Il fenomeno della cosiddetta “tornanza”, ovvero la scelta di rientrare nel proprio territorio d’origine dopo un periodo di formazione o lavoro in altre città, si intreccia a Reggio Calabria con nuove forme di partecipazione civica e di impegno collettivo. Ne è un esempio il percorso di “Reggio2031 – Forum delle Idee”, un’iniziativa promossa da un gruppo di giovani under 30 che, dallo scorso settembre, lavora alla stesura di un documento programmatico per il futuro della città. Tra i protagonisti di questo laboratorio c’è Celeste Gullì, psicologa e sessuologa clinica rientrata da Roma per avviare la sua professione in riva allo Stretto. Attraverso la sua esperienza personale e professionale, emergono le motivazioni che spingono le nuove generazioni a investire sul Mezzogiorno, affrontando le criticità strutturali e mettendo a disposizione le proprie competenze per ricostruire il tessuto sociale e i servizi sul territorio.
Il progetto Reggio2031 e il coinvolgimento dei giovani
Un’iniziativa nata dal basso, costruita in modo partecipativo e senza finanziamenti né sponsor. A guidarla, un gruppo di giovani – dottorandi, studenti e lavoratori, perlopiù under 30 -che in sette mesi di lavoro hanno dato vita a un evento capace di coinvolgere oltre 200 persone. È così che ha preso forma Reggio2031-Forum delle Idee, il primo percorso di questo genere a Reggio Calabria: uno spazio strutturato di confronto e progettazione condivisa per il futuro della città, andato in scena lo scorso 7 settembre al Circolo del Bridge.
Il Forum delle Idee, non si è però esaurito con l’evento di settembre. Da ottobre il gruppo promotore si è organizzato in gruppi di lavoro, portando avanti un confronto continuo che ha condotto alla stesura di un documento programmatico, in presentazione alla cittadinanza il prossimo aprile.
Un progetto, quello del Forum, di estremo valore, se si pensa che sulla scia di quell’esperienza sono nati successivamente altri momenti di partecipazione, segno di un fermento nuovo e di una generazione che prova a ritagliarsi uno spazio attivo nel dibattito pubblico.
Per questo abbiamo deciso di dare voce alle storie dei protagonisti di questo percorso. Come quella di Celeste Gullì, psicologa e sessuologa clinica, componente del gruppo coordinamento del Forum, tornata a Reggio Calabria dopo un’esperienza formativa e professionale a Roma. Con Celeste, classe 1998, abbiamo approfondito cosa significhi oggi scegliere di restare o tornare e contribuire attivamente alla costruzione del futuro del proprio territorio.
Hai scelto di tornare e restare al Sud. Ci racconti qualcosa del tuo percorso personale e professionale?
Sono nata a Reggio Calabria e ho sempre vissuto qui, ma nel 2020 ho scelto di intraprendere gli studi universitari e post-universitari a Roma, città che ho sempre amato e nella quale ho avuto l’opportunità di vivere per qualche anno. Ho infatti frequentato il corso magistrale in Psicologia Clinica della Sapienza conseguendo la laurea con lode, successivamente mi sono specializzata a pieni voti con due master di II livello: uno in Sessuologia Clinica e uno in Psicologia delle Cure. Sempre nella capitale mi sono abilitata alla professione di Psicologa nel 2023 e poi ho scelto di tornare a Reggio.
Come hai preso questa decisione?
È stata una scelta un po’ travagliata ma ponderata, fatta quindi con consapevolezza, poiché il desiderio di avviare la libera professione era davvero forte in me. Tornando a casa mia avrei avuto non solo una prima sede a disposizione nella quale ricevere i pazienti, ma anche la mia famiglia a supportarmi. Oltretutto le spese a Roma iniziavano ad aumentare, la presenza di numerosi psicologi sul territorio era già consolidata (rendendo difficile l’inserimento di nuovi professionisti) e molti colleghi e colleghe nella mia stessa situazione si trovavano costretti a svolgere altre professioni per mancanza di opportunità lavorative che fossero coerenti con la nostra formazione. Insomma, tornare a casa mi sembrava la scelta più sostenibile, soprattutto dal punto di vista economico-lavorativo.
I termini restanza e tornanza sono ormai entrati nel linguaggio comune, ma spesso rischiano di essere semplificati. Quali difficoltà hai incontrato e quali opportunità ti hanno fatto dire che ne è valsa la pena?
Nonostante i termini “restanza” e “tornanza” siano ormai purtroppo inflazionati, sono grata di poter dare testimonianza di cosa significhi tornare a vivere e lavorare a Reggio Calabria. Non è stato semplice riadattarmi a dei ritmi e a una routine che sentivo ormai lontana: ho recuperato un tempo lento che la frenesia della vita in una grande città mi aveva sottratto, riscoprendo dei momenti per la Celeste “persona” che erano stati schiacciati da quelli inevitabilmente dedicati alla Celeste “performativa” e “accademica”, momenti di riscoperta necessari per la mia attività clinica e per il contatto coi pazienti. Viviamo in un territorio sacro e maledetto, tra folklore, ingiustizie e sconfinata bellezza: ho riscontrato la stessa complessità, le stesse contraddizioni, la stessa possibilità di integrazione degli opposti all’interno della mente umana, della psiche, attraverso le storie che ho iniziato ad ascoltare ogni giorno in studio.
Inizialmente, ho provato rabbia nel consapevolizzare che alcune cose in città non fossero cambiate da quando ero andata via: il decoro urbano messo in un angolo, la sporcizia dilagante, l’inaccessibilità di alcuni dei servizi pubblici, la mobilità poco fruibile, turisti che si guardavano attorno sul Corso Garibaldi un po’ spaesati. Ma da quella rabbia sono ripartita per proseguire i miei percorsi di cittadinanza attiva e volontariato, come ho sempre fatto in varie associazioni e realtà del territorio.
Non solo: per molte dinamiche socioculturali e per un grande stigma che ancora aleggia attorno alle tematiche dell’educazione sessuoaffettiva, sono riuscita a mettere a disposizione la mia specializzazione in sessuologia a favore degli utenti del territorio. Molti pazienti mi hanno comunicato di essere finalmente riusciti a chiedere aiuto per difficoltà inerenti alla genitorialità, alla depressione post-partum, alle disfunzioni sessuali, sex addiction, violenza di genere, disforia di genere e così via. Gli stessi mi hanno manifestato l’urgenza di avere dei punti di riferimento su questi aspetti delicati del funzionamento individuale, di coppia e della famiglia, sui quali per molto tempo è aleggiato troppo silenzio.
Fai parte dell’organizzazione del Forum delle Idee. Cos’ha significato per te partecipare attivamente a questo progetto?
Far parte del Forum delle Idee ha significato, per me, incontrare tantissimi/e giovani con la mia stessa fame di cambiamento, innumerevoli teste pensanti che non si sono limitate a proporre idee in modo creativo, ma hanno impiegato il proprio tempo e tantissimo impegno nella realizzazione di un progetto che si è contraddistinto sin dall’inizio per una propria coerenza interna, un distacco da slogan partitici ormai divenuti nauseabondi e un forte orientamento all’azione e al pragmatismo.
In questi mesi ci siamo visti, confrontati, aggregati attorno a tavoli di lavoro da cui sono venute fuori proposte concrete per la nostra città. Proposte che riguardano il turismo, la riappropriazione di spazi comuni e di piazze, il rapporto col mare e con lo Stretto, il marketing territoriale, la salute mentale, la cultura, l’ambiente. Si tratta di tematiche di massima urgenza, sulle quali non accetteremo sconti né superficialità dalla classe dirigente e dalla politica locale.
Non ci bastano più ascolto e promesse: chiediamo concretezza e ogni sforzo possibile per far sì che nessun altro dei nostri coetanei si allontani da Reggio con le lacrime in volto, salutando i propri genitori dal finestrino di un treno alla stazione centrale o in aeroporto sperando in un futuro migliore altrove, o con l’amara consapevolezza di non poter costruire una vita con visuale “vista-Stretto”.
A proposito di tematiche urgenti, cosa state facendo di concreto per il futuro di questo territorio? Quali temi ritieni più urgenti per il futuro del territorio?
Ad aprile presenteremo un manifesto alla cittadinanza e alle personalità politiche tutte, all’interno del quale queste richieste non saranno formulate soltanto in termini di domande e rivendicazioni, ma verranno accompagnate da proposte risolutive e realistiche.
Come recita Franco Arminio in una sua poesia, adesso “Abbiamo bisogno di gente che sa fare il pane”: noi del Forum abbiamo già messo le mani in pasta, ne attendiamo altre per panificare (e pianificare) al meglio il futuro di Reggio Calabria.
Guardando avanti, come immagini Reggio Calabria tra cinque anni? E quale contributo concreto pensi di poter dare, nel tuo ambito, per costruire questo cambiamento?
Voglio essere realista ma ottimista: mi auguro di rispecchiarmi in una città in fermento sotto ogni punto di vista, auspico che diventi un polo socioculturale di riferimento per tutto il meridione. Spero di poter osservare nuove connessioni e progetti in sinergia tra l’università, le scuole, l’accademia, il conservatorio, musei e teatri. Confido che ogni parte del nostro territorio, dal centro alle periferie, possa pullulare di turisti e di spazi verdi e che la nostra storia, il mito e le nostre radici continuino a essere trasmesse di generazione in generazione.
Sogno la conservazione del grecanico, dei pini marittimi e delle nostre coste.
Desidero che i giovani e i bambini possano ritrovarsi, giocare, creare in spazi all’altezza dei propri sogni, che possano apprendere trovando qui il meglio della formazione e le migliori opportunità lavorative.
Voglio che si ricrei quel patto di collaborazione implicito tra istituzioni e cittadinanza, che da tempo galleggia su un mare di disillusione.
Continuerò a impegnarmi concretamente affinché ogni persona, in qualunque fase evolutiva si trovi, riceva con dignità e in tempi rapidi un supporto psicologico e sociale, al di là della propria condizione economica di appartenenza.
Immagino una Reggio dove nessuno venga più trascurato, lasciato in solitudine, abbandonato, relegato in periferie fantasma. Dove non si tendono le mani, dove non si fa comunità, la bellezza e la bontà marciscono. Marcisce la voglia di vivere e la motivazione a farsi coinvolgere dal cambiamento, ed esserne parte.
Abbiamo vissuto sotto un alone di morte e staticità per troppo tempo, abbiamo pianto troppe carcasse: : è arrivato il momento di rifiorire.












