La memoria storica e la cooperazione tra diocesi si intrecciano nel recupero di un’opera che simboleggia la rinascita di un territorio. Il restauro del dipinto di San Prospero, realizzato da Cirillo Manicardi nel 1910, non rappresenta soltanto un intervento tecnico di conservazione artistica, ma suggella un legame profondo nato dalle macerie del terremoto del 1908. Grazie alla sinergia tra le comunità di Reggio Emilia-Guastalla e Reggio Calabria-Bova, sostenuta dal Credito Emiliano, la tela torna a testimoniare l’azione pastorale e civile di monsignor Emilio Cottafavi. La riscoperta dei dettagli pittorici e la decisione di intitolare una via al delegato pontificio confermano l’attualità di un messaggio di solidarietà che, partendo dall’Emilia, ha contribuito in modo determinante alla ricostruzione morale e materiale della città dello Stretto.
Il valore spirituale e la missione di Cottafavi
Un ponte ideale gettato tra l’Emilia e la Calabria, costruito con dei mattoni particolarissimi: la memoria, la generosità, l’arte e la fede. Al centro di questo ponte, il restauro del dipinto raffigurante San Prospero, opera del pittore reggiano Cirillo Manicardi risalente al 1910, che torna a splendere grazie all’impegno congiunto delle diocesi di Reggio Emilia-Guastalla e di Reggio Calabria-Bova, con il fondamentale sostegno del Credito Emiliano.
La cerimonia è la felice tappa di una vicenda che affonda le radici nel drammatico terremoto del 1908, quando Papa Pio X inviò il monsignore reggiano Emilio Cottafavi come delegato pontificio per coordinare gli aiuti e la ricostruzione morale e materiale nelle terre devastate dello Stretto. L’incontro si è aperto con una riflessione sul valore di questa storia, definita «dimenticata e riscoperta», che ha visto la partecipazione delle autorità religiose, civili e militari. Monsignor Giacomo Morandi, vescovo di Reggio Emilia-Guastalla, ha espresso la sua gratitudine e il suo stupore di fronte alla genesi di questa missione, interrogandosi su cosa avesse spinto il Pontefice a scegliere proprio un sacerdote reggiano per un compito così delicato.
Nel suo intervento, il presule ha sottolineato come l’opera di Cottafavi puntasse a una ricostruzione spirituale, poiché l’uomo «ha bisogno dell’aiuto di Dio perché quanto ha in essere di fare possa giungere a pieno e definitivo compimento».
Il restauro e la riscoperta dei dettagli iconografici
Osservando la tela, Monsignor Morandi ha notato come «il nostro Santo Patrono Prospero appare veramente come una sorta di scala proiettata verso il cielo a impetrare la misericordia e l’aiuto di Dio», ribadendo l’importanza delle immagini sacre come veicolo di evangelizzazione, spesso «un mezzo molto più efficace della parola». Il vescovo ha concluso il suo intervento con una suggestiva immagine, ricordando che «i santi nel viaggio della vita sono e svolgono una funzione di locandieri», presso i quali fermarsi per riprendere le forze prima di essere esortati a proseguire il cammino.
La parola è poi passata a Don Domenico Rodà, direttore dell’Ufficio Beni Culturali dell’Arcidiocesi di Reggio Calabria-Bova, che ha portato i saluti dell’arcivescovo Fortunato Morrone. Rodà ha confessato come, pur avendo visto il quadro molte volte in Calabria, non avesse mai notato alcuni dettagli emersi solo grazie al restauro, in particolare le due figure che sovrastano la scena. Ha definito l’evento un momento che «regala a noi, Reggio Calabria, un dono grande» e che spinge a riflettere su un passato doloroso ma illuminato dalla speranza.
Ha inoltre ricordato il ruolo cruciale di Monsignor Antonino Denisi nella riscoperta dell’opera, di cui si erano perse le tracce, e il successivo intervento del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale dei Carabinieri che ne ha permesso la restituzione al Museo Diocesano “Aurelio Sorrentino”.
La storia della tela e l’omaggio della città
L’architetto Angelo Dallasta, direttore dell’Ufficio Beni Culturali della diocesi emiliana, ha raccontato le fasi iniziali del progetto, ammettendo una prima esitazione di fronte alla mole di beni artistici già da gestire, superata però dalla consapevolezza dell’importanza del centenario della morte di Cirillo Manicardi. Dallasta ha evidenziato come questa occasione abbia permesso di scoprire un legame con la Calabria che andava oltre la già nota presenza del Liber Figurarum di Gioacchino da Fiore.
Il racconto storico è stato affidato a Lucia Lojacono, direttrice del Museo Diocesano “Sorrentino”, che ha ripercorso le vicende del dipinto commissionato da Cottafavi per una chiesa che doveva sorgere nel rione Trabocchetto, affinché San Prospero «diventasse anche dell’altra Reggio». La direttrice ha narrato le peripezie della tela, scampata all’incendio del 1920 grazie a Don Felice Cribellati e poi rimasta in mani private fino alla fine degli anni Novanta. L’aspetto più emozionante del suo intervento ha riguardato i dettagli rivelati dall’intervento conservativo: «d’ora in avanti si aggiungerà l’invito a scorgere in alto fra le nubi queste figure eteree che si abbracciano», due figure femminili che simboleggiano l’unione tra le due città, i cui stemmi civici sono raffigurati alla base del quadro.
Lucia Lojacono ha infine condiviso una notizia di grande rilievo istituzionale: il consiglio comunale di Reggio Calabria ha approvato l’intitolazione di una strada a Monsignor Emilio Cottafavi, proprio in corrispondenza dell’attuale vico San Prospero, per onorare la memoria di colui che fu una figura carismatica per la ricostruzione cittadina. Al termine degli interventi, il quadro è stato svelato tra gli applausi dei presenti, mostrandosi in tutta la sua ritrovata bellezza: l’opera rimarrà esposta a Reggio Emilia per alcuni mesi, all’interno di un percorso allestito nel Battistero, prima di fare ritorno definitivo in Calabria.











