L’emigrazione dei giovani da Reggio Calabria nel racconto di Serena D’Ascola

Serena D'ascola storie

Il fenomeno della mobilità giovanile continua a segnare profondamente il tessuto sociale del Mezzogiorno, delineando traiettorie di vita sospese tra la necessità di stabilità e il legame con le radici. La storia di Serena D’Ascola, ventottenne reggina oggi impiegata presso la Direzione regionale Musei Nazionali Toscana a Firenze, offre uno spaccato nitido su cosa significhi realmente l’emigrazione dei giovani da Reggio Calabria: non solo un dato statistico, ma un percorso fatto di concorsi, adattamento e una costante ricerca di equilibrio tra la carriera costruita altrove e il desiderio di contribuire alla crescita della propria città d’origine. Attraverso la sua partecipazione al Forum delle Idee, emerge la fotografia di una generazione che, pur vivendo fuori, non smette di progettare un possibile ritorno, vincolato però a cambiamenti strutturali nel mercato del lavoro e nell’offerta culturale locale.

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Il percorso tra precarietà e stabilità professionale

La Calabria è tra le regioni del Sud con il più alto tasso di partenze. Ogni anno migliaia di giovani lasciano la propria terra per studiare o cercare lavoro altrove. Molti di loro non tornano: una lenta emorragia demografica e culturale che il nostro territorio fatica ad arrestare. Ci piace però raccontare anche quanto dietro ogni partenza ci sia spesso anche il desiderio di tornare. Perché, per quanto si possa costruire altrove una carriera e una vita soddisfacente, chi vive lontano dalla propria terra continua a sentirsi un ospite, mantenendo un pezzo di cuore a casa e uno altrove. La storia di oggi è quella di Serena D’Ascola, 28 anni, assistente amministrativa presso l’ufficio risorse umane e concessioni della Direzione regionale Musei Nazionali della Toscana (Ministero della Cultura). Accanto all’attività istituzionale, svolge anche incarichi di insegnamento di inglese e spagnolo nei centri di formazione professionale.

Raccontaci il tuo percorso personale e professionale: una volta concluso il percorso universitario, quali opportunità e difficoltà hai incontrato cercando di costruire il tuo futuro professionale?

Il mio percorso personale e professionale, dopo la laurea magistrale in Lingue e Letterature Moderne, si è scontrato con un panorama lavorativo precario. Dopo la fine del percorso accademico, nel 2022, ho avuto l’opportunità di lavorare sia nel settore privato sia nella scuola pubblica, pagando però a caro prezzo il biglietto per le montagne russe dei contratti a tempo determinato.

Tra i vari percorsi formativi, ho iniziato anche un corso di formazione per ottenere la qualifica professionale come tecnico della gestione dell’accoglienza ai passeggeri porti/diporti e dell’informazione e promozione dei servizi del porto turistico, porto passeggeri e del territorio locale. Speravo che, una volta ottenuta la qualifica, avessi avuto qualche possibilità in più di rimanere a lavorare a Reggio e, soprattutto, di valorizzare il territorio. L’esperienza sulla banchina mi ha arricchita dal punto di vista personale, facendomi conoscere persone meravigliose e competenti, e professionale, e professionale, ma purtroppo non ha garantito a me e ai miei compagni di corso un’occupazione. Così, ho capito che era il momento di guardare anche oltre il territorio reggino.

Cosa ti ha portato a partire e che sentimenti provi oggi vivendo tra due città?

Nel 2024 mi sono trovata a stilare una classifica delle città italiane dove avrei potuto prendere servizio a seguito di un concorso e, così, sono arrivata a Firenze. Ciò che mi ha spinto a partire è stata la sete di stabilità economica, di un impiego che desse in parte seguito ai miei studi e voce alle mie capacità.

È inutile nascondere che le montagne russe continuano a essere presenti, ma stavolta sono legate ai sentimenti di nostalgia e serenità che si alternano nei giorni in cui sono divisa tra la mia città natale e quella adottiva: sono felice di essere ospite di un museo a cielo aperto, ma so di non essere a casa.

Si parla spesso di “cervelli in fuga” dalla Calabria, ma cresce anche il racconto di chi sceglie di tornare. Tu, che oggi vivi tra due realtà, ti senti pronta a farlo definitivamente? Cosa dovrebbe cambiare perché questa scelta diventi possibile?

Dal giorno uno del mio trasferimento a Firenze ho sempre pensato di vivere una sorta di Erasmus: un soggiorno temporaneo fuori Reggio, fondamentale per la mia crescita personale e professionale, ma con una scadenza. Ho fatto e faccio tesoro di questa experience, delle bellezze della Toscana e dell’ambito lavorativo in cui sono inserita, ma so che adesso vorrei estendere la stabilità che ho trovato a livello professionale anche alla mia vita privata. Affinché io possa tornare a vivere stabilmente a Reggio Calabria sarebbe necessaria, soprattutto a livello lavorativo, una maggiore propensione verso la digitalizzazione e, fortunatamente, alcune amministrazioni stanno già navigando in questa direzione.

Fai parte dell’organizzazione del Forum delle Idee. Che cosa ha significato per te partecipare attivamente a questo progetto e quali temi ritieni più urgenti per il futuro del territorio?

Partecipare attivamente al Forum delle Idee mi ha fatto sentire una cittadina attiva all’interno del nostro territorio. Mi ha permesso di aprire gli occhi su alcune criticità, ma anche di scoprire molte realtà che mettono in rete ragazzi e ragazze brillanti. Ho avuto la fortuna di conoscere una comunità di giovani desiderosi di mettersi in gioco, di dedicare il proprio tempo e le proprie capacità per costruire una città più attiva. Molti di loro, come me, vivono o hanno vissuto in altre parti d’Italia e hanno sfruttato le loro esperienze come punti di partenza per introdurre nel nostro territorio progetti significativi. Credo che tutti i temi affrontati negli otto tavoli in cui ci siamo divisi nell’evento del 7 settembre 2025, e su cui abbiamo lavorato in questi mesi, siano urgenti: ognuno fa luce su aspetti che influenzano la nostra vita quotidiana. Sulla base della mia esperienza personale, però, mi ritengo maggiormente coinvolta riguardo al tema dell’occupazione giovanile, oltre che alla necessità di incrementare spazi aggregativi, luoghi di cultura – tra cui biblioteche – con orari maggiormente accessibili e, in generale, events culturali capaci di abbracciare diversi campi del sapere.

Guardando avanti, come immagini Reggio Calabria tra cinque anni e quale contributo senti di poter dare alla città?

Tra cinque anni immagino e spero che Reggio sia una città capace di dare voce alle sue potenzialità, di sfruttare al meglio le sue risorse e di ospitare, piuttosto che dover lasciare andare parte della sua popolazione. Personalmente metterei a disposizione la mia esperienza nel sociale e la mia sensibilità interculturale, acquisita con gli studi e con l’attività di volontariato, per promuovere una società sempre più ricca e multiculturale, favorendo un clima di rispetto e collaborazione.

La diversità potrebbe diventare una risorsa collettiva, incoraggiando il dialogo tra le diverse identità e generando un arricchimento comune.

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