Giornata della memoria in Calabria, Ferramonti di Tarsia: una “luce” nel momento più buio della storia

In questo luogo, oggi della memoria, la dignità ha prevalso sull’uso delle armi grazie alla bontà di chi lo dirigeva

La Giornata della memoria in Calabria ci ricorda un luogo in cui l’umanità ha resistito e ha prevalso sulla follia umana imperante in Europa, durante il secondo conflitto mondiale: è il campo di concentramento di Ferramonti di Tarsia.

Giornata della Memoria, dalla Calabria un ricordo d’umanità

A Ferramonti di Tarsia in provincia di Cosenza, si trovava uno dei più grandi campi di internamento italiani della Seconda Guerra Mondiale. Costruito tra giugno e settembre del 1940, Ferramonti fu il più grande dei 15 campi di concentramento realizzati in Italia sotto il regime fascista. Qui furono rinchiusi oltre 2.000 ebrei, insieme ad apolidi, antifascisti italiani e stranieri, slavi e gruppi di cinesi e profughi politici, vittime delle leggi razziali e delle discriminazioni imposte dall’antisemitismo dell’alleato nazista.



Ciò che differenziava Ferramonti dagli altri campi è il fatto che nessuno degli internati fu inviato ai campi di sterminio, e all’interno del campo la vita, seppur precaria, riusciva a proseguire. Le famiglie erano mantenute unite, vennero istituite scuole per i bambini, una biblioteca, orchestre, compagnie teatrali e anche squadre sportive che partecipavano a tornei. Furono consentiti matrimoni, e durante il periodo di prigionia nacquero diversi bambini.

La libertà di culto rispettata

La libertà di culto era rispettata, con la presenza di una chiesa cattolica, una grecoortodossa e due sinagoghe. Il comandante Paolo Salvatore e il maresciallo Gaetano Marrari seppero garantire una gestione del campo improntata al rispetto della dignità umana, concedendo agli internati l’opportunità di autorganizzarsi, eleggere propri rappresentanti e gestire una serie di attività interne, come l’infermeria, spesso utilizzata anche dalla popolazione locale.


PER APPROFONDIRE: I cristiani martiri dei nazisti, a Reggio Calabria il giorno della memoria celebrato in stile ecumenico


Ferramonti fu liberato dagli alleati nel settembre del 1943, ma molti exinternati vi rimasero anche successivamente, fino alla chiusura ufficiale del campo l’11 dicembre 1945. La sua storia rimase per anni nell’oblio, con il campo abbandonato e soggetto a saccheggi.

Il Museo della Memoria di Ferramonti di Tarsia

Negli anni ’90, grazie all’impegno dello storico Francesco Folino e alla sensibilità delle istituzioni, due baracche furono ristrutturate, dando vita nel 2004 al Museo della Memoria “Ferramonti di Tarsia”, un progetto nato con l’intento di conservare e tramandare la memoria storica di questo luogo. Il museo, inaugurato il 25 aprile 2004, è un vero e proprio custode della storia del campo e rappresenta un punto di riferimento per incontri ed eventi dedicati alla Shoah, alla Resistenza e alle tematiche della memoria storica. In occasione del Giorno della Memoria, il museo organizza una serie di eventi e incontri volti a sensibilizzare le nuove generazioni su questi temi cruciali.



Come ogni anno sono diversi i momenti ospitati nel campo di Ferramonti di Tarsia in occasione della Giornata della Memoria. Un primo momento è stato vissuto nella giornata di ieri durante la quale si sono confrontate figure istituzionali locali e di esperti nel campo della storia e della memoria dell’Olocausto. In particolare, la direttrice del Museo, Teresina Ciliberti, ha illustrato i risultati di una ricerca dal titolo “Nuovi studi e nuove testimonianze”, con un approfondimento sulle storie raccolte di coloro che vissero l’internamento a Ferramonti. A seguire, c’è stata la testimonianza di Marina e Anna Jeronimides, figlie di Antonio Jeronimides, uno degli internati al campo di Ferramonti.

Il programma proseguirà nei giorni successivi con altri appuntamenti. Domani, 28 gennaio, ci sarà un incontro dedicato alle leggi antiebraiche, alla migrazione forzata e alla rinascita post-persecuzione, con l’obiettivo di tracciare un percorso storico che parte dalle sofferenze subite fino alla rinascita di coloro che sopravvissero. Il programma si concluderà il 1 febbraio con un incontro intitolato Miriam e Gabriel… La libertà dell’amore fraterno, dedicato alla memoria di storie di solidarietà e amicizia nate nei momenti più bui della storia.

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