Il biondo di Trebisacce protagonista de “L’ingrediente perfetto”

La partecipazione alla trasmissione rientra tra le azioni del progetto di valorizzazione della condotta Slow Food Magna Graecia Pollino APS sull’agrume
Biondo Trebisacce Giuseppe Gatto

Lo chef ha deliziato con la preparazione di un piatto di “chitarre all’arancia bionda tardiva di Trebisacce con seppia ed aneto selvatico”

Alla riscoperta del biondo tardivo di Trebisacce. La varietà di arancia rinomata dal gusto sapido che si coltiva nei dintorni di Trebisacce, comune dell’Alto Jonio e situato fra il mare e le montagne del Pollino, è stata la protagonista del format “L’Ingrediente perfetto”, andato in onda sabato 19 aprile su La7. Anche grazie alle sapienti preparazioni dello chef Giuseppe Gatto del Ristorante “Da Lucrezia”, ormai una istituzione culinaria trentennale. La trasmissione condotta da Maria Grazia Cucinotta propone al suo pubblico nuove e gustose ricette realizzate utilizzando i migliori prodotti gastronomici del territorio. La sua mission è raccontare la gastronomia e l’agroalimentare italiano di alta qualità. E così il Ristorante Da Lucrezia e lo chef Giuseppe Gatto sono stati selezionati per rappresentare le eccellenze della Calabria.



«La partecipazione alla trasmissione – spiega Giuseppe Gatto – rientra tra le azioni del progetto di valorizzazione della condotta Slow Food Magna Graecia Pollino APS. E del Dipartimento Salute e Welfare della Regione Calabria che da tempo hanno intrapreso il cammino di conoscenza dell’Arancia Bionda Tardiva di Trebisacce, recentemente riconosciuto presidio Slow Food. Per accompagnare la troupe della trasmissione, andata in giro a raccogliere le meravigliose immagini di Trebisacce andate in onda, siamo stati supportati anche dall’associazione Assopec locale». Le telecamere di La7 hanno ripreso l’arte dello chef in azione, intento a cucinare un piatto di chitarre all’arancia bionda tardiva di Trebisacce con seppia ed aneto selvatico.

La particolarità del biondo di Trebisacce

«Questa particolare varietà di arancia – ha spiegato Giuseppe Gatto – ha saputo adattarsi alle condizioni climatiche e del suolo dell’Alto Jonio: il Massiccio del Pollino protegge dalle correnti più gelide e la bassa percentuale di argilla ritardano la maturazione delle arance. Queste, infatti, si lasciano sulla pianta fino a primavera inoltrata, ecco perché il biondo tardivo di Trebisacce è conosciuto come un frutto estivo. Inoltre, lasciarlo sulla pianta permette di mantenere inalterato il profilo organolettico, migliorando così l’equilibrio fra dolcezza e acidità. Gli agrumeti di Trebisacce sono conosciuti come vigne poiché questi terreni erano destinati alla coltivazione della vite e si convertirono poi in agrumeti. Il biondo tardivo è un frutto dalla forma ovoidale, dal colore molto chiaro e che pesa mediamente 180 grammi. La buccia racchiude una polpa compatta e succosa, dal profumo deciso e delicato al tempo stesso. Si consuma fresco al naturale, in macedonia ma anche in liquori».


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«Ogni anno a maggio si svolge una festa per promuovere il prodotto, anche con nuovi usi gastronomici, ed il territorio di Trebisacce. Fino agli anni Sessanta del secolo scorso questo agrume ha fornito un ottimo sostentamento all’economia locale, tanto da essere conosciuto anche fuori dai confini regionali. Il declino di questo agrume cominciò con l’avvento delle varietà commerciali, anche estere. Oggi i vignaruli non lo vendono perché il costo è basso e a fatica copre la manutenzione degli aranceti così da relegarlo soprattutto ad un uso familiare. Questo prodotto – ha concluso lo chef – necessita di una tutela che possa così promuoverlo e sostenere i pochi produttori rimasti. È stato appena riconosciuto come Presidio Slow Food».

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