Domenico Battaglia, il traghettatore di Reggio Calabria

Il vicesindaco chiamato a guidare Palazzo San Giorgio fino alle elezioni di primavera racconta il senso dell’incarico, le priorità amministrative e la sfida di garantire continuità in un passaggio decisivo per il futuro della città

La nomina a vicesindaco di Mimmo Battaglia, arrivata alla vigilia dell’Immacolata, segna il primo passo verso la ricomposizione della frattura politica tra il sindaco Giuseppe Falcomatà e il Partito Democratico.

Domenico Battaglia il “traghettatore”: parla il nuovo vicesindaco

Con la decadenza del primo cittadino prevista entro la fine del mese, Mimmo Battaglia è chiamato a guidare Palazzo San Giorgio nella fase di transizione che porterà al voto di primavera. Una scelta che punta ad allentare le tensioni interne alla maggioranza e a garantire continuità amministrativa in un momento delicato per la città.



In questa intervista, il vicesindaco ripercorre le ragioni politiche della sua nomina, il significato personale di questo incarico e le priorità su cui concentrarsi nei prossimi mesi, tra risanamento dei conti, cantieri aperti e prospettive di rilancio per Reggio Calabria.

Battaglia, questa nomina arriva in un momento di tensioni politiche. Cosa rappresenta per la città?

Intanto, è una nomina che arriva a valle di un ragionamento politico innescato dopo le elezioni regionali, che hanno lasciato qualche strascico. La ricomposizione avviata con il documento del Partito Democratico e del gruppo Rinascita ha creato uno strappo nella maggioranza e reso necessario trovare un punto di sintesi per il futuro della città e dell’amministrazione.


PER APPROFONDIRE: Atam chiude il piano di rientro: si apre una nuova fase per mobilità e investimenti a Reggio Calabria


In questo percorso la scelta è ricaduta su di me, probabilmente per l’esperienza maturata in tanti anni di vita amministrativa e di appartenenza al Partito Democratico. Da qui la decisione di affidarmi il compito di traghettare la fase successiva alla decadenza del sindaco uscente, ora eletto in Consiglio regionale, assumendo il ruolo di sindaco facente funzioni fino al voto di primavera.

E a livello personale, che cosa rappresenta?

Anche solo immaginarsi, seppur per poco, sindaco della città — ruolo che mio padre ha ricoperto più volte, nell’aula a lui intitolata — è difficile da descrivere: è il coronamento di una vita politica spesa al servizio della comunità. Non avevo mai pensato a questa possibilità: non l’ho cercata e non ho mai posto problemi di ruoli, mettendomi sempre a disposizione. Ho vissuto vittorie e sconfitte, ma sono sempre rimasto al mio posto, con coerenza e dignità. Forse questa disponibilità, questo essere uomo di squadra, mi ha riportato in Giunta e oggi a un traguardo inatteso, che vivo con emozione e senso di responsabilità. Tornano alla mente i ricordi delle stagioni in cui mio padre era sindaco. E, come ha scritto un giornale, siamo in tre ad aver raggiunto un risultato simile: mi iscrivo volentieri a questo “club”.

A proposito di servizio… Quali sono, da qui ai prossimi mesi, le priorità su cui sarà necessario lavorare con la massima attenzione?

Credo ci sia molto da garantire sul piano della continuità amministrativa. In questi anni uno dei risultati più significativi è stato il risanamento dei conti. Da quasi due anni, come assessore al Bilancio, constato con soddisfazione che oggi non ci sono proteste per mancati pagamenti: gli uffici liquidano rapidamente professionisti e imprese, dando ossigeno all’economia locale. Le cose fatte sono molte: penso alle oltre duecento assunzioni in un periodo in cui il lavoro scarseggia, ai progetti del Pnrr e del MetroPlus che richiedono scadenze rigorose entro il 2026. Le nostre società partecipate sono tutte operative: Atam ha saldato l’ultima rata del debito e interventi come la riqualificazione del Foro Boario e di Botteghelle lo dimostrano. C’è poi il Museo del Mare e molti altri cantieri da seguire. Aver fatto parte della squadra in questi anni ci avvantaggia: abbiamo una visione completa degli impegni da portare avanti, che richiederanno massima attenzione nei prossimi mesi.

Eppure dieci minuti in Consiglio comunale hanno rischiato dieci anni di lavoro di cui lei parla…

Il mio rammarico più grande, in quei momenti, è stato proprio questo. Capisco certe dinamiche, ma chi siede in Consiglio comunale da un decennio sa cosa significa davvero “lacrime e sangue”. La politica è ben altro: richiede responsabilità e capacità di fermarsi, superare le schermaglie e tornare al confronto. Se la mia figura può aiutare a ricomporre e rilanciare l’ultimo tratto di questo percorso, allora bisogna rimettersi tutti al lavoro. E c’è anche un aspetto simbolico: nel 2014 io e Giuseppe Falcomatà partecipammo alle primarie, poi lui divenne sindaco e io consigliere regionale. Oggi i ruoli si invertono, un finale che nemmeno un romanzo avrebbe immaginato. Questo percorso, costruito dal Pd e da tutto il centrosinistra, è un patrimonio che non può essere disperso e che merita una nuova chance per il futuro della città.

In questa prospettiva di rilancio, e a prescindere se sarà lei o meno a guidarla, cosa auspica per Reggio e per i suoi cittadini?

La mia attenzione va soprattutto ai giovani che rientrano in questo periodo: vederli vivere lontano è una sconfitta. Reggio deve offrire opportunità vere, lavorative e di crescita, diventare una città moderna e capace di trattenere i suoi talenti. Oggi abbiamo una sostenibilità finanziaria che consente di guardare avanti: serve usare bene le risorse extrabilancio, contrastare lo spopolamento e ricostruire un tessuto che scelga di restare.



Lo Stretto è un’area strategica, con potenzialità enormi se mobilità, porto di Gioia e sviluppo vengono messi a sistema. Siamo forse al 10% delle possibilità: possiamo e dobbiamo fare molto di più per il futuro della città. Partendo da qui.

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