Avvenire di Calabria

Gaza: Save the Children, oltre 100.000 bambini intrappolati nel nord di Gaza e a rischio per le operazioni militari israeliane

di Redazione Web

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Centinaia di migliaia di bambini sono intrappolati nel Nord di Gaza dopo che le forze israeliane hanno isolato l’area dal resto della Striscia, e decine di migliaia sono a rischio imminente a causa delle operazioni militari di terra intorno alla città di Beit Lahiya nel Governatorato di Gaza Nord: lo denuncia Save the Children, in un comunicato diffuso oggi. Secondo fonti di Hamas, solo da martedì a ieri sono stati uccisi circa 200 bambini, ma da quanto riportano i media nelle ultime ore il tragico bilancio sembra destinato ad aumentare. L’assedio nel Nord di Gaza sta nuovamente bloccando l’accesso agli aiuti salvavita, compresi cibo e medicinali, e Save the Children ieri non è stata in grado di consegnare alle famiglie l’acqua che doveva essere distribuita attraverso un’organizzazione partner. Questo avviene dopo che, a partire dal 2 marzo, le forze israeliane hanno bloccato tutti gli aiuti e le forniture commerciali che entrano nella Striscia. “Secondo il diritto internazionale i bambini hanno diritto a speciali protezioni, oltre a quelle concesse a tutti i civili. Ma non si direbbe se si pensa all’inferno che hanno dovuto affrontare negli ultimi tre giorni. Circa il 40% delle vittime a Gaza questa settimana erano bambini e il 30% erano donne”, ha dichiarato Ahmad Alhendawi, Direttore Regionale di Save the Children. “Il diritto internazionale umanitario è stato fondato sul principio della protezione dei civili, ossia sull’obbligo legale di distinguere tra civili e persone che partecipano alle ostilità e di adottare misure per ridurre al minimo le vittime civili quando si perseguono obiettivi militari. Gli attacchi aerei su aree civili densamente popolate, al contrario, non fanno distinzione. Gli assedi non distinguono tra civili e non. Quello che vediamo quotidianamente è che nessuno è off limits, nessuno è al sicuro”. Save the children esprime preoccupazione per 53 dei suoi operatori che sono bloccati nel Nord della Striscia. “Chiediamo – ha concluso Alhendawi – a tutte le parti di rispettare pienamente gli obblighi previsti dal diritto internazionale umanitario, di proteggere la popolazione civile, di consentire l’ingresso di aiuti e forniture umanitarie su larga scala e di sospendere le ostilità per un cessate il fuoco definitivo”.

Fonte: Agensir

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