Il nuovo rapporto Istat evidenzia un aumento allarmante della povertà assoluta, con dati che mostrano un’Italia più fragile e diseguale, soprattutto nel Mezzogiorno. Codacons e amministratori locali lanciano un appello per interventi urgenti.
Cresce la povertà in Italia: oltre un milione di poveri in più in cinque anni
Secondo l’ultima analisi dell’Istituto nazionale di statistica (Istat), la situazione della povertà assoluta in Italia ha subito un peggioramento netto rispetto al periodo pre-pandemico. I dati parlano chiaro: si è passati da 4,59 milioni di individui poveri nel 2019 a 5,74 milioni nel 2024, un incremento di oltre un milione di persone, pari a quasi il 10% della popolazione.

A lanciare l’allarme è il Codacons, che definisce il confronto con il periodo pre-Covid «impietoso». In parallelo, anche il numero delle famiglie in povertà è cresciuto in modo rilevante: da 1.674.000 a 2.224.000 nuclei, con un’incidenza sul totale nazionale salita dal 6,4% all’8,4%.
Tagli alla spesa alimentare e divari territoriali
Uno dei segnali più preoccupanti evidenziati dal rapporto è l’aumento delle famiglie costrette a ridurre le spese alimentari, indicatore di una fragilità economica sempre più diffusa, aggravata dall’inflazione.
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Il quadro nazionale mostra forti disparità territoriali, con il Mezzogiorno che presenta i tassi più elevati: tra il 2019 e il 2024, la percentuale di persone in povertà assoluta nel Sud è salita dal 10,1% al 12,5%. Solo in quest’area si concentrano oltre 886 mila famiglie in difficoltà, pari al 10,5% del totale.
Calabria in crisi: il 23,5% delle famiglie sotto la soglia minima
Tra le regioni più colpite emerge la Calabria, che registra uno dei tassi più alti di povertà relativa. Secondo l’Istat, nel 2024 il 23,5% delle famiglie calabresi vive con una spesa mensile inferiore alla soglia minima, dato superato solo dalla Puglia (24,3%) e davanti alla Campania (20,8%).
Considerando le circa 760 mila famiglie calabresi, più di 175 mila nuclei vivono in condizioni di povertà relativa, coinvolgendo oltre 400 mila persone. La media nazionale si ferma al 10,9%, mentre nel Nord Italia scende al 6,6%.
Falcomatà e Nucera: «La Calabria vive una povertà strutturale»
Un appello forte arriva dal sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Falcomatà e dall’assessora al Welfare Lucia Nucera, che denunciano: «La Calabria vive una condizione di povertà strutturale che le attuali politiche nazionali e regionali non hanno saputo risolvere».
I due amministratori definiscono i dati Istat come «drammaticamente diversi» da quelli promossi dai canali social del governatore Roberto Occhiuto e denunciano: «È una Calabria reale, fatta di carne, ossa, lacrime e sangue».
Secondo Falcomatà e Nucera, la regione si indebita «per la spesa corrente e non per investimenti», con cittadini costretti a rivolgersi alle banche per arrivare a fine mese. Criticano l’isolamento dei Comuni, costretti a fronteggiare la povertà «con risorse sempre più limitate» e l’assenza di una visione di sviluppo economico e coesione sociale da parte dei Governi.
Appello per un piano straordinario contro la povertà
«Servono investimenti reali in lavoro, istruzione, servizi sociali e infrastrutture», affermano sindaco e assessora, che chiedono al presidente Occhiuto di «aprire un confronto vero con i territori e smettere di ignorare la voce di chi vive ogni giorno l’incertezza del domani».

Nel concludere, Falcomatà e Nucera ribadiscono l’impegno dell’amministrazione comunale: «Continueremo a far sentire la nostra voce, non per polemica, ma per difendere la dignità dei cittadini calabresi e il diritto di questa terra a un futuro migliore».













