Festival della comunicazione: ieri a Montegranaro incontro su cure palliative e fine vita. “Re del reparto oncologico non il medico, ma il malato”

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Nell’ambito del Festival della comunicazione, in corso nella diocesi di Fermo, si è svolto ieri pomeriggio nell’auditorium Officina delle Arti di Montegranaro, il convegno “Avrò cura di te, cure palliative e fine vita”. Durante i lavori, riferisce la diocesi, Vincenzo Valentini, direttore del Centro oncologia radioterapica, medica e diagnostica per immagini, ha sottolineato l’efficacia del prendersi cura, con gesti e modi appropriati, facendo sentire il malato al centro dell’attenzione non solo dal punto di vista medico. “L’annuncio della comparsa di un tumore – ha detto – provoca nella persona gli effetti come di un terremoto. Ecco perché il prendersi cura instaura una relazione che sa motivare l’ammalato e la sua famiglia a ridurre le fratture che una tale malattia provoca nella vita delle persone. Oggi nel 60% dei casi dal tumore si può guarire, ma resta una parte ancora importante di pazienti che non ce la fanno, quindi le cure palliative, insieme ad altri interventi e attività non mediche, tracciano un percorso per avvicinarsi al tramonto con più serenità”. Romeo Bascioni, medico oncologo palliativista, si è soffermato sulla maggiore efficacia garantita da un sistema strutturato che ha al suo centro l’hospice, ma con intorno altre figure e ambienti di riferimento per alleviare il trauma del passaggio dalla terapia attiva a quella palliativa. “Uno scatto fondamentale nella nostra attività oncologica – ha ammesso – c’è stato con la creazione di una onlus che ha garantito all’hospice di Montegranaro il sostegno dei volontari per altre funzioni accanto a quelle svolte con professionalità e delicatezza del personale medico e infermieristico”. Simone Pizzi, responsabile del Centro regionale di terapia del dolore e cure palliative pediatriche all’ospedale Salesi di Ancona, ha attirato l’attenzione dei presenti sulle cure palliative pediatriche: “Cura e speranza sono solo apparentemente lontane, invece, dal livello del loro dialogo dipende la possibilità di vincere la scommessa più alta. E come diceva Papa Francesco, la vera cura dell’uomo è avere cura di ciò che gli sta a cuore”. Per Emmanuel Exitu, autore del libro ‘Di cosa è fatta la speranza’, “le cure palliative danno priorità anche all’ascolto, il re del reparto oncologico non deve essere il medico, ma il malato. Il bene si può scoprire anche nella sofferenza, la speranza esiste e sta anche dentro un oceano di dolore”. “Affrontare la sofferenza con un approccio diverso è molto importante – ha affermato Luciano Pini, presidente dell’associazione ‘L’Abbraccio’ –, come pure garantire un ‘ricovero di sollievo’, che per certi periodi fa bene anche ai familiari del malato, e adottare le cosiddette ‘cure simultanee’ nelle quali hanno rilievo anche figure che non indossano il camice, come i volontari”.

Fonte: Agensir
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