I giovani e la lettura: le storie sono come semi, ma il terreno non è uguale per tutti

Libri

In occasione della Giornata internazionale del libro per ragazzi, emerge un quadro composito sulle abitudini di lettura dei più giovani in Italia. Le statistiche dell’Associazione Italiana Editori indicano un mercato in crescita per l’infanzia, ma evidenziano al contempo un marcato divario territoriale nell’accesso ai presìdi culturali, con le regioni del Mezzogiorno, tra cui la Calabria, in forte ritardo rispetto al Nord. A questo si somma l’incidenza dell’uso dei dispositivi digitali, che sottrae progressivamente tempo ai libri con l’avanzare dell’età.

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Il significato della Giornata internazionale e il tema dell’edizione

Un bambino siciliano e uno trentino hanno la stessa fame di storie, ma non lo stesso scaffale a disposizione. È da questa inaccettabile frattura, che conviene guardare la Giornata internazionale del libro per ragazzi, che si celebra oggi, 2 aprile, nel giorno in cui nacque l’indimenticabile Hans Christian Andersen (chi di noi non ha sognato il fantastico mondo de La Sirenetta, o non si è emozionato con Il brutto anatroccolo?). Quest’anno la regia è di IBBY Cipro, la sezione cipriota dell’International Board on Books for Young People, che ha scelto come tema «Plant stories and the world will bloom», piantate storie e il mondo fiorirà. Il messaggio rivolto ai bambini del mondo è stato scritto da Elena Perikleous, Commissaria per la protezione dei diritti dell’infanzia a Cipro; il manifesto porta la firma dell’illustratrice Sandra Eleftheriou. La metafora vegetale insiste sulla necessità di scelte di vita più sostenibili e invita a pensare ai racconti come a semi capaci di cambiare il paesaggio in cui crescono i più piccoli.

I dati dell’editoria e il confronto con gli schermi digitali

I numeri italiani, a prima vista, sembrano incoraggianti: infatti, secondo l’Osservatorio Kids dell’Associazione Italiana Editori, il 96 per cento dei bambini tra zero e quattordici anni ha letto almeno un libro nell’ultimo anno, percentuale che sale al 99 se si includono e-book e audiolibri. Il mercato del libro per ragazzi ha chiuso il 2025 in controtendenza rispetto all’editoria generalista, che ha perso il 3% delle copie: il segmento dedicato ai più piccoli ha registrato 22,3 milioni di copie vendute per un valore di 258,4 milioni di euro. La fascia zero-cinque anni è la più vivace, con una crescita del 13,5% trainata da cartonati, albi illustrati e libri tattili. Inoltre, il 58% dei genitori con figli sotto i dieci anni, dichiara di leggere abitualmente insieme a loro. Ma il quadro cambia se si sposta lo sguardo dal dato aggregato a quello granulare: crescendo, si legge meno; nella fascia sei-nove anni le vendite calano dell’8,8%, in quella dieci-quattordici del 10,3. Ma soprattutto c’è un dato che dobbiamo analizzare: il tempo dedicato ai libri impallidisce di fronte alle ore trascorse davanti agli schermi. Tra zero e quattordici anni la media settimanale di lettura è un’ora e 55 minuti contro sette ore e sei minuti passate su tablet e smartphone. Nella fascia dieci-quattordici la proporzione peggiora: un’ora e 43 minuti contro dieci ore e 28.

Il divario tra Nord e Sud e il ruolo della famiglia

Ma c’è di più: in Calabria e in Sicilia solo un minore su tre legge regolarmente, a fronte di medie nazionali ben più alte. Le biblioteche dedicate a bambini e ragazzi censite dall’Istat sono 251: un terzo si concentra nel Nord-Ovest, mentre alle Isole ne resta appena il cinque per cento. Il dato più eloquente, però, riguarda la famiglia. Nelle case in cui almeno un genitore legge, il 73,5 per cento dei figli diventa lettore; dove nessuno dei due apre un libro, la quota crolla al 34,4 per cento. Il seme, per tornare alla metafora cipriota, ha bisogno di un terreno che venga preparato da qualcuno. Però, forse, qualcosa si muove: il Piano Olivetti, varato dal governo con un investimento di sessanta milioni in due anni, punta a rafforzare le biblioteche pubbliche soprattutto nelle aree periferiche e nei piccoli comuni. Nelle scuole, nei quartieri, nelle esperienze diffuse nel Paese nascono comunità che provano a colmare il divario, una storia alla volta.

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