Covid, turismo e ristorazione rischiano il collasso – avveniredicalabria

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Crolla il fatturato nel settore food fiore all’occhiello del made in Italy. Una contrazione che sfiora il 40% cioè 37,7 miliardi

Covid, turismo e ristorazione rischiano il collasso

Federico Minniti

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Marco Girardo è un giornalista di Avvenire che si occupa di finanza, borsa e temi economici. Lo abbiamo intervistato per conoscere il suo punto di vista sui settori più colpiti dalle chiusure di questi mesi: turismo e ristorazione.

Coronavirus e turismo. Forse il peggior anno della storia per le attività ricettive?

Sì, a livello globale, europeo e naturalmente anche per l’Italia, dove il Turismo vale – purtroppo a questo punto “valeva” prima della pandemia – ben tredici punti del Prodotto interno lordo. É stato il peggior anno di sempre, il 2020, per il settore nel mondo: ha perso 1.300 miliardi di dollari a causa delle restrizioni ai viaggi, più di 11 volte la perdita registrata durante la crisi economica globale del 2009 e corrispondente a un calo del 74% degli arrivi di turisti nel mondo rispetto al 2019. Una buona fetta, di questi, arrivava anche i Italia, dando lavoro a 4,4 milioni di persone, un record in Europa.

Il settore della ristorazione è tra i più colpiti dalle chiusure. I ristori riusciranno a contenere le perdite ed evitare le chiusure?

Come si diceva, un ombrello, per quanto grande, riesce a proteggere solo in parte dal diluvio. Molto dipenderà dalla campagna vaccinale e dalla possibilità di garantire i ponti primaverili e soprattutto un’estate con meno zone rosse o arancioni e con la possibilità di sfruttare una finestra temporale fondamentale per le attività di ristorazione. Gli spazi aperti, soprattutto con il sole del nostro Sud, possono aiutare.

Il delivery è esploso. Può diventare un asset di crescita per le aziende in questa fase?

Sicuramente. Soprattutto nelle città grandi o nei centri di medie dimensioni. Tantissimi ristoratori si sono ingegnati con il food delivery o con altre soluzioni innovative per garantire la sopravvivenza del servizio, una necessità che può diventare virtù. C’è stato infatti anche molto “spirito imprenditoriale” in questi mesi, che ha portato innovazione logistica e manageriale in un settore tradizionale come quello della ristorazione. Ma il boom delle consegne a domicilio ha fatto anche esplodere il fenomeno dello sfruttamento dei rider, dell’assenza di tutele di sicurezza e contrattuali. La crescita del fenomeno deve essere anche un’occasione per costruire un sistema adeguato di tutele per la Gig-economy.

Dai dati in suo possesso, può stimare l’effetto-Covid per il settore ricettivo e della ristorazione?

Il 2020, l’annus horribilis della ristorazione italiana, si è chiuso nel peggiore dei modi: 37,7 miliardi di euro di perdite, circa il 40% dell’intero fatturato annuo del settore andato in fumo. Solo nel quarto trimestre le perdite registrate hanno superato i 14 miliardi di euro, con un meno 57,1% dei ricavi, peggio ancora di quello che era successo nel periodo del primo lockdown. Le grandi città, ed in particolare le città d’arte, dove ha pesato di più l’assenza del turismo internazionale, non hanno beneficiato nemmeno della tregua estiva, registrando perdite complessivamente superiori all’80%. È da questi numeri, drammatici, che con sano realismo di deve progettare la ricostruzione.

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