Il Testamento di San Francesco analizzato dal professor Marco Guida nella parrocchia Sant’Antonio a Commenda

Frati Francescani

Un incontro di approfondimento teologico ha animato la parrocchia Sant’Antonio a Commenda di Rende, ponendo al centro dell’attenzione il “Testamento” di San Francesco d’Assisi. Attraverso la catechesi del professor Marco Guida, docente alla Pontificia Università Antonianum, i fedeli hanno avuto l’opportunità di analizzare il documento a ottocento anni dalla sua stesura. L’iniziativa, curata da Fra’ Eugenio Clemenza e Fra’ Filippo Campolo, ha offerto una chiave di lettura per riscoprire l’attualità di uno scritto che, ancora oggi, interpella il cammino di fede e la vita della Chiesa, lontano da interpretazioni addomesticate e vicino alla radicalità evangelica del Poverello.

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L’eredità spirituale del Poverello

Dare voce a Francesco, leggendo l’ultimo suo scritto, il Testamento, perché ciò che il Poverello ha ricevuto in dono sia mantenuto vivo, custodito, “come in un scrigno che oggi apre per noi il prof. Marco Guida, con tutta la sua saggia conoscenza, per farci toccare e vedere Francesco”: sono le parole di Fra’ Eugenio Clemenza che, insieme a Fra’ Filippo Campolo, lo scorso 24 aprile, ha presentato, nella parrocchia Sant’Antonio a Commenda di Rende (Cs), la catechesi di Fra’ Marco Guida, Professore Ordinario di Letteratura francescana alla Pontificia Università Antonianum (dove ha rivestito il ruolo di Preside della Scuola di Studi Medievali e Francescani, dal 2017 al 2023),  membro del Consiglio Direttivo della Società Internazionale di Studi Francescani ad Assisi. Il 16 aprile scorso è stato, inoltre, nominato dal Ministro Generale dell’Ordine dei Frati Minori, Direttore del Collegio “San Bonaventura” a Roma. L’uditorio è stato introdotto alla catechesi dalla voce intima di una giovane cantautrice cosentina, Romilda Cozzolino, con il brano “Lo Specchio”, “scritto – ha sottolineato l’interprete – meditando sugli ultimi istanti di vita di santa Chiara: pensato come carezza che Chiara fa a Francesco. Due Testamenti che confluiscono e raggiungono la piena simbiosi nel volto di Cristo”.

Analisi e riflessioni sul Testamento

Il Testamento, una lode alle grazie ricevute, un inno che ricorda e celebra i doni del Signore al Santo che desidera non trattenerli per sé ma condividerli con i suoi fratelli di ieri e di oggi: “Non è un’altra Regola, ma un’integrazione fondamentale e Francesco chiede ai suoi frati che leggano entrambi senza commentare e aggiungere nulla: Regola e Testamento sono come lo sposo e la sposa: non possono essere separati”. Ma il Testamento è uno scritto scomodo e nel 1230 i frati ottengono da papa Gregorio IX di essere liberi di seguirne o meno il dettato: “Il Francesco del testamento non è addomesticabile, forse non è quello che vorremmo”: è uomo della sottomissione a tutti e della minorità assoluta. Francesco è uomo della croce. Si fa piccolo, si mette a servizio degli altri non per cambiarli ma per trasformare sé. All’inizio del suo testamento – memoria della sua conversione – racconta cosa il Signore gli ha dato: fare misericordia. Le croci incontrate gli hanno consentito l’abbraccio con Cristo: dopo aver avuto uno sguardo di misericordia sugli uomini crocifissi può guardare a Gesù Crocifisso e unirsi a Lui. Francesco è uomo dell’eucarestia. Ha fede nei sacerdoti anche se gli facessero persecuzione perché in loro non vede altro che il sangue e il corpo di Gesù che solo essi amministrano: si sottomette completamente ai sacerdoti, non tanto per obbligo verso la gerarchia, ma per una verità teologica: “il sacerdote in virtù della sua ordinazione gli consente – e lo consente anche a noi oggi – di essere contemporaneo a Gesù, come lo erano i suoi discepoli: noi che lo vediamo nell’Eucarestia non siamo meno fortunati di chi lo vide in carne e ossa. Anzi, i suoi discepoli potevano non riconoscerlo come Figlio di Dio, invece noi crediamo e vediamo in quel pezzo di pane il Risorto”.   Francesco è uomo della Parola. Riconosce un valore importantissimo alle parole consegnateci da Gesù. Assegna un posto d’onore alla Sacra Scrittura perché contiene la Parola di Dio e perché è strumento per far giungere a tutti la Sua Parola. Anche i teologi devono essere onorati.  Francesco e i suoi frati assolvono al loro stesso compito poiché ascoltano, meditano, vivono e annunciano la Parola. Nella Lettera a tutti i fedeli scrive: “Vi amministro – cioè vi servo – le fragranti parole del mio Signore”. Francesco è uomo di fraternità. Il Vangelo gli si rivela dopo aver incontrato i fratelli. L’ascolto della Parola avviene nel contesto comunitario: qui la volontà di Dio si fa più chiara. La fraternità aiuta a discernere. Francesco è uomo del lavoro. Anche su questo tema, il Testamento fa un passo avanti rispetto alla Regola. Non si può dipendere dall’elemosina: “Francesco, nel corso della sua missione, assiste a uno spostamento: dal lavoro manuale si passa alla predicazione che diventerà l’occupazione principale dei frati. Ma questa rischiava di farli vivere alle spalle degli altri. Perciò esorta tutti a lavorare, a chi non sa di imparare, per dare l’esempio e tenere lontano l’ozio”. Francesco è uomo di pace. “Il Signore mi rivelò questo saluto: il Signore ti dia pace”. “La pace di cui parla Francesco è quella del Risorto, una pace spirituale, evangelica, una pace che costruisce pace”. Questa rivelazione è unita a quella del vangelo: tra i brani che aveva ascoltato – quello della chiamata, della sequela e di come andare per il mondo – si aggiunge il brano in cui leggiamo “in qualunque casa entrate prima dite pace”. Francesco è uomo della minorità. I frati crescono di numero e sempre più s’impongono con la loro predicazione. Ma Francesco li esorta a tornare a essere umili, minori, sottomessi a non imporsi, a lasciar fare gli altri, evitando in maniera assoluta privilegi e qualsiasi forma di potere.

L’attualità del messaggio francescano

A 800 anni dal suo Testamento e dalla sua morte, Francesco continua a domandare di amarci gli uni gli altri e di amare la Chiesa: “Ci chiede di fare un passo indietro, di essere contenti di poco, di considerare una benedizione le scarse risorse economiche, il numero calante delle vocazioni”. Un invito a ritornare alla rivoluzione evangelica della sua e della nostra vita, alle situazioni iniziali della vocazione cristiana: “Per lui i lebbrosi e per noi?” A chiudere la serata il brano biblico “The Blessing” (musicato dalla band protestante Elevation Worship) cantato da Romilda Cozzolino che ha commentato: “spiritualmente bello chiudere con la benedizione che Francesco impartiva per mostrare il volto di Dio ai suoi frati: una giusta estensione e conclusione del suo messaggio: Dio ti protegga, ti benedica, che risplenda il suo volto e la sua grazia su di te, ti rivolga il suo sguardo e sia pace in te”.

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