Un linguaggio nuovo per trasmettere la fede, una comunità che accompagna e famiglie protagoniste del cammino cristiano. L’Assemblea diocesana di Oppido Mamertina-Palmi, guidata dal vescovo Giuseppe Alberti, ha indicato la strada di una catechesi più esperienziale, capace di unire generazioni e restituire centralità alla vita di comunità.
Una nuova alleanza educativa
Un’alleanza educativa che tenga insieme comunità, famiglie e accompagnatori. La necessità di un nuovo linguaggio capace di parlare ai “figli digitali”. La scelta di una catechesi che non dia più nulla per scontato, ma accompagni verso la maturità della fede. Sono i temi emersi dall’Assemblea diocesana di Oppido Mamertina-Palmi, che si è svolta presso l’Auditorium diocesano “Famiglia di Nazareth” a Rizziconi, guidata dal vescovo Giuseppe Alberti.

«Accompagnare le nuove generazioni – ha affermato Alberti – non è una questione circoscritta ai bambini, ai ragazzi della catechesi e alle loro famiglie, ma investe la capacità generativa di tutta la comunità cristiana, che è coinvolta nella testimonianza della fede di un Vangelo possibile da vivere e comunicare nell’oggi della nostra Chiesa dentro questa nostra società. Lo stile sinodale va portato avanti per poter mettere in atto quanto è stato elaborato come percorso iniziatico».
Il ruolo della comunità e dei testimoni
Aspetti emersi anche nell’intervento del direttore dell’Ufficio catechistico diocesano, don Giuseppe Sofrà, che ha parlato di vera e propria alleanza educativa, in cui la comunità cristiana diventa il terreno fertile dove la fede germoglia e la parrocchia smette di essere un semplice contenitore per farsi grembo che genera e rigenera. Ha ricordato che i genitori restano i primi e principali educatori, ma anche sacerdoti e catechisti non possono più essere pensati come maestri d’aula, bensì come accompagnatori e testimoni che camminano insieme, in équipe.
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E infine i bambini e i ragazzi, veri protagonisti del percorso: «vanno messi al centro con le loro domande e fragilità, senza dimenticare l’accoglienza dei diversamente abili come segno prioritario della cura pastorale».
Figli digitali e conversione catechistica
«Abbiamo davanti a noi figli digitali e le famiglie sono notevolmente cambiate. Ci viene chiesta una conversione catechistica, un approccio nuovo, meno scolastico e più esperienziale, meno dottrinale e più centrato sul vissuto dei destinatari», ha aggiunto il vescovo Alberti.

Da qui la nuova prospettiva: rinnovare il ruolo della comunità perché la parrocchia diventi davvero un grembo che accoglie e genera, restituire centralità alle famiglie accompagnandole come prime educatrici alla fede, superare la fatica iniziatica con una conversione pastorale che renda la fede esperienza viva, puntare all’incontro personale con Gesù come apprendistato di vita cristiana e infine vivere la fede nella pratica, attraverso la carità e il servizio quotidiano. «Tradurre in realtà questo cammino di fede – ha concluso Alberti – significa fare in modo che il Vangelo non resti un libro ma diventi vita per ognuno che lo accoglie».













