Papa Leone, nel suo discorso al Simposio “Nicea e la Chiesa del terzo millennio: verso l’unità cattolico-ortodossa”, organizzato congiuntamente da OEcumenicum, l’Istituto di Studi Ecumenici dell’Angelicum, e dall’Associazione Teologica Ortodossa Internazionale, ha sottolineato l’importanza fondamentale del Concilio di Nicea come punto di riferimento non soltanto storico, ma attuale e orientato al futuro.

L’evento ha visto la significativa partecipazione di rappresentanti delle Chiese Ortodosse e delle Chiese Ortodosse Orientali, alcuni dei quali presenti anche alla celebrazione inaugurale del pontificato di Papa Leone. Nel suo discorso, il Pontefice ha espresso gratitudine per l’occasione di dialogo ecumenico che il Simposio rappresenta, mettendo in rilievo come l’incontro sia una testimonianza vivente della volontà di proseguire il cammino verso una piena unità visibile dei cristiani. Secondo papa Leone, il Concilio di Nicea non deve essere considerato semplicemente un evento del passato. Esso costituisce una bussola spirituale e dottrinale necessaria al proseguimento del dialogo ecumenico avviato dal Secondo Concilio Vaticano.
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Evidenziando la celebrazione liturgica e la profonda venerazione per questo concilio nelle tradizioni orientali, il Papa ha ricordato che Nicea rappresenta non solo il primo dei concili ecumenici, ma soprattutto un riferimento imprescindibile della fede cristiana, manifestato chiaramente nella confessione comune dei “318 Padri”.
Tre i temi principali evidenziati dal Pontefice durante l’intervento.
Primo, la “fede di Nicea”. Leone ha sottolineato che celebrare insieme questa fede comune e proclamarla rappresenta un fondamentale passo in avanti verso la piena comunione tra cattolici e ortodossi. Richiamando un documento recente della Commissione Teologica Internazionale, ha ribadito che ciò che unisce i cristiani – la fede trinitaria, la divinità e umanità di Cristo, la salvezza, il battesimo e la vita eterna – è ben più forte di quanto li separa.
Il secondo punto affrontato è stato quello della “sinodalità”. Secondo il Papa, il Concilio di Nicea ha introdotto una pratica di consultazione e discernimento ecclesiale universale che rappresenta ancora oggi un modello prezioso. Il contributo di diverse tradizioni cristiane al recente Sinodo ha infatti dimostrato quanto il dialogo ecumenico sia essenziale per approfondire e sviluppare la comprensione della natura sinodale della Chiesa stessa.
In questo spirito ha auspicato che la commemorazione congiunta del 1700° anniversario di Nicea divenga occasione privilegiata per sperimentare nuove forme di sinodalità ecumenica.
Terzo punto centrale è stata la discussione sulla “data della Pasqua”. L’unità nella celebrazione della Resurrezione di Cristo era uno degli intenti originari del Concilio di Nicea, ma le successive divergenze di calendario continuano a dividere la celebrazione cristiana della festività più significativa. Papa Leone ha manifestato l’apertura e la disponibilità della Chiesa Cattolica a trovare soluzioni condivise che consentano a tutti i cristiani di celebrare la Pasqua nello stesso giorno, rafforzando così la testimonianza comune e l’unità della fede cristiana nel mondo.

Ricordando la celebrazione della Pentecoste, il Papa ha sottolineato che l’unità cristiana, pur essendo favorita dagli sforzi comuni e dal dialogo ecumenico, è innanzitutto e soprattutto un dono dello Spirito Santo che tutti dobbiamo coltivare.










