, sta diventando sempre più uno strumento per interessi economici e politici. Questo contraddice l’etica dello sport”. Intervistato dal portale della Chiesa cattolica tedesca katholisch.de, Gremsl ha evidenziato che “in passato, la Coppa del Mondo era un evento eccezionale. Oggi il calcio è costantemente in programma da qualche parte. Questo ne diminuisce l’unicità e ne smorza anche il divertimento. Lo noto anche in me stesso”. La Fifa, l’organismo mondiale del calcio “non opera nel vuoto -sottolinea il sociologo -, si è creata questa posizione di potere e la manterrà finché le federazioni nazionali e continentali sosterranno questa struttura. Ogni federazione nazionale vuole partecipare al torneo; è una questione di prestigio.”. Per Gremsl anche i calciatori dovrebbero farsi carico dei problemi etici e morali: “Chi beneficia del sistema calcistico ha anche una certa responsabilità per il suo ulteriore sviluppo. Prendiamo ad esempio il capitano della nazionale tedesca, Joshua Kimmich. Si è rifiutato di commentare le circostanze politiche che hanno caratterizzato questi Mondiali. Tuttavia, in quanto personaggio pubblico, si è espresso durante il dibattito sul coronavirus, su un argomento di cui non aveva particolare competenza. Eppure, quando si tratta di problemi all’interno del suo stesso sistema, si dichiara non responsabile. A mio avviso, questo è inaccettabile. I giocatori non possono sottrarsi alle proprie responsabilità”
Mondiali di calcio: Gremsl (teologo tedesco), “espansione serve principalmente a interessi economici: più partite, più marketing, più entrate”
Dimensioni gigantesche, commercializzazione senza limiti, strumentalizzazione politica, guerra: ancora una volta, la Coppa del Mondo di calcio pone domande e problemi di natura etica e sociale. Con 104 partite, il torneo che si svolgerà negli Stati Uniti, in Canada e in Messico sarà il più grande di sempre: “non è certo un segreto che questa espansione serva principalmente a interessi economici: più partite, più marketing, più entrate”, dice Thomas Gremsl, teologo e docente di etica e scienze sociali a Graz. Gremsl è un attento osservatore del mondo del calcio: è un ex arbitro, e lo studia a livello accademico per le implicazioni sociali e economiche. In un’intervista a katholisch.de in vista della partita inaugurale di giovedì 11, spiega il suo punto di vista sulla Coppa del Mondo, sulla Fifa e sull’evoluzione del business. Per Gremsl “lo Spirito del Gioco – correttezza, integrità, rispetto – viene minato da molti protagonisti. Ciò è particolarmente evidente nell’assegnazione del Premio Fifa per la pace, creato appositamente per lui, a Donald Trump. Da un lato, la Fifa si ingrazia i leader politici in modo altamente discutibile, dall’altro afferma di essere politicamente neutrale. A quanto pare, questo vale solo nei contesti in cui ne trae vantaggio. Un caso lampante di ipocrisia, per così dire”. Sono molti i problemi legati alla gestione organizzativa come il costo proibitivo dei biglietti, che raggiungono i 12mila dollari: “Quando guardo agli Stati Uniti, mi chiedo: chi può ancora permettersi i biglietti? A questo si aggiungono le enormi distanze tra gli stadi. In Messico ci sono grossi problemi con l’approvvigionamento idrico. Per la costruzione di uno stadio, una conduttura idrica è stata interrotta per la popolazione locale. L’accesso all’acqua è un diritto umano, e qui viene calpestato. La Fifa aveva anche annunciato il divieto di introdurre bottiglie d’acqua personali nello stadio, ma poi ha fatto marcia indietro. Tutto ciò è moralmente riprovevole”.
Gioco d’azzardo: Roma, all’incontro promosso dal Forum famiglie anche le voci della politica
Durante il convegno “Scommettere sul futuro (quello vero). Riscrivere le regole del gioco d’azzardo per rimettere le persone al centro delle scelte politiche”, promosso oggi a Roma dal Forum delle associazioni familiari presso la Sala Conferenze dell’Associazione della Stampa estera in Italia, sono state offerte le testimonianze di amministratori locali e di persone che hanno vissuto direttamente le conseguenze del gioco d’azzardo.
Paola Boscaini (Forza Italia) ha affermato: “Nella mia esperienza di amministratore locale ho ascoltato diverse testimonianze di persone che sono andate sul lastrico per la dipendenza dal gioco d’azzardo. Non ci si deve mai fermare con la comunicazione a partire dai singoli territori per sensibilizzare su questo fenomeno. Finché non si tocca il fondo spesso non si ha il coraggio di chiedere aiuto. È fondamentale affrontare tale questione anche con misure che attengono al profilo della salute e non soltanto economico. Personalmente non sono favorevole alle limitazioni generali perché l’esperienza dice che spesso si ottiene l’effetto contrario”.
Secondo Laura Cavandoli (Lega Salvini Premier), “il gioco online è stato disciplinato due anni fa con norme più restrittive. Come legislatore andiamo a tutelare le famiglie per non alimentare flussi di denaro che vanno in mano alla malavita organizzata. Per questo riteniamo che la regolamentazione debba essere precisa e puntuale. Approvo la richiesta di trasparenza per rafforzare i controlli. Sul divieto di pubblicità abbiamo fatto il possibile e dobbiamo ragionare su come la trasmissione di un messaggio sportivo non diventi promozionale per l’azzardo. Serve la formazione a partire dalle scuole, per questo abbiamo introdotto l’educazione finanziaria nell’ottica di intercettare i ragazzi e lavorare sul piano culturale”.
Per Stefano Vaccari (Partito Democratico), “la politica ha oggi una grande responsabilità. Quella di affrontare una questione che ha a che fare con milioni di persone. Nel decreto Dignità era stato inserito il divieto di pubblicità dell’azzardo poi aggirato. Se non andiamo in questa direzione è molto difficile fare progressi. Auspichiamo la convocazione di un tavolo per una riforma volta a ridurre l’offerta di gioco”.
Andrea Quartini (Movimento 5 Stelle) ha affermato: “È necessario partire da un presupposto: non siamo in presenza di un gioco, l’azzardo riguarda le scommesse. Occorre, quindi, partire dalla semantica per una svolta culturale. Condivido le proposte contenute nel documento, pertanto serve una grande mobilitazione per ottenere una regolamentazione seria del settore”.
Gioco d’azzardo: Bordignon (Forum famiglie), “servono politiche più efficaci di prevenzione e contrasto”. Fiasco (Alea), “oltrepassati i confini della sopportabilità”
Nel 2025 la raccolta complessiva del gioco d’azzardo in Italia ha raggiunto i 165 miliardi di euro. Sale scommesse, slot, Vlt, gratta e vinci, lotterie e piattaforme online rendono il Paese un “casinò diffuso”, accessibile ovunque e in ogni momento. Di fronte a questa realtà, il Forum delle associazioni familiari ha promosso il convegno “Scommettere sul futuro (quello vero). Riscrivere le regole del gioco d’azzardo per rimettere le persone al centro delle scelte politiche”, presso la Sala Conferenze dell’Associazione della Stampa estera in Italia. Al centro del dibattito, il documento presentato dal Terzo settore con proposte concrete per la regolamentazione del gioco d’azzardo in Italia.
Adriano Bordignon, presidente del Forum delle Associazioni Familiari, ha dichiarato: “L’impatto dell’azzardo sul piano sociale, sanitario ed economico è ormai evidente, con ricadute pesanti su persone, famiglie e comunità. Servono politiche più efficaci di prevenzione e contrasto, che riaffermino il primato della salute e della dignità delle persone rispetto a logiche esclusivamente commerciali. Scommettere sul futuro significa investire sulle persone e sulle famiglie, costruendo un modello di sviluppo che non alimenti fragilità e dipendenze, ma promuova responsabilità, coesione sociale e autentiche opportunità di crescita”.
Andrea Bosi di Avviso Pubblico ha sottolineato: “Gli amministratori degli Enti locali si trovano oggi in prima linea nel fronteggiare gli effetti delle fragilità sociali indotte e amplificate dal gioco d’azzardo patologico. Per questo motivo, chi rappresenta un tale presidio democratico e civile deve essere ascoltato con attenzione, nell’interesse della coesione sociale, della tutela delle persone più esposte e del benessere complessivo delle comunità”.
(Foto Siciliani – Gennari/SIR)
Secondo Maurizio Fiasco, presidente di Alea, “con l’impegno della vasta rete delle associazioni familiari, si fa concreta la speranza di ottenere una de-escalation del gioco d’azzardo in Italia. I confini della sopportabilità sociale e umana erano stati oltrepassati da tempo: 165,3 miliardi di euro di flusso di puntate e scommesse, con l’impegno di 130 milioni di giornate di vita sottratte in un anno alle relazioni interpersonali, agli affetti e alla cura dei figli, costituiscono un danno sistematico che solo l’ottusità (usiamo questa litote) dello Stato non rileva. Ma adesso, con un’osservazione puntuale, competente, impegnata e continuativa si potrà ottenere una svolta nell’orientamento pubblico, scuotendo l’opinione pubblica dall’indifferenza”.
Don Armando Zappolini, portavoce della campagna Mettiamoci in Gioco, ha rilevato: “La maggior parte dei proventi del gioco viene da persone con problematiche economico-sociali, è un dato che ci deve far riflettere. Purtroppo, l’azzardo è animato da una logica di lotta ai poveri e non alla povertà. È lodevole l’attività delle diverse associazioni dirette ad aiutare i dipendenti dall’azzardo ma dobbiamo fare più rete e non può essere una missione della sola Chiesa, l’impegno va esteso anche al di fuori del mondo ecclesiastico. È inoltre prioritario avere i dati ufficiali delle spese per il gioco ma purtroppo non vengono forniti. Sarebbero molto utili per profilare al meglio i soggetti che spendono di più e affrontare a monte il problema. Abbiamo un grande debito di responsabilità che dobbiamo saldare con la nostra società”.
Commissione Ue: bilancio 2027 con tetto di spesa a 200 miliardi di euro, divisi tra le “consolidate priorità politiche”
Oggi la Commissione europea ha presentato una bozza di bilancio annuale dell’Ue per il 2027, l’ultimo del quadro finanziario pluriennale 2021-2027 dell’Ue, fissando il tetto dei 200 miliardi di euro per gli impegni di spesa. È un bilancio che porta il peso di “anni difficili”, dice la nota della Commissione, ma garantisce le risorse “per le consolidate priorità politiche dell’Ue”. Tra le voci, quindi il “mercato unico, innovazione e digitalizzazione” a cui sono destinati 21.901,5 miliardi di euro, al capitolo “coesione, resilienza e valori”, vanno 75.761,2 miliardi, per le risorse naturali e ambiente sono destinati 57.235,5; per la migrazione e gestione delle frontiere si useranno 5.789,3 miliardi di euro. Al capitolo “sicurezza e difesa” vanno 3.066,4 miliardi, al “vicinato e mondo” 15.467,7 miliardi. Resta saldo l’impegno per l’Ucraina con un prestito di sostegno nel bilancio di 1.150 miliardi. Il bilancio annuale per il 2027 dovrà essere formalmente adottato dal Parlamento europeo e dal Consiglio entro la fine del 2026.
Valutazione qualità ricerca: Università Cattolica ai vertici nazionali in Scienze giuridiche, Scienze umane e Terza missione
L’Università Cattolica del Sacro Cuore ottiene risultati di eccellenza nella Valutazione della qualità della ricerca 2020-2024 (Vqr), la più ampia valutazione della produzione scientifica condotta in Italia dall’Anvur su 132 istituzioni, oltre 75.800 ricercatori e quasi 200.000 prodotti scientifici. L’Università Cattolica si colloca al primo posto assoluto su 80 istituzioni nelle Scienze giuridiche, si posiziona sopra la media nazionale in sei aree disciplinari e raggiunge posizioni di rilievo (su 100 istituzioni valutate) nella Terza missione con indice R pari a 1,15.
Nelle Scienze giuridiche (Area 12), l’Università Cattolica ottiene un indice sintetico R pari a 1,11, il primo posto assoluto su 80 istituzioni nella classifica nazionale complessiva. Un traguardo che testimonia ricerca di qualità in uno degli ambiti storicamente più radicati nell’Ateneo, nato nel 1921 con una forte vocazione giuridica e umanistica.
Le Scienze storiche, filosofiche e pedagogiche (Area 11a) si collocano all’undicesimo posto su 75 istituzioni, con un indice R di 1,08. Anche le Scienze politiche e sociali (Area 14) registrano una performance sopra la media.
I risultati di qualità della ricerca si estendono alle Scienze mediche (Area 6), con un numero molto elevato di prodotti di ricerca realizzati (1.082) e performance sopra la media nazionale, e alle Scienze agrarie e veterinarie (Area 7). Le Scienze chimiche (Area 3) si collocano nel primo quarto della classifica per segmento dimensionale. Le Scienze biologiche (Area 5) si attestano in media nazionale.
L’Università Cattolica ha presentato in valutazione 13 casi di studio nell’ambito della Terza missione (un caso ogni 100 ricercatori accreditati), ottenendo un indice R pari a 1,15 e collocandosi al 31° posto su 100 istituzioni. La scelta dell’Ateneo di diversificare i casi di studio per campi d’azione rappresenta in modo concreto e significativo la complessiva attività istituzionale.
“Esprimo grande soddisfazione per i risultati della Vqr 2020-2024. Essere al primo posto assoluto nelle Scienze Giuridiche e nella fascia alta della classifica nazionale in numerose aree è il frutto del lavoro quotidiano di ricercatori, docenti e di tutto il personale che animano con passione e dedizione la nostra Università. Questi riconoscimenti ci stimolano a proseguire con ancora maggiore determinazione, nella consapevolezza che la ricerca di qualità è un servizio alla società e al Paese, pienamente coerente con la missione che l’Università Cattolica persegue dalla sua fondazione nel 1921. Per questo la valorizzazione della ricerca è uno dei 5 pilastri del Piano Strategico 2026-2028”, dichiara Elena Beccalli, rettrice dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.
La Valutazione della qualità della ricerca 2020-2024 è il quarto e più ampio esercizio di valutazione della produzione scientifica italiana. Condotto dall’Anvur, ha coinvolto 132 istituzioni, oltre 75.800 ricercatori e quasi 200.000 prodotti scientifici, valutati tramite peer review da 723 esperti e più di 6.700 revisori esterni.
Braccianti bruciati vivi: Chiese di Calabria, “non può esaurirsi in una notizia di pochi giorni” ma deve invitare a “segni concreti di attenzione, presenza, impegno”
“Assieme al dolore e all’indignazione” la Conferenza episcopale calabra – durante la sessione estiva svoltasi a Corigliano Rossano – esprime “la più ferma condanna” sull’omicidio di quattro braccianti ad Amendolara. Un fatto che manifesta “la totale mancanza di rispetto per la dignità umana per un lavoro senza diritti e senza tutele, calpestata da interessi economici e sistemi di sfruttamento da parte della piaga del caporalato e da filiere agroalimentari ingiuste e illegali”. La vicenda – si legge in una nota al termine dei lavori – “non può esaurirsi in una notizia di pochi giorni, ma provoca tutti a porre segni concreti di attenzione, presenza, impegno”. I vescovi calabri vogliono dare “un segnale concreto di vicinanza”, attraverso la Commissione regionale di Pastorale sociale del lavoro che ad Amendolara il 4 di luglio inizierà un “percorso di approfondimento del tema dello sfruttamento dei migranti e della piaga del caporalato”. I vescovi calabresi hanno poi affrontato la questione del lavoro giovanile, accogliendo e ascoltando don Marco Ulto, coordinatore nazionale del Progetto Policoro, accompagnato da don Luca Gigliotti. A trent’anni dall’inizio di questa esperienza della Chiesa italiana, che ha inteso stare accanto ai giovani perché possano riconoscere nel lavoro non solo un’occupazione, ma una vera e propria vocazione da realizzare, don Ulto ha presentato la nuova veste del progetto, a cominciare dal cambiamento del nome in “Generazione in rete”, con l’intento di rinnovarsi nello stile e nel metodo, ritornando all’ispirazione originaria. I vescovi hanno poi accolto Giuseppe Notarstefano e mons. Claudio Giulidori, rispettivamente presidente e assistente generale dell’Azione Cattolica, con Ivana Ventura e don Antonello Gatto, rispettivamente delegata e assistente unitario regionale. Essi hanno ringraziato i vescovi per l’accoglienza, hanno descritto il cammino attuale e importanza del servizio ecclesiale che l’Azione Cattolica svolge mantenendo la sua caratteristica di Associazione “giovane e vitale” e hanno invitato a vigilare perché l’Ac sia valorizzata e sostenuta in terra di Calabria, a vantaggio delle Chiese locali. Durante la due giorni i vescovi hanno fatto visita alla cattedrale di Rossano e alla Vergine Acheropita – patrona della diocesi di Rossano-Cariati – ed hanno partecipato al dello sfoglio del Codex oltre ad una celebrazione presso il monastero agostiniano.
Infanzia maltrattata: Cesvi, le “Case del Sorriso” per migliorare la condizione di minorenni e famiglie in contesti complessi
Per fronteggiare il problema del maltrattamento e della trascuratezza verso bambine e bambini, Fondazione Cesvi ha attivato nelle città di Bari, Napoli, Siracusa e Milano il programma “Case del Sorriso”, finalizzato proprio a migliorare la condizione di minorenni e famiglie. Le strutture di sostegno all’infanzia di Cesvi – è stato ricordato oggi in occasione della presentazione a Roma della settima edizione dell’Indice regionale sul maltrattamento e la cura all’infanzia in Italia, curato da Fondazione Cesvi – sono attive in contesti molto complessi, segnati da fragilità economica e socioculturale, criminalità minorile, dispersione scolastica e carenza di spazi educativi e di aggregazione: a Napoli nel quartiere di San Pietro a Patierno, a Bari nel quartiere San Paolo, a Siracusa vicino al quartiere periferico di Mazzarona. Nei prossimi mesi sarà inaugurata un’ulteriore Casa del Sorriso nel municipio 9 di Milano, caratterizzato da un forte disagio giovanile. Gli spazi offrono attività di sostegno psicologico e ascolto, di supporto alla genitorialità, laboratori sportivi, psicomotori, artistico-espressivi, proposte educative.
“Come Cesvi continuiamo a lavorare in questa direzione attraverso le Case del Sorriso e i programmi di sostegno alle famiglie, convinti che ogni intervento di prevenzione rappresenti non solo una tutela dei diritti dell’infanzia, ma anche un investimento strategico per il futuro del Paese. Garantire a ogni bambino un ambiente sicuro, relazioni di qualità e opportunità di crescita significa costruire una società più equa, coesa e resiliente”, dichiara Stefano Piziali, direttore generale di Fondazione Cesvi.
Il programma “Case del Sorriso” è attivo anche in altri Paesi del mondo, con strutture che offrono spazi protetti di gioco, distribuzione di pasti, sostegno alle attività scolastiche e igiene personale ai minorenni e alle famiglie in difficoltà in Brasile, ad Haiti, in India, Sudafrica, Perù e Zimbabwe. Il programma è attivo anche con progetti a favore dell’infanzia in zone colpite da gravi emergenze umanitarie innescate da conflitti, dove la Fondazione fornisce, in affiancamento agli interventi di risposta all’emergenza, attività per i bambini, di tipo educativo e ricreative, supporto psicosociale e accesso ai servizi igienico-sanitari.
Infanzia maltrattata: Cesvi, Emilia-Romagna, Veneto, Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia le più capaci a fronteggiare il problema
La Regione italiana con la migliore capacità complessiva di fronteggiare il tema del maltrattamento all’infanzia è l’Emilia-Romagna, seguita da Veneto, Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia. Le Regioni che presentano maggiori criticità sono, invece, Campania, Puglia, Calabria e Sicilia. È quanto attesta la settima edizione dell’Indice regionale sul maltrattamento e la cura all’infanzia in Italia, curato da Fondazione Cesvi e presentato oggi a Roma.
L’Emilia-Romagna risulta prima nella capacità di cura e di accesso alle risorse, il Veneto nella capacità di lavorare, il Friuli-Venezia Giulia nella capacità di acquisire conoscenza e sapere, la Toscana nella capacità di vivere una vita sana, l’Umbria nella capacità di vivere una vita sicura. Le Regioni che presentano le maggiori criticità (Campania, Puglia, Calabria e Sicilia) oscillano tra la nona e la 20esima posizione per tutte le capacità, confermando, come negli anni precedenti importanti criticità complessive di sistema, ma mostrando comunque anche segnali di progresso su specifici indicatori. In particolare, la Campania risulta ultima sia nella capacità di lavorare che in quella di vivere una vita sana, la Calabria risulta ultima nella capacità di accesso alle risorse, la Sicilia in quella di acquisire conoscenza e sapere e la Puglia risulta penultima nella capacità di vivere una vita sicura.
In relazione ai fattori di rischio, le Regioni con una situazione di contesto più favorevole sono Trentino-Alto Adige, Veneto e Valle d’Aosta, seguite da Friuli-Venezia Giulia, Liguria e Toscana. Le maggiori criticità si registrano invece in Calabria, Sicilia, Puglia e Campania. Rispetto alle precedenti edizioni dell’Indice, il miglioramento più spiccato è quello della Liguria, che sale di ben quattro posizioni, seguita da Veneto e Valle d’Aosta, che migliorano entrambe di tre posizioni. La Lombardia arretra invece di ben cinque posizioni e l’Emilia-Romagna di quattro.
Sul fronte dei servizi di prevenzione e cura, l’Emilia-Romagna si conferma la Regione con la migliore dotazione strutturale, seguita da Veneto, Umbria, Toscana e Valle d’Aosta. Le Regioni con maggiori criticità sono Puglia, Sicilia, Calabria e Campania. Tra le variazioni più significative, il Piemonte avanza di quattro posizioni, mentre Abruzzo e Marche arretrano di tre.
Le Regioni italiane che presentano la situazione in assoluto più critica sono quelle in cui fattori di rischio elevati si combinano a servizi sotto la media nazionale. Si tratta Campania, Sicilia, Calabria, Puglia, Molise, Basilicata, Abruzzo e Lazio.
Infanzia maltrattata: Cesvi, solitudine e reti sociali fragili aggravano il fenomeno
Instabilità economica, inflazione e disoccupazione stanno amplificando la vulnerabilità dei nuclei familiari più fragili, con pesanti ricadute sulla salute mentale degli adulti e sulla sicurezza dei minorenni, sempre più esposti al rischio di maltrattamento. Parallelamente, si fa strada la minaccia della “povertà relazionale”: l’assenza di figure di riferimento, legami significativi e spazi protetti sta privando i minorenni di ogni rete di tutela, stringendoli in una morsa di doppia fragilità. È quanto emerge dalla settima edizione dell’Indice regionale sul maltrattamento e la cura all’infanzia in Italia, curato da Fondazione Cesvi e presentato oggi a Roma.
Il rapporto analizza i fattori di rischio e la capacità delle Regioni italiane di prevenire e contrastare il maltrattamento all’infanzia, mettendo in evidenza un’Italia a due velocità: nelle Regioni del Nord, con reti sociali più solide e servizi più strutturati, emergono miglioramenti, mentre nei territori caratterizzati da fragilità economica, minore disponibilità di servizi e debolezza del tessuto sociale, come alcune Regioni del Meridione, persistono condizioni di rischio più elevate a cui non corrisponde un’adeguata risposta attraverso servizi di supporto. I servizi a sostegno della genitorialità, che in Italia raggiungono complessivamente oltre 144mila utenti (copertura media: 495 utenti ogni 100.000 abitanti target) sono molto più diffusi al Nord (741 utenti/100.000 abitanti) rispetto al Centro (322,1) e al Mezzogiorno (271,0).
Il focus di questa edizione, dal titolo “Generazione sola”, è dedicato alla povertà relazionale e al suo legame con il maltrattamento infantile. La povertà non è solo mancanza di risorse materiali, ma anche carenza o deterioramento di relazioni significative, spazi sicuri, adulti di riferimento e comunità capaci di proteggere. La povertà relazionale può manifestarsi nella solitudine, nell’assenza di ascolto, nella fragilità dei legami familiari, nella mancanza di amici, nel bullismo, nella scarsa presenza di adulti capaci di intercettare il disagio. Quando si indeboliscono le relazioni, diminuiscono anche i fattori protettivi che aiutano bambine e bambini a crescere in sicurezza.
“I risultati di questa edizione ci ricordano che il maltrattamento non è un fenomeno confinato alle mura domestiche, ma una sfida collettiva che affonda le proprie radici nelle condizioni strutturali, relazionali e sociali in cui bambini e famiglie vivono – dichiara Stefano Piziali, direttore generale di Fondazione Cesvi –. L’aumento dei casi rappresenta il segnale di una fragilità diffusa che si intreccia con la precarietà economica, il crescente disagio psicologico e l’indebolimento delle reti di supporto sociale. I dati mostrano alcuni segnali incoraggianti, come la ripresa dei servizi a sostegno della genitorialità e dei servizi sociali territoriali dopo la pandemia, ma evidenziano anche persistenti disuguaglianze territoriali e criticità strutturali che non possiamo ignorare. Preoccupa, in particolare, la crescita del disagio mentale tra i minorenni, la diminuzione del numero assoluto dei pediatri di libera scelta e la difficoltà di garantire a tutte le famiglie un accesso tempestivo e uniforme ai servizi di prevenzione e accompagnamento”.
Per affrontare queste sfide “occorre rafforzare quelle che definiamo vere e proprie ‘antenne sociali’, pediatri, insegnanti, operatori sociali, capaci di intercettare precocemente i segnali di disagio e attivare percorsi di sostegno prima che la vulnerabilità si trasformi in maltrattamento”.
Diocesi: mons. Gianotti (Crema), “è possibile edificare la ‘civiltà dell’amore’ anche in un mondo che sembra privilegiare criteri di potenza, logiche di conflitto, forme di sopraffazione”
La testimonianza dei “martiri del quotidiano”, “conosciuti ma, soprattutto, sconosciuti ci sostiene nella convinzione che è possibile, per grazia di Dio, edificare la ‘civiltà dell’amore’ anche in un mondo che sembra privilegiare criteri di potenza, logiche di conflitto, forme di sopraffazione, e che rischia di fare della rapidissima innovazione tecnologica un fine in sé, anziché uno strumento a servizio dell’umano e del suo sviluppo armonioso”. Lo ha affermato questa mattina il vescovo di Crema, mons. Daniele Gianotti, durante il solenne pontificale che ha presieduto per la festa di San Pantaleone, patrono della città e della diocesi.
“Sì, è possibile contribuire a edificare la ‘civiltà dell’amore’, ma è una sfida esigente”, ha osservato il presule nell’omelia: “Per questo, per contribuire a edificarla qui, in questo territorio cremasco che si affida alla sua protezione, noi invochiamo l’intercessione di san Pantaleone: lui, un cristiano che si è preso cura dei fratelli esercitando l’arte medica, un discepolo del Signore Gesù che lo ha seguito fino all’effusione del sangue, aiuti anche noi a vivere il ‘martirio del quotidiano’, ciascuno secondo le sue responsabilità e possibilità, e a essere costruttori pazienti di un mondo sempre più a misura dell’uomo, quanto più è fedele al mandato di Dio”.
Nella sua riflessione, mons. Gianotti – come riportato dal settimanale diocesano “Il nuovo Torrazzo” – ha richiamato l’enciclica Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV, ricordando che il Signore, anche nelle notti più buie, “suscita uomini e donne capaci di non rassegnarsi e di perseverare per il bene: persone che proteggono i fragili e aprono varchi di riconciliazione”. Nell’enciclica, guardando alle “dinamiche mondiali” sempre più complicate e drammatiche, il Pontefice suggerisce alcune “linee di azione” come “disarmare le parole”, “costruire la pace nella giustizia” e “assumere lo sguardo delle vittime”. Questo – ha spiegato il vescovo – implica – “la capacità di prendere posizione, di non rimanere neutrali. Non tanto, o non solo, a parole, ma con la premura di ‘toccare la carne’ di chi soffre: guardare i volti, ascoltare le storie, riconoscere le ferite”. “Il martirio – ha aggiunto – è spesso il frutto della presa di posizione di chi si schiera a fianco delle vittime: è stato così per il beato Alfredo Cremonesi in Birmania, o per Sant’Oscar Romero in Salvador, o per i martiri d’Algeria di cui ricorre quest’anno il trentesimo del martirio, e per tanti altri”.
Nigeria: Acs, giustizia per la strage di Owo. Condannati quattro responsabili dell’attacco alla chiesa di San Francesco Saverio
A quattro anni da una delle più gravi stragi contro i cristiani in Nigeria, arriva una sentenza che rappresenta un primo passo verso la giustizia per le vittime e i loro familiari. Secondo quanto riferisce Aiuto alla Chiesa che soffre (Acs), un tribunale federale di Abuja ha condannato quattro uomini riconosciuti colpevoli dell’attacco terroristico compiuto il 5 giugno 2022 nella chiesa cattolica di San Francesco Saverio a Owo, nello Stato di Ondo, nel sud-ovest del Paese. Durante la messa di Pentecoste, uomini armati fecero irruzione nel luogo di culto provocando oltre 40 morti e circa 100 feriti, in quella che è rimasta una delle peggiori atrocità commesse contro la comunità cristiana nigeriana negli ultimi anni. La sentenza è stata accolta con soddisfazione da mons. Jude Arogundade, vescovo di Ondo, diocesi nel cui territorio si trova la città di Owo. Il presule, che in questi anni ha guidato la richiesta di verità e giustizia per le vittime, ha commentato la decisione del tribunale in un colloquio con Acs, mentre si recava a celebrare una messa in memoria delle persone uccise. Lo scorso 3 giugno il giudice Emeka Nwite ha dichiarato i quattro imputati colpevoli di nove capi d’accusa, tra cui presa di ostaggi, sequestro di persona, finanziamento del terrorismo e utilizzo di esplosivi con conseguenti morti e ferimenti. Un quinto imputato è stato invece assolto per insufficienza di prove. I quattro condannati hanno ricevuto l’ergastolo per appartenenza a un’organizzazione terroristica e una pena aggiuntiva di vent’anni di reclusione per associazione a delinquere. È stata inoltre pronunciata la condanna a morte, che tuttavia in Nigeria richiede l’assenso del presidente della Repubblica e che, nella pratica, viene raramente applicata: l’ultima esecuzione giudiziaria nel Paese risale infatti al 2016. “Le famiglie delle vittime e i sopravvissuti possono finalmente iniziare a trovare un certo conforto e a chiudere una fase dolorosa”, ha dichiarato mons. Arogundade. “Tuttavia, le ferite di quel giorno resteranno per tutta la vita. Molti sono ancora traumatizzati, continuano a ricevere cure mediche e vivono nell’incertezza sul futuro”. Pur accogliendo favorevolmente il verdetto, il vescovo ha ricordato che la Chiesa cattolica non sostiene la pena di morte. “È importante che i responsabili siano chiamati a rispondere delle proprie azioni”, ha affermato, chiedendo però che le indagini proseguano perché, a suo giudizio, altre persone sarebbero coinvolte nell’organizzazione dell’attacco. Il presule ha infine ringraziato Acs per aver mantenuto alta l’attenzione internazionale sulla vicenda. Secondo mons. Arogundade, la costante opera di sensibilizzazione della fondazione ha contribuito a far comprendere alle autorità nigeriane che la comunità internazionale attendeva un impegno concreto per assicurare i colpevoli alla giustizia e dare una risposta alle vittime della strage di Owo.
Intelligenza artificiale: Commissione Ue pubblica il “Codice di condotta” per etichettare i contenuti generati dall’Ia
Poiché dal prossimo 2 agosto i fornitori e gli utenti di sistemi di intelligenza artificiale generativa dovranno rispettare gli obblighi di trasparenza della nuova legge sull’Ia, oggi, la Commissione europea ha pubblicato un “codice di condotta” sulla marcatura e l’etichettatura dei contenuti generati dall’Ia. Secondo la nuova legge, quanto di interesse pubblico sarà prodotto dall’Ia, dovrà essere segnalato, così come gli utenti dovranno essere informati quando interagiscono con un sistema interattivo di Ia, come un chatbot. Il testo pubblicato oggi ha una parte destinata ai “fornitori” dei sistemi di intelligenza artificiale generativa, e una per gli “utilizzatori” di questi sistemi di intelligenza. Poiché è volontario, il Codice è ora aperto alla firma. La Commissione pubblicherà anche delle linee guida per aiutare fornitori e utilizzatori di Ia a soddisfare i requisiti di trasparenza delle nuove norme. “Gli europei hanno il diritto di sapere se ciò che vedono, sentono o leggono è stato realizzato o modificato dall’Ia, soprattutto quando tali contenuti possono plasmare il dibattito pubblico”, ha sottolineato Henna Virkkunen, vicepresidente esecutiva per la sovranità tecnologica, perché “la trasparenza è il modo in cui proteggiamo la fiducia”.
Corruzione ponte Stretto di Messina: Libera, “massima attenzione. La domanda di verità, giustizia e responsabilità pubblica necessità urgente per nostre istituzioni democratiche”
“Le notizie emerse nelle ultime ore sull’inchiesta della Procura di Roma relativa alle presunte interferenze sulla procedura autorizzativa per la realizzazione del ponte sullo Stretto di Messina meritano la massima attenzione e confermano che la domanda di verità, giustizia e responsabilità pubblica non è uno slogan, ma una necessità sempre più urgente per le nostre istituzioni democratiche”. Così in una nota Libera sull’inchiesta per corruzione per la realizzazione del Ponte di Messina.
“Come doveroso, valga il principio costituzionale della presunzione di non colpevolezza per tutti i soggetti coinvolti, nell’attesa che la magistratura accerti i fatti e le eventuali responsabilità individuali”, sottolinea Libera, tuttavia, “non stupisce, purtroppo, che attorno a opere di enorme rilevanza economica, politica e strategica possano addensarsi grumi di interessi opachi. È facile ipotizzare tentativi di condizionamento improprio, pressioni indebite e opacità in processi decisionali che mettono sul tavolo miliardi di fondi pubblici. Le criticità della procedura relativa al ponte sono evidenti e già segnalate: l’assenza di competizione nell’aggiudicazione; la lievitazione esponenziale dei costi previsti, tutti in carico alle casse pubbliche; il mancato approfondimento dei profili di sicurezza geologica, sismica e ingegneristica, cruciali in un’opera di tale portata. È proprio in questi contesti che occorrerebbe il massimo livello di trasparenza, controllo pubblico e indipendenza degli organismi di vigilanza. Anziché rafforzare i controlli, negli ultimi anni sono stati invece sistematicamente indeboliti i presidi anticorruzione. L’abrogazione dell’abuso d’ufficio, lo svuotamento del reato di traffico di influenze illecite, il depotenziamento della supervisione contabile della Corte dei conti, la stretta sulle intercettazioni possono così rappresentare per alcuni malintenzionati l’atteso segnale di ‘liberi tutti’”.
Per Libera, “l’inchiesta sul ponte richiama l’attenzione sulla centralità degli strumenti di prevenzione della corruzione, troppo spesso considerati un ostacolo burocratico anziché una tutela degli interessi collettivi nell’azione amministrativa. La completa trasparenza delle scelte, la responsabilità dei decisori, la piena accessibilità alle informazioni, un’efficace protezione per chi segnala illeciti, l’autonomia e l’efficacia degli organi di garanzia non rappresentano un fardello, bensì condizioni essenziali per la tutela dell’interesse pubblico”.
La corruzione “non è soltanto un reato. È la manifestazione di un potere invisibile e irresponsabile che corrode principi e regole della democrazia, saccheggia risorse alla collettività, compromette la tutela di diritti fondamentali, alimenta distacco e sfiducia nelle istituzioni”. Per questo” il contrasto alla corruzione richiede un impegno condiviso tra cittadinanza, istituzioni e politica”.
Movimento Focolari: Time to Change, 600 ragazzi a Castel Gandolfo, l’onda del cambiamento continua
Non una semplice festa finale, ma la tappa visibile di un cammino costruito durante tutto l’anno e già proiettato verso il futuro. Si è svolto a Castel Gandolfo, il 6 e il 7 giugno, l’Expo Fest di Time to Change, percorso che ha coinvolto circa 1.300 giovani e 105 squadre tra Italia e Albania, chiamati a mettersi in gioco con azioni concrete per il bene comune.
All’evento hanno partecipato quasi 600 ragazzi, provenienti da 52 squadre di diverse regioni italiane e dall’Albania. Attraverso testimonianze, musica, danza, laboratori, flash mob e momenti di confronto, ogni gruppo ha potuto raccontare il proprio contributo al cambiamento: iniziative di solidarietà, attività ambientali, doposcuola, progetti artistici, esperienze di inclusione e gesti di prossimità verso persone in situazioni di fragilità.
Nel corso della manifestazione si sono svolte le votazioni e la premiazione finale. La squadra Trento Gen Time to Change di Trento si è classificata al primo posto; seconda classificata Children of the Sun di Taranto; terza classificata Time to Change di Milano. Premi speciali sono stati assegnati alle squadre di Piemonte e Valle d’Aosta, al Liceo “Alfonso Gatto” di Agropoli e alla squadra albanese Alboomerang.
“Il cambiamento non parte necessariamente da grandi gesti – ha sottolineato Diletta Cofler, presentatrice dell’evento –. È, prima di tutto, un cambiamento interiore, uno sguardo diverso su ciò che accade e sulla realtà che ci circonda. Da lì, poi, nasce tutto il resto”.
Al centro delle giornate anche le storie personali di giovani che hanno attraversato isolamento, ansia, depressione, lutto, esclusione e riconciliazione. Racconti autentici, non presentati come soluzioni facili, ma come cammini reali nei quali il dolore può diventare luogo di crescita, relazione e apertura agli altri.
A ispirare il percorso anche una poesia scritta nel 2005 da Margaret Karram, presidente del Movimento dei Focolari, che durante l’evento, dopo il concerto degli AsOne, ha consegnato una coppa itinerante alla squadra vincitrice, Trento Gen Time to Change: un simbolo che accompagnerà le prossime edizioni e che verrà affidato ogni anno alla nuova squadra vincitrice. Nel suo saluto ha ricordato il coraggio necessario per vivere la pace, una pace che nasce dal cambiamento personale.
Time to Change non si chiude con l’Expo Fest. Le squadre continueranno a portare avanti le attività, immaginandone di nuove, coinvolgendo altri ragazzi e territori. Il percorso seguirà tre pilastri: incontro intergenerazionale, trasformazione dei luoghi di sofferenza e superamento dei pregiudizi.
Come ha scritto uno dei partecipanti, Time to Change “non si limita a parlare di cambiamento, ma lo rende possibile”.
Coesione: Mattarella, “responsabilità particolari interpellano le parti sociali”
“Il tessuto produttivo-imprenditoriale italiano è di fronte a complessità che richiedono autentico dialogo tra istituzioni e società, per promuovere un modello di sviluppo coerente con criteri di sostenibilità sociale e ambientale. Responsabilità particolari interpellano le parti sociali, alle quali compete in primis, nel dialogo contrattuale, la regolazione del mercato del lavoro, per contribuire, aderendo al dettato costituzionale, all’affermazione della coesione sociale, con la eliminazione di quelle distorsioni e pratiche che si traducono in arretramenti degli standard di tutela per i lavoratori”. Lo ha scritto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel messaggio inviato al presidente di Confcommercio – Imprese per l’Italia, Carlo Sangalli, in occasione dell’Assemblea pubblica in programma oggi a Roma.
“La storia della Repubblica è strettamente intrecciata con quella delle cittadine e dei cittadini che l’hanno costruita, abitata, vissuta e, vivendola, hanno esercitato la libertà di associazione garantita dalla Costituzione, divenendo protagonisti dello sviluppo e del progresso dell’Italia”, ha rilevato il Capo dello Stato, secondo cui “è significativo che la celebrazione degli ottanta anni di vita della Repubblica e degli ottanta anni di vita di Confcommercio si siano sovrapposti”. “Il ruolo delle formazioni sociali che sono state traino nelle trasformazioni del Paese ne esce in tutta evidenza”, ha proseguito Mattarella, osservando che “sin dall’epoca delle libertà comunali, i mercanti sono incisi nella storia d’Italia come uno dei passaggi che segnano la nostra identità nazionale, a conferma della funzione decisiva svolta dal settore per la circolazione di idee, costumi, innovazione”. “Ricordare il futuro” – ha aggiunto – “è stato l’efficace slogan scelto dalla vostra Confederazione nell’anniversario, per segnare la ferma volontà di essere parte delle nuove trasformazioni che ci attendono, in una realtà internazionale sempre più difficile e sfidante che richiede il coraggio di compiere scelte non facili”.
Cisgiordania: nuovo attacco dei coloni a Taybeh. Fawadleh (parroco), “comunità internazionale garantisca sicurezza dei civili”
Ennesimo episodio di violenza a Taybeh, nei pressi di Ramallah. A denunciarlo è il parroco latino del villaggio, l’unico interamente cristiano rimasto in Cisgiordania, padre Bashar Fawadleh, da sempre in prima linea contro la violenza dei coloni ebrei: “Nella serata di ieri, intorno alle ore 20.30, diversi giovani sono stati ostacolati e aggrediti dai coloni mentre aiutavano alcuni residenti locali a spegnere un vasto incendio appiccato deliberatamente nei pressi di Jabal Al-Masis. Più persone hanno subito violenze fisiche, alcuni veicoli sono stati danneggiati, beni personali sono stati rubati e sono stati esplosi colpi d’arma da fuoco in tre diverse occasioni, mettendo immediatamente in pericolo la vita dei civili”. “Questo episodio – aggiunge il parroco – si inserisce in un più ampio contesto di violenze e intimidazioni che continua a minacciare la sicurezza e il benessere degli abitanti di Taybeh”. Da qui l’appello “alla comunità internazionale, alle organizzazioni per i diritti umani, alle Chiese e alle istituzioni umanitarie affinché intraprendano azioni concrete e significative per contribuire a garantire la protezione dei civili e il loro diritto fondamentale a vivere in pace e sicurezza”. La notizia è stata confermata da fonti locali all’Imemc News (International Middle East Media Center) che così riporta il fatto: “Martedì coloni israeliani hanno appiccato il fuoco a terreni agricoli alla periferia del villaggio cristiano palestinese di Taybeh, a est di Ramallah. Gruppi provenienti da avamposti ebraici vicini hanno dato alle fiamme campi secchi e terreni coltivati a ulivi, provocando fumo e fiamme visibili prima dell’intervento degli abitanti. Non si registrano feriti, ma l’attacco ha causato danni alle terre agricole da cui dipendono le famiglie locali e ha diffuso timore tra i residenti della zona orientale del villaggio. L’episodio si inserisce in un contesto di crescente violenza nella regione di Ramallah, in particolare nel corridoio rurale orientale, dove – secondo i residenti – si moltiplicano tentativi di occupazione delle colline, blocchi stradali, intimidazioni ai pastori e incendi dolosi”. Come è noto Taybeh è sottoposto da anni a crescenti pressioni da parte degli avamposti vicini. Leader religiosi e autorità locali denunciano il rischio per la stabilità della comunità e per l’economia agricola, mentre organizzazioni per i diritti umani segnalano come gli incendi dolosi facciano parte di un quadro più ampio di violenze e restrizioni che minano la permanenza delle comunità palestinesi nelle aree rurali.
Diocesi: Cesena-Sarsina, morto ieri il decano dei sacerdoti, don Crescenzio Moretti. Avrebbe compiuto 100 anni a novembre
È morto ieri don Crescenzio Moretti, il decano dei sacerdoti diocesani di Cesena-Sarsina. Era ospite all’opera “Don Baronio”, a Cesena, dove si era ritirato dal gennaio 2020. Avrebbe compiuto 100 anni il prossimo 24 novembre. Era originario di Sala di Cesenatico. Ha dedicato tutta la sua vita alla missione ad gentes, fuori dalle mura della Chiesa, in mezzo alla gente del mondo, nei Paesi del terzo mondo.
La messa di esequie per don Crescenzio verrà celebrata giovedì 11 giugno alle 14.30, in cattedrale, a Cesena. Presiederà il rito funebre il vescovo di Cesena-Sarsina, l’arcivescovo Antonio Giuseppe Caiazzo.
Don Crescenzio negli anni ha seguito con costanza i preti impegnati nella missione diocesana, i cosiddetti fidei donum, prima in Colombia, poi in Venezuela, in America Latina. Il suo primo viaggio risale al 1964, in Colombia.
Venne ordinato sacerdote il 29 giugno 1950, nella chiesa di Sant’Agostino, a Cesena. Entrò in seminario il primo ottobre 1937. Assieme alla vita missionaria (la missione è sempre stata nel suo cuore e nei suoi pensieri), ha ricoperto il ruolo prima di parroco e poi di amministratore parrocchiale a San Lorenzo in Scanno (Longiano) dal 1976 al 2015, cui ha abbinato anche l’incarico, dal 2002, di cappellano al cimitero urbano, a Cesena, fino al 2020.
Migranti: da inizio anno sbarcate 12.370 persone sulle nostre coste. Oltre 700 a giugno
Sono finora 12.370 le persone migranti sbarcate sulle coste da inizio anno. Nello stesso periodo, lo scorso anno furono 25.927 mentre nel 2024 furono 22.944. Il dato è stato diffuso dal ministero degli Interni, considerati gli sbarchi rilevati entro le 8 di questa mattina. Il totale delle persone arrivate via mare in Italia a giugno è pari a 740. L’anno scorso, in tutto il mese, furono 7.089, mentre nel 2024 furono 4.902.
Dei quasi 12.400 migranti sbarcati in Italia nel 2026, 3.832 sono di nazionalità bangladese (31%), sulla base di quanto dichiarato al momento dello sbarco; gli altri provengono da Somalia (1.412, 11,4%), Pakistan (1.139, 9,2%), Sudan (1.045, 8,4%), Egitto (843, 6,8%), Algeria (830, 6,7%), Tunisia (486, 3,9%), Eritrea (345, 2,8%), Mali (292, 2,4%), Nigeria (228, 1,8%), Costa d’Avorio (214, 1,7%), Iran (183, 1,5%), Guinea (173, 1,4%), Marocco (145, 1,2%), Camerun (111, 0,9%) a cui si aggiungono 1.092 persone (8,8%) provenienti da altri Stati o per le quali è ancora in corso la procedura di identificazione.
Dal 1° gennaio all’8 giugno 2026 i migranti rimpatriati sono 3.797, dei quali 3.282 con rimpatri forzati e 515 con rimpatri volontari assistiti. Negli anni scorsi sono stati complessivamente 6.772 in tutto il 2025 (il 10,2% rispetto al numero di persone sbarcate) e 5.704 nel 2024 (8,6%).
Teologia: mons. Staglianò, Galimberti sui Vangeli “sbaglia su punti che un cristiano qualsiasi saprebbe correggere”
“Galimberti si presenta come colui che ha studiato le parole di Gesù e viene a insegnarle ai cristiani. Questa posizione di autorità rende i suoi errori ancora più gravi. Perché chi si pone come maestro ha il doppio dovere di non sbagliare. Se poi sbaglia su punti che un cristiano qualsiasi, che va a messa la domenica e ascolta le letture, saprebbe correggere al volo, allora la sua credibilità ne esce seriamente danneggiata”. Lo scrive mons. Antonio Staglianò, presidente della Pontificia Accademia di Teologia, in un appello relativo al volume di Umberto Galimberti “Le parole di Gesù” (Feltrinelli, 2023). Il teologo contesta tre affermazioni del filosofo: che Gesù non si sia mai definito Figlio di Dio, che il titolo compaia nei Vangeli in bocca a Pilato, e che la religione cristiana sia stata fondata da Paolo. Su ciascun punto oppone i testi: in Marco 14,61-62 Gesù risponde “Io lo sono” alla domanda del Sommo Sacerdote; in Giovanni 10,36 afferma esplicitamente “Sono Figlio di Dio”. Quanto a Pilato, nei quattro Vangeli il procuratore romano non pronuncia mai quel titolo. L’unica tesi di Galimberti condivisa da mons. Staglianò – “la salvezza è di qua” – viene però ricondotta nel suo contesto: “Ridurre tutto al ‘di qua’ significa amputare il messaggio evangelico di una parte essenziale”. L’appello finale è a “una critica del cristianesimo informata, accurata, leale”, non “una caricatura costruita con citazioni tagliate e adattate”.
Gioco d’azzardo: card. Zuppi, “necessario trovare una soluzione a tutela della dignità delle persone”
“Il Forum va ringraziato per aver intrapreso questa battaglia così coraggiosa nella quale, purtroppo, spesso sembra di scontrarsi contro un muro di gomma. Accontentarsi di delegare allo Stato la gestione del fenomeno non è sufficiente ma è fondamentale coinvolgere anche la rete delle famiglie. Il documento presentato oggi contiene una serie di proposte importanti per disciplinare il settore del gioco. Su certi temi bisogna recuperare un approccio costituente, che non vuol dire avere un pensiero unico ma trovare una risposta che sia efficace nell’interesse di tutti. È in gioco la dignità delle persone, ma anche delle istituzioni. L’enciclica Magnifica Humanitas ha un approccio molto pragmatico e obbliga a trovare un ‘algoritmo’ comune. L’IA moltiplica il gioco: la velocità cattura ancora di più la persona facendola entrare in un mondo dal quale non riesce più a uscire. Come sottolinea il Papa, vanno sostenuti i legami sociali. In tal senso auspichiamo scelte politiche chiare per liberare tanti da una schiavitù terribile”. Lo ha dichiarato il card. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza episcopale italiana, intervenuto al convegno “Scommettere sul futuro (quello vero). Riscrivere le regole del gioco d’azzardo per rimettere le persone al centro delle scelte politiche”, tenutosi presso la Sala Conferenze dell’Associazione della Stampa Estera in Italia.
Papa in Spagna: a Montserrat, “rinunciare alle parole offensive, al giudizio affrettato, alle maldicenze e alle calunnie”
“Riconoscerci fratelli e sorelle, così che nessuno sia escluso e la comunione sia più forte di ogni divisione”. È l’invito del Papa, al termine del discorso pronunciato nell’Abbazia di Montserrat, dopo la recita del Rosario. “Chiediamo a Maria, Regina della pace, di insegnarci a rinunciare alle parole offensive, al giudizio affrettato, alle maldicenze e alle calunnie”, l’appello di Leone XIV: “E che impariamo a custodire e a coltivare l’amore in famiglia, tra amici, sul posto di lavoro, nei social network, nelle discussioni politiche e nelle comunità cristiane, affinché l’odio lasci il posto alla speranza e alla pace. Che Maria, Madre della Chiesa, ci orienti sempre verso Gesù”.
Medio Oriente: card. Sako, “i cristiani rischiano l’estinzione. Serve uno Stato civile fondato su cittadinanza, giustizia e uguaglianza”
“I cristiani del Medio Oriente affrontano oggi il pericolo dell’estinzione a causa dei regimi settari, delle milizie, dell’escalation della violenza, dei conflitti armati e delle guerre”. È il grido d’allarme lanciato dal patriarca caldeo di Baghdad, card. Louis Raphael Sako, nel suo intervento inviato in videomessaggio alla Conferenza annuale copta di Washington, organizzata da Coptic Solidarity e dedicata quest’anno alla condizione dei cristiani nella regione. Nel suo messaggio, il porporato ha ricordato che i cristiani sono “i popoli originari del Medio Oriente”, presenti in Mesopotamia, Siria, Libano, Egitto e Palestina ben prima dell’arrivo delle conquiste islamiche dalla Penisola Arabica. Una presenza oggi drasticamente ridimensionata. In Iraq, ha osservato, i cristiani rappresentavano circa il 4% della popolazione prima della caduta del regime, mentre oggi sarebbero scesi a meno dell’1%; una dinamica simile si registra anche in Siria, dove dal 20% di alcuni decenni fa si sarebbe passati a circa l’1%”. Secondo il card. Sako, una delle principali cause di questa emorragia è il mancato sviluppo di uno Stato civile moderno capace di unire tutti i cittadini sotto il principio della cittadinanza inclusiva. “Nella maggior parte dei Paesi della regione – ha affermato – l’islam è religione di Stato e spesso viene utilizzato come copertura per obiettivi politici e materiali, con il risultato di deformare la religione stessa e indebolire la convivenza”. Quando la fede viene trasformata in ideologia politica, ha aggiunto, “si alimentano conflitti settari e si indebolisce la capacità degli Stati di garantire diritti e sicurezza a cristiani e altre minoranze”. Tra le cause indicate dal patriarca anche “la diffusione dell’ignoranza e dell’analfabetismo, terreno fertile per movimenti estremisti che perseguono modelli di Stato confessionale fondati sulla sharia e incapaci di confrontarsi con le trasformazioni culturali e sociali del mondo contemporaneo”. Per invertire questa tendenza, il card. Sako ha invocato una profonda stagione di “riforme politiche e istituzionali”: lotta alla corruzione, superamento della logica dello “Stato nello Stato”, nuove leggi adeguate alle sfide attuali e costruzione di un progetto nazionale fondato sulla pari cittadinanza. “I cittadini, compresi i cristiani, hanno bisogno di pace, sicurezza, lavoro, servizi, libertà e di una vita dignitosa”, ha sottolineato. Il patriarca ha inoltre ribadito che la religione appartiene alla sfera personale e che la gestione della cosa pubblica deve basarsi sulla competenza e sull’uguaglianza di tutti i cittadini. Ai cristiani ha chiesto di rimanere nelle proprie terre, custodendo il patrimonio culturale e religioso ricevuto, unendo le proprie voci nella richiesta di sicurezza, giustizia e pari diritti. Infine, un appello all’Occidente perché “sostenga i cristiani mediorientali come cittadini autoctoni, promuovendo il rispetto dei diritti umani, della libertà religiosa e della diversità etnica e confessionale”. “Sogniamo una patria sicura, fondata sulle libertà, sulla stabilità, sulla cittadinanza inclusiva, sulla giustizia e sull’uguaglianza. Noi siamo figli di questa terra, non migranti arrivati da altri Paesi”, ha concluso il card. Sako.
Leone XIV: a Montserrat, no a “violenza delle parole, critica che umilia, condanna che distrugge e aggressività che divide”
“Gesù ci mostra la via della misericordia, della riconciliazione, della verità e della mitezza. Allo stesso tempo, smaschera la violenza che può nascondersi nelle nostre parole e nei nostri atteggiamenti: la critica che umilia, la condanna che distrugge e l’aggressività che divide”. Lo ha detto il Papa, nel discorso al termine della preghiera del Rosario nell’Abbazia di Nostra Signora di Montserrat. “Tale violenza nascosta può spesso rivestirsi di armature apparenti con cui cerchiamo di proteggere le nostre ferite, le nostre paure o la sofferenza causata dalle ingiustizie”, il monito di Leone XIV: “Contempliamo Maria di Montserrat che ci mostra Gesù come un bambino indifeso che riposa sul suo grembo, dal momento che lei è qui, accanto al figlio, invitandoci ad amarci gli uni gli altri. Deponiamo oggi ai suoi piedi le corazze che hanno indurito poco a poco il cuore. Il Bambino Gesù che Maria tiene tra le braccia non porta armature e sarà Lui stesso che poi, nudo sulla croce, si abbandonerà totalmente al Padre per salvarci con la forza disarmata e disarmante dell’amore. Alziamo lo sguardo a Maria e supplichiamola di aiutarci a rivestirci unicamente delle armi di Dio, come esorta san Paolo”.
Papa in Spagna: a Montserrat, “la Moreneta mi ha sempre accompagnato”
“Maria, Madre di Dio, è fondamentale nella vita di ogni cristiano”. Lo ha ribadito il Papa, che dall’Abbazia di Nostra Signora di Montserrat, nel discorso pronunciato dopo la recita del Rosario. “Le mura di questo santuario potrebbero raccontarci le innumerevoli storie di devozione, gratitudine e speranza che hanno contemplato nel corso dei secoli attorno alla Mare de Déu di Montserrat e sono state anche testimoni del sangue versato per amore di Gesù Cristo”, ha detto Leone XIV: “Al loro interno sono state custodite le gioie e i dolori, le letizie e le lacrime di tanti fedeli, ed hanno ascoltato anche le voci celestiali del canto infantile della più antica Escolanía d’Europa”. Poi il riferimento alle “profonde conversioni”, come quelle di Ignazio di Loyola, che “in questo luogo suggestivo, dopo una notte di preghiera davanti alla Vergine, consegnò le sue armi da cavaliere, momento che segnò l’inizio di una nuova vita al servizio di Gesù Cristo”.
Nigeria: Acs, condannati i quattro uomini della strage di Pentecoste nella chiesa di Owo
Mons. Jude Arogundade, vescovo di Ondo, diocesi nell’omonimo Stato del sud-ovest della Nigeria, nel cui territorio si trova Owo, ha guidato la campagna per ottenere giustizia dopo una delle peggiori atrocità commesse contro i cristiani nel Paese africano. I fatti risalgono al 5 giugno 2022: durante la Messa di Pentecoste, nella chiesa cattolica di San Francesco Saverio di Owo, uomini armati compirono una strage, provocando oltre 40 morti e circa 100 feriti. Il vescovo ha accolto con profonda emozione la notizia della condanna di quattro uomini armati da parte di un tribunale. Lo scorso 3 giugno il giudice Emeka Nwite, nel corso dell’udienza presso il tribunale federale della capitale Abuja, ha dichiarato colpevoli quattro imputati per nove capi d’accusa, tra cui presa di ostaggi, sequestro di persona, finanziamento del terrorismo e detonazione di esplosivi con conseguenti ferimenti e decessi. Un quinto uomo è stato assolto per insufficienza di prove. In un colloquio con la Fondazione Aiuto alla Chiesa che Soffre (Acs), mentre si recava a celebrare una Messa in occasione del quarto anniversario della strage, monsignor Arogundade ha dichiarato: “Siamo lieti che, finalmente, le famiglie e le vittime in generale possano cominciare a trovare un certo conforto e a chiudere una fase. Tuttavia, siamo consapevoli che non potranno mai farlo del tutto, poiché porteranno per il resto della loro vita le cicatrici di quanto accaduto quel giorno. Molti sono ancora traumatizzati e stanno ancora ricevendo cure mediche; molti sono allo stremo: soffrono ancora e sono preoccupati perché non sanno che cosa accadrà in futuro”.
I quattro uomini sono stati condannati all’ergastolo per appartenenza a un’organizzazione terroristica e a 20 anni di carcere per associazione a delinquere. Sono stati inoltre condannati alla pena di morte, sebbene, secondo la legge nigeriana, questa richieda l’assenso presidenziale; l’ultima esecuzione giudiziaria nel Paese risale al 2016. Nella Nigeria contemporanea, l’assenso presidenziale alle esecuzioni è praticamente sconosciuto. Secondo quanto riportato dai media, tutti gli imputati si sono dichiarati non colpevoli e il loro avvocato difensore ha affermato che presenteranno ricorso contro la sentenza. Monsignor Arogundade ha ricordato che “la Chiesa non accetta la pena di morte, ma è importante che i responsabili siano chiamati a rispondere delle proprie azioni”. Il vescovo ha invitato le autorità a proseguire la lotta per la giustizia, osservando che molte altre persone sarebbero implicate nell’attacco di Owo.
Povertà: Caritas italiana, il 16 giugno a Roma la presentazione del Report statistico 2026
Martedì 16 giugno, alle ore 10.30, presso la Sala San Francesco della Conferenza episcopale italiana, in via Aurelia 468 a Roma, Caritas italiana presenterà alla stampa il Report statistico 2026 sulla povertà in Italia. Il Rapporto 2025 offrirà una lettura aggiornata delle fragilità che attraversano il Paese, mettendo in evidenza come la povertà non riguardi soltanto la mancanza di risorse economiche, ma anche legami che si indeboliscono, opportunità che si restringono e percorsi di vita sempre più difficili da ricostruire. I principali dati saranno presentati nel corso dell’incontro, insieme ad alcune chiavi di interpretazione utili per comprendere l’Italia di oggi e le sfide che attendono comunità e istituzioni. Dopo l’introduzione del presidente di Caritas italiana, mons. Benoni Ambarus, i dati saranno presentati da Federica De Lauso, del Servizio Studi di Caritas italiana. Seguirà il commento all’analisi di Andrea Di Criscio, studente della Lumsa, chiamato a raccogliere alcune sollecitazioni sul Paese che emerge dal Rapporto e sulle responsabilità che consegna al futuro. Lo scrittore Eraldo Affinati proporrà una rilettura d’autore, per andare oltre i numeri e riconoscere le storie, i volti e le domande educative che attraversano le fragilità sociali del Paese. Le conclusioni saranno affidate a don Marco Pagniello, direttore di Caritas Italiana.
Vescovo ucciso in Mozambico: i vescovi chiedono indagini “con rigore e rapidità”. “Tentativo di mettere a tacere la voce della fede, della giustizia e della pace”
“Il sanguinoso assassinio di mons. Osório Citora Afonso è stato un tentativo di mettere a tacere la voce della fede, della giustizia e della pace; è un attentato contro la missione stessa della Chiesa”. Lo afferma la Conferenza episcopale del Mozambico in una nota firmata dal presidente, mons. Inácio Saure, arcivescovo di Nampula, dopo l’uccisione del vescovo di Quelimane e amministratore apostolico di Beira, avvenuta il 6 giugno nella sua residenza episcopale. I vescovi chiedono alle autorità di “chiarire con rigore e rapidità” le circostanze del delitto, individuando e perseguendo “gli autori morali e materiali”, avvertendo che “qualsiasi ritardo o omissione potrebbe essere interpretato come una forma di complicità con la violenza”. Nel documento l’episcopato condanna “con la massima vemenza” il “crimine abominevole” e denuncia la violenza come un attacco non solo alla persona del presule ma anche “a tutto il popolo di Dio”, all’unità nazionale e alla coscienza morale del Paese. Ricordando la vita di mons. Afonso, missionario della Consolata, segnata da “fedeltà, prossimità al popolo e instancabile dedizione alla comunità”, i vescovi affermano che la sua morte rappresenta una “Pasqua di sangue” che, sul modello di Cristo, diventa anche “Pasqua di Resurrezione e di Gloria”. I funerali saranno celebrati il 12 giugno nella cattedrale di Quelimane dal nunzio apostolico in Mozambico, mons. Luiz-Miguel Muñoz Cardaba. Il corpo sarà poi trasferito a Nampula, città natale del vescovo, dove il 13 giugno l’arcivescovo Saure presiederà una messa per i familiari. Intanto continuano ad arrivare da tutto il mondo messaggi di cordoglio e solidarietà.
Marina militare: Crosetto (min. Difesa), “il contesto geopolitico attuale ha reso il suo lavoro ancora più impegnativo e più determinante”
“In un mondo interconnesso la stabilità globale dipende direttamente dalla sicurezza delle vie di comunicazione. Infatti, oltre il 90% delle merci mondiali viaggia via mare e quasi tutte le comunicazioni digitali passano attraverso cavi sottomarini. Proteggere le vie marittime significa difendere tutto questo: dagli scambi commerciali alle comunicazioni, dall’economia nazionale fino alla tutela degli interessi strategici dell’Italia. La dimensione subacquea è diventata uno degli ambiti più delicati del confronto strategico. Mine, sistemi e cavi sottomarini rappresentano oggi obiettivi particolarmente vulnerabili e strategicamente rilevanti. La nostra Marina Militare è, in questo settore, tra le realtà più qualificate e riconosciute a livello internazionale”. Lo ha scritto il ministro della Difesa, Guido Crosetto, nel messaggio diffuso in occasione della Giornata della Marina militare.
Rivolgendosi a donne e uomini della Marina militare, il ministro sottolinea che “il contesto geopolitico attuale ha reso il vostro lavoro ancora più impegnativo e, allo stesso tempo, ancora più determinante. Hormuz, il Mar Rosso, il Mediterraneo orientale e l’Indo-Pacifico, sempre più al centro degli equilibri globali, sono scenari in cui la libertà di navigazione si traduce direttamente nella sicurezza degli approvvigionamenti energetici, nella tenuta delle filiere produttive e nella stabilità economica della Nazione”. “Su ognuno di questi quadranti, la Marina – prosegue Crosetto – è presente con capacità operative avanzate e con la professionalità che la contraddistingue, nella consapevolezza che l’azione delle Forze Armate rappresenta il prerequisito fondamentale per la democrazia, la stabilità e la convivenza pacifica tra i popoli”.
“Nel Mediterraneo e ben oltre i suoi confini, le nostre navi – evidenzia il ministro – sono spesso state le prime ad arrivare dove c’era bisogno di soccorso, di aiuti o di assistenza sanitaria. La capacità di essere preparati, efficaci e umani allo stesso tempo è ciò che vi rende apprezzati e rispettati nei porti di tutto il mondo. Sono qualità che si rafforzano a vicenda. E una nave che entra in un porto straniero porta con sé il Tricolore, la credibilità del nostro Paese, la sua capacità industriale, diplomatica e militare. È presenza, sicurezza, cooperazione, protezione delle rotte commerciali e delle persone”. “Oggi, il mio grazie va a ciascuno di voi. Con il vostro lavoro, lontano dai riflettori e dagli affetti più cari, garantite sicurezza, libertà e prestigio all’Italia. Siete il volto della Nazione sui mari del mondo”, conclude Crosetto.
Marina militare: Fontana, “ogni giorno opera al servizio dell’Italia, della sicurezza e della pace”
“Grazie alle donne e agli uomini della Marina Militare che ogni giorno operano al servizio dell’Italia, della sicurezza e della pace. Un pensiero particolare ai caduti e alle loro famiglie”. Così il presidente della Camera dei deputati, Lorenzo Fontana, in un post condiviso sui propri canali social in occasione della Festa della Marina militare.
Marina militare: La Russa, “al servizio dell’Italia, garantisce sicurezza, presenza e tutela degli interessi nazionali”
“In occasione della Festa della Marina militare, il mio pensiero va a quanti ogni giorno operano sul mare al servizio dell’Italia, garantendo sicurezza, presenza e tutela degli interessi nazionali. Al Capo di Stato Maggiore, ammiraglio di squadra Giuseppe Berutti Bergotto, e a tutto il personale giungano la mia gratitudine e quella del Senato della Repubblica”. Così il presidente del Senato della Repubblica, Ignazio La Russa, in un post condiviso sui propri canali social in occasione della Festa della Marina militare.
Marina militare: Mattarella, “presidio prezioso a garanzia dell’indipendenza del Paese”
“Le donne e gli uomini della Marina sono un presidio prezioso a garanzia dell’indipendenza del Paese e la loro opera autorevole nell’azione dell’Italia a tutela della pace e della cooperazione internazionale, in un contesto gravato da conflitti e tensioni a partire dal Mediterraneo, in cui la tutela delle infrastrutture energetiche e digitali, la sicurezza e la libertà delle rotte assumono un rilievo sempre maggiore”. Lo ha scritto il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel messaggio inviato al Capo di Stato maggiore della Marina militare, ammiraglio di squadra Giuseppe Berutti Bergotto, in occasione della Festa della Marina militare.
“Desidero rivolgere a tutte le donne e a tutti gli uomini che appartengono al personale militare e civile l’augurio più intenso, esteso ai loro familiari, unitamente all’apprezzamento per il servizio reso alla Repubblica, in Italia e all’estero”, afferma il Capo dello Stato: “Un pensiero commosso va ai marinai caduti nell’adempimento del dovere, che con il loro sacrificio hanno testimoniato dedizione alla Patria e fedeltà ai valori costituzionali, nell’omaggio alla Bandiera della Forza Armata che ne testimonia il valore”.
Per Mattarella, “gli equipaggi delle unità navali, dei sommergibili, degli aeromobili, la Brigata Marina San Marco e i reparti speciali che operano quotidianamente nei principali teatri, dal Golfo di Guinea al bacino somalo e sino alle acque dell’Indo-Pacifico, sono significativi agenti della legalità internazionale”. “Prezioso – aggiunge – è il contributo, sul terreno della sicurezza della navigazione, del soccorso in mare e della tutela dell’ambiente marino garantito dal Corpo delle Capitanerie di Porto-Guardia Costiera”. “L’evoluzione degli equilibri globali richiede capacità di analisi, innovazione, preparazione in costante aggiornamento”, osserva il Capo dello Stato, evidenziando che “la Marina Militare affronta queste sfide con impegno e lungimiranza. La comunità nazionale vi è grata”.
Cuba: nonostante il blocco petrolifero continuano ad arrivare aiuti dal Governo Usa attraverso la Caritas
Da un lato, il blocco petrolifero deciso dall’Amministrazione Trump, dall’altro gli aiuti che continuano a giungere, attraverso la Chiesa cattolica, in seguito all’uragano Mellissa dello scorso anno. Caritas Cuba, come si legge in una nota dell’organismo, continua a ricevere donazioni dal Governo statunitense destinate ai sinistrati delle diocesi orientali del Paese. In questa occasione, sono stati ricevuti due container che contengono 960 moduli di alimenti e 300 moduli di igiene, i quali saranno consegnati nello specifico a famiglie della provincia di Santiago di Cuba. L’aiuto fa parte dello sforzo per alleviare la situazione delle famiglie colpite nella regione orientale, la più colpita dall’uragano.
Mondiali di calcio: vescovi messicani, “opportunità di fraternità e crescita in clima di rispetto”
“Che lo sport sia sempre scuola di fraternità e non di rivalità vuota, spazio di incontro e non di esclusione, cammino di pace e non di violenza”. Prende spunto da questo invito di Papa Leone XIV, la Conferenza episcopale messicana (Cem), nel suo messaggio in occasione dell’apertura della Coppa del mondo di calcio, che coinvolge il Messico assieme a Stati Uniti e Canada. “Con questa esortazione – scrive mons. Ramón Castro, presidente della Cem e vescovo di Cuernavaca -, Papa Leone XIV ci aiuta a mettere in prospettiva il senso della competizione che vivremo durante la prossima Coppa del Mondo di calcio in Messico, Stati Uniti e Canada. Le squadre competono per mostrarci che la rivalità può essere un’opportunità di crescita e la competizione uno spazio di incontro e rispetto reciproco”. L’attenzione si sposta, poi, sulla realtà del Paese: “In Messico viviamo molte rivalità che frequentemente adombrano la nostra convivenza pacifica: rivalità politiche, economiche, ideologiche, sociali, e persino nella lotta per la vita. Queste rivalità si possono trasformare in scuola di fraternità invece che in rivalità vuote; in spazi di dialogo e incontro invece che di odio e esclusione; in cammini di pace e non di violenza. Questo esige di aprirci alla ricchezza del fratello e trattarci con dignità”. Conclude mons. Castro: “Al di là della competizione sportiva, questo incontro internazionale ci invita a riconoscere che formiamo una sola famiglia umana a partire dalla nostra diversità. In un mondo segnato da tensioni e conflitti, e un Paese ferito dalla violenza, dalle sparizioni, dalla corruzione e dalle ingiustizie, lo sport non deve essere un elemento di distrazione da questi dolori, bensì un’opportunità privilegiata per mettere le nostre differenze al servizio della giustizia, della verità e della pace”.
Venezuela: dalla Chiesa, attraverso la Rete di azione sociale e la Caritas, un manifesto per rafforzare il processo di riconciliazione e democratizzazione nel Paese
La Rete di azione sociale della Chiesa (Rasi), organismo ecclesiale venezuelano, interviene con un ampio comunicato, intitolato “Democratizzazione e istituzionalità per la pace”, presentato attraverso un incontro, intitolato “Costruttori di pace”, che si è tenuto all’Università Cattolica Andrés Bello di Caracas, con la partecipazione attiva di Caritas Venezuela e di altre organizzazioni della società civile, con l’obiettivo di contribuire a costruire un Venezuela più giusto e riconciliato. Il documento della Rasi, fatto proprio da Caritas Venezuela, raccoglie il sentimento e l’impegno delle istituzioni della Chiesa venezuelana di fronte al momento storico che vive il Paese. Il comunicato esorta a “rafforzare l’istituzionalità democratica, promuovere un ampio dialogo sociale, difendere i diritti umani e riconoscere il ruolo protagonista della società civile organizzata nella ricostruzione del tessuto sociale”. Ispirato ai principi della Dottrina sociale della Chiesa, l’appello della Rasi invita “cittadini, istituzioni, organizzazioni e i settori pubblico e privato ad assumere la pace come un compito quotidiano, corresponsabile e orientato al bene comune, intendendo che la ricostruzione del Paese non si realizza unicamente nei grandi ambiti decisionali, bensì nasce e si sostiene nei contesti comunitari e nella qualità delle relazioni quotidiane”.
Papa in Spagna: ai detenuti, “essere umani e cristiani non consiste nel non sbagliare”
“Continuare a sognare il sogno di Dio”. Si è concluso con questo invito il saluto del Papa durante la visita al penitenziario Brians 1 di Barcellona. “A ciascuno di voi dico: Dio ti ama così come sei, ma ti sogna migliore!”, ha esclamato Leone XIV: “Il Signore permette a tutti noi di ricominciare sempre da capo, poiché essere umani ed essere cristiani non consiste nel non sbagliare, ma nel crescere nella capacità di convertirsi, pentirsi, emendarsi e, soprattutto, di riconciliarsi e perdonare”.
Papa in Spagna: ai detenuti, “gli errori della vita non determinano l’identità di una persona”
“Anche se l’oppressione e la tristezza segnano alcuni momenti del vostro cammino, ricordate che gli errori della vita non determinano l’identità di una persona”. Lo ha assicurato il Papa, incontrando oggi a Barcellona i detenuti del penitenziario Brians 1. “Sant’Agostino, nelle sue Confessioni, ci racconta il suo percorso di vita e ce ne parla”, ha ricordato Leone XIV: “se confidiamo nella grazia divina e ce ne lasciamo guidare e trasformare, scopriamo come nella nostra vita il passato non condanni il futuro, ma ci offra la possibilità di cambiare le nostre decisioni e le nostre scelte”. “Facciamo spazio al Signore nel nostro cuore e cerchiamo il suo volto”, l’invito: “Lasciamoci accompagnare dal suo amore. Aggrappiamoci a Lui, che ci invita continuamente alla speranza e ci mostra un orizzonte meraviglioso che nessuna barriera fisica può impedirci di raggiungere. Oggi, egli continua a parlarci nel profondo delle nostre coscienze per farci scoprire che ha la sua dimora in mezzo a noi. Aspetta solo che gli diamo una possibilità.”
Papa in Spagna: ai detenuti, “ogni essere umano è degno”
“Ogni essere umano è degno per il semplice fatto di essere stato voluto, creato e amato da Dio”. A ribadirlo, sulla scorta della Magnifica Humanitas, è stato il Papa, incontrando a Barcellona i detenuti del penitenziario Brians 1. “Non esiste alcuna situazione che induca il Signore a distogliere da noi il suo sguardo”, ha assicurato Leone XIV: “È una verità consolante che ci accompagna in ogni momento e che ci ricorda come il suo amore misericordioso sia sempre al di sopra di quanto bene o male abbiamo fatto”. “Questo vale, in modo particolare, per voi, che portate il peso di essere lontani dai vostri cari e, inoltre, soffrite a causa della vostra attuale condizione”, ha proseguito il Pontefice: “Quando vi verrà la tentazione di sentirvi inferiori e penserete che non valga la pena andare avanti, alzate lo sguardo verso colui che, attraverso la presenza di tante persone, non smette mai di mostrarvi il suo amore e la sua vicinanza”.
San Francesco: Fabriano, domani nella chiesa di Santa Caterina il concerto “Il Cantico nei Canti”
Giovedì 11 giugno, alle ore 18.30, presso la chiesa di Santa Caterina a Fabriano, il Gruppo Corale Santa Cecilia aprirà le manifestazioni inerenti al Palio di San Giovanni Battista con un concerto dal titolo “Il Cantico nei Canti”, dedicato alla figura di San Francesco negli 800 anni dalla sua morte, come si legge su L’Azione, settimanale di informazione della diocesi di Fabriano-Matelica. Durante la serata, il pubblico avrà modo di assistere non soltanto a una esibizione canora, ma anche a un vero e proprio viaggio attraverso la musica, il canto e la poesia che hanno come filo conduttore l’eredità del Cantico di Frate Sole. Si partirà con “Sia laudato San Francesco”, dal laudario di Cortona per poi proseguire con “Dolce sentire” e il brano di Branduardi “Il Cantico delle Creature”. Seguiranno un altro trittico di polifonia, repertorio prediletto dalla Corale Santa Cecilia: “O Jesu Christe” di Jacquet de Berchem e “Sicut cervus” di Palestrina. Questo momento culminerà con un brano contemporaneo, “The deer’s cry” di Arvo Part. La narrazione dedicata alla vita e all’opera di San Francesco emergerà attraverso le parole che Dante Alighieri ha dedicato al Santo nell’XI canto del Paradiso. Trattandosi della figura che più di ogni altra ha saputo accogliere intorno a sé la donna, considerandola alla pari e rispettandola nella sua umanità in un’epoca in cui alle donne poco era concesso, non poteva mancare uno spazio riservato a brani con protagonista la figura femminile. Verranno, dunque, eseguiti il “Magnificat” di Pachelbel, “Neve non tocca” di Perosi e “Ave Maria” di Elgar, brani con cui dialogherà a distanza la poesia di Alda Merini che tanto ha scritto sul rapporto tra San Francesco e Santa Chiara. Il concerto, poi, si concluderà arrivando a toccare sonorità più moderne, attraverso “Look at the world”, considerato a buon titolo un “Cantico delle creature” contemporaneo, per terminare con “O God beyond all praising” di Gustav Holst, una lode a Dio di estrema solennità. Il percorso musicale vedrà brani antichi e moderni dialogare tra loro: ad essi farà da controcanto un percorso di letture in cui aneddoti, curiosità, riflessioni, racconti e poesie intendono fornire spunti di meditazione su quanto ancora oggi San Francesco possa rappresentare un faro per la nostra vita quotidiana. Un omaggio all’uomo, non soltanto al Santo. Gli interventi letterari, originali e inediti, sono frutto della penna di Gioia Senesi, presidente del Coro.
Missioni: salesiani (Lombardia-Emilia), 30 giovani in partenza con Movimento giovanile per vivere un’esperienza di servizio
Accompagnare i giovani alla scoperta della dimensione missionaria della vita cristiana, attraverso un percorso di formazione, servizio, ascolto e incontro. È questo l’obiettivo del Cammino missionario del Movimento giovanile salesiano Lombardia-Emilia, promosso dal Centro salesiano di Pastorale giovanile di Milano in collaborazione con la Fondazione Opera Don Bosco, le Figlie di Maria Ausiliatrice della Lombardia e dell’Emilia-Romagna e l’Associazione Amici del Sidamo. Il Cammino missionario si rivolge a giovani dai 18 ai 28 anni che desiderano approfondire il senso della missione nella propria vita e confrontarsi con esperienze di volontariato, anche attraverso la possibilità di vivere un’esperienza estiva di servizio in terra di missione. Durante il percorso vengono proposte occasioni di formazione, momenti di fede, incontri con testimoni di vita missionaria, esperienze di servizio, approfondimenti culturali e spirituali, oltre al contatto con realtà impegnate in Italia e nel mondo a favore delle persone più povere e bisognose. Dal 2023 ad oggi, più di 100 giovani hanno partecipato al cammino formativo e molti di loro hanno poi vissuto esperienze di volontariato missionario durante il periodo estivo. Quest’anno saranno 30 i giovani in partenza, suddivisi in tre gruppi e destinati a tre mete differenti.
Papa in Spagna: il programma di oggi, 10 giugno
La quinta giornata del viaggio apostolico del Papa in Spagna comincerà alle 10,50, con la visita al centro penitenziario “Brians 1” di Barcellona. Alle 11.20 Leone XIV si trasferisce all’abbazia di Montserrat, dove alle 12 è prevista la recita del Rosario. Alle 13 il pranzo con la comunità benedettina, alle 16.30 l’incontro con le associazioni caritative. Poi il momento culminante della giornata: la messa, alle 19.30 nella basilica della Sagrada Família, con la benedizione per l’inaugurazione della Torre di Gesù Cristo. Alle 21.45 il rientro nella casa arcivescovile.
Spiritualità: Padova, domani l’evento “I sermoni su sant’Antonio”
Giovedì 11 giugno, dalle ore 16 alle 18.30, la Sala Studio teologico al Santo, a Padova, ospiterà l’evento “I sermoni su sant’Antonio”, un importante momento di approfondimento scientifico e storico sulla sermonistica medievale curato dal Centro studi antoniani. Sarà presentato il volume “Sermones de sancto Antonio de Ordine fratrum Minorum. Edizione e commento”, opera in due tomi (1.076 pagine complessive) curata dalla studiosa padovana Eleonora Lombardo. Frutto di una ricerca più che decennale condotta su codici manoscritti sparsi in tutta Europa, il testo offre l’edizione critica in latino e il commento di ben 156 sermoni composti tra il 1235 e il 1350. L’opera documenta la ricezione e la memoria del secondo santo dell’ordine francescano tra i Frati Minori dell’epoca. La presentazione vedrà gli interventi di due autorevoli specialisti di storia francescana e sermonistica medievale: padre Aleksander Horowski dell’Istituto storico dei Cappuccini di Roma, e Filippo Sedda, direttore della Biblioteca della Federazione delle Clarisse urbaniste a Viterbo.
Detenuti e figli: Bambini senza sbarre, venerdì la 18ª Conferenza internazionale Cope a Milano
Si terrà il 12 giugno a Milano, nella Sala Alessi di Palazzo Marino, la 18ª Conferenza internazionale Cope (Children of Prisoners Europe), promossa e organizzata da Bambini senza sbarre Ets sotto l’egida dell’Unione europea, ospitata in Italia dopo Berlino, Amsterdam, Lisbona, Malta, Edimburgo, Zagabria, Oslo, Zagabria, Parigi e altre città europee.
L’evento quest’anno accoglie una platea di rappresentanti istituzionali, del Consiglio d’Europa, di circa 45 Ong di 32 Paesi europei ed extra europei, dall’Estonia all’India, dalla Polonia agli Stati Uniti, dal Portogallo al Regno Unito.
Il tema “Costruire ecosistemi olistici per i bambini con un genitore in carcere. Tra Ong, carceri, scuole, media e società” pone al centro dell’agenda europea ed extraeuropea la sfida della garanzia dei diritti, tutela e continuità affettiva per i minorenni che vivono la detenzione di un genitore con il coinvolgimento di tutti i sistemi socioeducativi coinvolti in un unico obiettivo sinergico.
In questa prospettiva la Conferenza desidera incoraggiare i partecipanti a superare le barriere culturali, i cosiddetti “silos”, e costruire collegamenti concreti tra istituzioni, Ong, agenzie educative che coinvolgano genitori detenuti, figli e famiglie, promuovendo politiche e servizi verso una visione educativa circolare e intersettoriale, dunque olistica.
La Conferenza è aperta al pubblico: addetti ai lavori, professionisti, specialisti, istituzioni locali e nazionali, Ong, gente comune e operatori dei media.
La composizione degli interventi mira a connettere e rappresentare la pluralità degli stakeholder oggi coinvolti nella complessa realtà del gruppo sociale a rischio di emarginazione, discriminazione e stigma, composto, in Italia, da 100mila figli di genitori detenuti, 2,4 milioni in Europa, oltre 23,5 milioni nel mondo.













