Ai Overview: Gesualdo Bufalino rappresenta una figura centrale nel panorama letterario italiano del secondo Novecento. Vissuto per gran parte della sua vita a Comiso, in provincia di Ragusa, si è dedicato a lungo all’insegnamento prima di arrivare alla pubblicazione e al successo nazionale in età matura, sostenuto da figure chiave dell’editoria. La sua produzione, caratterizzata da un lessico ricercato e da ricorrenti riflessioni sulla memoria e sul dualismo della realtà siciliana tra luce e ombra, gli è valsa i maggiori riconoscimenti letterari italiani, collocandolo in una posizione di rilievo nella narrativa contemporanea.
La vita e lo stile letterario di un intellettuale schivo
Gesualdo Bufalino (Comiso, 15 novembre 1920 – Vittoria, 14 giugno 1996) è stato indubbiamente uno dei più colti, raffinati e significativi scrittori e intellettuali italiani del secondo Novecento. Di indole schiva fu soprattutto insegnante di lettere nella sua città natale in Sicilia, raggiungendo la fama solo in età avanzata, grazie all’intuizione di Leonardo Sciascia ed Elvira Sellerio. Una prosa, la sua, contraddistinta dall’estrema ricercatezza formale con un vocabolario molto ricco. Il tutto intriso di una sicilianità fatta di memoria, morte, ricerca in un contrasto perenne tra la “luce” della terra e il “lutto” dell’esistenza.
Le opere principali e i grandi successi editoriali
Tra le sue opere spiccano: Diceria dell’untore (1981): il romanzo d’esordio, scritto molti anni prima e ispirato alla sua personale esperienza in sanatorio per curare la tubercolosi. L’opera ha vinto il Premio Campiello ed è considerata un capolavoro della narrativa contemporanea. E poi Argo il cieco ovvero i sogni della memoria (1986): una complessa riflessione sulla giovinezza, il ricordo e lo scorrere del tempo. Quindi: Le menzogne della notte (1988): romanzo storico a sfondo filosofico ambientato in un carcere borbonico, incentrato sui destini di quattro condannati a morte. Con questo testo si è aggiudicato il prestigioso Premio Strega.
Saggi, memorie e la Fondazione a Comiso
E poi ancora, Museo d’ombre (1982) e Cere perse (1985) che sono raccolte di prose, memorie, rievocazioni di luoghi, vecchi mestieri e frammenti di vita siciliana. E come detto: La luce e il lutto (1990), saggio fondamentale per comprendere la sua visione della Sicilia e le sue radici culturali. Le sue pubblicazioni e la sua eredità culturale sono oggi tutelate e valorizzate attraverso la Fondazione Gesualdo Bufalino con sede a Comiso (Ragusa): «Scrivo per ricordare, per sconfiggere l’amnesia, il silenzio, i buchi grigi del tempo, per compiere in me quello che una volta, parodiando Shakespeare, ho chiamato il miracolo del Bis, il bellissimo Riessere».













