Nelle Coop tutti i soci partecipano alla gestione e condividono benefici e responsabilità
Il lavoro non è solo un’attività economica, ma è, nella visione dei padri costituenti, il pilastro su cui si fonda la nostra Repubblica. L’articolo 1 della Costituzione afferma con chiarezza che “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro”, mentre l’articolo 4 riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che lo rendano effettivo, sottolineando il dovere di svolgerlo con impegno e responsabilità, nell’interesse della comunità. Il nostro ordinamento riconosce quali forme di svolgimento dell’attività lavorativa quello: subordinato, autonomo e associato (in forma societaria o cooperativa).

Ogni rapporto viene valutato in base agli elementi sostanziali che lo caratterizzano: l’eterodirezione, la continuità, la coordinazione, la forma della retribuzione, ecc… In assenza di un inquadramento formale corretto, prevale il principio della realtà effettiva del rapporto. Lavoro subordinato e autonomo: due logiche diverse. Nel lavoro subordinato, il lavoratore opera sotto la direzione e il controllo di un datore di lavoro, in cambio di una retribuzione e con precise tutele contrattuali e previdenziali. Il lavoro autonomo, invece, è fondato su iniziativa personale, organizzazione dei mezzi e assunzione del rischio: il professionista o l’artigiano lavora con libertà operativa, ma anche con minori garanzie.
Tra questi due poli si colloca il lavoro nell’ambito delle società, e nel nostro caso nelle società cooperative, dove la dimensione collettiva assume centralità e il lavoro non è solo strumento di reddito, ma anche forma di partecipazione alla gestione e alla proprietà dell’impresa. Il lavoro in cooperativa: non solo impresa, ma progetto condiviso. Le società cooperative sono disciplinate dal Codice Civile (artt. 2511 ss.) e nascono per soddisfare i bisogni economici, sociali o culturali dei soci attraverso l’autogestione democratica. La peculiarità è che i soci possono essere al tempo stesso proprietari, amministratori e lavoratori dell’impresa, secondo il principio “una testa, un voto”, indipendentemente dal capitale conferito.
Nel contesto cooperativo, il rapporto di lavoro può essere sia subordinato che autonomo, ma è comunque legato da una dimensione mutualistica: l’obiettivo non è massimizzare il profitto, ma distribuire valore all’interno di una comunità produttiva. Le cooperative possono godere di vantaggi fiscali se rispettano la mutualità prevalente, ossia se operano prevalentemente a favore dei soci stessi.
*Consulente del lavoro
PER APPROFONDIRE: Balneari Reggio Calabria, Fiorillo: «Turisti stranieri in aumento, ora regole chiare e rispetto per l’ambiente»
Quando conviene associarsi
Le cooperative si distinguono in diverse tipologie. Le cooperative di produzione e lavoro sono costituite da soci lavoratori che esercitano in comune un’attività produttiva o di servizi. Le cooperative sociali, regolamentate dalla legge 381 del 1991, hanno invece l’obiettivo di promuovere l’inserimento lavorativo di persone svantaggiate (tipo B), oppure di gestire servizi socio-educativi e assistenziali (tipo A). Esistono anche cooperative miste, che combinano entrambe le funzioni (tipo A+B). Un’altra forma è quella delle cooperative di consumo, che forniscono beni e servizi ai soci, come avviene nelle cooperative alimentari.
Le cooperative agricole e zootecniche si occupano invece della gestione collettiva di terreni, della produzione e trasformazione dei prodotti agricoli. Le cooperative edilizie hanno come scopo la costruzione di alloggi da assegnare ai soci a condizioni favorevoli. Infine, le cooperative di utenza o di servizi offrono prestazioni mutualistiche in ambiti come energia, credito, assicurazioni o sanità. Scegliere la forma cooperativa non è sempre la scelta più semplice, ma può essere la più coerente in alcuni casi, ad esempio «quando più persone condividono un progetto lavorativo e intendono partecipare in modo paritario, evitando rapporti verticali tra datore e dipendente» come sottolinea Beniamino Scarfone, consulente del lavoro.
Anche la volontà di valorizzare il territorio e restituire ricchezza alla comunità può spingere verso questa forma. Un altro caso è quando si punta alla stabilità occupazionale e alla redistribuzione equa del valore, rinunciando in parte alla logica del profitto per abbracciare quella della sostenibilità sociale. Oppure, quando si lavora in settori ad alta vocazione relazionale, come i servizi alla persona, l’educazione, la cultura o l’agricoltura di prossimità. Non conviene, invece, quando si pensa alla cooperativa come mero escamotage per ridurre il costo del lavoro o eludere diritti!
In definitiva, la cooperativa è una forma d’impresa che non rinuncia all’efficienza, ma la mette al servizio del lavoro come diritto e dovere. «È una scelta che richiede consapevolezza, cultura della legalità e una visione condivisa del futuro» conclude Beniamino Scarfone.










