Famiglie ostaggi Israele: Al-Atrash (familiare), “non è una guerra tra ebrei e arabi ma tra terroristi e il mondo”

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“Questa in corso non è una guerra tra ebrei e arabi ma tra terroristi e il mondo, chiediamo a chi può di aiutarci a far finire questo incubo”. Lo ha detto Salem Al-Atrash, beduino israeliano di fede islamica, che oggi a Roma ha incontrato i giornalisti, insieme a una delegazione di familiari di 5 ostaggi il cui corpo è detenuto da Hamas a Gaza. La conferenza stampa è stata organizzata dall’Ucei. Il fratello di Salem si chiamava Muhammad Al-Atrash, 39 anni, e prestava servizio come sergente maggiore nell’unità Bedouin Trackers della brigata settentrionale della divisione di Gaza. Lascia 13 figli. “Quelli di Hamas non sono musulmani, sono dell’Isis, è terrorismo, non vogliamo più avere questa guerra fra dieci o venti anni. Anche le persone che sono dentro Gaza non vogliono Hamas, i terroristi hanno ucciso anche i loro fratelli musulmani, bambini e anziani. Il mondo non può dimenticare quello che ci è accaduto il 7 ottobre”. Salem ha potuto vedere il filmato delle torture subite dal fratello e della sua morte, “quasi non riuscivo a crederci” ha dichiarato vista la brutalità delle immagini. Il beduino israeliano ha sempre affermato di “aver chiesto di riportare a casa prima le donne e i bambini” e oggi lancia un appello affinché “tutti gli ostaggi, vivi e morti, siano riportati a casa”. “La nostra presenza oggi qui – ha concluso – è per mettere pressione per fare finire il nostro incubo. Questa – ha aggiunto – non è una guerra tra ebrei e arabi ma tra terroristi e il mondo, chiediamo a chi può di aiutarci a far finire questo incubo”. Alla testimonianza di Salem si sono aggiunte anche quelle degli altri familiari presenti. Tutti hanno ribadito la necessità di sconfiggere definitivamente Hamas e di riportare a casa i loro cari. Non sono mancate critiche all’operato della Croce Rossa e dell’Unrwa, l’Agenzia dell’Onu che si occupa di sostenere i rifugiati palestinesi presenti in diversi paesi del Medio Oriente. L’accusa lanciata dai familiari è che “sono organizzazioni umanitarie che non hanno fatto nulla per gli ostaggi e le loro famiglie ma che si sono occupate solo dei detenuti palestinesi”. Mentre a Roma si teneva la conferenza, in Israele il Forum delle famiglie degli ostaggi (Hostage and Missing Families Forum) pubblicava – in occasione della Giornata della memoria dei soldati caduti e delle vittime del terrorismo – un rapporto in cui si denuncia che “i corpi di 35 ostaggi deceduti e trattenuti a Gaza potrebbero diventare irrecuperabili, rendendo impossibile localizzarli o restituirli per la sepoltura”. Secondo il Forum, infatti, sarebbero in pochi, a Gaza, a conoscere l’ubicazione esatta dei corpi. Se questi pochi dovessero morire in guerra, senza lasciare informazioni a riguardo, recuperare i corpi potrebbe essere compito arduo. Senza dimenticare, infine, l’alto rischio di decomposizione dovuto alle condizioni ambientali nella Striscia, che renderebbe difficile la loro identificazione e la conseguente sepoltura.

Fonte: Agensir
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