Giubileo 2025: diocesi di Trento, in dono al Papa la Croce realizzata dagli allievi falegnami di Tesero con il legno di Vaia

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“Porterò al Papa i vostri saluti e consegnerò a lui questa bellissima croce con tutti i suoi significati. Viene da Vaia e dal bostrico e sta ad indicare un forte messaggio: dalla morte può venire la vita. Ma vi dobbiamo anche noi collaborare. Il pellegrinaggio a Roma diventa per tutti i credenti il momento per rafforzare la nostra fede, che ha in Pietro colui che la conferma. Le parole non bastano, c’è bisogno della testimonianza. A questi ragazzi auguriamo di crescere in età, sapienza e grazia. Come diceva don Bosco: buoni cristiani e bravi cittadini”. Così il card. Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, ha accolto a nome di Papa Francesco, nella mattinata di oggi nell’aula del Sinodo dei vescovi, accanto a Casa Santa Marta, dimora del Papa convalescente, la croce in legno realizzata dagli allievi falegnami dell’Istituto professionale di Tesero in occasione del Giubileo. Si tratta di una copia fedele della croce da loro donata alla diocesi di Trento per l’avvio del Giubileo in cattedrale, lo scorso 29 dicembre, e ora pellegrina nelle vallate trentine. Una ventina di studenti teserani con i loro insegnanti si sono uniti in mattinata ai trecento fedeli trentini scesi a Roma domenica scorsa per il loro pellegrinaggio giubilare giunto così all’ultima tappa.
A Parolin si era rivolto nel suo indirizzo di saluto l’arcivescovo di Trento, mons. Lauro Tisi: “Abbiamo voluto donare questa croce a Papa Francesco, a cui rivolgiamo un augurio per la sua ripresa in salute. Non potendo donarla a lui, abbiamo chiesto a lei, che con il Trentino ha una relazione, essendo cittadino onorario del Primiero. Ma anche perché lei si sta impegnando in modo importante su vari fronti di guerra. La Santa Sede sta operando intensamente per la pace: lei è uomo mite che comunica bontà”. “Dietro questa croce – ha aggiunto mons. Tisi – c’è il cuore e la creatività di questi ragazzi, un inno ai giovani per dire ancora una volta che il meglio lo abbiamo in loro, che sono la nostra risorsa e non il nostro problema”.
Visibilmente emozionati, tre degli allievi falegnami – Romi, Mariano e Fabio – hanno raccontato nel dettaglio al card. Parolin il significato della loro imponente Croce alta tre metri e del peso di 75 chilogrammi.
“Una croce evocativa: le sue aperture, come le pieghe del Crocifisso dicono – hanno spiegato – che le ferite possono diventare feritoie di speranza. Rappresenta la nostra comunità grazie al legno blu di Fiemme proveniente dai boschi martoriati da Vaia e dal bostrico, donato dalle segherie della valle. Noi l’abbiamo dipinta e costruita insieme ad Anffas. Simboleggia la rinascita, la vittoria della vita sulla morte”. “La croce – hanno concluso gli studenti – sia anche per noi sia simbolo di resurrezione, speranza e aiuto reciproco”.
Nel pomeriggio di oggi il rientro a casa dei trecento pellegrini trentini. Resterà invece a Roma l’arcivescovo, impegnato nella fase finale della Seconda Assemblea sinodale della Chiesa italiana.

Fonte: Agensir
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