La rinascita delle vigne di Bivongi, la storia di Valentina Murace

È oggi una delle “professioniste di ritorno”: alla fine del 2021 ha impacchettato i suoi sogni per farli rinascere nella terra d’origine
Murace vino Bivongi

Jeep, monasteri e degustazioni: così nasce un’esperienza di “spiritualità” nella vallata dello Stilaro

Fino a pochi anni fa viveva in Veneto, lontana dalla sua Calabria, dove ricopriva il ruolo di events manager in una delle più importanti catene alberghiere. Valentina Murace è oggi una delle “professioniste di ritorno”: alla fine del 2021 ha impacchettato i suoi sogni per farli rinascere nella terra d’origine, a Bivongi, iniziando ad affiancare il padre, perito chimico ed enologo, che ha fatto della viticoltura eroica e biologica la sua missione aziendale. Oggi, sempre più coinvolta in ogni aspetto nell’azienda di famiglia, ci racconta la sua visione del settore e spiega perché ha scelto di entrare a far parte del Movimento Turismo del Vino.



Com’è nata l’idea di aderire al Movimento Turismo del vino e quali i vantaggi di far parte di questa realtà? Siamo entrati nel Movimento Turismo del Vino quasi per caso, organizzando le prime esperienze in vigna: così abbiamo scoperto un network regionale e nazionale che ha dato visibilità a una piccola cantina come la nostra. Un ulteriore vantaggio è la rete: in una regione dove le aziende vitivinicole non sono numerosissime, è fondamentale far parte di un’organizzazione super partes capace di generare consapevolezza sia fra i calabresi sia fra i turisti che desiderano avvicinarsi al mondo del vino. Solo insieme si possono raggiungere risultati davvero significativi.

Dal vino di Bivongi alla scoperta del territorio

Per Cantine Aperte avete immaginato un itinerario che combina fuoristrada, vigneti eroici, arte sacra e degustazione di prodotti tipici. In che cosa consiste la vostra proposta? Abbiamo proposto ai nostri ospiti un tour in vigna che unisce natura, territorio, esperienza e gastronomia tipica. A bordo di jeep 4×4 i partecipanti giungono fino ai nostri vigneti, situati a circa venti minuti dalla cantina, con una prima fermata al bellissimo monastero ortodosso di San Giovanni Theristis, una delle perle della vallata dello Stilaro, e magnifici panorami naturali che costellano la valle, con tutti i colori che solo la nostra primavera sa offrire. Una volta giunti in vigna, proponiamo una passeggiata didattica per mostrare l’“eroicità” del nostro lavoro sulle pendenze ripide, facendo comprendere ai visitatori la passione e la fatica dietro il nostro lavoro. Infine, concludiamo con una degustazione di salumi, formaggi e specialità locali in cantina.

Lei è parte di una nuova generazione di imprenditrici che sta prendendo in mano le redini delle cantine calabresi. Quali sfide, ma anche quali opportunità, incontra nel portare la tua visione – da giovane produttrice e da donna – nel settore? In una realtà familiare e di piccole dimensioni come la nostra, che produce vini biologici di nicchia secondo metodi di coltivazione e vinificazione tradizionali, è fondamentale evolvere verso un approccio customer-oriented, rimanere autentici e coerenti con il progetto iniziale. Dal punto di vista strategico mi sto occupando di valorizzare l’aspetto enoturistico, attraverso esperienze uniche a contatto con la natura, perché credo sia indispensabile legare sempre più il vino al territorio. Allo stesso tempo, sto rafforzando la nostra presenza digitale, curando maggiormente la web reputation e rendendo più accessibili informazioni, news, aggiornamenti tramite motori di ricerca e social media.


PER APPROFONDIRE: Ristori agli agricoltori colpiti dalla fauna selvatica, la Città Metropolitana di Reggio Calabria a confronto con Coldiretti


Infine, sto costruendo una rete di collaborazioni con altri produttori e operatori: la Calabria è un terreno fertile per creare iniziative e soprattutto, essendo in pochi, abbiamo la possibilità di conoscerci molto bene tra di noi, che non è scontato. Una delle sfide maggiori resta il lavoro in vigna: mantenere un vigneto richiede sforzo e dedizione manuale che non tutti sono disposti ad affrontare, ma sono fiduciosa che trasmettendo il grado giusto di passione e di interesse, lavorare al ritmo della natura possa diventare un punto di forza e attrarre nuove generazioni desiderose di abbandonare il ritmo frenetico delle città per V. Murace, con il vino biologico di famiglia riappropriarsi del proprio tempo.

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