In vista delle elezioni regionali del 5 e 6 ottobre, il «campo largo» del centrosinistra ha scelto come candidato alla presidenza della Calabria Pasquale Tridico, già presidente nazionale dell’Inps. La sua candidatura segna l’avvio di una sfida che punta a unire le forze progressiste e – come lui stesso afferma – a «proporre un modello alternativo per il futuro della regione».
Elezioni regionali in Calabria, il modello di Tridico punta al buon governo
«Sanità, infrastrutture, lotta alla povertà e nuove politiche per i giovani e il lavoro sono i temi al centro del nostro programma». In questa intervista il candidato alla presidenza del centrosinistra Pasquale Tridico spiega le priorità di un progetto che, partendo dalla Calabria, guarda anche al quadro nazionale. E lancia la sfida a Roberto Occhiuto del centrodestra (leggi l’intervista qui) e Francesco Toscano (leggi l’intervista qui) di Democrazia Sovrana e Popolare
La sua candidatura cosa rappresenta per la Calabria e i calabresi?
Noi siamo il sogno e l’innovazione per la Calabria. Da Reggio Calabria, da questo bellissimo lungomare che ha tanti ricordi e tanta importanza storica e politica, riparte il sogno di uno sviluppo diverso, che mette le risorse laddove servono: aree interne, collegamenti, cultura, università, conservatori.

Oggi abbiamo incontrato il mondo della cultura, medici disperati per la sanità al collasso, cittadini che chiedono aiuto. Siamo pronti a dare una svolta a questa città e a questa regione, unite contro Occhiuto. In pochi giorni abbiamo costruito un’alleanza forte, basata su programmi e figure di spicco: da qui può ripartire la nuova Calabria.
Il «Reddito di Dignità» è l’unico cavallo di battaglia?
Assolutamente no. La sanità è il principale cavallo di battaglia, insieme alle infrastrutture di collegamento. Vengo dal nord e ci ho messo 6 ore per arrivare al sud: che me ne faccio di opere faraoniche come il Ponte sullo Stretto se prima non abbiamo alta velocità, tirrenica, ionica e trasversali est-ovest?
Quali sono, a suo avviso, le priorità per contrastare spopolamento e povertà?
La Calabria centrale, dal Pollino all’Aspromonte, è tutta da sviluppare. Lo spopolamento è senza precedenti: in 4 anni più che nei 40 precedenti. Secondo Svimez, 130 mila giovani hanno lasciato queste aree. Un calabrese su due è sotto la soglia di povertà: questa è l’emergenza.
Come intende intervenire su lavoro, inclusione e politiche attive?
Accanto al reddito di dignità porteremo politiche attive, inclusione, terzo settore, comuni e centri per l’impiego. In passato hanno funzionato male, oggi le gestiremo noi. La Regione guida formazione e inclusione: affiancheremo al sostegno economico politiche attive ed efficaci.
Sanità: i cittadini hanno paura di ammalarsi e parlano di “turismo sanitario al contrario”. Che cosa farete?
La gente ha paura di ammalarsi. Incontro persone che dicono: «Ho bisogno di una cura ma non riesco a fare una visita o trovare un posto in ospedale». È inaccettabile: i diritti costituzionali non possono dipendere da favori politici. Noi daremo medici, non clientele. Il reclutamento è stato fallimentare: servono incentivi veri per personale medico e infermieristico.
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Ho incontrato medici pronti ad andare via per le disuguaglianze salariali generate dall’autonomia differenziata, sostenuta dal centrodestra. La Lega ha alimentato divisioni mentre i nostri ospedali restano scoperti. Noi dobbiamo invertire questa rotta, dare opportunità ai medici per restare qui, nelle nostre città.
Un ultimo messaggio ai calabresi?
Da qui parte un modello Calabria. Per la prima volta dopo vent’anni tutte le forze progressiste e del centrosinistra sono unite. Io sono sceso in campo, come politica attiva, nel 2024 dicendo che per sconfiggere le destre bisogna stare insieme: questo modello può arrivare al Governo nazionale. La volta scorsa votò solo il 44% degli elettori, divisi da tre candidati solo a sinistra. Oggi c’è un’offerta unitaria e responsabile che può convincere anche gli astenuti. Le differenze esistono, ma in Regione ci occuperemo di temi concreti: sanità, sviluppo, infrastrutture, formazione, università. Ho avuto esperienze all’Università Mediterranea: manca il coordinamento tra i dottorati e le università calabresi. Vogliamo creare una scuola unica di dottorato, coerente con le attività produttive del territorio. Ai giovani dobbiamo offrire non solo lo studio in Calabria, ma anche la possibilità di restare, collegando università e imprese e costruendo politiche industriali capaci di innescare sviluppo con incentivi mirati.













