Un sistema di protezione dell’infanzia che funzioni davvero passa da formazione, ascolto, prevenzione e strutture adeguate. È quanto proposto dal Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza della Città Metropolitana di Reggio Calabria, Emanuele Mattia, in occasione della sua audizione presso l’8ª Commissione consiliare del Comune.
Dalla formazione al safeguarding: proposte concrete e urgenti
Tra i punti chiave illustrati dal Garante, la necessità di introdurre percorsi di formazione obbligatoria e continuativa per insegnanti, operatori sanitari, sportivi e sociali sui temi della violenza assistita e della prevenzione del trauma. A questi si affianca la richiesta di istituire sportelli permanenti di ascolto psicologico in scuole e contesti ricreativi, spazi accessibili e stabili dove i minori possano esprimersi e ricevere supporto.

Mattia ha proposto inoltre l’adozione di un protocollo comunale di safeguarding, per fornire strumenti operativi efficaci alla tutela dei bambini e degli adolescenti in tutti i contesti educativi.
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Nel suo intervento, ha anche sottolineato l’importanza di campagne di sensibilizzazione rivolte a famiglie e comunità, percorsi di educazione emotiva nelle scuole e misure di sostegno mirato alla genitorialità fragile. Un sistema, ha spiegato, che deve essere pensato in chiave preventiva e integrata.
Luoghi protetti per chi è in doppia difficoltà
Tra le proposte più strutturali, il Garante ha posto l’accento sull’urgenza di istituire strutture socio-sanitarie specializzate per la doppia diagnosi minorile, dedicate a bambini e adolescenti che presentano simultaneamente disagio psichico e forme di dipendenza. «Sono ragazzi che vivono nel dolore e nella marginalità, per i quali i percorsi tradizionali spesso non funzionano», ha dichiarato. «Abbiamo bisogno di luoghi protetti, multidisciplinari, non stigmatizzanti. Strutture che curino, accompagnino e non giudichino».
Altro punto fondamentale: l’informazione e la prevenzione della Shaken Baby Syndrome (SBS), causata dal violento scuotimento di neonati sotto i due anni. Mattia ha rimarcato la necessità di educare i neogenitori e gli operatori a riconoscerla e prevenirla tempestivamente.
Un impegno condiviso per crescere insieme
L’intervento del Garante, il 23 luglio scorso, è stato accolto con attenzione e sensibilità dalla Commissione comunale. «L’abuso non ha un solo volto», ha ribadito Mattia, ricordando che può essere fisico, sessuale, psicologico o manifestarsi in forme invisibili, come la violenza assistita. «Anche il silenzio, anche lo sguardo abbassato di un bambino che osserva il dolore in casa, può essere un trauma profondo».
Ha richiamato inoltre l’impatto del linguaggio ostile e svalutante, spesso sottovalutato, ma capace di ferire profondamente: «Un insulto, una parola di disprezzo possono lasciare segni quanto una ferita fisica. È urgente educare gli adulti a comunicare in modo empatico e rispettoso».

Ringraziando la presidente della Commissione, Maria Ranieri, e tutti i consiglieri presenti, Mattia ha concluso con un appello corale: «Ogni gesto, ogni parola, ogni sguardo ha un potenziale educativo – o distruttivo. La responsabilità non è di pochi, è di tutti. Dobbiamo smettere di affidarci solo alla riparazione del danno e iniziare a investire seriamente nella prevenzione. Ogni bambino ha il diritto non solo di essere protetto, ma di sapere che il mondo attorno a lui si prende cura della sua crescita. Questo è il nostro compito: farglielo sentire, ogni giorno».
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