In un tempo in cui la connessione sembra dominare ogni gesto quotidiano, la nuova pubblicazione di Francesco Pira offre una lettura critica e profondamente umana del vivere digitale, proponendo un modello educativo che restituisce valore alle relazioni e alla responsabilità condivisa.

La solitudine nell’era onlife e la “vetrinizzazione” dei social
In un’epoca definita dalla pervasività digitale, dove il confine tra online e offline si è dissolto per lasciare spazio a quella che Luciano Floridi chiama onlife, sorge un paradosso inquietante: siamo iperconnessi, eppure profondamente soli. È da questa frattura silenziosa, che attraversa le vite degli adolescenti e disorienta gli adulti, che prende le mosse l’ultima fatica letteraria e sociologica di Francesco Pira intitolata La buona Educomunicazione. Il volume, edito da FrancoAngeli, indaga le radici profonde di un malessere che coinvolge l’intero tessuto sociale, proponendo una via d’uscita che va oltre la semplice competenza tecnica. L’autore ci guida attraverso la transizione dalla società mediatizzata a quella informazionale, dove le piattaforme sono intese come ambienti che modellano l’identità e le relazioni. Qui emerge con forza il concetto di “vetrinizzazione”, una dinamica in cui l’esposizione del sé diventa moneta di scambio per l’approvazione sociale, trasformando l’intimità in spettacolo pubblico. Tuttavia, dietro la scintillante apparenza dei profili social e la ricerca spasmodica di like, si nasconde spesso un vuoto relazionale. Come sottolinea Pira, citando Bauman, viviamo in una sorta di «confortevole solitudine» che illude l’individuo di essere parte di una comunità globale mentre, di fatto, lo isola nel proprio recinto digitale, escludendo il confronto con la diversità e la fatica del dialogo reale.
Dalla Media Education all’Educomunicazione: un cambio di paradigma
Di fronte a questo scenario, la risposta tradizionale della Media Education, intesa spesso solo come alfabetizzazione tecnica agli strumenti o prevenzione dei rischi, appare ormai insufficiente. Il testo propone un cambio di paradigma deciso verso l’Educomunicazione, un approccio che rimette al centro la persona e la relazione, recuperando la dimensione etica e dialogica dell’apprendere. L’obiettivo tracciato è ambizioso e necessario: superare la logica della sorveglianza e del capitalismo dei dati per costruire «veri ecosistemi comunicativi negli spazi educativi». È un invito pressante a formare cittadini critici, capaci di abitare la rete senza esserne consumati, trasformando la tecnologia da padrona indiscussa a risorsa per la prossimità umana e la partecipazione democratica.
La scuola, le famiglie e la sfida educativa
La forza dell’analisi risiede anche nel suo solido ancoraggio alla realtà empirica. Attraverso una rigorosa indagine qualitativa condotta su dirigenti scolastici e docenti di diverse regioni italiane, l’autore fa emergere le voci di chi vive quotidianamente la trincea educativa. Ciò che ne scaturisce è la fotografia di una scuola che tenta di resistere e rinnovarsi, ma che spesso si scontra con una famiglia fragile, talvolta assente o conflittuale. Le interviste rivelano come la «delega fiduciosa» dei genitori verso la scuola si sia progressivamente incrinata, lasciando spazio a incomprensioni che danneggiano in primis i ragazzi. Tuttavia, emerge anche una nota di speranza: la consapevolezza che i giovani, se ascoltati e guidati fuori dalle logiche performative dei social, possiedono le risorse e il desiderio per comprendere la complessità che li circonda.
Un libro che restituisce centralità all’umano
Il lavoro di Francesco Pira rappresenta una bussola essenziale per genitori, educatori e operatori pastorali che non vogliono arrendersi alla narrazione apocalittica sul digitale né accettare passivamente le sue derive disumanizzanti. Non è un libro contro la tecnologia, ma a favore dell’umano: la sfida lanciata da Francesco Pira è quella di rompere il tetto di cristallo dell’indifferenza per riscoprire l’ascolto come atto pedagogico fondante. Solo ricucendo lo strappo tra le generazioni e recuperando una visione strategica dell’educazione sarà possibile trasformare la vita onlife in un’opportunità di crescita autentica, dove la connessione non sostituisce la relazione, ma la arricchisce di nuovi significati.
Chi è l’autore
Francesco Pira è professore associato di Sociologia dei processi culturali e comunicativi presso il Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne dell’Università di Messina. Condirettore della rivista scientifica Addiction & Social Media Communication, svolge attività di ricerca e docenza a livello internazionale, essendo stato visiting professor in atenei di Spagna, Polonia, Armenia e Georgia. È stato coordinatore scientifico per l’Italia del progetto europeo Erasmus+ “OIR” sulla didattica inclusiva. Autore di oltre 80 pubblicazioni scientifiche, tra le sue opere più recenti figurano La violenza in un click (2023) e Figli delle App (2020).













