Diocesi: mons. Torriani (arcivescovo eletto Crotone) ai giovani, “finalmente con voi mi sento a casa”. Incontri anche in carcere e in ospedale per portare la “vicinanza” della Chiesa

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“Finalmente con voi mi sento a casa”. Lo ha detto ieri sera l’arcivescovo eletto di Crotone-Santa Severina (farà ingresso in diocesi domani), mons. Alberto Torriani, incontrando, presso la parrocchia di Santa Rita a Crotone, un migliaio di giovani provenienti dalle varie realtà ecclesiali locali. Un incontro con il quale il neo presule della città calabrese ha voluto inaugurare un dialogo che sarà tra quelli al centro del suo ministero episcopale. La giornata di ieri, per il neo arcivescovo, si era aperta con altre due visite che lui ha voluto come gesti inaugurali del suo episcopato. Ha prima visitato i detenuti della locale Casa Circondariale e poi i malati ricoverati all’Ospedale “San Giovanni di Dio” di Crotone. Due “luoghi di sofferenza” dove è “necessario ancora di più accendere la luce della speranza che solo il Vangelo sa portare”. Accompagnato dall’amministratore apostolico, l’arcivescovo di Catanzaro-Squillace, mons. Claudio Maniago, il presule è stato nel carcere per una visita strettamente privata e in ospedale ha incontrato medici e infermieri “per ringraziarli per il lavoro svolto e poi fare una visita ai malati nelle corsie del nosocomio. “Sono voluto partire da questi luoghi di sofferenza per esprimere la vicinanza della Chiesa”. E poi l’incontro con i giovani coi i quali ha intavolato un dialogo. Alla domanda di Federico sul significato del Paradiso, mons. Torriani ha detto: “Immagina questo mondo, ma senza male, senza malattia, senza guerra, senza fatica. Il Paradiso è questa realtà purificata da ogni sofferenza e ingiustizia. Ma non è soltanto una realtà futura: possiamo iniziare a costruirla già qui, nella nostra vita quotidiana, nella gioia semplice e autentica che condividiamo con chi ci circonda”. E ad Ines, che ha chiesto quali fossero i segnali con cui Dio si rivela nella vita quotidiana ha detto “non basta andare in chiesa e dire preghiere ma bisogna imparare a guardare la propria vita come la guarderebbe Gesù” evidenziando che “anche il minimo gesto di fede è sufficiente perché Gesù si accorga di noi e cambi radicalmente la nostra vita”. Mons. Torriani ha condiviso con i giovani anche la sua esperienza personale, raccontando il suo percorso vocazionale che ha avuto una svolta decisiva durante un anno di tirocinio nel carcere di San Vittore a Milano. “In quel carcere ho capito con certezza che volevo diventare prete. Lì ho scoperto la forza irresistibile della misericordia di Gesù. È questa misericordia che voglio testimoniare nella mia missione episcopale qui a Crotone”.

Fonte: Agensir
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