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“Se il nostro Paese intende davvero rilanciare il Ssn è indispensabile avviare un rifinanziamento progressivo accompagnato da coraggiose riforme di sistema”. Lo ha detto Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, questa mattina in audizione presso le Commissioni Bilancio riunite di Camera e Senato. “Aggiungere fondi senza riforme – ha spiegato – riduce il valore della spesa sanitaria, mentre fare riforme ‘senza maggiori oneri per la finanza pubblica’ crea solo ‘scatole vuote’, come il Dl anziani, il Dl liste di attesa e il Ddl sulle prestazioni sanitarie”. Per Cartabellotta, “nonostante la stagnante crescita economica, gli enormi interessi sul debito pubblico e l’entità dell’evasione fiscale, con un approccio scientifico e la giusta volontà politica è possibile pianificare un incremento percentuale annuo del Fondo sanitario nazionale (Fsn), al di sotto del quale non scendere, a prescindere dagli avvicendamenti dei Governi”.
Seguendo le opzioni politiche suggerite dal report Ocse del gennaio 2024, la Fondazione Gimbe ha presentato in audizione proposte concrete per rifinanziare il Ssn. “Nell’impossibilità di aumentare la spesa pubblica totale visto l’inverosimile balzo del Pil nel breve-medio termine e i vincoli Ue sul debito, occorre puntare sulla combinazione delle altre strategie proposte dall’Ocse. Innanzitutto, aumentare le risorse per la sanità – l’indicazione di Gimbe – riallocandole da altri capitoli di spesa pubblica e/o introducendo tasse di scopo, in particolare su prodotti che danneggiano la salute (‘sin taxes’): sigarette, alcol, gioco d’azzardo, bevande e prodotti zuccherati, e/o tassando i redditi milionari e/o gli extra-profitti di multinazionali”. Ma anche rivalutare i confini tra spesa pubblica e spesa privata: “previo aggiornamento efficace dei Lea”, occorre attuare una “sana riforma” della sanità integrativa che “permetta di coprire i bisogni di salute aumentando la spesa intermediata e riducendo quella pagata di tasca dai cittadini (out-of-pocket); rivedere le compartecipazioni alla spesa sanitaria; incentivare, previa definizione di una governance nazionale, le partnership pubblico-privato”. Infine occorre attuare un “Piano nazionale di disinvestimento da sprechi e inefficienze”.
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